{"id":2674,"date":"2024-10-04T08:00:00","date_gmt":"2024-10-04T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2674"},"modified":"2024-11-05T18:35:37","modified_gmt":"2024-11-05T17:35:37","slug":"vangelo-della-27a-domenica-del-tempo-ordinario-marco-102-16","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-della-27a-domenica-del-tempo-ordinario-marco-102-16\/","title":{"rendered":"Vangelo della 27\u00aa domenica del tempo ordinario (Marco 10,2-16)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il centro del vangelo odierno (Mc 10,6-9) \u00e8 la citazione che Ges\u00f9 fa della Genesi, un detto originario, autonomo e indipendente dal contesto precedente e seguente, poich\u00e9 esso concerne (detto subito a chiare lettere), sia in Genesi che in Ges\u00f9, l&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna ma non il matrimonio! (cfr. pi\u00f9 avanti).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un detto non pu\u00f2 essere \u201csparato\u201d di brutto, ma deve essere contestualizzato, preparato, inquadrato in una scena: qui hanno fornito l&#8217;<em>input<\/em> anteponendo una sceneggiatura costruita secondo lo schema dei dialoghi didattici, \u00abnei quali (a) viene posta una domanda al maestro (v. 2: \u00e8 lecito ripudiare la propria moglie?), alla quale (b) egli replica di regola con una contro-domanda (v. 3); dopo la (c) risposta a questa (v. 4), si ha (d) la conclusione, qui nella forma di un&#8217;accusa\u00bb (v. 5: per la durezza del vostro cuore&#8230;) (cfr. Rudolf Pesch, <em>Il vangelo di Marco<\/em>, Parte seconda, Paideia 1982, p. 189).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una seconda mano ha cos\u00ec premesso quale <em>input<\/em> questa scena (totalmente assente in Luca) sul ripudio mosaico; allo stesso modo hanno posposto un&#8217;aggiunta (Mc 10,10-12) sulla condanna del divorzio (quando Ges\u00f9 si ritira in casa coi discepoli per (ri)spiegare una cosa, \u00e8 \u201cmatematico\u201d che si tratta di un&#8217;appendice postuma dei redattori romani: cfr pi\u00f9 avanti).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con all&#8217;inizio e alla fine il ripudio adulterino <em>la trappola \u00e8 scattata<\/em>: anche le parole centrali di Ges\u00f9 (10,6-9) sono state intese \u201cscorrettamente\u201d in senso matrimoniale, per cui quel che Dio ha unito sarebbe il matrimonio (indissolubile), e non tanto il rapporto d&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma cos\u00ec non \u00e8! Gi\u00e0 il fatto evidente che sia l&#8217;uomo a lasciare i propri genitori, vuol dire che non si tratta di matrimonio, poich\u00e9 in una societ\u00e0 patriarcale \u00e8 semmai la donna che si accasa presso la famiglia del marito (come da noi fino a non molto tempo fa)! Ma consideriamo prima il testo della Genesi, e poi la ripresa di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Genesi 2,24 suona: \u00abL&#8217;uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 alla sua donna [non \u201cmoglie\u201d] e (i due) saranno&#8230;\u00bb; saranno <em>basar &#8216;hd<\/em> in ebraico, ed <em>eis sarka mian<\/em> in greco. Ossia saranno <em>verso<\/em> <em>una<\/em> carne [senza il \u201csola\u201d: essendoci sia in ebraico che in greco solo l&#8217;articolo determinativo (come i nostri il, lo, la), il numerale 1 (<em>mia<\/em> in greco) \u00e8 un modo per rendere l&#8217;equivalente del nostro articolo indefinito (cfr. l&#8217;appendice)].