{"id":2068,"date":"2024-04-06T08:00:00","date_gmt":"2024-04-06T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2068"},"modified":"2024-04-21T19:43:42","modified_gmt":"2024-04-21T17:43:42","slug":"vangelo-della-domenica-in-albis-giovanni-2019-31","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-della-domenica-in-albis-giovanni-2019-31\/","title":{"rendered":"Vangelo della domenica in albis (Giovanni 20,19-31)"},"content":{"rendered":"\n<p>La \u201cDomenica in Albis\u201d (<em>deponendis <\/em>o<em> depositis<\/em>) deve il suo nome al fatto che i neo-battezzati <em>deponevano<\/em> la veste bianca (<em>alba<\/em>), dopo averla indossata per una settimana [la Pasqua aveva l&#8217;ottava, cio\u00e8 durava otto giorni come pure il Natale: le feste di S. Stefano e del Luned\u00ec dell&#8217;angelo (Pasquetta) sono il residuo rimasto degli ulteriori sette giorni di prolungamento delle grandi solennit\u00e0]. Anticamente infatti veniva amministrato il battesimo (agli adulti) durante la lunga ma luminosa veglia pasquale: uno dei suoi elementi pi\u00f9 caratteristici \u00e8 il canto dell&#8217;<em>Exsultet<\/em>, il dono di Ambrogio alla liturgia latina. Il vescovo di Milano \u00e8 talmente preso dall&#8217;esultanza che s&#8217;inventa \u00ab<em>O<\/em> <em>Felix culpa<\/em>\u00bb: ossia quella di Adamo viene chiamata al vocativo una \u201ccolpa felice\u201d perch\u00e9 ci ha meritato un cos\u00ec grande redentore! Un&#8217;altra perla di Ambrogio nel Messale romano (non nell&#8217;<em>Exsultet<\/em>), relativa alla dignit\u00e0 della <em>natura<\/em> umana, \u00e8 il \u00ab<em>mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti<\/em>\u00bb: \u00abL&#8217;hai creata in modo mirabile ed in modo <em>ancor pi\u00f9<\/em> mirabile l&#8217;hai redenta-riformata\u00bb (perch\u00e9 non possiamo anche noi essere creativi nelle liturgie, che sono invece blindate coi fedeli totalmente passivi?).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel vangelo \u00e8 centrale la figura di Tommaso il \u201ccritico\u201d, denigrato in genere dalla tradizione per aver voluto mettere il dito nel costato, quasi da miscredente; a me pare invece da apprezzare perch\u00e9 \u00e8 uno che vuol <em>vederci chiaro<\/em> nella fede. Di fronte a un evento cos\u00ec portentoso come una resurrezione, \u00e8 quanto mai logico cercare delle riassicurazioni d&#8217;un certo peso. Non \u00e8 la prima volta che Tommaso <em>parla chiaro<\/em> sino a formulare <em>obiezioni<\/em>. In Gv 11,16 quando dice \u00abAndiamo anche noi a morire con lui\u00bb, non \u00e8 mezzo matto ma ne ha tutte le ragioni, perch\u00e9 recarsi a Gerusalemme-Betania era veramente un rischio mortale. Sempre in Gv 14,5 egli replica a Ges\u00f9: \u00abSignore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?\u00bb. \u00c8 la via della vita cristiana nell&#8217;amore e nel servizio, oppure la via del cielo? Il 14,4 probabilmente intende la prima: ma Tommaso capisce la seconda. In ogni caso Cristo stesso \u00e8 la nostra via, la nostra luce di verit\u00e0 (14,6) che illumina il cammino della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quasi sicuramente fra il gruppo di discepoli che <em>chiedono una spiegazione chiara <\/em>per l&#8217;enigmatico: \u00abancora un poco e non mi vedrete pi\u00f9 [allusione alla morte], ancora un po&#8217; e mi vedrete\u00bb (Gv 16,16), anche se \u00e8 un&#8217;aggiunta di Re2 (autore della seconda edizione del vangelo), perch\u00e9 Ges\u00f9 non giocava con gli indovinelli. La seconda parte ha due possibili significati: il rivederlo nelle apparizioni post-pasquali (pi\u00f9 probabile) e\/o nel ritorno (parusia) di Cristo atteso come imminente dalla chiesa primitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vangelo odierno termina con la conclusione originaria del vangelo di Ev1 (prima edizione): \u00abMolti altri segni fece Ges\u00f9&#8230;\u00bb (20,30s); che era pure la conclusione della <em>s\u00eameia-quelle <\/em>(greco-tedesco), ossia la \u00abfonte dei segni\u00bb (6\/7 dalle nozze di Cana al cieco nato) utilizzata dal quarto vangelo. Molte Bibbie l&#8217;intitolano infatti \u201cprima conclusione\u201d. Se consideriamo solo questa prima edizione, le ultime parole di Ges\u00f9 nel vangelo giovanneo sono bellissime (un pensierino per noi): \u00abPerch\u00e9 mi hai veduto, Tommaso, hai creduto: beati quelli che pur non avendo[<em>mi<\/em>, nel Sinaitico] visto crederanno\u00bb (20,29). Con l&#8217;aggiunta invece del cap. 21 (sempre da Re2 o dalla sua cerchia; oltre alla <em>corsa<\/em> di domenica scorsa) per scongiurare lo scisma fra chiese giovannee e quelle petrine, le ultime parole di Ges\u00f9 sono quell&#8217;acido e sgraziato \u00abche te ne frega\u00bb (21,22) rifilato a Pietro.