{"id":2366,"date":"2024-07-01T08:00:00","date_gmt":"2024-07-01T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2366"},"modified":"2024-06-30T23:37:37","modified_gmt":"2024-06-30T21:37:37","slug":"se-i-neofascisti-sono-contro-leuropa-giorgia-ne-e-il-capo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/se-i-neofascisti-sono-contro-leuropa-giorgia-ne-e-il-capo\/","title":{"rendered":"Se i neofascisti sono contro l\u2019Europa, Giorgia ne \u00e8 il capo"},"content":{"rendered":"\n<p>Dunque il tentativo di Giorgia Meloni di accreditarsi come leader europeo e mondiale, dopo le elezioni europee e il G7 di Bari, \u00e8 miseramente crollato come un castello di carte alla prima ventata. \u00c8 difficile tenere il piede in due staffe per lungo tempo e i presunti successi erano unicamente contenuti nelle veline televisive e nei comunicati e conferenze stampa senza contraddittorio. Di qui il bilioso discorso alle Camere del 26 giugno scorso in cui, con il consueto tono da comizio, lamenta di \u201cinciuci\u201d, \u201ccaminetti\u201d e &#8220;<em>conventio ad excludendum<\/em>&#8221; ai suoi danni. In realt\u00e0 a Bruxelles hanno una memoria storica un po&#8217; pi\u00f9 lunga della nostra e non hanno dimenticato il filone culturale del neofascismo dal quale proviene la nostra premier, n\u00e9 l&#8217;atteggiamento fortemente critico contro le istituzioni europee in pi\u00f9 casi evidenziato nelle sue dichiarazioni. \u00abUscire dall&#8217;euro, uscire dall&#8217;Ue\u00bb non sono poi affermazioni cos\u00ec lontane nel tempo. Si aggiunga infine la frequentazione degli ambienti neofranchisti spagnoli di Vox, con i quali pare che Giorgia Meloni si trovi benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>E a questo punto e in coerenza con questi motivi si inserisce la complessa e anche un po&#8217; pasticciata architettura europea. Si dice: le cariche pi\u00f9 alte vanno distribuite equamente tra le forze in campo. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere vero per la presidenza del Parlamento (carica di garanzia), molto meno per la presidenza del Consiglio Europeo, in cui siedono i rappresentanti degli Stati e meno ancora per la presidenza della Commissione chiamata ad attuare un programma politico e munita di iniziativa legislativa, funzione che il Parlamento, contro ogni logica, attualmente non ha. Un programma che rafforzi l&#8217;efficacia dell&#8217;Ue deve essere espressione di una &#8220;maggioranza di governo&#8221; che almeno all&#8217;Unione ci creda. Le forze che l&#8217;Europa (al di l\u00e0 delle dichiarazioni di facciata) la vogliono demolire \u00e8 bene che stiano all&#8217;opposizione, visto che sono, per fortuna, minoranza. Tra queste, due partiti che compongono l&#8217;attuale governo italiano. Nessuna esclusione quindi, ma semplice dialettica democratica. Le stesse considerazioni valgono per la quarta carica <em>top job<\/em>, l&#8217;alto rappresentante per la sicurezza e la politica estera, rilevante di immagine ancorch\u00e9 dotata di modesti poteri. Ma la marginalit\u00e0 delle posizioni italiane \u00e8 stata tale negli ultimi tempi che persino il Presidente Mattarella \u00e8 intervenuto ricordando comunque l&#8217;importanza dell&#8217;Italia nel consesso europeo. A parte le frequentazioni della Meloni con Orban e Fico, ricordiamo il no dell&#8217;Italia al nuovo patto di stabilit\u00e0 e crescita, alla direttiva sulla rinaturalizzazione di parte dei terreni agricoli (con altri 5 stati), il no persistente al Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, che ne impedisce l&#8217;utilizzo a tutti gli altri Stati e altri casi in cui il nostro governo esprime una sparuta e ininfluente opposizione. Ovviamente questi pensieri mi garantiranno la qualifica di \u201cnemico della patria\u201d, che in alcuni paesi del mondo (non pochi), si tradurrebbero nel reato di \u00abattivit\u00e0 antinazionale\u00bb, severamente punito.