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sull&#8217;amore-unione di coppia traduciamo, in parte citando e in parte parafrasando, le due splendide pagine 317-318 di Claus Westermann [<em>Genesis 1-11<\/em>, Biblischer Kommentar (Commentario biblico dell&#8217;AT), Neukirchener Verlag, GmbH 1974: 800 pagine dedicate (solo) ai primi 11 capitoli della Bibbia]. Anzitutto i due verbi \u201clascer\u00e0 e si unir\u00e0\u201d non possono essere intesi come una descrizione di strutture istituzionali matrimoniali: il matrimonio \u00e8 fuori quadro, coi suoi elementi familiari e socio-economici relativi alla sua stipulazione, determinata dal pesante intervento dei genitori (al riguardo basta leggere la storia dei Patriarchi sino al libro di Tobia). O forse sta sullo sfondo, ma come effetto\/parallelismo di contrasto: \u00aba differenza delle istituzioni vigenti, e in parte persino in opposizione ad esse, si fa leva sulla elementare forza dell&#8217;amore fra uomo e donna&#8230; Qui non si parla del matrimonio come istituzione per la prosecuzione della specie, bens\u00ec della comunione di uomo e donna in quanto tale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui tira l&#8217;aria del Cantico dei cantici, in cui i due si sono scelti (esulando dalle nozze combinate o forzate) per un&#8217;unit\u00e0 spirituale; \u00abqui si tratta della pi\u00f9 onnicomprensiva delle comunioni personali. L&#8217;uomo appartiene ora alla sua donna, cio\u00e8 entra in una solida comunione di vita con lei in forza dell&#8217;amore per lei\u00bb. Questo indica un processo assolutamente personale: di affetto, attaccamento, attrazione, che prescinde dalla posizione-collocazione sociale. L&#8217;uomo, per amore della donna, lascia persino il padre e la madre, allentando dunque i forti legami corporei e psichici; ma per Westermann \u00e8 importante che <em>non<\/em> si dica di lasciare la <em>casa<\/em> dei genitori: non si tratta di un distacco fisico ma simbolico, senza parlare del matrimonio e dei suoi accasamenti. \u00c8 sorprendente e straordinario che qui sia l&#8217;elementare forza della reciproca attrazione ad essere data e fondata sull&#8217;essere-creati, e non primariamente la procreazione e neppure l&#8217;istituzione del matrimonio come tale. \u00c8 un dato creaturale, progettuale e benedicente di origine divina, che fa certo riferimento ad un nucleo domestico [quindi, modernamente parlando, pure alle convivenze] ma non al matrimonio coi suoi vincoli. Ne consegue un apprezzamento incomparabile per l&#8217;amore fra uomo e donna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perci\u00f2, in relazione alla passata durezza delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti delle convivenze, varrebbe invece l&#8217;opposto: semmai \u00e8 la convivenza che fa parte del progetto di Dio, ma non (direttamente) il matrimonio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ges\u00f9 nel citare Gen 2,24 \u201csi permette\u201d un&#8217;omissione vistosa rispetto al testo ebraico: dopo \u00abl&#8217;uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre\u00bb, non c&#8217;\u00e8 \u00ab<em>e si unir\u00e0 alla sua donna<\/em>\u00bb [o ancor peggio \u201cmoglie\u201d come nel vangelo odierno]; omessa giustamente nelle vecchie versioni Cei, \u00e8 ricomparsa purtroppo nell&#8217;ultima del 2008. Quindi sarebbe da cassare nel lezionario di oggi poich\u00e9 manca nel Sinaitico, nel codice siriaco sinaitico e nel Vaticano, ossia nei tre manoscritti pi\u00f9 antichi e autorevoli; il che rende ancor pi\u00f9 chiaro che il punto di vista di Ges\u00f9 \u00e8 extra-matrimoniale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alla conclusione \u00abCi\u00f2 che Dio ha unito, l&#8217;uomo non separi\u00bb (10,9), si tratta di un ammonimento sapienziale, non di un dogma. Ges\u00f9 