{"id":2598,"date":"2024-09-02T08:00:00","date_gmt":"2024-09-02T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2598"},"modified":"2024-11-10T12:27:16","modified_gmt":"2024-11-10T11:27:16","slug":"momenti-di-imprevista-ilarita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/momenti-di-imprevista-ilarita\/","title":{"rendered":"Momenti di (imprevista) ilarit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Registro di classe 23-24 \/ 3\u00aa puntata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>10 gennaio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abSiam tre piccoli porcellin\u2026\u00bb<\/strong>. Stamattina faccio stare un allievo in piedi, il suo posto \u00e8 al fondo della classe, perch\u00e9 ieri uscendo la bidella mi aveva fatto notare che il suo banco era scritto. Comincio a fare la predica, tra il serio e il faceto, lo minaccio dicendogli che mi ero dimenticato di scrivere la nota&#8230; Vedo che davanti a lui cominciano a ridere. L&#8217;agitazione contagia tutti&#8230; alla fine ne scopro il motivo: autrice della scritta era la ragazza della fila davanti all&#8217;ultima fila, che girandosi aveva scritto e disegnato fiorellini sul banco del compagno. Ma anche le due vicine della \u201ccolpevole\u201d avevano disegnato il banco e poi, per pudore, avevano cancellato con la gomma o col dito. Dunque sono tre le allieve che sporcano i banchi! Nel mentre mi parte uno sputazzo verso la ragazza in prima fila, come mi capita quando mi agito. Scoppia anche lei a ridere. Insomma, non so come, mi viene in mente la canzoncina e comincio a cantare: \u00abSiam tre piccoli porcellin, siamo tre&#8230; maialin&#8230;\u00bb. A quel punto l&#8217;ilarit\u00e0 \u00e8 irrefrenabile e una risata liberatoria coinvolge tutta la classe, compreso l&#8217;insegnante. Altro che nota.<\/p>\n\n\n\n<p>In un&#8217;altra classe invece sto spiegando un pezzo di storia del teatro, per arrivare alla <em>Locandiera<\/em>. Invece di introdurla, decido all&#8217;ultimo di leggere la prima scena dell&#8217;atto primo, la conosco quasi a memoria, so che funziona: Goldoni sapeva scrivere teatro! Per\u00f2 bisogna saperla leggere. Io francamente sono capace, ma gli allievi? Scelgo un allievo che avevo appena cazziato, dicendogli che sembra sempre al funerale della nonna, mogio, testa sul banco, non uno straccio di libro o di foglio davanti. Insomma: un rinunciatario. Quando ti sveglierai, ragazzo? \u2012 penso tra me e me. Rischio: avevo dato da leggere la commedia nelle vacanze, ma scommetto che non l\u2019ha letta! Non m\u2019importa: gli affido la parte del Marchese di Folimpopoli, io faccio il Conte di Albafiorita. Si risveglia dal torpore, e dopo la mia seconda battuta, del Conte, prende il ritmo senza che gli dica nulla. Vuole far vedere che \u00e8 pi\u00f9 bravo di me! Ovviamente tende a prender la rincorsa: ma bravo non vuol dire veloce! A teatro contano le pause, il rallentare&#8230; Per\u00f2 lui \u00e8 bravo, proprio bravo, quasi come me, e alla fine le compagne gli battono le mani e gli fanno i complimenti. Siamo tutti felici: del teatro, della <em>Locandiera<\/em>, e di questo allievo che si \u00e8 \u201crisvegliato\u201d. A volte la scuola dona momenti di ilarit\u00e0 e di felicit\u00e0 non prevedibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>15 gennaio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Targhe rosse<\/strong>. Quando suona la campanella, decido di portare un gruppetto delle mie allieve pi\u00f9 sensibili nei corridoi. Voglio fare vedere loro le targhe rosse di cui ho parlato loro spiegando Leopardi, quel passaggio che dice: \u00abOr dov&#8217;\u00e8 il suono \/ di que&#8217; popoli antichi? or dov&#8217;\u00e8 il grido \/ de&#8217; nostri avi famosi, e il grande impero \/ di quella Roma, e l&#8217;armi, e il fragorio \/ che n&#8217;and\u00f2 per la terra e l&#8217;oceano? \/ Tutto \u00e8 pace e silenzio, e tutto posa \/ il mondo, e pi\u00f9 di lor non si ragiona\u00bb. Mi \u00e8 venuto di pensare con un salto logico e cronologico a fatti molto pi\u00f9 recenti, non di 2000 anni fa ma di (neanche) 20 anni fa&#8230; Davanti a un&#8217;aula e a un laboratorio (ora archivio) ci sono due targhe rosse con due nomi scritti in maiuscolo. Sono di una collega e di un allievo. La prima \u00e8 morta sotto i ferri una quindicina di anni or sono, durante una operazione pericolosa. Prima di fare l&#8217;anestesia aveva telefonato ai figli: \u00abCi sentiamo appena mi risveglio\u00bb. Una donna piena di vitalit\u00e0, intelligente: la sua passione era il teatro. L\u2019altra \u00e8 di un ragazzo di 15 anni, leucemico, trapianto non riuscito, una morte atroce. Ricordo di esserlo andato a trovare in un reparto speciale, dove era protetto da tutti i tipi di agenti esterni e quindi gli si parlava da dietro un vetro con l\u2019interfono. Mi fece vedere i disegni che aveva fatto: voleva fare il disegnatore di auto. Non si pu\u00f2 dire che gli ero amico, a differenza della collega con cui avevamo chiacchierato molto: lo avevo incrociato, perch\u00e9 avevo preso una supplenza nella classe di cui faceva parte (ma di fatto non era pi\u00f9 riuscito a venire a scuola). La maggior parte, anzi quasi tutte le persone della scuola \u2212 i bidelli, gli insegnanti, gli allievi&#8230; \u2212 nessuno sa chi sono, a quali facce corrispondono quei nomi. Nessuna colpa, certo, forse un\u2019accettazione fin troppo scontata che la vita \u00e8 cos\u00ec. Anche se non risalgono alla storia romana, anche se hanno fatto molto meno rumore delle conquiste romane, come direbbe Leopardi \u00abpi\u00f9 di lor non si ragiona\u00bb. Voglio che queste mie allieve le vedano coi loro occhi queste targhe rosse. Portano un nome che ormai non significa pi\u00f9 nulla. sono passati i romani, ma sono passati anche tante persone che abbiamo conosciuto e a cui abbiamo voluto bene. Anche una targa non dice pi\u00f9 nulla. Leopardi aveva ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>22 gennaio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La compagnia dei lettori<\/strong>. Francesco fa quarta, l\u2019ho conosciuto a causa delle elezioni dei rappresentanti di istituto perch\u00e9 voleva candidarsi. Spesso chi si candida girovaga per i corridoi per organizzare la lista, trovare i presentatori, mettersi d\u2019accordo sul \u201cprogramma elettorale\u201d. Alla fine non si \u00e8 candidato, ma si \u00e8 candidata una sua compagna, lui ha fatto da supporter. Mi rimane impressa di lui un\u2019immagine: seduto al bar con davanti un foglio bianco con la lista delle facolt\u00e0 e delle professioni che potrebbe fare. Dentro la lista c\u2019\u00e8 ogni tipo di facolt\u00e0, ogni tipo di professione. Tutto e il contrario di tutto. Quando si dice: essere aperti a ogni prospettiva! Una scena che mi fa allo stesso tempo tenerezza e invidia, che ha insieme qualcosa di ridicolo e assurdo. Gli prometto che se gli va una volta ne possiamo parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Passer\u00e0 qualche mese prima che questa promessa sia mantenuta. Quando per il Giorno della memoria ci viene in mente di organizzare una lettura di alcuni testi, lui \u00e8 uno di quelli a cui facciamo la proposta: un allievo come lui con molteplici interessi non potr\u00e0 negare il suo contributo! Dai colleghi mi faccio dare altri nominativi di allievi interessati\/interessanti\u2026 e il gruppetto che mettiamo insieme io e il mio collega Luca promette bene. Nessun mio allievo: non voglio forzare, deve essere una attivit\u00e0 libera, fatta per convinzione, non per convenienza. Io e Luca vogliamo riproporre quanto faceva gi\u00e0 anni fa nella scuola una collega ormai andata in pensione da diversi anni: mandare i \u00ablettori\u00bb \u2012 dopo averli formati un po\u2019 \u2012 a leggere dei testi scelti nelle classi nei giorni intorno al 27 gennaio. Ma vorremmo invece che mandarli nelle singole aule, far venire gli allievi in auditorium