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche ulteriore approfondimento pu\u00f2 essere utile. Riordinare i vecchi giornali \u00e8 impresa faticosa ma talora utile. Cos\u00ec nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un pezzo di Piero Ignazi, sul \u00abDomani\u00bb del 3.10.2021. Riferendosi al congresso di Fratelli d\u2019Italia 2017, l\u2019autore osserva che \u00absi imputa all\u2019illuminismo l\u2019origine di tutti i mali, in particolare la responsabilit\u00e0 di aver combattuto la tradizione e l\u2019autorit\u00e0 in nome della ragione\u00bb. Quindi la comunit\u00e0 politica di FdI sarebbe basata sulla dicotomia \u00absangue e terra\u00bb (<em>Blut und Boden<\/em>) contrapposta alla \u00abragione\u00bb. E ancora \u00abdenaro contro sangue\u00bb con una lettura in chiave antiebraica cara a Ezra Pound e a Julius Evola per la quale nel congresso il finanziere G. Soros (definito \u00abusuraio\u00bb) diventa un novello Shylock del <em>Mercante di Venezia<\/em>. \u00abSimbologie e riferimenti culturali\u00bb, conclude Ignazi, \u00abesperienze gergali e posture di questo mondo sono all\u2019ordine del giorno tra sostenitori e quadri dirigenti del partito\u00bb. Nessuno si stupisca allora se quasi tre anni dopo, i servizi di Fanpage rivelano pesanti nostalgie fasciste, naziste e un preoccupante, sbracato antisemitismo negli aderenti a Giovent\u00f9 Nazionale. Le cose vengono da lontano. Fin dagli anni \u201980 si segnalavano campeggi paramilitari a Fort Pramand, in alta Valsusa, poi i convegni culturali di Atreju, per giungere alle cene commemorative del 28 ottobre e, perch\u00e9 no, al ricordo di L\u00e9on Degrelle, cattolico-nazista belga, criminale di guerra, definito dai giovani veronesi di FdI \u00abcavaliere senza macchia e senza paura\u00bb. In questi casi, nel partito, la reazione \u00e8 sempre la stessa: comunicati indignati, quando ci sono, vola qualche straccio, qualche figura di secondo piano si dimette. Poi tutto torna come prima e si ricomincia da capo perch\u00e9, sempre citando Piero Ignazi \u00abl\u2019impronta del fascismo non si cancella mai\u00bb. La differenza rispetto al passato, per\u00f2, non \u00e8 da poco. Queste forze sono democraticamente giunte col voto popolare, nel 2022, al governo della Repubblica italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella stessa seduta della Camera del 26 giugno \u00e8 stato commemorato dall\u2019on. La Salandra l\u2019ex sindaco di Foggia ed ex deputato Paolo Agostinacchio. \u00abUn galantuomo della politica, un missino tutto d\u2019un pezzo, tale nato e tale morto, \u201crautiano\u201d d\u2019ispirazione. Quando si spegne un galantuomo quale era, non si chiude un libro da scrivere, ma inizia una storia da raccontare\u00bb. Con il doveroso rispetto di fronte alla morte di ogni uomo, \u00e8 utile tuttavia ricordare la figura di Pino Rauti, giovanissimo volontario nella Repubblica Sociale Italiana: \u00abDopo la sconfitta del 1945 la propaganda antifascista non cessava di martellarci. Se si \u00e8 mobilitato il mondo intero contro di noi, pensammo allora, vuol dire che siamo stati qualcosa di grande\u00bb (\u00abLa sfida\u00bb, n. 7, 1.04.1948). Seguace di Julius Evola, ebbe qualche problema con la giustizia per l\u2019accusa di ricostituzione del partito fascista e in anni successivi fu segretario del Movimento Sociale. Sua figlia Isabella fa parte come sottosegretaria del governo Meloni. Vi confesso che ho provato un certo disagio nel sentire evocare queste figure in Parlamento, massima istituzione della Costituzione antifascista del 1948.