{"id":2334,"date":"2024-06-14T08:00:00","date_gmt":"2024-06-14T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2334"},"modified":"2024-06-14T10:53:04","modified_gmt":"2024-06-14T08:53:04","slug":"vangelo-della-11a-domenica-del-tempo-ordinario-marco-426-34","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-della-11a-domenica-del-tempo-ordinario-marco-426-34\/","title":{"rendered":"Vangelo della 11\u00aa domenica del tempo ordinario (Marco 4,26-34)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono indovinate le due parabolette del vangelo odierno, quella del seme che cresce da solo e il granello di senape, con lo stesso significato: senza che il seminatore sappia come faccia a germogliare, esso crescer\u00e0 fino alla spiga piena di chicchi; cos\u00ec pure il granello di senapa, pur piccolissimo, far\u00e0 rami tanto grandi per il riparo e il nido degli uccelli; in connessione con la prima lettura (Ezechiele 17,22-24) in cui il ramoscello diventer\u00e0 un grande e magnifico cedro. Allo stesso modo il regno di Dio crescer\u00e0 in grandezza e fruttificher\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da dimenticare invece la seconda lettura di 2Cor 5,6-10, in cui \u00abpreferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore\u00bb (cio\u00e8 preferiremmo \u201cmorire\u201d; <em>sic<\/em>), comparendo per\u00f2 prima davanti al tribunale di Cristo!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur sottolineando (Mc 4,33) che Ges\u00f9 annunciava la parola con <em>molte<\/em> parabole, queste sono le <em>uniche due<\/em> parabolette presenti nel vangelo <em>originario <\/em>oltrea quella dei vignaioliomicidi(ma senza l&#8217;invio del figlio alla fine), sicuramente del Ges\u00f9 storico. Non mancano solo le altre parabole (di Mt e Lc), ma anche i discorsi, soprattutto quello della montagna. Come mai? Occorre qui spiegare una cosa in s\u00e9 non complessa, ma molto strana e anomala per noi. Nei primi tempi della comunit\u00e0 primitiva si distingueva rigidamente tra i racconti di eventi-fatti e i detti-discorsi. Il Marco originario \u00e8 interessato agli eventi: la prima parte del vangelo \u00e8 una valanga di fatti, in genere guarigioni ed esorcismi; certo Ges\u00f9 non poteva rimanere muto (come durante il processo in cui non ha detto una parola), per cui qualche detto compare, ma non quelli di Q, e nemmeno gli ampi discorsi, parabolici o meno. All&#8217;opposto, la fonte Q contiene solo detti (e nessun fatto narrato), uno dopo l&#8217;altro, slegati, come nel vangelo di Tommaso, e soprattutto senza essere contestualizzati: non si sa dove, quando e perch\u00e9 Ges\u00f9 li abbia pronunciati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto questo profilo Mt e Lc hanno svolto un&#8217;opera encomiabile: hanno fuso i fatti coi detti; ma non essendo questi ultimi contestualizzati, si sono dovuti \u201cinventare\u201d la <em>location<\/em> ove piazzarli. O si creano la situazione dove inserirli, o sfruttano una situazione gi\u00e0 data con cui il detto possa in qualche modo legarsi. Per questo in Mt abbiamo il discorso della montagna, mentre in Luca quello della pianura; parecchi detti in Matteo sono pronunciati lungo la riva del lago, mentre in Luca lungo la strada (una delle sue preferite). Luca tuttavia denota una maggior fantasia: ci sono circa 7 o 8 casi in cui s&#8217;inventa lo spunto scenico per il detto, di cui ricordiamo quello pi\u00f9 evidente sulla \u201cvera beatitudine\u201d. In Lc 11,27s fa risuonare fra la gente la donna che dice a gran voce: \u00abBeato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato\u00bb; al che Ges\u00f9&nbsp; replica (al solito \u201csgarbato\u201d con sua madre, come in Gv 2,4: \u00abChe ho da fare con te, o donna?\u00bb, che segnala tensioni): \u00abBeati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romano-latino Marco II ha voluto (saggiamente) rimediare alla carenza del suo predecessore implementando le parabole con quella ampia del seminatore (Mc 4,1-8, che commentiamo in quanto non sar\u00e0 letta quest&#8217;anno), che ha lo stesso significato sostanziale (a parte gli intoppi iniziali) di quella del seme e del granello di senape (ha inserito pure in coda a quella dei vignaioli omicidi l&#8217;arrivo del figlio, anch&#8217;esso ucciso).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;idea felice, ma essa \u00e8 una via di mezzo fra la parabola (genere letterario palestinese che vuol dare un&#8217;idea sola da cui ricavare un breve e secco insegnamento) e l&#8217;allegoria: genere occidentale in cui di ogni elemento o immagine bisogna chiedersi: questo che cos&#8217;\u00e8 o cosa rappresenta, con <em>numerosi ponti<\/em> metaforici da intellettuali (ad es. chi sono quelli nel terreno sassoso o poco profondo?).