interpreta le parole della Genesi senza far riferimento al matrimonio e ad un suo presunto vincolo indissolubile. Quindi la suddetta massima <em>conclusiva<\/em> di valore esortativo, opportunamente introdotta da \u03bf\u03c5\u03bd (dunque), intende preservare il pi\u00f9 possibile l&#8217;<em>unione amorosa<\/em> dell&#8217;uomo e della donna, e farla crescere verso <em>una<\/em> carne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E io aggiungo relativamente a \u00abl&#8217;uomo non separi\u00bb: qui c&#8217;\u00e8 <em>anthr\u00f4pos<\/em>, genere e persona umana (diverso da <em>an\u00ear<\/em>, l&#8217;uomo-maschio del v. 12): ossia l&#8217;umanit\u00e0, societ\u00e0, istituzioni, chiesa, parenti&#8230; che non devono interferire, ostacolare, interrompere o distruggere tale relazione d&#8217;amore, fondata nella Genesi ed elemento costitutivo del progetto creativo divino: questo \u00e8 quel che Dio ha congiunto e continua a riunire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La chiesa romana del Marco II \u00e8 una comunit\u00e0 mista: di cristiani provenienti dal giudaismo (a cui \u00e8 rivolto il v. 11), e di cristiani provenienti dal paganesimo, a cui \u00e8 rivolto il v. 12 adattato al diritto ellenistico, in cui anche la moglie poteva ripudiare e a Roma pure ereditare: un&#8217;aggiunta evidente dei redattori romani (non sono certo parole di Ges\u00f9). Se quindi ci\u00f2 che Dio unisce \u00e8 la relazione d&#8217;amore <em>verso una<\/em> carne, le alte sfere gerarchiche non dovrebbero interferire nei rapporti di coppia, poich\u00e9 le eventuali accuse nei confronti dei conviventi (e dei risposati) andrebbero <em>contro<\/em> l&#8217;ammonimento di Ges\u00f9: ossia in un senso diametralmente opposto alla dottrina tradizionale!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;\u00e8 da salvaguardare un vincolo di indissolubilit\u00e0, c&#8217;\u00e8 da salvare l&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna, compreso ovviamente quello del primo matrimonio, senza derive divorziste all&#8217;americana. Secondo Eduard Schweizer (<em>Il Vangelo di Marco<\/em>, Collana \u00abNuovo Testamento\u00bb, Paideia 1971, p. 217) \u00abnon si pu\u00f2 chiedere: che cos&#8217;\u00e8 proibito dalla legge? Dove c&#8217;\u00e8 per me un luogo di scampo dalla legge? Invece di porre questo dilemma, Ges\u00f9 dirige gli sguardi dei suoi ascoltatori al dono del Creatore ed esorta a viverlo nella <em>libert\u00e0<\/em> dalle considerazioni esclusivamente legali. Sulla base del metodo storico-critico possiamo quindi arguire che Dio oggi congiunga anche le convivenze, nonch\u00e9 i secondi amori, con o senza matrimonio. L&#8217;attuale prassi, che esclude i risposati dall&#8217;Eucarestia a meno che non vivano come fratello e sorella (senza rapporti sessuali), \u00e8 in palese contraddizione col forte slancio verso una carne comune (<em>in carnem unam<\/em>, <em>basar &#8216;hd<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La coppia genitoriale richiama l&#8217;idea dei figli piccoli, per cui la sezione evangelica si chiude con Ges\u00f9 che accarezza e abbraccia i bambini: una scena realistica. Al suo interno \u00e8 stato inserito invece un detto metaforico sul diventare come bambini per entrare nel Regno; il che significa accoglierlo come un dono, rinunciando al prestigio, alla potenza e alla sicurezza, rinnovandosi completamente nella sua attesa, cio\u00e8 \u201ccrescendo\u201d (i bambini crescono).