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra tante pericolose e inquietanti nostalgie segnalo in chiusura un video di Aldo Cazzullo, che ha il merito di far riflettere su qualche verit\u00e0 storica, smascherando comode mistificazioni. Quella per esempio che distingue un fascismo \u201caccettabile\u201d prima delle \u201cleggi razziste\u201d del 1938, dallo \u201csfortunato\u201d periodo successivo. Alleanza con Hitler, guerre di aggressione all\u2019Albania, alla Grecia, alla Francia e alla Gran Bretagna, all\u2019Unione sovietica e, per finire, agli Stati Uniti. Occorre risalire al biennio nero 1921-22, ben rievocato, tra gli altri, dallo stesso Cazzullo (<em>Mussolini, il capobanda<\/em>) e da Mimmo Franzinelli (<em>L\u2019insurrezione fascista<\/em>) per comprendere il clima di sopraffazione e violenza che caratterizz\u00f2 la lotta politica di allora. Con l\u2019eliminazione fisica, l\u2019esilio o il carcere per molti oppositori politici della prima ora. Quella tragica stagione culmin\u00f2 con il rapimento e l\u2019assassinio di Giacomo Matteotti, allora segretario del Partito Socialista Unitario. Sette mesi dopo, il 3 gennaio 1925, Benito Mussolini affermava alla Camera: \u00abSe il fascismo \u00e8 stato un\u2019associazione a delinquere, io ne sono il capo\u00bb. Iniziava la lunga notte del ventennio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dunque il tentativo di Giorgia Meloni di accreditarsi come leader europeo e mondiale, dopo le elezioni europee e il G7 di Bari, \u00e8 miseramente crollato come un castello di carte alla prima ventata. \u00c8 difficile tenere il piede in due staffe per lungo tempo e i presunti successi erano unicamente contenuti nelle veline televisive e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":25,"featured_media":2370,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Dunque il tentativo di Giorgia Meloni di accreditarsi come leader europeo e mondiale, dopo le elezioni europee e il G7 di Bari, \u00e8 miseramente crollato come un castello di carte alla prima ventata. \u00c8 difficile tenere il piede in due staffe per lungo tempo e i presunti successi erano unicamente contenuti nelle veline televisive e nei comunicati e conferenze stampa senza contraddittorio. Di qui il bilioso discorso alle Camere del 26 giugno scorso in cui, con il consueto tono da comizio, lamenta di \u201cinciuci\u201d, \u201ccaminetti\u201d e \"<em>conventio ad excludendum<\/em>\" ai suoi danni. In realt\u00e0 a Bruxelles hanno una memoria storica un po' pi\u00f9 lunga della nostra e non hanno dimenticato il filone culturale del neofascismo dal quale proviene la nostra premier, n\u00e9 l'atteggiamento fortemente critico contro le istituzioni europee in pi\u00f9 casi evidenziato nelle sue dichiarazioni. \u00abUscire dall'euro, uscire dall'Ue\u00bb non sono poi affermazioni cos\u00ec lontane nel tempo. Si aggiunga infine la frequentazione degli ambienti neofranchisti spagnoli di Vox, con i quali pare che Giorgia Meloni si trovi benissimo.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>E a questo punto e in coerenza con questi motivi si inserisce la complessa e anche un po' pasticciata architettura europea. 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Le stesse considerazioni valgono per la quarta carica <em>top job<\/em>, l'alto rappresentante per la sicurezza e la politica estera, rilevante di immagine ancorch\u00e9 dotata di modesti poteri. Ma la marginalit\u00e0 delle posizioni italiane \u00e8 stata tale negli ultimi tempi che persino il Presidente Mattarella \u00e8 intervenuto ricordando comunque l'importanza dell'Italia nel consesso europeo. A parte le frequentazioni della Meloni con Orban e Fico, ricordiamo il no dell'Italia al nuovo patto di stabilit\u00e0 e crescita, alla direttiva sulla rinaturalizzazione di parte dei terreni agricoli (con altri 5 stati), il no persistente al Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, che ne impedisce l'utilizzo a tutti gli altri Stati e altri casi in cui il nostro governo esprime una sparuta e ininfluente opposizione. Ovviamente questi pensieri mi garantiranno la qualifica di \u201cnemico della patria\u201d, che in alcuni paesi del mondo (non pochi), si tradurrebbero nel reato di \u00abattivit\u00e0 antinazionale\u00bb, severamente punito.