{"id":2862,"date":"2025-01-08T08:00:00","date_gmt":"2025-01-08T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2862"},"modified":"2025-01-14T19:28:32","modified_gmt":"2025-01-14T18:28:32","slug":"sgamare-stanca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/sgamare-stanca\/","title":{"rendered":"Sgamare stanca"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Registro di classe 23-24 \/ 7<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>22 marzo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La morte in faccia<\/strong>. Il bello dei corsi di recupero (in questo caso di latino) \u00e8 che ti danno gli allievi pi\u00f9 scarsi, ma se poi il \u201cgioco\u201d funziona oltre a imparare un po\u2019 di latino a volte nel piccolo gruppo si crea un bel rapporto, diverso da quello in classe. Finite le poche lezioni (quanto servono 4 lezioni da un\u2019ora e mezzo? \u2212 me lo chiedo e non sono reticente coi ragazzi\u2026), ci fermiamo a fare due chiacchiere: gi\u00e0 questa \u00e8 una soddisfazione. Fuori dal cancello parliamo di tutto, anche di latino, ma non principalmente di questo. Del resto, se le lezioni sono poche, forse l\u2019unica \u00e8 giocare sulla motivazione, oltre che sul metodo. Il gruppetto si scioglie, ma un ragazzo, Mario, alla fine della lunga chiacchierata arriva a parlare di s\u00e9. Si parte sempre dalle stesse (mie) domande: perch\u00e9 non studi di pi\u00f9? o meglio? che cosa ti piacerebbe fare nella vita? che fai oltre alla scuola? \u00c8 per questo che Mario mi racconta, giustamente orgoglioso, che fa il volontario della Croce Rossa. Ho sempre ammirato e invidiato gli amici e anche gli allievi che si dedicano a questo tipo di volontariato \u2013 forse perch\u00e9 non so se io ce la farei. La domenica prima la sua ambulanza era stata chiamata sul lungo Po, per un intervento. Un uomo di 50 anni, cercando di scattare una foto aveva perso l&#8217;equilibrio ed era scivolato in acqua all&#8217;altezza dei Murazzi. Nel tentativo di salvarlo, un giovane di origine straniera si era gettato in acqua, senza riuscire ad afferrarlo. Il gruppo di Mario era stato chiamato per \u201csalvare\u201d questo giovane, poco pi\u00f9 vecchio di lui, e lui si era immerso in acqua per recuperarlo. Missione compiuta, con un certo coraggio. La notizia era anche sul giornale, ma io non l\u2019avevo vista. Da come raccontava i fatti era evidente come tutto questo fosse per lui quasi una cosa normale: morte, tentativo di salvare, recupero&#8230; Lui insisteva a dire che non c\u2019\u00e8 nulla di particolarmente altruistico nella scelta di fare il volontario. Che se pu\u00f2 dare una mano lo fa volentieri, ma non c\u2019\u00e8 nessun eroismo. Ero curioso di capire da dove nasceva tutta questa passione in un ragazzo cos\u00ec giovane\u2026 Ed \u00e8 qui che \u00e8 venuto fuori un racconto che non dimenticher\u00f2. C\u2019\u00e8 uno sport che credo si chiami <em>downhill<\/em>, che consiste nel buttarsi gi\u00f9 da sentieri di montagna con la mountain bike. Mario \u00e8 un ragazzo sportivo, e i suoi modi da fare, per quanto garbati, non sono quelli di un intellettuale da caff\u00e8. In terza media, in una di queste gare, il suo migliore amico davanti a lui in bici si \u00e8 stampato sull\u2019albero che ha trovato davanti (presumibilmente per una manovra sbagliata). Nessuna agonia: la morte immediata. Immagino, con fatica, che cosa voglia dire per un 14enne, una esperienza del genere. Non ce la faccio, perch\u00e9 sono un fifone, non mi cimenterei mai con uno di questi sport estremi. Ma ci provo lo stesso. Me lo faccio raccontare bene, con calma. Non voglio insistere troppo su questa ipotesi da psicologo da strapazzo che ogni tanto pretendo di essere, ma ho come l\u2019impressione che il suo impegno convinto nella Croce Rossa abbia qualcosa da fare proprio con quell\u2019incontro a faccia a faccia con la morte di qualche anno prima. Insegno latino, ma alla fine imparo sempre qualcosa di nuovo sull\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>15 aprile<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esperimento con il chatbot<\/strong>. Ho mandato a quattro