{"id":2793,"date":"2024-11-18T08:00:00","date_gmt":"2024-11-18T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2793"},"modified":"2024-11-10T17:22:03","modified_gmt":"2024-11-10T16:22:03","slug":"di-quanto-teatro-abbiamo-bisogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/di-quanto-teatro-abbiamo-bisogno\/","title":{"rendered":"Di quanto teatro abbiamo bisogno?"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Registro di classe 23-24 \/ 5<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>24 aprile<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nessun assente<\/strong>. Faccio una verifica di storia in seconda su parecchie lezioni, pi\u00f9 di 100 pagine: siccome sono bravini, voglio abituarli anche a studiare parti pi\u00f9 consistenti di programma. Nel triennio ne faranno tesoro. Se fosse un altro tipo di classe, certo non proporrei una verifica in un\u2019ora con 24 domande! Il giorno della verifica non c\u2019\u00e8 un assente. Non uno. Non c\u00e0pita in tutte le classi purtroppo. \u00c8 anche (non solo) per questo che adoro questa classe, indipendentemente dai voti, ovviamente. Che comunque non sono bassi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>28 aprile<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Essere scrutati<\/strong>. Vado a vedere a teatro con gli allievi <em>La vita che ti diedi<\/em> di Pirandello. Non \u00e8 tra i titoli. Non dovrei mai farlo, e invece succede spesso: non do neanche una rapida scorsa alla trama. Scopro qualcosa nel foglio di sala: \u00abuna madre sopravvive alla morte del figlio affermando che non \u00e8 morto. O, pi\u00f9 esattamente, fingendo che sia ancora vivo. \u00abPirandello fa vacillare le nostre certezze, i nostri preconcetti: malgrado sappia che la realt\u00e0 finir\u00e0 per mettere fine all\u2019illusione, ci fa capire quanto abbiamo bisogno di illusioni \u2013 ma di illusioni coscienti e non delle menzogne che ci raccontiamo \u2013 per restare in piedi\u00bb. Lo spettacolo non pu\u00f2 lasciarti indifferente. Accanto a me, a sinistra, c\u2019\u00e8 Paolo, non \u00e8 un mio allievo, ma ormai lo conosco abbastanza bene, non \u00e8 la prima volta che viene a teatro o partecipa ad altre iniziative. Mi accorgo man mano che procede lo spettacolo che \u00e8 irrequieto. Cambia continuamente di posizione. No, non \u00e8 solo colpa delle sedie. Ogni tanto il nostro sguardo si incrocia come per una intesa, perch\u00e9 cominciato a capire. Non \u00e8 da tanto che mi ha raccontato la perdita di suo padre, tra la prima e la seconda superiore, poco pi\u00f9 di due anni fa. Non c\u2019\u00e8 bisogno di chiederglielo: \u00e8 senz\u2019altro cos\u00ec, non pu\u00f2 che essere cos\u00ec. Deve essere molto dura per lui essere scrutato cos\u00ec da quella messinscena cos\u00ec delicata ma anche crudele, peraltro davvero bella, di St\u00e9phane Braunschweig, regista parigino. Alla sinistra di Paolo c\u2019\u00e8 un suo compagno, che per fortuna non si accorge di nulla. Io ero quasi mortificato. Gli vorrei chiedere scusa. Non lo faccio perch\u00e9 siamo in un gruppo. Di quanto teatro abbiamo bisogno per affrontare la vita? Se porto ancora i ragazzi a teatro, quando sarebbe tanto pi\u00f9 comodo andarci da solo (quante volte lo penso\u2026), \u00e8 anche per questo. C\u2019\u00e8 conoscenza attraverso la sofferenza, come dice Eschilo? Non ne sono sicuro. Spero che Paolo non abbia sofferto troppo. Uscendo abbozza, ha detto che la messinscena gli \u00e8 piaciuta molto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>6 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pura polpa<\/strong>. Per compilare il programma svolto in quinta, cerco quello fatto due anni fa, con l\u2019ultima classe che ho portato all\u2019esame: tanto avevano lo stesso libro. Copio, incollo e poi modifico. Confronto il programma svolto quando eravamo in dad e facevamo lezione con meet e quello fatto adesso\u2026 Non ci sono grandi cambiamenti, io sono lento \u2012 lo so. Ma il paradosso \u00e8 che, di fatto, durante la dad io ho fatto di pi\u00f9! E dire che abbiamo pure \u201cperso\u201d alcune settimane iniziali dopo Carnevale del 2020 per motivi tecnici\u2026 Mi chiedo il perch\u00e9: non dovrebbe essere il contrario?! Pensandoci e ripensandoci mi si chiarisce tutto: semplicemente perch\u00e9 nella dad nessuno ti interrompe! La dad, spesso, anche se non sempre, era una lezione-monologo su un dato tema, durante la quale nessuno ti interrompeva. Anzitutto: non eravamo tenuti a compilare il registro (in certe scuole s\u00ec, noi no), che volente o nolente porta via qualche minuto (dal controllo di chi c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8, a