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Qualche ulteriore approfondimento pu\u00f2 essere utile. Riordinare i vecchi giornali \u00e8 impresa faticosa ma talora utile. Cos\u00ec nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un pezzo di Piero Ignazi, sul \u00abDomani\u00bb del 3.10.2021. Riferendosi al congresso di Fratelli d\u2019Italia 2017, l\u2019autore osserva che \u00absi imputa all\u2019illuminismo l\u2019origine di tutti i mali, in particolare la responsabilit\u00e0 di aver combattuto la tradizione e l\u2019autorit\u00e0 in nome della ragione\u00bb. Quindi la comunit\u00e0 politica di FdI sarebbe basata sulla dicotomia \u00absangue e terra\u00bb (<em>Blut und Boden<\/em>) contrapposta alla \u00abragione\u00bb. E ancora \u00abdenaro contro sangue\u00bb con una lettura in chiave antiebraica cara a Ezra Pound e a Julius Evola per la quale nel congresso il finanziere G. Soros (definito \u00abusuraio\u00bb) diventa un novello Shylock del <em>Mercante di Venezia<\/em>. \u00abSimbologie e riferimenti culturali\u00bb, conclude Ignazi, \u00abesperienze gergali e posture di questo mondo sono all\u2019ordine del giorno tra sostenitori e quadri dirigenti del partito\u00bb. Nessuno si stupisca allora se quasi tre anni dopo, i servizi di Fanpage rivelano pesanti nostalgie fasciste, naziste e un preoccupante, sbracato antisemitismo negli aderenti a Giovent\u00f9 Nazionale. Le cose vengono da lontano. Fin dagli anni \u201980 si segnalavano campeggi paramilitari a Fort Pramand, in alta Valsusa, poi i convegni culturali di Atreju, per giungere alle cene commemorative del 28 ottobre e, perch\u00e9 no, al ricordo di L\u00e9on Degrelle, cattolico-nazista belga, criminale di guerra, definito dai giovani veronesi di FdI \u00abcavaliere senza macchia e senza paura\u00bb. In questi casi, nel partito, la reazione \u00e8 sempre la stessa: comunicati indignati, quando ci sono, vola qualche straccio, qualche figura di secondo piano si dimette. Poi tutto torna come prima e si ricomincia da capo perch\u00e9, sempre citando Piero Ignazi \u00abl\u2019impronta del fascismo non si cancella mai\u00bb. La differenza rispetto al passato, per\u00f2, non \u00e8 da poco. 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Se si \u00e8 mobilitato il mondo intero contro di noi, pensammo allora, vuol dire che siamo stati qualcosa di grande\u00bb (\u00abLa sfida\u00bb, n. 7, 1.04.1948). Seguace di Julius Evola, ebbe qualche problema con la giustizia per l\u2019accusa di ricostituzione del partito fascista e in anni successivi fu segretario del Movimento Sociale. Sua figlia Isabella fa parte come sottosegretaria del governo Meloni. Vi confesso che ho provato un certo disagio nel sentire evocare queste figure in Parlamento, massima istituzione della Costituzione antifascista del 1948.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Tra tante pericolose e inquietanti nostalgie segnalo in chiusura un video di Aldo Cazzullo, che ha il merito di far riflettere su qualche verit\u00e0 storica, smascherando comode mistificazioni. Quella per esempio che distingue un fascismo \u201caccettabile\u201d prima delle \u201cleggi razziste\u201d del 1938, dallo \u201csfortunato\u201d periodo successivo. Alleanza con Hitler, guerre di aggressione all\u2019Albania, alla Grecia, alla Francia e alla Gran Bretagna, all\u2019Unione sovietica e, per finire, agli Stati Uniti. Occorre risalire al biennio nero 1921-22, ben rievocato, tra gli altri, dallo stesso Cazzullo (<em>Mussolini, il capobanda<\/em>) e da Mimmo Franzinelli (<em>L\u2019insurrezione fascista<\/em>) per comprendere il clima di sopraffazione e violenza che caratterizz\u00f2 la lotta politica di allora. Con l\u2019eliminazione fisica, l\u2019esilio o il carcere per molti oppositori politici della prima ora. Quella tragica stagione culmin\u00f2 con il rapimento e l\u2019assassinio di Giacomo Matteotti, allora segretario del Partito Socialista Unitario. Sette mesi dopo, il 3 gennaio 1925, Benito Mussolini affermava alla Camera: \u00abSe il fascismo \u00e8 stato un\u2019associazione a delinquere, io ne sono il capo\u00bb. 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