amici degli svolgimenti di una traccia di tipologia C, il vecchio classico tema, che parte da una breve citazione di Umberto Eco sulla &#8220;costruzione del nemico&#8221;. La sfida era di indicare lo svolgimento non scritto da un umano. Infatti su quattro svolgimenti, due erano sicuramente scritti dagli allievi (il \u201ctema\u201d era stato svolto in laboratorio di informatica), uno era sospetto, e uno lo avevo fatto scrivere io dalla AI. L\u2019idea mi \u00e8 nata dal fatto che uno dei &#8220;temi&#8221; che stavo correggendo mi era sembrato troppo ben scritto per essere vero, e, dopo aver controllato che non derivava da nessun materiale presente in rete, non poteva \u2013 secondo me \u2013 che essere stato fatto con l\u2019aiuto di ChatGPT (o simili). Volevo vedere se in qualche modo i miei amici confermavano i miei sospetti. La condizione era che io non avessi \u201ccorretto\u201d nulla, per non contaminare le prove. In realt\u00e0 io avevo detto una verit\u00e0 parziale: avevo parlato di tre temi umani, e uno artificiale. Ma la ricerca ha dato esiti imprevisti. Un amico ha giustamente osservato che le storture e sporcature sintattiche e lessicali, le contorsioni ecc. rendono inequivocabile la scrittura umana. \u00c8 l\u00ec che si annida il &#8220;contenuto umano&#8221; che cerca col pensiero e il linguaggio di esprimersi, non nei contenuti generali che sia noi che la macchina possiamo elaborare. Idem per l&#8217;ortografia. Inoltre siccome sono spesso gli studenti scarsi o medi che cercano scappatoie, diventa ancora pi\u00f9 evidente quando non \u00e8 loro, per via della differenza tra la loro produzione e i testi \u201cartificiali\u201d: ma nel mio caso i sospetti erano su una allieva piuttosto brava. Infine il mio amico concludeva che l&#8217;intelligenza artificiale ci costringer\u00e0 a rivedere varie attivit\u00e0 come ricerche a casa, compiti &#8220;autentici&#8221; e autonomia dello studente. Interrogare: sanno parafrasare? sanno commentare un testo? sanno dirti quel che c&#8217;\u00e8 scritto sulla parte teorica del manuale? Questo lo fai in classe e non possono imbrogliare. Non sono del tutto d\u2019accordo. Sono invece d&#8217;accordo che il luogo della disfatta \u00e8 il latino. Gi\u00e0 prima dell&#8217;AI potevano non esercitarsi mai. Per\u00f2 poi prendono 3 quando devono tradurre in classe, nel compito. Giocare fin dall&#8217;inizio a carte scoperte: in rete trovate tutte le versioni, Google Translate traduce benino, ma poi in classe se non vi esercitate ve ne accorgerete. Costa fatica perch\u00e9 qualcuno ci prova comunque. Ma, appunto, poi fallisce. Queste osservazioni acute e sensate secondo me andrebbero ponderate insieme ad altre, e fatte oggetto di discussione da un gruppo di docenti che voglia mettersi in gioco. Non \u00e8 il caso della mia scuola, in cui si oscilla tra chi ti guarda smarrito quando parli di AI perch\u00e9 sa vagamente che esistono cose tipo ChatGpt e altri che hanno ben altro (a loro dire) a cui pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 andato a finire l\u2019esperimento? Il tema che ho fatto fare io alla AI non \u00e8 stato preso in considerazione da nessuno dei 4 amici, mentre tutti hanno indicato come scritto con AI quello che io sospettavo, confortandomi nel giudizio. A questo punto per\u00f2 i miei dubbi, invece di diminuire, aumentano: com\u2019\u00e8 possibile che un tema sicuramente \u201cartefatto\u201d non sia stato riconosciuto? Non varr\u00e0 anche il reciproco, e cio\u00e8 che se non viene riconosciuto come \u201cartefatto\u201d un tema sicuramente \u201cartefatto\u201d, ci sia un buon margine di errore anche nell\u2019escludere che il tema sospetto sia stato fatto da mano umana? Insomma: esiste l\u2019\u00aboltre ogni ragionevole dubbio\u00bb? L&#8217;allieva in un colloquio, che per me \u00e8 stato molto imbarazzante, ha negato decisamente di aver usato l\u2019AI, argomentando che non c\u2019era motivo per aver usato l\u2019AI visto che deve prepararsi all&#8217;esame. Motivazione debole, ma arguta. In realt\u00e0 ho riletto con il microscopio lo svolgimento e qualcuna di quelle fratture di cui parlava il mio amico ci sono, quindi non posso escludere in scienza e coscienza che lo abbia scritto lei \u2013 che appunto non \u00e8 la peggiore tra le allieve. Le dar\u00f2 probabilmente 9. E se anche la mia allieva avesse \u201ccopiato\u201d (ma il termine \u00e8 inadeguato) avr\u00e0 pur sempre dimostrato, secondo le pi\u00f9 aggiornate teorie sulle competenze, di essere in grado di risolvere i problemi arrangiandosi e negando sempre: senza ogni ragionevole dubbio una delle soft skill necessarie per sopravvivere nella vita adulta!