{"id":2666,"date":"2024-10-21T08:00:00","date_gmt":"2024-10-21T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2666"},"modified":"2024-11-10T12:42:39","modified_gmt":"2024-11-10T11:42:39","slug":"matteotti-fronte-e-retro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/matteotti-fronte-e-retro\/","title":{"rendered":"Matteotti, fronte e retro"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019immagine di Matteotti \u00e8 divisa in due da una data: il 10 giugno 1924, giorno del suo rapimento e del suo assassinio. Cento anni fa. Da quel momento la sua figura \u00e8 stata schiacciata su quella dell\u2019eroe e del martire (o meglio dell\u2019eroe in quanto martire), che ha per certi versi fatto dimenticare quella del Matteotti vivo, dove va rintracciato l\u2019eroismo di chi ha combattuto per le proprie idee in un paese in cui la libert\u00e0 veniva via via soffocata. Se la morte \u00e8 diventata preponderante nella celebrazione eroica di Matteotti, difficilmente si comprenderebbe quel tragico epilogo senza entrare dentro la vita e decostruire il mito di un eroe patriottico che rappresenta un\u2019idea astratta di italianit\u00e0. Al tempo stesso questo sguardo deve procedere lungo il crinale della doppia memoria che si lega alla figura di Matteotti: da un lato c\u2019\u00e8 la vita esemplare di una grande personalit\u00e0, assassinata dal fascismo non solo perch\u00e9 ne era oppositore, ma perch\u00e9 in quella ferma opposizione vi immetteva la lucidit\u00e0 e l\u2019acutezza propria di uno degli intellettuali pi\u00f9 significativi di una generazione di notevole levatura. Dall\u2019altra c\u2019\u00e8 il viluppo di violenza, bassa criminalit\u00e0 legalizzata, affarismo, corruzione, menzogna istituzionalizzata rappresentato dal fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 questo il contesto per articolare la biografia intensa dell\u2019\u00aberoe tutto prosa\u00bb, come lo defin\u00ec Carlo Rosselli. Numerosi sono i testi dove questa pu\u00f2 essere riletta. Mi limito a proporre <em>sette direzioni<\/em> da considerare. Innanzitutto vi \u00e8 il socialista che sceglie non solo la militanza di partito, ma una classe diversa da quella di provenienza. Il socialismo \u00e8 per Matteotti una scelta di giustizia, ma nell\u2019interpretare la collocazione politica del partito elabora una posizione peculiare, al tempo stesso riformista, gradualista e rivoluzionaria. Egli rifiuta il compromesso al ribasso, che porterebbe i socialisti a perdere l\u2019anima e manifesta un\u2019intransigenza morale disposta a pagare di persona la propria coerenza. Tuttavia allo schematismo del massimalismo preferisce un approccio tattico, purch\u00e9 non sia alieno dalle ispirazioni profonde. \u00c8 disposto al dialogo con la parte pi\u00f9 illuminata della borghesia e vede le scissioni che attraversano il mondo socialista come una sciagura che cerca, invano, di scongiurare. Il secondo aspetto \u00e8 la fibra morale. Matteotti incarna una politica dalle mani nette e non disposta a negoziare su alcuni valori, per i quali sacrifica la libert\u00e0 personale e anche il proprio corpo. Questa dimensione integerrima esalta con ancora pi\u00f9 forza l\u2019immagine sporca e corrotta del fascismo. \u00abIo non avevo fatto il mio dovere e per questo mi avevano lasciato stare\u00bb, scrive Gaetano Salvemini, in una lettera a Velia, moglie di Matteotti, dopo l\u2019assassinio. Il terzo carattere \u00e8 quello dello studioso: la denuncia delle violenze e della corruzione del fascismo \u00e8 sempre precisa, circostanziata. Ha alle spalle quella possibile carriera universitaria dedicata al diritto penale a cui Matteotti rinuncia per la vita