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;espressione della prima lettura (Atti 4,32: \u00abLa moltitudine dei credenti aveva un cuor solo e un&#8217;anima sola\u00bb) \u00e8 fortemente idealizzata; poteva forse valere all&#8217;interno di una singola comunit\u00e0 (tuttavia non a Corinto lacerata in fazioni, a cui Paolo \u00e8 costretto a scrivere l&#8217;infuocata prima lettera), ma non tra le varie chiese. Oltre al conflitto suddetto, c&#8217;era il dissidio fra la comunit\u00e0 di Cleofa (Emmaus) e quella di Gerusalemme; in Mc 9,38 e Lc 9,49 Giovanni proibisce a uno di scacciare i demoni nel nome di Ges\u00f9, perch\u00e9 non era \u00abdei nostri\u00bb; non \u00e8 tanto una situazione di allora bens\u00ec della comunit\u00e0 primitiva, in cui esistevano degli itineranti predicatori \u201cselvaggi\u201d, <em>naif<\/em> (che causavano confusione), contro cui Paolo inveisce chiamandoli ironicamente \u201csuperapostoli\u201d (2Corinti 11,5 e 12,11; niente di nuovo sotto il Sole: come l&#8217;ostilit\u00e0 del Vaticano nei confronti del sinodo tedesco, o quella al vetriolo tra il Papa e padre Georg, il segretario di Benedetto XVI).<\/p>\n\n\n\n<p>Era alto il rischio della frammentazione, per cui \u00e8 stata istituita una direzione centrale, quella dei 12 (numero sacro-mitico in riferimento alle 12 trib\u00f9 d&#8217;Israele), che \u00e8 un&#8217;invenzione della primitiva comunit\u00e0; i 12 non esistevano nel ministero storico di Ges\u00f9 che non li ha istituiti. Ovviamente il 12\u00b0 era Giuda di Giacomo (non l&#8217;Iscariota gi\u00e0 morto: suicida in Mt, per un incidente in Atti 1,18). Era Pietro in origine il Satana (come nel <em>Vade retro<\/em> di Mc e Mt), nella mai sopita polemica di Re2 contro Simone in Gv 6,67-70 [\u00abuno di voi \u00e8 un diavolo\u00bb; cambiato in Giuda nella glossa seguente di 6,71]; l&#8217;<em>unico<\/em> altro cenno \u201ctranquillo\u201d di Re2 ai 12 \u00e8 \u00abuno dei dodici\u00bb <em>aggiunto<\/em> a \u201cTommaso detto Didimo\u201d nel vangelo odierno; per Ev1 giustamente allora i 12 non esistevano.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre a Gerusalemme c&#8217;era grande turbolenza fra i giudeo-cristiani palestinesi e quelli della diaspora (ellenisti di lingua greca). Da qui l&#8217;istituzione dei sette (diaconi), col pretesto (ridicolo) dell&#8217;assistenza alle vedove per mascherare le loro magagne. I diaconi Stefano (col suo lunghissimo discorso in Atti 7.1-54) e Filippo non sono dei semplici servitori delle mense, ma degli annunciatori-predicatori. Il gruppo dei 7, posto a capo degli ellenisti, doveva mediare col gruppo dei 12 per scongiurare la scissione: a tal fine quasi sicuramente (il diacono) Filippo \u00e8 stato poi aggregato ai 12 al posto di Giacomo di Zebedeo martirizzato presto da Erode (Atti 12,1s). Tale Filippo (<em>non<\/em> \u00e8 il cosiddetto apostolo come forse si crede) \u00e8 il personaggio centrale di Atti 8 (che battezza l&#8217;eunuco etiope); egli ha pure di propria iniziativa predicato e battezzato in Samaria, quasi all&#8217;insaputa del gruppo dirigente gerosolimitano, tanto che Pietro e Giovanni, presi in contropiede, si recano in Samaria a completare l&#8217;opera con l&#8217;infusione dello Spirito santo (Atti 8,12-17).<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare era molto agitato, tanto che la comunit\u00e0 di Cleofa (Emmaus) chiese di avere un proprio rappresentante nel collegio dei 12, appunto Mattia, con la sceneggiata del sorteggio pilotato dal Signore (Atti 1,15-26). Ma sull&#8217;imbarazzante <em>primo<\/em> capitolo degli Atti ritorneremo nelle prossime domeniche in cui verr\u00e0 letto, anche se spezzettato da una festa all&#8217;altra. Per ora sottolineiamo solo che esso \u00e8 extra e post-lucano, per il motivo che incredibilmente contiene ben 7 <em>hapax<\/em>, cio\u00e8 parole (non dotte, e dal significato semplice) <em>qui<\/em> ricorrenti <em>una volta sola<\/em> nell&#8217;intero NT, che Luca non usa mai nei suoi due scritti: \u201cprove\u201d (1,3), \u201ctrovarsi a tavola\u201d e \u201cattendere\u201d (1,4), il \u201cprecipitare in avanti\u201d e lo \u201csquarciarsi\u201d di Giuda (1,18), \u201cassociato\u201d (1,26), e \u201cin bianche <em>vesti<\/em>\u201d [1,10, fra l&#8217;altro in dativo plurale senza la \u201cn\u201d finale; roba non da Luca che osserva le regole della grammatica e sintassi, come ad es. in 11,46: \u00abVoi caricate <em>gli uomini<\/em> di <em>pesi insopportabili<\/em>&#8230;\u00bb, con l&#8217;accusativo della persona e della cosa, perch\u00e9 il verbo \u201ccaricare\u201d (<em>fortiz\u00f4<\/em>) regge il doppio accusativo].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cDomenica in Albis\u201d (deponendis o depositis) deve il suo nome al fatto che i neo-battezzati deponevano la veste bianca (alba), dopo averla indossata per una settimana [la Pasqua aveva l&#8217;ottava, cio\u00e8 durava otto giorni come pure il Natale: le feste di S. 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