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>27 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Occhi e orecchie aperte<\/strong>. Grazie al progetto \u00abQuotidiano in classe\u00bb dell\u2019Osservatorio Giovani-Editori di Firenze, che fa arrivare i quotidiani gratuitamente alle scuole, il percorso sui quotidiani \u00e8 cominciato due anni fa, in prima, ricevendo in classe il \u00abCorriere della Sera\u00bb. Io glielo srotolavo davanti agli occhi per far loro vedere come \u00e8 fatto un giornale. Un oggetto quasi sconosciuto ai pi\u00f9. Abbiamo cominciato osservando la copertina, studiando come \u00e8 fatta (apertura, titoli, infografica, fotonotizia, tagli, commenti vs fatti ecc.), facendo particolare attenzione quando si parlava dei paesi che corrispondevano a quelli che studiavamo sul libro di storia\u2026 Qualche volta abbiamo cercato informazioni in rete, a volte li ho aiutati io.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi in seconda ci hanno proposto un progetto particolare, \u00abInsieme facciamo la differenza\u00bb, centrato sul rapporto tra informazione e migrazioni, e poco per volta ci siamo focalizzati sul tema \u2212 ma sempre senza tralasciare i fatti importanti della giornata, le notizie del giorno. Il gioco che facevo quasi sempre il marted\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 il giorno in cui avevo la prima ora e ricevevamo il giornale, era fare la domanda: \u00abChe cosa c\u2019\u00e8 sulla prima pagina del giornale oggi, secondo voi? Quali sono le notizie pi\u00f9 importanti di ieri?\u00bb. E davanti alle loro facce imbarazzate replicavo, calcando un po\u2019 la voce: \u00abMa come fate a interessarvi agli egizi, ai micenei o ai romani, se non ve ne importa nulla di quello che succede oltre il vostro ombelico? Possibile che vi interessino pi\u00f9 gli antichi persiani di quello che sta succedendo in Ucraina?\u00bb. Era una provocazione, ovviamente. Ma molti hanno capito che, almeno per non fare brutta figura, conveniva il giorno prima della lezione di storia dare uno sguardo a un giornale in rete o su instagram: cos\u00ec potevamo rispondere alla fatidica domanda. E quando nessuno sapeva rispondere (tranne un allievo molto bravo in storia, guarda caso\u2026), a volte mi arrabbiavo (o facevo finta\u2026)! Dopo aver cominciato ad avere un po\u2019 di confidenza con la prima pagina, ci siamo fatti coraggio e abbiamo sfogliato il giornale per andare nelle pagine interne\u2026 Infatti le informazioni sulle migrazioni spesso non si trovano nella prima pagina (anche se \u00e8 un tema che suscita molte discussioni politiche). Abbiamo imparato a leggere tra le righe, come nel caso degli articoli che abbiamo esaminato sulla esternalizzazione in Albania e sul valore demografico ed economico dei flussi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando dopo il 7 ottobre 2023 \u00e8 successo quel che \u00e8 successo in Israele, abbiamo fermato tutto e ci siamo messi ad approfondire un po\u2019 la storia del conflitto israelo-palestinese, perch\u00e9 potessero capire qualcosa delle notizie che sentivano in televisione. (E poi, immancabile, c\u2019\u00e8 stata la verifica!). Dopo Natale, con calma, tra le mille attivit\u00e0 che si svolgono a scuola (tra cui le lezioni) man mano abbiamo ripreso in mano i giornali, anche se il tempo dedicato al tema delle migrazioni si \u00e8 un po\u2019 assottigliato. In compenso abbiamo incontrato a scuola dei veri e propri giornalisti che ci hanno raccontato come funziona una redazione, o come bisogna leggere criticamente il modo in cui i giornali parlano di migrazioni. Abbiamo anche imparato aspetti pi\u00f9 tecnici come la titolazione, o la struttura di un articolo, schedando alcuni articoli sul nostro tema. Dopo Pasqua, infine, abbiamo scelto tra una rosa di associazioni quella in cui andare a osservare da vicino i temi di cui avevano letto sulla carta. A noi \u00e8 capitato l\u2019Ufficio pastorale dei migranti, vicino al Cottolengo, che fa un sacco di attivit\u00e0 di cui non avevamo neanche idea.