politica, ma che \u00e8 centrale nella sua formazione e ne imprime la <em>forma mentis<\/em>. Il suo testo sulla recidiva, studiata in chiave comparata con altri Paesi costituisce una pietra miliare per quella branca di studio. Come scrive Enzo Fimiani, la capacit\u00e0 di Matteotti di \u00abbasarsi su fatti, dati, prove piuttosto che sulle lusinghe e i trucchi dell\u2019eloquenza\u00bb \u00e8 all\u2019origine della sua capacit\u00e0 \u00abchirurgica\u00bb di ribattere e mettere in difficolt\u00e0 Mussolini. In quarto luogo vi \u00e8 l\u2019amministratore: come scrive Mirko Grasso per Matteotti \u00abla trafila politico-amministrativa deve essere accompagnata dalla formazione continua\u00bb. Al contrario di molti politici dell\u2019epoca, padroneggia i bilanci e ritiene che insegnare la conoscenza di questo strumento sia un aspetto importante per tutti i militanti socialisti che si candidano a una carica pubblica. In Matteotti il riformismo \u00e8 interconnesso con la competenza. Il quinto aspetto da ricordare \u00e8 quello dell\u2019antimilitarista, strenuo e coerente oppositore della partecipazione dell\u2019Italia alla guerra di Libia e poi alla prima guerra mondiale. Da un lato egli vede in questo conflitto il pericolo di un <em>vulnus<\/em> della democrazia, soprattutto se l\u2019obiettivo finale fosse stato quello di abbattere la Germania. A questa prima preveggenza se ne aggiunge un\u2019altra che viene dall\u2019incontro con gli studi keynesiani: ovvero l\u2019impatto della guerra sul disavanzo. Avrebbe pagato queste sue posizioni con la condanna a tre anni di confino, fino al marzo del 1919. Contigua alla dimensione antimilitarista vi \u00e8 quella internazionalista ed europeista: proprio di fronte allo sfacelo della guerra e al pericolo dei nazionalisti vede come unica prospettiva per il continente la nascita di uno spazio sovranazionale degli Stati uniti d\u2019Europa. Tutti questi aspetti che precedono la sua opposizione al fascismo convergono e forgiano l\u2019antifascista integerrimo che contrasta il fascismo con enorme tenacia. Essere antifascista \u00e8 una forma di coerenza rispetto alla sua biografia e ai suoi valori. Vi \u00e8 forse un ottavo aspetto che andrebbe ricordato: la sua solitudine in vita, anche dentro il Partito socialista unitario nel quale militava. Celebre \u00e8 la definizione di \u00abpellegrino del nulla\u00bb che Gramsci riserv\u00f2 a Matteotti dopo il suo assassinio, che in realt\u00e0 ci dice molto sulle molte incomprensioni del fenomeno fascista da parte del Partito comunista, persino tra i suoi esponenti pi\u00f9 lungimiranti. Quella solitudine lo avrebbe indebolito di fronte al regime e avrebbe contribuito all\u2019appiattimento della sua figura sulla sua morte: Matteotti sarebbe divenuto un eroe archetipico e si sarebbe dimenticato quanto la sua figura fosse stata scomoda.<\/p>\n\n\n\n<p>Contestualmente, la storia di Matteotti, nella sua poliedrica capacit\u00e0 di iniziativa, va collocata dentro l\u2019esperienza che l\u2019Italia ha del fascismo, potere che vede agire sullo scenario politico attori ben precisi. Lo scontro tra Matteotti e il fascismo ha una dimensione locale e nazionale e dura, di fatto, dal momento in cui i fasci imperversano nel rodigino, fino al suo assassinio. Raramente la storia permette di dividere in maniera tanto netta e inequivocabile da una parte la corruzione, la violenza, il turpiloquio becero e dall\u2019altro la rettitudine morale, la competenza, uno smisurato senso di giustizia, la coerenza, la tenacia. Nonostante il fascismo rodigino lo avesse sottoposto a una violenza efferata e al bando della citt\u00e0, Matteotti non lascia mai che l\u2019intimidazione