{"id":2456,"date":"2024-08-23T08:00:00","date_gmt":"2024-08-23T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2456"},"modified":"2024-08-26T09:25:31","modified_gmt":"2024-08-26T07:25:31","slug":"la-scuola-coi-piedi-sul-baratro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/la-scuola-coi-piedi-sul-baratro\/","title":{"rendered":"La scuola coi piedi sul baratro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dal 22 luglio sospendiamo la pubblicazione di nuovi articoli. Offriremo tuttavia tre volte alla settimana ai lettori una selezione di articoli gi\u00e0 pubblicati sul mensile cartaceo nell\u2019ultimo anno o poco pi\u00f9 di pubblicazione (giugno 2023). Nei tre luned\u00ec che precedono l\u2019inizio della scuola, dal 19 agosto, riprenderemo il Registro di scuola che era stato interrotto a ottobre e il 30 agosto riprenderemo il commento al vangelo della domenica. Da luned\u00ec 9 settembre tuttavia riprenderemo la regolare pubblicazione degli articoli. Buone vacanze!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 7 gennaio 2023 si \u00e8 suicidato Lucas, un tredicenne di Epinal, nell\u2019Est della Francia. Da un anno subiva ogni genere di angherie da parte dei suoi compagni di classe, per il suo modo di vestirsi, i suoi atteggiamenti effeminati, il suo modo di parlare, i suoi centri di interesse. Lucas non nascondeva di essere omosessuale, e per questo, a scuola e fuori, la sua vita \u00e8 stata trasformata in un inferno. Venti giorni dopo il suicidio, il Procuratore della Repubblica ha annunciato l\u2019apertura del processo contro quattro compagni di scuola (due maschi e due femmine) accusati di \u00abpersecuzione in ambito scolastico, per omofobia, fino a indurre al suicidio\u00bb della vittima. L\u2019annuncio del processo ha trovato vasta eco per diversi motivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il reato di \u00abpersecuzione scolastica\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la prima volta che un Tribunale francese \u00e8 chiamato a pronunciarsi sul reato di <em>harc\u00e8lement scolaire<\/em> (= persecuzione in ambito scolastico), introdotto dal novembre 2021 nel Codice penale. Fino a quella data, la scuola non faceva caso a parte nei diversi ambiti in cui potesse rilevarsi un reato di persecuzione morale. Ma dopo l\u2019impennata, nel 2020 e 2021, dei casi di suicidio tra gli studenti, vittime dei loro compagni di scuola, la Francia ha deciso di dotarsi di una specifica tipologia di reato. La recrudescenza dei sucidi \u00e8 in qualche modo legata ai periodi di confino per Covid. I bambini e gli adolescenti si sono trovati a passare la quasi integralit\u00e0 del loro tempo davanti a uno schermo (in prevalenza quello dello smartphone), non solo per seguire le lezioni, ma soprattutto per interagire con i coetanei. I pretesti e le occasioni di cyber-persecuzione sono stati moltiplicati in misura esponenziale, in una situazione di isolamento e solitudine, che ha troppo frequentemente portato al suicidio (seconda causa di morte tra i 15-24enni, durante il primo confino a marzo 2020!).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I quattro tredicenni, accusati di aver provocato il suicidio di Lucas, non subiranno nessuna pena. Infatti, la legge francese considera che i minori di 13 anni (come nel caso degli inquisiti, al momento dei fatti) non abbiano consapevolezza della conseguenza delle loro azioni. Nel caso invece di un 14-18enne le pene previste, per il delitto di persecuzione scolastica fino al suicidio, arrivano a 5 anni di reclusione; il doppio per un maggiorenne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo, dunque, ha lo scopo \u2013 come dichiarato dal Procuratore della Repubblica \u2012 di provocare una presa di coscienza sul male irreparabile compiuto dagli imputati adolescenti, di sostanziare la responsabilit\u00e0 civile delle loro famiglie (con una probabile condanna a risarcimento), e di investigare eventuali mancanze tra il personale della scuola. Gi\u00e0 nel settembre 2022, infatti, i genitori di Lucas avevano riferito ai docenti (nel corso del primo colloquio genitori-insegnanti del nuovo anno scolastico) la persecuzione di cui era vittima il figlio. Bench\u00e9 la direttrice della scuola abbia affermato di \u00abaver preso molto sul serio la situazione\u00bb, i fatti sembrano dimostrare il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019ultimo aspetto dar\u00e0 sicuramente spazio a dibattiti e polemiche. Non \u00e8 da ieri che il Ministero dell\u2019Educazione Nazionale ha lanciato programmi per contrare il fenomeno; anzi \u00e8 da quando, nel 2017, Brigitte Macron \u00e8 diventata \u201cPremi\u00e8re Dame\u201d: la lotta contro le discriminazioni nella