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma\u2026 la classe ha imparato che bisogna studiare il presente e il passato, fare del presente una specie di laboratorio, e diventare competenti in tutti e due gli ambiti! Ma non solo il passato \u00e8 incomprensibile senza il presente, ma anche il contrario: il presente \u00e8 incomprensibile senza il passato! Prendiamo le migrazioni, per esempio. Tutta la storia che si studia nei primi due anni in fondo \u00e8 una storia di migrazioni: dalla diffusione degli ominidi dall\u2019Africa all\u2019Europa, fino alle (cosiddette) invasioni barbariche o alla islamizzazione dell\u2019Africa e della penisola iberica. Quindi le migrazioni di oggi e quelle di ieri vanno analizzate sullo sfondo di una storia in cui gli uomini si sono sempre spostati nel mondo!<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni miei allievi di quinta l\u20198 e il 9 giugno voteranno per le Elezioni europee. Sui giornali e in tv sentono parlare pochissimo di Europa\u2026 Ma se toccasse a questi secondini? Tra qualche anno toccher\u00e0 a loro. Forse saranno meno sguarniti\u2026 chi lo sa. Certo, se nessuno li aiuta a decifrare il presente, da soli si sentiranno perduti. Questo lavoro li ha aiutati un po\u2019 a prendere contatto coi giornali, a leggerli o almeno a sfogliarli, a familiarizzare con alcune parole e temi dell\u2019attualit\u00e0, ma soprattutto ad aprirsi un po\u2019 a un mondo pi\u00f9 grande del giro di amici, del quartiere o paese\u2026 Certo, la strada da fare \u00e8 ancora tanta\u2026 Ma auguro loro di tenere occhi e orecchie aperti, sul tema delle migrazioni come sugli altri temi. Come hanno dimostrato presentando in autonomia ai giornalisti che erano venuti a incontrarci il frutto di questo lavoro in un power point \u2013 mentre io ero impegnato con una quinta a seguire uno spettacolo di Pirandello. Mi hanno riferito che se la sono cavata bene. Io speriamo che se la cavano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>8 luglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se la vittima ha torto<\/strong>. Dopo l\u2019esame di maturit\u00e0 in cui \u00e8 stato promosso, ricevo da Filippo, un allievo dislessico, questo messaggio tramite Whatsapp: \u00abGentile Professore, mi scuso per il disturbo, ma sento la necessit\u00e0 di condividere con lei un&#8217;esperienza (almeno in parte, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 tanto da dire) molto dolorosa che ho vissuto quest&#8217;anno a scuola. Mi creda, il mio intento non \u00e8 n\u00e9 insultarla n\u00e9 esprimere disprezzo nei suoi confronti. Non sono quel tipo di persona, e spero che questo sia chiaro. Tuttavia, alcune persone in classe hanno mostrato atteggiamenti molto diversi. Ci\u00f2 che mi ha ferito profondamente quest\u2019anno \u00e8 stato il sentirmi preso di mira non solo dai miei compagni, ma anche da lei. Per nove lunghi mesi ho subito insulti e disprezzo senza alcuna ragione, attacchi alla mia persona, alla mia etnia, alla mia religione e persino alla mia dislessia. Un ambiente del genere non dovrebbe esistere in classe. Mi sono trovato con dieci persone contro di me, che mi hanno bullizzato e umiliato sotto i vostri occhi, e nessuno ha fatto nulla per fermarli. Non mi sono mai sentito al sicuro&#8230; e ci sono persone che, per queste esperienze, arrivano a gesti estremi. Ho passato molto tempo a chiedermi se fossi io quello sbagliato, se meritassi davvero quegli insulti. Ma ora so che non \u00e8 cos\u00ec. Ho molto da offrire e non devo dimostrare niente a nessuno, ho tutta la vita davanti a me. Eppure, il suo comportamento mi ha ferito profondamente e mi dispiace, perch\u00e9 non potr\u00f2 portare con me un bel ricordo di lei. Le auguro