lo riduca al silenzio. Alla violenza subita risponde con il testo <em>Un anno di dominazione fascista<\/em>, che costituisce una fondamentale ricostruzione dei crimini attuati dal fascismo nel dopoguerra, in una guerra civile senza quartiere, fatta di bande armate che si presentano nelle case dei contadini e dei capilega e li sequestrano e uccidono. Rappresenta una denuncia di straordinaria lucidit\u00e0, ma anche un monito a quella componente della Cgil, sensibile a un accordo con il fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019omicidio di Matteotti \u00e8 una decisione premeditata dal capo del fascismo per fermare un accusatore che avrebbe potuto recare seri danni alla reputazione del fascismo. Mauro Canali ha individuato tra i moventi, oltre alle ripetute denunce della violenza fascista, anche le prove raccolte dal deputato socialista circa una massiccia opera di corruzione in cui il governo era invischiato (non va dimenticato che il tasso di corruzione sotto il fascismo \u00e8 il pi\u00f9 alto della storia dell\u2019Italia unita). Nell\u2019aprile del 1924, nonostante gli fosse stato ritirato il passaporto, Matteotti si reca clandestinamente nel Regno Unito. Qui riceve notizie circa la scelta del regime di Mussolini di sacrificare gli interessi italiani per poter finanziare la sua permanenza al potere. Aveva infatti liquidato la direzione generale dei carburanti che si sarebbe dovuta occupare della ricerca di petrolio sul territorio nazionale per affidare la concessione per il monopolio della ricerca petrolifera nelle due regioni pi\u00f9 promettenti a una compagnia americana, la Sinclair Oil, gi\u00e0 coinvolta in uno scandalo in patria, garantendo impressionanti agevolazioni fiscali. Alla base vi era un finanziamento occulto al Partito fascista. Le informazioni raccolte da Matteotti avrebbero dovuto essere oggetto di un intervento nella discussione sul bilancio alla Camera, che si sarebbe dovuta tenere l\u201911 giugno 1924, ovvero il giorno seguente a quello del suo rapimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Mauro Canali ha altres\u00ec dimostrato come l\u2019omicidio non possa essere spiegato quale reazione al celebre discorso del 30 maggio, dove Matteotti denuncia i brogli e le violenze commesse dal fascismo durante le elezioni appena trascorse. L\u2019eliminazione di Matteotti sembra decisa anteriormente. In quei giorni il governo restituisce a Matteotti il passaporto limitatamente all\u2019Austria, dove egli aveva intenzione di recarsi per il Congresso socialista: \u00e8 assai probabile che l\u2019omicidio fosse stato pianificato in terra straniera per addebitarlo alle formazioni di estrema destra austriaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul coinvolgimento diretto di Mussolini nell\u2019omicidio non vi sono ormai dubbi. La Ceka, l\u2019organizzazione, che mette in atto il rapimento e l\u2019assassinio, era un organo voluto dal Duce per operazioni illegali e organizzato da Cesare Rossi, capo dell\u2019ufficio stampa di Mussolini. I suoi componenti, a partire dai responsabili esecutivi, ovvero Amerigo Dumini e Albino Volpi, erano stati ingaggiati al \u00abCorriere italiano\u00bb di Filippelli come copertura alle loro azioni. Tutti erano delinquenti con precedenti penali per rapina e reati comuni. Mussolini l\u2019aveva creata per centralizzare la repressione e l\u2019aveva usata gi\u00e0 prima dell\u2019omicidio Matteotti: per conto del regime aveva condotto azioni all\u2019estero contro il fuoriuscitismo antifascista e organizzato le violenze ai danni di Ulderico Mazzolani e dei dissidenti fascisti Cesare Forni e Alfredo Misuri, la devastazione della casa di Francesco Saverio