o aula magna, e preparare meglio un gruppetto che poi far\u00e0 almeno un paio di turni di lettura per i compagni del biennio. Per il triennio forse organizzeremo una proiezione con discussione. \u00c8 un lavoro lungo, paziente, fatto anche e soprattutto di relazioni: per creare il gruppo la prima cosa \u00e8 fare il gruppo whatsapp! Impossibile evitarlo. E bisogna dare un nome al gruppo: 27 gennaio? Giorno della memoria? Certo, subito scelgo questo, ma poi cercando in rete trovo una immagine di un gruppo di Savona (il cui logo viene qui riprodotto) intitolata: <em>Compagnia dei lettori<\/em>. Mi sembra il nome giusto. Il nostro \u00e8 un gruppo di \u00ablettori\u00bb. E poi la parola \u00abcompagnia\u00bb, che significa \u00abmangiare il pane insieme\u00bb, suona bene, \u00e8 amichevole, simpatica, adatta a noi. Francesco ci fa notare che \u00ablettore\u00bb non \u00e8 solo chi sa leggere solo un testo, ma la realt\u00e0: forse quando discutiamo quali testi leggerli, come fare i tagli, come creare una cornice e quali altri iniziative potremo poi fare stiamo gi\u00e0 attuando questo secondo, meno scontato, significato di \u00ableggere\u00bb! Gli allievi si mostrano motivati, e lavorare con loro \u00e8 un piacere. Non ci troviamo molte volte, perch\u00e9 ognuno ha gi\u00e0 il suo da fare: perch\u00e9 i ragazzi che si impegnano hanno gi\u00e0 sempre molti impegni (scolastici e no). Mancano pochi giorni. Ma ce la faremo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>24 gennaio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gemelle<\/strong>. Per la Compagni dei lettori chiedo la disponibilit\u00e0 di alcuni allievi. Se ne presentano alcuni. Prendo i nomi. Una ragazza dice il suo cognome: mi ricorda subito un ragazzo morto poco pi\u00f9 che trentenne due o tre anni fa, il funerale nel mezzo del covid, chiss\u00e0 se qualcuno c&#8217;\u00e8 andato&#8230; Classica domanda: \u00abSei mica parente di quel Pietro&#8230;?\u00bb. \u00abCerto, sono sua sorella, e lei \u00e8 la mia gemella!\u00bb. Perbacco: due sorelle di Pietro. Non era mio allievo, ma era molto amico di alcuni miei allievi. L&#8217;avevo solo incrociato. Forse salutato qualche volta, e chiacchierato del pi\u00f9 e del meno. Forse. Eppure mi appare subito il suo volto: gli occhi azzurri e i capelli, una massa riccioluta. Glielo dico: \u00abNon posso dimenticare la sua faccia&#8230;\u00bb. Non mi lascia finire, una sorella, e conclude lei la frase: \u00ab&#8230;da schiaffi\u00bb. \u00abDiciamo cos\u00ec!\u00bb. \u00abMa&#8230; siete molto pi\u00f9 giovani di lui!\u00bb. \u00abEh s\u00ec, abbiamo 15 anni di differenza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La malattia, le operazioni, la rinascita e la ricaduta, la morte, a 30 anni, dopo la laurea, quando gi\u00e0 lavorava, nella pienezza di vita. Di questo incontro fortuito mi resta un senso di presenza, di serenit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 sgomento nel volto delle gemelle, c&#8217;\u00e8 il ricordo, vivo, come se lui fosse l\u00ec, di fianco, con quella sua faccia da schiaffi. Sar\u00e0 bello lavorare con loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>17 febbraio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La scuola come optional<\/strong>. Dopo che una mia amica collega \u00e8 stata costretta a spostare una verifica&#8230; di un mese (<em>sic<\/em>), un altro amico collega, Umberto, scrive su Fb questa noterella: \u00abChi insegna oggi in una scuola superiore sperimenta quotidianamente il sovraccarico di attivit\u00e0 obbligatorie collocate all&#8217;interno delle ore di lezione (educazione civica, Pcto, orientamento in uscita, prove Invalsi, test universitari); una condizione, questa, che non pu\u00f2 non impattare sulle programmazioni disciplinari in maniera decisiva. Pertanto sono pi\u00f9 che condivisibili le numerose e giustificate perplessit\u00e0 rispetto a uno stato di cose che implica un necessario e preoccupante