scuola \u00e8 stato l\u2019impegno solenne da lei preso entrando all\u2019Eliseo. Si \u00e8 cominciato con un protocollo presentato a tutto il personale scolastico (Direzione, Amministrazione, Insegnanti, Ausiliari e responsabili delle attivit\u00e0 di dopo-scuola) contenente azioni \/ comportamenti concreti e precisi, articolato in tre fasi: sensibilizzare gli alunni; individuare i segnali di persecuzione; convincere le vittime a parlare. Il protocollo mette anche a disposizione sei schede pratiche per cogliere i segnali deboli su una vittima (i\/le compagni\/e lo\/la chiamano con un soprannome; preferisce stare in classe a leggere durante l\u2019intervallo; arriva a scuola dopo gli altri; perde spesso \/ troppo le sue cose; ecc.). Successivamente sono stati creati due numeri telefonici gratuiti cui possono rivolgersi le vittime di persecuzione e di cyber-persecuzione. Dietro a quei numeri c\u2019\u00e8 un\u2019\u00e9quipe di specialisti\/e delle violenze sui minori che accompagnano i minori lungo tutto il processo: prima a parlarne ai genitori; poi a far parlare i genitori della vittima con quelli degli\/delle aggressori; successivamente a informare la Direzione della scuola; infine, se la persecuzione persiste, a rivolgersi alla Brigata dei Minori. L\u2019ultima tappa della mobilitazione del Ministero dell\u2019educazione ha coinvolto personale e studenti di tutte le scuole, per identificare dei referenti e degli ambasciatori. Sono referenti quegli adulti, che, dopo aver ricevuto una formazione specifica, diventano la persona da informare di una persecuzione, per agire e prevenire. Sono ambasciatori quegli studenti, che, appositamente sensibilizzati, sanno ascoltare, consigliare, accompagnare i loro coetanei, ma anche trasmettere informazioni al referente scolastico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La delega educativa delle famiglie<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nonostante tutto questo dispositivo, e il segnale d\u2019allarme attivato dai genitori, Lucas si \u00e8 suicidato, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Ma prima di mettere la scuola alla gogna, torniamo al punto di partenza, cio\u00e8 alle le motivazioni del Procuratore della Repubblica nell\u2019avviare il processo: primo, ovviamente, individuare con certezza i colpevoli; secondo, attraverso l\u2019attivazione del risarcimento, ricordare ai genitori degli imputati che essi sono responsabili di fronte alla societ\u00e0 delle azioni dei loro figli fino alla maggiore et\u00e0; terzo, individuare le inadempienze del personale scolastico, che, nel caso di Lucas, era stato chiaramente informato della situazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 eccessivo pensare che forse l\u2019obiettivo principale del Procuratore sia proprio quello di richiamare solennemente i genitori alla loro responsabilit\u00e0 sulle azioni dei figli minori, e farlo in maniera clamorosa, in un processo da cui gli imputati usciranno senza pene, ma non cos\u00ec i genitori. Era gi\u00e0 successo due anni fa, in occasione dell\u2019uccisione della quattordicenne Alisha da parte di due coetanei, che l\u2019hanno picchiata e annegata nella Senna. Anche allora il Procuratore della Repubblica aveva ricordato ai parenti le conseguenze civili e penali della deresponsabilizzazione dal ruolo parentale. Se la Giustizia alza il tono sul tema, \u00e8 perch\u00e9 non si tratta pi\u00f9 di casi. Qui non funziona la spiegazione pietistica e benpensante della famiglia povera o immigrata o proletaria coi genitori troppo sfiniti per occuparsi dei figli. Qui siamo in piena classe media, di reddito in linea con la media francese e tasso di disoccupazione appena sotto la media nazionale. Siamo in piena cultura media, quella che <a>\u00aball\u2019educazione dei figli ci deve pensare la scuola<\/a>, perch\u00e9 per quello paghiamo le tasse, e la sera vogliamo rilassarci e non litigare con loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa cultura media, ultra-maggioritaria, interclassista (con l\u2019eccezione delle <em>\u00e9lites<\/em>) e interpartitica, che spinge la politica ad allargare sempre pi\u00f9 l\u2019ombrello dello Stato, a delegare alla scuola non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche di competenze e infine di comportamenti. \u00c8 una valanga che ormai si \u00e8 messa in moto da decenni ed \u00e8 illusorio pensare di farla rotolare indietro. Per chi, come me, \u00e8 nato prima degli anni del boom, basta andare col ricordo ai primi anni di scuola. Certo che ce ne dicevamo e ce ne davamo a ogni pi\u00e8 sospinto dentro e fuori la scuola, con la serena certezza che, appena se ne fossero accorti, le avremmo buscate sia dagli insegnanti che