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">***<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong>APPENDICE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sulla morale ebraica e sulla prima citazione della Genesi (1,27)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco 10,11 cos\u00ec suona: \u00abChi ripudia la propria moglie e ne sposa un&#8217;altra, commette adulterio <em>contro di lei<\/em>\u00bb [o rispetto a <em>quella<\/em>, cio\u00e8 la prima moglie]. Per l&#8217;uomo non si dava, non poteva esserci alcun adulterio nei confronti della propria moglie nel giudaismo antico e intermedio. Ossia il marito poteva prendersi tutte le sue libert\u00e0 andando con donne libere, anche prostitute, poich\u00e9 il rapporto con le prostitute non era considerato peccato; ovviamente non poteva andare con donne sposate, perch\u00e9 costituiva pure una violazione del settimo e nono comandamento (non rubare, e non desiderare la donna d&#8217;altri). Ma qualora fosse successo, era s\u00ec adulterio (violazione del sesto comandamento), ma nei confronti del matrimonio della donna sposata, non della propria moglie. Per questo la precisazione \u201ccontro di lei\u201d (prima moglie) \u00e8 una svolta sacrosanta contro il maschilismo giudaico; tuttavia gi\u00e0 nel giudaismo pi\u00f9 recente, vicino all&#8217;epoca di Ges\u00f9, si andava facendo strada la preoccupazione di estendere anche all&#8217;uomo il dovere della fedelt\u00e0. Quindi per i giudeo-cristiani non \u00e8 stato difficile accettarne la piena applicazione anche al marito: ma l&#8217;accento non \u00e8 posto sulla rottura di un contratto o di un vincolo indissolubile, bens\u00ec sull&#8217;infedelt\u00e0. D&#8217;altronde come potrebbe esserci una legge \u201cnon negoziabile\u201d nell&#8217;unico vangelo in cui non ricorre mai la parola \u201clegge\u201d (<em>nomos<\/em>)! Si intende altres\u00ec sottolineare che il nuovo matrimonio rende irrevocabile la separazione quanto al primo, poich\u00e9 nel diritto poligamico (anche giudaico) un secondo matrimonio non scioglieva il primo (Pesch, p. 196s).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguiamo ora Carlo Enzo e Luigi Nason nei loro due articoli su <em>Servitium<\/em> III 228 (2016), curato da Maria Cristina Bartolomei. Ges\u00f9 nella prima citazione riporta solo il finale di Genesi 1,27 che provvisoriamente traduciamo interamente in maniera tradizionale: \u00abDio cre\u00f2(<em>bara&#8217;<\/em>)l&#8217;uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo cre\u00f2 (<em>bara&#8217;<\/em>)<em>, maschio e femmina li cre\u00f2 <\/em>(<em>bara&#8217;<\/em>)<em>\u00bb <\/em>[si noti il triplice <em>bara&#8217;<\/em>, ma soprattutto non andrebbe tradotto con \u201cmaschio e femmina\u201d, bens\u00ec con \u00abmaschile e femminile li cre\u00f2\u00bb, come nella traduzione dei LXX <em>arsen<\/em> <em>kai<\/em> <em>th<\/em><em>\u00ea<\/em><em>lu<\/em>, sia qui che in Gen 5,2: potrebbe essere (anche) questo il passo citato da Ges\u00f9].Carlo Enzo afferma nella sua audacia: \u00abDico \u201ccreazione\u201d, ma dovrei dire \u201cprogetto\u201d; infatti la voce verbale <em>bara&#8217;<\/em> non significa, come si crede comunemente, inventare una cosa nuova e farla, ma soltanto pensarla e progettarla&#8230;\u00bb (p. 57): quindi <em>originariamente<\/em> non una realizzazione secca, in cui si cade inevitabilmente nel creazionismo. Si tratta di ideare secondo una logica creativa: possiamo considerare i nostri due (o tre) passi della Genesi (citati da Ges\u00f9) una spiegazione eziologica della potente attrazione fra i sessi, e la causa \u00e8 Dio col suo <em>progetto<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo a che fare con un processo, se non evoluzionistico in senso moderno, comunque dinamico e progressivo