chi \u00e8 uscito in anticipo, entrato in posticipo, fuori aula per attivit\u00e0 scolastiche, fuori aula ma rientrato! per non parlare della prima ora\u2026). E poi non c\u2019era il bidello che a volte spalanca la porta come se a casa tua fosse morto qualcuno, non c\u2019era quello che vuole andare in bagno, non c\u2019era non il collega che deve prendere le adesioni per organizzare l\u2019uscita, non c\u2019era quello che raccoglie i soldi per l\u2019annuario (ma ripassa domani perch\u00e9 manca ancora x e y), non c\u2019era il falso allarme incendio (che come niente ti spazza via pi\u00f9 di mezza lezione e ringrazia che non avevi il compito, se no lo dovevi rifare da capo, cambiando domande!), non c\u2019era la vicepresidenza che ti fa chiamare (mentre hai lezione!), non c\u2019era la compagna della classe vicina che viene a chiedere se qualcuno ha un vocabolario o una calcolatrice\u2026 I ragazzi non si disturbavano, non erano rumorosi (anzi a volte\u2026 dubitavo perfino che ci fossero!), non si stuzzicavano. Insomma le lezioni venivano fuori belle &#8220;filate&#8221;. E soprattutto: c\u2019era la sospensione di tutte le attivit\u00e0 che non fossero di docenza: niente alternanza scuola lavoro, niente conferenze, niente incontri, niente teatro in lingua, niente cineforum, niente di niente: solo e sempre scuola. Perch\u00e9 a scuola si pu\u00f2 aggiungere quel che si vuole senza rinunciare a niente. Togliamo le ore per il Pcto, togliamo un&#8217;ora alla settimana per l&#8217;orientamento, aggiungiamo educazione civica, magari anche quella affettiva (come hanno proposto dopo l\u2019omicidio di Giulia Cecchettin), aggiungiamo quello, mettiamo quell&#8217;altro, per\u00f2, se poi non fai tutto e bene\u2026 la colpa \u00e8 tua!<\/p>\n\n\n\n<p>Riuscivi a fare pi\u00f9 cose perch\u00e9 il tempo a tua disposizione lo usavi tutto per fare lezione. Viene per converso da riflettere su quanto tempo occupano tutta una serie di attivit\u00e0 (dalla banale richiesta di andare in bagno \u2012 o al bar? \u2012 non nel cambio lezione a richieste pi\u00f9 strutturate e\/o pertinenti) che tolgono parecchio tempo all\u2019ora di lezione (che non \u00e8 un\u2019ora ma 55 e in qualche caso 50 minuti). Tanto che a volte si potrebbe dire, parafrasando una celebre definizione, che la lezione \u00e8 quello che sta in mezzo tra un\u2019interruzione e l\u2019altra (intervalli veri e propri esclusi, beninteso: sacrosanti). Era \u00abscuola\u00bb quella in dad? Ma oltre che didattica a distanza c\u2019\u00e8 anche stato apprendimento a distanza (aad?)? Forse s\u00ec, ma anche se interrotta preferisco pur sempre la scuola dal vivo, in carne e ossa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>8 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi ricorda<\/strong>. Quando devi fare il punto sul programma svolto, o peggio quando devi mettere in fila tutte le attivit\u00e0 para ed extrascolastiche svolte in un triennio per il Documento del 15 maggio\u2026 non puoi far altro che rivolgermi agli allievi. Non sono preciso, non prendo nota di volta in volta. Ma per fortuna c\u2019\u00e8 chi ricorda. Forse non \u00e8 canonico telefonare a un allievo, ma tanto siamo alla fine della corsa, a un mese dall\u2019Esame, e non mi pare ci sia nulla di male. Giuseppe \u00e8 un allievo diligente, uno che c\u2019\u00e8 sempre, che ha sempre fatto tutto quel che c\u2019era da fare. Sono sicuro che mi aiuter\u00e0. E cos\u00ec, gi\u00e0 parecchio innervosito e ansioso (finir\u00f2 in tempo questo maledetto documento?!), lo chiamo. Gli leggo quel che ricordo io. Insieme appuntiamo altre cose che non ricordavo. Poi nelle ore successive sia a me che a lui vengono in mente altre attivit\u00e0. Quante cose belle abbiamo fatto in 3 anni! C\u2019\u00e8 tanta vita, tanto entusiasmo dietro molte di quelle attivit\u00e0. E soprattutto un\u2019amicizia con il collega di storia e filosofia che solo un\u2019altra volta mi era capitato di sperimentare. Insieme si fanno tante pi\u00f9 cose, anche perch\u00e9 vengono pi\u00f9 idee. Che cosa rimarr\u00e0 di tutto questo? Chiss\u00e0. \u00c8 gi\u00e0 bello sapere che c\u2019\u00e8 chi ricorda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>13 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riconoscimento<\/strong>. Uscito dalla metro vedo Giuseppe, in bici. Lo riconosco da lontano. Ci salutiamo calorosamente, lui \u00e8 con un\u2019altra animatrice che conosco, anche se non ho lavorato tanto con lei quanto con lui. Io e Giuseppe, pi\u00f9 di 10 anni fa, abbiamo condiviso molti campi estivi in montagna, specialmente di minori stranieri non accompagnati\u2026 Lui era pi\u00f9 giovane di me, non