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la leggiamo come parabola, l&#8217;idea unica e centrale \u00e8 la <em>progressione verso il meglio<\/em> (dal minimo al massimo), semplice, elementare e alla portata della gente palestinese che l&#8217;avrebbe capita al volo. Sulla strada c&#8217;\u00e8 la dispersione totale, poi il seme qualcosa fa anche se viene bruciato o soffocato, per poi ampliarsi nei frutti anch&#8217;essi in progressione: 30, 60 e 100%. Ossia, come mi ha insegnato J. Dupont (che non bisogna allegorizzare, ma guardare a quello che la parabola dice, e <em>non<\/em> a quello che non dice: essa non parla di ricchezza, persecuzioni, preoccupazioni mondane), A sta a B come C sta a D: la parabola fornisce il primo membro (A : B), da cui con un <em>solo e unico ponte<\/em> simbolico si trapassa nel secondo membro (C : D). Come il seme arriver\u00e0 a produrre frutto in abbondanza crescente (A) nonostante gli insuccessi iniziali (B), cos\u00ec il regno di Dio, o il vangelo e la missione di Cristo, arriveranno a fruttificare (C) nonostante le gravi difficolt\u00e0 al principio (D), compresa la crocifissione-morte di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se invece la interpretiamo come allegoria, ne abbiamo in Mc 4,14-20 l&#8217;ampia spiegazione astratta e intellettualoide che gli uditori illetterati di Ges\u00f9 non avrebbero mai potuto capire, e men che meno azzeccare chi siano ad es. quelli nel terreno spinoso. Ma la spiegazione allegorica riflette la situazione della comunit\u00e0 primitiva, in cui l&#8217;inganno delle bramosie, e soprattutto le tribolazioni-<em>persecuzioni <\/em>(quella di Nerone?) ecc. soffocano la Parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin qui tuttavia tutto bene; ma il Marco II ha voluto esagerare con lo sciagurato intermezzo della profezia di Isaia 6,9-10 in Mc 4,11s: \u00aba quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perch\u00e9 guardino ma non vedano, ascoltino ma non intendano\u00bb (il Marco II per decenza si \u00e8 fermato qui, e pure Luca che possiede solo il suo manoscritto). Ma il precisino Marco III ha voluto completare la citazione di Isaia con quell&#8217;ancor pi\u00f9 assurdo \u00abperch\u00e9 <em>non si convertano<\/em> e sia loro perdonato\u00bb (o \u00abe io li risani\u00bb); che Matteo (a differenza di Luca) vede e trascrive poich\u00e9 possiede la terza edizione definitiva (Marco III), che \u00e8 pure il testo in nostro possesso. Per di pi\u00f9 s&#8217;intendono assurdamente le parabole come discorsi \u201ccriptici\u201d, da spiegare poi ai discepoli in separata sede (nell&#8217;odierno Mc 4,34), ad es. chi sono coloro che ricevono il seme tra le spine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma come pu\u00f2 il Cristo volere che \u00abnon si convertano\u00bb? In passato, quando erano considerate parole di Ges\u00f9 <em>tout court<\/em>, si facevano i salti mortali e ci si arrampicava sugli specchi con astruse elucubrazioni, ma senza venirne a capo. Qui invece ci salva l&#8217;esegesi critica (spesso osteggiata): sono solo svarioni [gi\u00e0 clericali&#8230; contro gli infedeli] di due autori romani (Marco II e III) della seconda o terza generazione cristiana, da cui ci possiamo tranquillamente dissociare ignorandoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come mai, per implementare i discorsi, in maniera assolutamente sciagurata \u00e8 stato inserito di sana pianta l&#8217;intero cap. 13 (ad eccezione di 13,1-4a.30) con quel terrificante discorso apocalittico-escatologico (in cui niente \u00e8 di Ges\u00f9), e non quello della montagna, cio\u00e8 il <em>grande discorso sull&#8217;amore<\/em> che \u00e8 invece di Ges\u00f9? Probabilmente perch\u00e9 il Marco II e III non lo conoscevano nella sua integralit\u00e0, ma solo qualche frase volante. Ce lo testimonia infatti la prima lettera ai Corinti di (papa) Clemente romano, scritta alla fine del primo secolo, in cui (13,2) leggiamo: \u00abRicordiamoci soprattutto delle parole che il Signore Ges\u00f9 disse insegnandoci la benevolenza e la magnanimit\u00e0; cos\u00ec disse [e <em>non<\/em> \u201ccos\u00ec sta scritto\u201d]: \u201cSiate misericordiosi per ottenere misericordia; perdonate per essere perdonati; come sarete benigni, cos\u00ec si user\u00e0 benevolenza con voi&#8230; con la misura con cui misurate, sar\u00e0 misurato a voi\u201d\u00bb. Guardando a Luca (pi\u00f9 ampio del conciso Matteo per questi temi) notiamo che il senso \u00e8 proprio quello del discorso della montagna, ma i verbi sono tutti diversi [ad es. per \u00abperdonare\u00bb abbiamo <em>afi\u00eami<\/em> in Clemente, <em>apolu\u00f4<\/em> in Luca], seppur perfettamente sinonimi. Clemente cita espressioni di Ges\u00f9 che compaiono nel discorso della montagna, ma le ripropone come detti liberi e <em>circolanti<\/em>, e non come derivanti da un testo preciso, fissato, ben coniato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sembra quindi che Clemente stia pescando da Matteo o Luca (i cui vangeli quasi sicuramente non conosce e nemmeno la fonte Q; Roma \u00e8 il regno del solo Marco); ma, cosa ancor pi\u00f9 importante, <em>circolavano<\/em> <em>oralmente<\/em> tuttavia nelle comunit\u00e0 degli spezzoni del discorso sull&#8217;amore <em>liberamente miscelati<\/em> fra loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono indovinate le due parabolette del vangelo odierno, quella del seme che cresce da solo e il granello di senape, con lo stesso significato: senza che il seminatore sappia come faccia a germogliare, esso crescer\u00e0 fino alla spiga piena di chicchi; cos\u00ec pure il granello di senapa, pur piccolissimo, far\u00e0 rami tanto grandi per il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":2335,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[220,1],"tags":[],"class_list":["post-2334","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bibbia-teologia-religioni","category-news"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.4 - 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