Nitti. Tutti i componenti avevano un passaporto regolarmente rilasciato dalla questura. L\u2019assassinio di Matteotti \u00e8 pianificato gi\u00e0 prima del 30 maggio e prevede il coinvolgimento del capo della polizia e della Milizia volontaria alla sicurezza nazionale De Bono. Se poi i componenti della Ceka e i fascisti di alto rango coinvolti come De Bono, Cesare Rossi e Filippelli non avrebbero pi\u00f9 ricoperto cariche apicali, questo fu dovuto alla volont\u00e0 di Mussolini di insabbiare la cosa, dopo che lo scandalo era esploso. Eppure il fascismo avrebbe continuato a pagare a peso d\u2019oro il loro silenzio e avrebbe garantito loro l\u2019impunit\u00e0 per tutte le soperchierie che avrebbero continuato a commettere in Italia e in Libia. L\u2019ipocrisia del dittatore sarebbe stato un leitmotiv che accompagna il seguito della vicenda. Quando il 12 giugno Mussolini interviene in Parlamento per affermare che \u00absolo un mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualcosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto che oggi ci percuote di orrore e ci strappa grida di indignazione\u00bb aveva gi\u00e0 avuto tra le mani il passaporto insanguinato di Matteotti. Il 13 giugno, ad appena tre giorni dall\u2019assassinio a cui mancava ancora un corpo, il presidente della Camera Alfredo Rocco approfitta della situazione per sospendere i lavori della Camera, la cui riapertura \u00e8 rinviata <em>sine die<\/em>. In seguito Mussolini avrebbe partecipato all\u2019organizzazione del ritrovamento del corpo, alla falsificazione delle prove, ai depistaggi e alle manovre per spostare il processo a Chieti e affidarlo a una corte addomestica: la sconcertante sentenza finale \u00e8 l\u2019esempio di uno Stato dove il diritto \u00e8 gi\u00e0 asservito alle esigenze del fascismo. Le pene, gi\u00e0 molto miti, sono cancellate dai successivi provvedimenti di amnistia. Forse per\u00f2 l\u2019atto in assoluto pi\u00f9 vigliacco fu quello di usare un amico di famiglia, infiltrato dal fascismo, per circuire Velia, la moglie di Matteotti, fragile, sola e malata. Dopo averne ottenuto la fiducia, De Ritis la spinge ad accettare il sostegno economico garantitole da Mussolini sotto forma di credito, necessario per il mantenimento dei figli, facendo opera di convincimento per allentare i suoi legami con i fuoriusciti antifascisti e costringerla a una dipendenza e riconoscenza verso il regime che gli aveva ammazzato il marito. Si tratta di una missione preparata dal capo della polizia Arturo Bocchini, per far passare dentro la famiglia Matteotti la falsa convinzione che Mussolini fosse estraneo all\u2019omicidio e giungere a una riappacificazione con la vedova che annullasse le possibilit\u00e0 di espatrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Approfondire Matteotti significa dunque tanto confrontarsi con quelle virt\u00f9 democratiche che furono alla base della storia della Resistenza e della Costituzione, ma anche penetrare quel coacervo di violenza, ipocrisia, corruzione, vilt\u00e0 e infamia che fu il regime fascista. La bibliografia saggistica \u00e8 abbondante. Mi limito a suggerire quattro libri per riscoprire Matteotti: <em>L\u2019oppositore. Matteotti contro il fascismo<\/em> di Mirko Grasso (Carocci), <em>Il delitto Matteotti<\/em> di Mauro Canali, <em>Il nemico di Mussolini<\/em> di Maurizio Breda e Stefano Caretti e <em>Un\u2019idea di Matteotti. Un secolo dopo<\/em> di Enzo Fimiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine di Matteotti \u00e8 divisa in due da una data: il 10 giugno 1924, giorno del suo rapimento e del suo assassinio. Cento anni fa. 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