aveva ancora i capelli brizzolati come adesso. Qualche volte la sua indulgenza mi aveva dato fastidio: ma \u00e8 un animatore incredibilmente capace. All\u2019epoca ero molto impegnato coi minori stranieri, la scuola forse mi prendeva di meno. O forse avevo pi\u00f9 energie, a volte ci penso e non capisco come facessi. Ho imparato molto da quelle esperienze, anzi: tutto. Anche perch\u00e9 comunque ci formavamo, e come ci formavamo! (A scuola, a parte tutti questi corsi sulle piattaforme, quali profondi contenuti, anche metodologici, mi ha dato in questi anni? Me lo chiedo spesso\u2026) Non ho potuto trattenere un moto di nostalgia: quel lavoro libero di animazione, pi\u00f9 informale, pi\u00f9 \u201cbasso\u201d, quasi di strada (da l\u00ec venivano a volte i nostri ragazzi\u2026) non mi dispiaceva. Torno a casa e gli scrivo: \u00abAppena ti ho visto sono immediatamente tornato indietro di qualche lustro&#8230; Forse non siamo cambiati tanto&#8230; A distanza rimane tutto. Ti assicuro. L\u2019esperienza condivisa rimane interiorizzata\u00bb. Mi risponde quasi subito: \u00abHai perfettamente ragione! Ho impresse nel dna, prima ancora che nei ricordi, immagini e sensazioni delle esperienze di quegli anni. E incontrarti, anche a distanza di anni, mi riporta alla stessa familiarit\u00e0 e vicinanza di allora. Esattamente come se fosse ieri\u00bb. Nulla unisce cos\u00ec tanto come il lavoro, e in particolare il lavoro con le persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>30 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La palestra come capolavoro<\/strong>. \u00c8 tutto un pullulare di mail, di ansie, di avvisi per compilare questo nuovo portfolio dell\u2019Orientamento. A cosa servir\u00e0? Presumibilmente a niente. L\u2019idea del capolavoro potrebbe venire forse dalla prassi di una scuola in cui aveva senso, forse, la scuola professionale. Ricordo un amico di poco pi\u00f9 vecchio di me, perito tecnico, che come capolavoro di lima aveva prodotto un paio di tenaglie di cui andava orgoglioso. Ma sono d\u2019accordo con Roberto Contu, un insegnante di Perugia: \u00abDietro l\u2019idea del \u201ccapolavoro\u201d del quinto anno c\u2019\u00e8 l\u2019idea brutta che l\u2019eccezionalit\u00e0 sia il traguardo, la meraviglia il fine, l\u2019attimo di gloria l\u2019unico senso possibile. C\u2019\u00e8 dietro un\u2019idea di scuola come eccezione, dell\u2019insegnante in tv che stupisce come modello virtuoso e che grigiore gli altri della mattina, dei venti secondi che emozionano come illuminazione e di contro quella della formazione lenta e quotidiana, s\u00ec, anche faticosa, che \u00e8 il vecchio, il passato, la morte della creativit\u00e0 e del futuro. Ma i possibili danni che si annidano in questa deriva sono presenti nella mente anzitutto degli studenti e delle studentesse, prima ancora che degli adulti. Alla domanda sul capolavoro in classe, con i miei studenti e le mie studentesse, alla fine abbiamo convenuto che il nostro capolavoro di quest\u2019anno sta semplicemente nel documento del 15 maggio, s\u00ec in quel faldone dove ci sono scritti dentro i cinque anni, dove ci sono scritti dentro i programmi svolti nell\u2019ultimo anno, dove c\u2019\u00e8 scritto cosa abbiamo fatto a scuola, non cosa abbiamo scimmiottato della scuola\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le colleghe che fanno orientamento (ce ne sono di pi\u00f9 capaci e di meno) quando ho condiviso il pensiero qui sopra si sono risentite, ma io non cambio idea. Una mi racconta che \u00e8 rimasta stupita dal vedere quanti allievi indichino come capolavoro esperienze formative al di fuori della scuola. Su questo dovremmo riflettere, mi dice, e sono d\u2019accordo. Senza arrivare per\u00f2 a quel mio allievo che come capolavoro inserir\u00e0: la palestra. No, non fa niente di particolare in palestra. Frequenta una normalissima palestra facendo pesi e altri esercizi. Io quando l\u2019ho saputo avrei voluto sprofondare: con tutto quel che abbiamo fatto! Eppure per lui l\u2019esperienza pi\u00f9 formativa \u00e8 andare in palestra. Buon per lui. Ma io, perch\u00e9 affaticarmi tanto?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Foto: https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/cartellone\/la-vita-che-ti-diedi-9-28-apr-2024\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Registro di classe 23-24 \/ 5 24 aprile Nessun assente. Faccio una verifica di storia in seconda su parecchie lezioni, pi\u00f9 di 100 pagine: siccome sono bravini, voglio abituarli anche a studiare parti pi\u00f9 consistenti di programma. Nel triennio ne faranno tesoro. 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