{"id":2175,"date":"2024-05-03T08:00:00","date_gmt":"2024-05-03T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2175"},"modified":"2024-05-02T17:17:04","modified_gmt":"2024-05-02T15:17:04","slug":"vangelo-della-6a-domenica-di-pasqua-giovanni-159-17","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-della-6a-domenica-di-pasqua-giovanni-159-17\/","title":{"rendered":"Vangelo della 6\u00aa  domenica di Pasqua (Giovanni 15,9-17):"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Strettamente legato e continuativo rispetto al vangelo di domenica scorsa (Gv 15,1-8) \u00e8 quello odierno di Gv 15,9-17; che tuttavia contiene altre stucchevoli aggiunte di Re2 (autore della 2\u00aa ediz. del vangelo) sui comandamenti, di cui abbiamo gi\u00e0 ampiamente parlato nell&#8217;ultimo commento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti Ev1 (primo evangelista) \u00e8 l&#8217;autore dei vv. 9.13.14a.15.16a, in cui il rimanere nell&#8217;amore di Ges\u00f9 significa restare nella fede che Ges\u00f9, quale parola liberante di vita, via via accoglie. Ma la profonda coappartenenza nella Grazia (come la vite e i tralci) viene oscurata dalla concatenazione morale fra il rimanere in tale amore e l&#8217;osservare i<em> comandamenti<\/em> nei vv. aggiunti da Re2: 10-12.14b.16b.17; soprattutto nel 14b il dono di essere amici di Ges\u00f9 viene limitato da una condizione legalistica che ne rovina il senso e il contesto. Secondo il v. 15s i discepoli sono amici di Ges\u00f9 come confidenti, da lui scelti e \u201cgraziati\u201d con la conoscenza del Padre; invece secondo il 14b (e gli altri versetti suddetti) tale dono dipende dall&#8217;adempimento di un atto morale (stessa cosa nel vangelo di domenica scorsa in Gv 15,1-3.6), fra l&#8217;altro con l&#8217;aggiunta esagerata che tutto quello che verr\u00e0 chiesto al Padre sar\u00e0 concesso (Gv 15,16b).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per maggior chiarezza trascriviamo in sequenza solo le stupende parole di Ev1, senza le \u201cinterpolazioni\u201d del suo successore, che non ha capito (o non ha voluto capire nel suo moralismo gi\u00e0 clericale) la bellezza del suo predecessore: \u00abCome il Padre ha amato me, cos\u00ec anch&#8217;io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Nessuno ha amore pi\u00f9 grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici [<em>stop<\/em>, senza il comando]. Non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamato amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre l&#8217;ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch\u00e9 andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga\u00bb (9.13.14a.15.16a). Mentre nei sinottici Ges\u00f9 \u00e8 a volte un po&#8217; \u201cscorbutico\u201d, i capp. 14-17 di Giovanni sono il suo discorso in assoluto pi\u00f9 tenero nei vangeli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Centrale \u00e8 il fatto di non essere pi\u00f9 servi, perch\u00e9 Ges\u00f9 aveva solo amici e amiche. La struttura dell&#8217;amicizia (<em>filia<\/em>) ci prepara a quella dell&#8217;amore (<em>agap\u00ea<\/em>) nella seconda lettura. Qualche autore del passato, quando si parlava latino, ha sottolineato come nell&#8217;amicizia non ci siano <em>ut<\/em> finali [<em>ut<\/em> \u00e8 la particella che introduce la proposizione finale, che inizia con \u00abaffinch\u00e9\u00bb o \u00abper\u00bb seguito dall&#8217;infinito]. Cio\u00e8 l&#8217;amicizia \u00e8 gratuita: non si \u00e8 amici in previsione di futuri vantaggi; certo se l&#8217;amico \u00e8 in difficolt\u00e0 io l&#8217;aiuto, ma non per il <em>calcolo<\/em> di posteriori guadagni, contraccambi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;amicizia invece ci sono dei grandiosi<em> ut<\/em> consecutivi [la medesima particella introduce anche la proposizione consecutiva, col \u00abcosicch\u00e9\u00bb, ne consegue che&#8230;]. Ossia subentra certo l&#8217;aiuto reciproco, ma come conseguenza del rapporto, gratis, senza secondi fini, pi\u00f9 o meno nascosti. Tenendo presente anche il vangelo della scorsa domenica, in Ev1 il portar frutti \u00e8 una <em>conseguenza<\/em> dell&#8217;amicizia con\/in Ges\u00f9, addirittura con l&#8217;idea di una crescita (come nel v. 16: \u00abandiate e portiate frutto\u00bb; un <em>ut<\/em> consecutivo), mentre in Re2 i frutti sono una richiesta legale, una pre-condizione severa per restare in Ges\u00f9 (<em>ut<\/em> finale).