che culmina nell&#8217;ultima opera, cio\u00e8 l&#8217;Umano, che costituisce il fine ultimo della creazione. Ci\u00f2 si sposa bene col verbo \u201cdire\u201d (prevalente in Gen 1, la cosiddetta creazione attraverso la parola), quale esplicitazione del piano-progetto divino; il che \u201cmiracolosamente\u201d si trova in sintonia con la nostra teoria dell&#8217;evoluzione. Di conseguenza si potrebbe anche tradurre il nostro versetto \u00abDio progett\u00f2 l&#8217;uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo progett\u00f2, maschile e femminile li progett\u00f2\u00bb: ossia un disegno progettuale di Dio, e non un fare\/formare immediato. Si intravvede una certa predilezione di P (la tradizione sacerdotale) per <em>bara&#8217;,<\/em> poich\u00e9si trova, oltre che per ben tre volte nel nostro passo conferendo importanza all&#8217;umanit\u00e0, all&#8217;<em>inizio<\/em> in Gen 1,1 (che \u00e8 praticamente il <em>titolo<\/em> del racconto sacerdotale: \u00abDio progett\u00f2 il cielo e la terra\u00bb), e alla <em>fine<\/em> in 2,4a (\u00abqueste sono le <em>toledoth, le generazioni<\/em> del cielo e della terra quando vennero progettati\u00bb). Le lunghe genealogie in Gen 1-11 non sono ingenue, anzi semmai sono pi\u00f9 in linea con la teoria evoluzionistica, in cui le nuove specie si formano per generazione modificata da quelle pi\u00f9 ancestrali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un caso che ci sia l&#8217;aspetto dinamico e progressivo del \u201cverso <em>una<\/em> carne\u201d: Westermann traduce infatti pi\u00f9 volte dall&#8217;ebraico in tedesco con \u00abzu <em>einem<\/em> Fleisch\u00bb col solo articolo indefinito in dativo retto dalla preposizione <em>zu<\/em> (verso, a), senza il \u201csola\u201d, senza <em>allein<\/em>, <em>einzig<\/em> e simili, anche per evitare l&#8217;aspetto fusionale. Sia in ebraico che in greco, come gi\u00e0 detto, manca l&#8217;articolo indefinito (un, uno, una), per cui l&#8217;indeterminazione viene espressa in genere omettendo l&#8217;articolo determinativo; come \u00abIl Signore Dio piant\u00f2 giardino in Eden\u00bb in Gen 2,8, ovviamente tradotto con \u00abun giardino\u00bb. Ad es. soprattutto nel quarto vangelo leggiamo parecchie volte \u00ab(una) vita eterna\u00bb, che in genere viene tradotto solo con \u00abvita eterna\u00bb (senza l&#8217;articolo indefinito). Sorprende la dinamica del \u00abverso a&#8230;\u00bb: potremmo renderla nel nostro linguaggio moderno, prendendo spunto da Qumran (I Qs 3,8s) in cui si dice \u00abanima e carne\u00bb, cio\u00e8 la coppia, staccandosi dai genitori, diventer\u00e0 \u00abanima e corpo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale aspetto dinamico (ed evolutivo?) c&#8217;\u00e8 pure per la costola in 2,22: la traduzione consueta \u00abIl Signore Dio plasm\u00f2 con la costola, che aveva tolta all&#8217;uomo, una donna\u00bb non \u00e8 esatta. Il testo greco (e pure nell&#8217;ebraico, in cui vi \u00e8 una preposizione finale con <em>suffisso<\/em>, cosa rara secondo Westermann 253) dice: \u00abplasm\u00f2 la costola, che aveva tolta all&#8217;uomo, <em>eis<\/em> <em>gunaika<\/em>, verso (una) donna\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il centro del vangelo odierno (Mc 10,6-9) \u00e8 la citazione che Ges\u00f9 fa della Genesi, un detto originario, autonomo e indipendente dal contesto precedente e seguente, poich\u00e9 esso concerne (detto subito a chiare lettere), sia in Genesi che in Ges\u00f9, l&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna ma non il matrimonio! (cfr. pi\u00f9 avanti). 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