ridimensionamento tanto delle lezioni (qualunque sia il formato) quanto dello studio individuale, per non dire addirittura dello statuto disciplinare dei singoli insegnamenti, nonch\u00e9 di coerenza e finalit\u00e0 di ciascun curricolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia non si pu\u00f2 non constatare con enorme amarezza che oggi lo spazio per critica e dissenso nella scuola \u00e8 davvero prossimo allo zero, come si evince tanto dalle accuse di conservatorismo, indirizzate a chiunque sollevi dei dubbi, quanto soprattutto dalle ritorsioni interne nei confronti di chi \u00e8 percepito come disfunzionale o non allineato; si tratta naturalmente di procedure e di pratiche non dimostrabili n\u00e9 tantomeno documentabili. Gli slanci e gli entusiasmi di chi propone di opporsi con intransigenza sono quindi davvero encomiabili e apprezzabili, anche se l&#8217;esperienza di questi anni (lustri, decenni) fa dubitare fortemente circa la loro effettiva efficacia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 davvero difficile intravedere una luce all&#8217;orizzonte. Impera il <em>divide et impera<\/em> o, se si preferisce, il <em>parcere subiectis, debellare superbos<\/em>. \u00c8 un brutto mondo quello in cui viviamo. Non solo per questo, ma anche per questo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra amica, preside in pensione, mi chiede perch\u00e9 si debba considerare educazione alla cittadinanza, Pcto, orientamento come corpi estranei aggiunti, e non invece come parte integrante della programmazione e della acquisizione di competenze. Certo che si pu\u00f2, e forse si deve. Per\u00f2 se per fare una verifica devi spostarla di un mese significa che il &#8220;gioco&#8221; non funziona. Ci sono doppioni, le cose si sovrappongono o prendono allo stesso tempo tanti nomi (\u00e8 attivit\u00e0 di educazione civica, <em>ma<\/em> anche di Pcto, <em>ma<\/em> anche di orientamento&#8230; <em>ma<\/em> anche di supercazzola&#8230;), la programmazione latita (a volte anche senza colpa) e a lasciarci le penne sono le &#8220;banali&#8221; lezioni (frontali e no). Del resto in una scuola di 1700 persone tutto \u00e8 standardizzato e la cura dei particolari non \u00e8 possibile. Diciamo che la &#8220;produzione&#8221; \u00e8 di tipo standardizzato. E poi, intendiamoci: orientamento, educazione civica, competenze ecc. sono cose che i (migliori) docenti hanno <em>sempre<\/em> fatto, talvolta venendo anche stigmatizzati. Chiss\u00e0 perch\u00e9, ora \u00e8 imposto tutto dall&#8217;alto <em>formalmente<\/em>, e la qualit\u00e0 sta cadendo in modo verticale. Il ministero e i presidi vogliono imporre la qualit\u00e0 ma per eterogenesi dei fini \u2013 per cos\u00ec dire \u2212 la qualit\u00e0 diminuisce. Non per caso a volte gli entusiasti di queste novit\u00e0 sono alcuni tra gli insegnanti meno&#8230; brillanti (eufemismo). Mentre a &#8220;criticare&#8221; questo sistema sono quegli insegnanti che gi\u00e0 da sempre facevano quelle cose. Chiss\u00e0 come mai&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>15 marzo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dedica a me stesso<\/strong>. Sfogliando instagram trovo la solita foto della cerimonia di laurea col frontespizio della tesi. Ingrandisco e leggo la dedica: \u00abA me stesso \/ per la sensibilit\u00e0 e la resilienza che hanno caratterizzato questi ultimi anni. \/ \u201cSe vuoi volare, lascia tutto ci\u00f2 che ti pesa\u201d\u00bb. Dedicare la tesi a s\u00e9 stessi: mi pare l&#8217;emblema pi\u00f9 calzante della (decadenza, o caduta della) nostra (in)civilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Registro di classe 23-24 \/ 3\u00aa puntata 10 gennaio \u00abSiam tre piccoli porcellin\u2026\u00bb. Stamattina faccio stare un allievo in piedi, il suo posto \u00e8 al fondo della classe, perch\u00e9 ieri uscendo la bidella mi aveva fatto notare che il suo banco era scritto. 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