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;amicizia (<em>filia<\/em>) ci introduce cos\u00ec nella stupenda 2\u00aa lettura con la celebre definizione che \u00abDio \u00e8 amore [<em>agap\u00ea<\/em>, non<em> eros<\/em>; <em>hesed<\/em> nell&#8217;ebraico biblico]\u00bb in 1 Gv 4,8 e ripetuta in 4,16. In passato alcuni autori, come Karl Barth, si son chiesti se si poteva invertire il soggetto col predicato, ossia \u00abL&#8217;amore \u00e8 Dio\u00bb [con l&#8217;annotazione spiritosa che <em>agape<\/em> si rapporta ad \u201ceros\u201d come Mozart a Beethoven. Non oso pensare a cosa ne direbbe Mozart&#8230;]. Si era soliti rispondere, di primo acchito, negativamente, poich\u00e9 si correva il rischio che il soggetto-Dio svanisse, risolvendosi e riducendosi all&#8217;amore umano, pi\u00f9 in generale a una dimensione della nostra natura, compresa un&#8217;intelligenza (a-personale) che pervade l&#8217;universo; cos\u00ec ad es. pensava Einstein nella scia di Spinoza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La definizione identitaria fra Dio e amore non \u00e8 isolata, ma immersa nella sinfonia della prima lettera, come in quelle musicali col tema principale sviluppato in pi\u00f9 variazioni \u2012 da maestri quali i suddetti Wolfgang e Ludwig. Ad es. subito dopo: \u00abDio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perch\u00e9 noi avessimo la vita\u00bb (4,9); purtroppo un glossatore (neanche Re2) ha ripetuto che Dio l&#8217;ha mandato come vittima di espiazione (<em>ilasmos<\/em>) per i nostri peccati. Il termine ricorre solo due volte nel NT unicamente in questa lettera: qui in 4,10 e in 2,2; l&#8217;autore tardivo ha voluto inserire di forza il sacrificio espiatorio \u00abper tutto il mondo\u00bb, di riparazione, soddisfazione, riscatto, redenzione che dir si voglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sinfonia inizia gi\u00e0 in 1\u00aa Gv 3,14: \u00abSiamo passati dalla morte alla vita perch\u00e9 amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte\u00bb. Questo ci consente di chiarire la distinzione tra la <em>forma<\/em> e il <em>contenuto<\/em> del sentimento amoroso. In genere si pensa alla sua forma: dedizione, abnegazione, bont\u00e0, generosit\u00e0 ecc. (il che va benissimo). Ma si tende a dimenticare il suo contenuto: ossia verso dove punta, verso quale traguardo il donarsi si incammina? In ogni autodeterminazione a favore degli altri avviene (questo \u00e8 il contenuto) quella particolare \u201clotta\u201d fra essere e non-essere a favore dell&#8217;essere, di vita e morte a favore della vita che, in quanto dialettica pacificata, chiamiamo \u00abamore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stiamo riprendendo quanto gi\u00e0 detto pi\u00f9 ampiamente nel vangelo di Pasqua parafrasando Eberhard J\u00fcngel, <em>Dio, mistero del mondo<\/em>, Queriniana-Brescia 1982, e \u00abL&#8217;essere di Dio \u00e8 nel divenire\u00bb, <em>Gottes Sein ist im Werden,<\/em> Marietti 1986. Orbene Dio <em>\u00e8<\/em> questo contenuto amoroso [noi amiamo, abbiamo amore.., ma<em> non siamo<\/em> l&#8217;amore] in unit\u00e0 col crocefisso e in contatto con la caducit\u00e0. Invece nella tradizione metafisica la morte di Ges\u00f9 di regola non aveva alcun significato per il concetto di Dio in se stesso, per la sua essenza, in quanto la metafisica vietava di rappresentare Dio come sofferente o addirittura di pensarlo assieme ad un morto. Anzi Dio e la morte di Ges\u00f9 erano collegati solo come <em>antitesi<\/em>, perch\u00e9 nella sua assolutezza Dio era l&#8217;essere invulnerabile, impassibile e immutabile. Ma allora si pone la domanda se un tale Dio, a cui non \u00e8 permesso di essere umano, meriti di essere chiamato divino. Proprio per superare almeno in parte e \u201cdisperatamente\u201d la suddetta antitesi oltre allo smacco della crocifissione, Ges\u00f9 divenne forzatamente la vittima di espiazione (come detto sopra) in un progetto orchestrato dalla volont\u00e0 divina che ha pianificato la propria auto-soddisfazione in modo cruento (placato fra l&#8217;altro in modo masochista dal sangue del suo stesso figlio: <em>sic<\/em>). Le cose stanno molto diversamente: Dio, sperimentando su se stesso nella passione di Ges\u00f9 il possibile annientamento, prende parte alla suddetta lotta-dialettica (fra vita e morte in cui consiste l&#8217;amore) che non contraddice la sua divinit\u00e0, anzi ne \u00e8 il compimento. Il Dio-amore non si eleva infinitamente al di sopra di noi, ma si rivela come il creatore sottoposto all&#8217;attacco del nulla! Il Dio traboccante ed eternamente ricco \u00e8 una vittoriosa riduzione del nulla, tollerando anche la negazione della morte senza soccombere. Le deduzioni sono infinite: ad es. subito dopo la ripetizione dell&#8217;identit\u00e0 fra Dio e (l&#8217;)Amore in 1\u00aa Gv 4,16, leggiamo: \u00abchi sta nell&#8217;amore dimora in Dio e Dio dimora in lui\u00bb. <em>Polemicamente<\/em>, se due omosessuali, divorziati, conviventi (o coppie cosiddette irregolari) si amano, Dio dimora in loro e nella relazione. I comandamenti, precetti, divieti, pregiudizi si sciolgono come neve al sole. Molti ammirati, anzi entusiasti della prima grande lettera giovannea, se la dimenticano poi nella prassi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strettamente legato e continuativo rispetto al vangelo di domenica scorsa (Gv 15,1-8) \u00e8 quello odierno di Gv 15,9-17; che tuttavia contiene altre stucchevoli aggiunte di Re2 (autore della 2\u00aa ediz. del vangelo) sui comandamenti, di cui abbiamo gi\u00e0 ampiamente parlato nell&#8217;ultimo commento. 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