dai genitori. Ma non ricordo casi di suicidio, di anoressia o di depressione. Erano tempi diversi da questi, non si torna indietro. Ma \u00e8 necessario prendere coscienza che il processo democratico-istituzionale \u00e8 implacabile: una mentalit\u00e0 maggioritaria (\u00aball\u2019educazione dei figli ci deve provvedere la scuola\u00bb) si trasforma in indirizzo politico, e successivamente in circolari ministeriali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mettere in discussione i programmi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora perch\u00e9 quanto messo in opera dal Ministero dell\u2019educazione non ha evitato il dramma a Epinal nel caso Lucas (dispositivo contro la persecuzione scolastica)? E neanche nel caso del professor Paty a Conflans-Sainte-Honorine (dispositivo sull\u2019insegnamento della libert\u00e0 d\u2019espressione)? Purtroppo la lista completa sarebbe lunga\u2026 Tra le spiegazioni che circolano in ambiente scolastico, due ritornano pi\u00f9 frequentemente: gli insegnanti non sono abbastanza formati, e le ore disponibili per queste discipline sono troppo poche. Entrambi gli argomenti esplicitano un disequilibrio. Cosa sono infatti gli otto giorni di formazione insegnanti del programma pHARe (= <em>programme de lutte contre le HARc\u00e8lement \u00e0 l\u2019\u00e9cole<\/em>) o le diciotto ore annuali del programma di educazione civica nei <em>coll\u00e8ges et lyc\u00e9es<\/em>? Sembra abbastanza evidente che, di fronte ai cinque anni di studi universitari richiesti per diventare insegnante di <em>coll\u00e8ge<\/em>, gli otto giorni di formazione per reagire ad un caso di persecuzione scolastica sono presto dimenticati come una goccia nel mare. Cos\u00ec come 18 ore annuali di educazione civica non possono lasciare tracce significative nell\u2019apprendimento di allievi che passano in classe 30 ore settimanali di materie curriculari (26 obbligatorie + 2\/4 facoltative). Per non parlare poi dell\u2019ossessione dei docenti di terminare il programma annuale, sulla cui conoscenza da parte degli studenti si concentra la valutazione dell\u2019<em>Inspecteur de l\u2019Education Nationale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola, dunque, si trova coi piedi al bordo di un baratro: di fronte ha la folla delle famiglie che le hanno gettato sulle braccia l\u2019intera educazione dei figli; in alto la pressione dell\u2019Istituzione ministeriale che l\u2019innaffia di programmi supplementari; appeso alle spalle uno zaino pesantissimo di nozioni apprese in lunghi anni e da trasmettere in ore interminabili. Senza il coraggio di guardare in faccia la realt\u00e0 e di operare delle scelte in rottura con la tradizione, la caduta nel baratro \u00e8 inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte alla delega educativa operata dalle famiglie \u00e8 ormai necessario costruire un inedito equilibrio didattico tra \u201csapere\u201d e \u201csaper essere\u201d. La scuola attuale \u00e8 nata in un\u2019epoca in cui la trasmissione dei valori avveniva in famiglia, e lo Stato garantiva la trasmissione omogenea delle conoscenze. Oggi sono delegati all\u2019istituzione scolastica non solo i valori civici, ma anche quelli dell\u2019etica individuale o persino la semplice consapevolezza di s\u00e9, tanto fisiologica quanto psichica. Ma il tempo dedicato a questa formazione valoriale \u00e8 infinitesimo, rispetto a quello dedicato alla trasmissione di un sapere tendenzialmente enciclopedico. \u00c8 venuto il momento di mettere profondamente in discussione i programmi scolastici, di avere il coraggio di tagliare a fondo nelle materie attuali per dare uguale spazio e peso a quelle che costruiscono il \u201csaper essere\u201d (per es. doveri e diritti, educazione alla salute, alla sessualit\u00e0, all\u2019alimentazione, mezzi di comunicazione e nuovi media, economia, ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un dibattito da affrontare senza tab\u00f9, che implica una riflessione collettiva circa il minimo comun denominatore della convivenza civile nelle nostre nazioni democratiche. Ma che richiede anche un prudente discernimento su quanto lo Stato debba tirare a s\u00e9 il cursore del monopolio educativo, alla luce delle esperienze dei totalitarismi passati e presenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero 498 del <\/em>foglio<em> (marzo 2023)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 22 luglio sospendiamo la pubblicazione di nuovi articoli. Offriremo tuttavia tre volte alla settimana ai lettori una selezione di articoli gi\u00e0 pubblicati sul mensile cartaceo nell\u2019ultimo anno o poco pi\u00f9 di pubblicazione (giugno 2023). 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