comunque una buona giornata e buone vacanze\u00bb. Un testo contraddittorio, a rileggerlo con attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Io e il mio collega a cui ha mandato lo stesso messaggio abbiamo deciso di non rispondere, perch\u00e9 se fossero vere met\u00e0 delle cose dovrebbe denunciarci. Questo ragazzo in tutto il corso del triennio, ma in modo esasperato nell\u2019ultimo anno, ha creato nel corpo della classe problemi molto gravi che hanno portato la classe a spaccarsi davanti a lui. Ha creato tra i ragazzi pi\u00f9 deboli un gruppo di suoi fedelissimi. Gli altri, al contrario, non lo sopportavano pi\u00f9. Siamo arrivati a un colloquio col padre che voleva rendere l\u2019onore al figlio, a suo dire leso. Quando il collega ha raccontato al padre in modo dettagliato come si era creata la situazione che aveva fatto esplodere la \u201cbomba\u201d (e che qui non voglio raccontare), il padre ci ha salutato e senza aggiungere una parola se ne \u00e8 andato.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo ho provato molta amarezza nel leggere il messaggio: le persone che hanno problemi, le sedicenti &#8220;vittime&#8221;, non sempre sono limpide e prive di colpe. L&#8217;abbiamo fatto uscire con un voto politico (60\/100), anche se non era sufficiente, e questo a parere unanime dei tre interni e dei quattro esterni, che non erano tutti, evidentemente, degli aguzzini. Che lui avesse delle responsabilit\u00e0 non gli \u00e8 passato per la testa. Lui aveva ragione a prescindere: perch\u00e9 nero, musulmano e dislessico. Purtroppo essere \u201cvittime\u201d non significa essere sempre giustificati, avere ragione a priori. Le \u201cvittime\u201d, a volte, hanno anche torto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>16 luglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il libro sono io<\/strong>. Non invidio i colleghi di storia in affanno durante le vacanze perch\u00e9 stanno scrivendo le parti che gli hanno assegnato del sussidio che useranno come testo di storia in terza, il prossimo anno. Ammiro il Dipartimento di storia e filosofia che di fronte al fatto che in terza quasi tutte le classi sforavano il tetto di spesa previsto dal ministero (e non adeguato negli ultimi anni \u2012 come se i prezzi dei libri dei testi fossero rimasti fissi!), per fare uscire il Collegio dei docenti dall\u2019impasse ha rinunciato ad adottare il libro di testo di storia. Decisione generosa ed eroica, che per\u00f2 non condivido, se penso a tante contraddizioni. Perch\u00e9 per esempio il nostro Dipartimento di lettere di italiano adotta un&#8217;opera in 7 (sette!!) volumi distribuiti sui 3 anni? Una follia. Ho provato a proporre in Dipartimento una adozione in 4 volumi, anzi ne avevo in mente una in 3 (uno per anno). Niente da fare. Idem di latino: 4 volumi (e di latino se ne fa sempre di meno\u2026), io sono per i 3 volumi o ancor di pi\u00f9 per il volume unico, a mio parere sufficiente. (Da notare che avere volumi pi\u00f9 snelli non significa avere meno materiali: ogni volume ormai ha espansioni digitali). Non ne abbiamo neanche cominciato a discutere, il discorso \u00e8 stato cassato sul nascere. E il conto di queste impuntature lo paga la storia: come si giustifica questa disparit\u00e0? Forse che italiano \u00e8 pi\u00f9 importante di storia?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea, poi, di costruire un \u201clibro\u201d (un sussidio, diciamo) di storia \u00e8 bella nella misura in cui coinvolge un gruppo di docenti affiatato che ha condiviso un indice, suddiviso i capitoli, ecc. Ma so pressappoco come si fanno i libri, per aver lavorato in una redazione scolastica: la cura di un libro non si improvvisa da un giorno all\u2019altro. In casa editrice ad ogni libro lavora costantemente almeno un redattore interno, pi\u00f9 tutta una serie di altri professionisti, e il libro \u00e8 sottoposto in fasi diverse a letture incrociate. La redazione di un libro pu\u00f2 durare anni. Pretendere di saltare tutti i passaggi non la trovo buona. Chi garantisce uno sguardo unitario? Chi elimina i doppioni? Chi cura il lessico? Chi uniforma lo stile? Chi bilancia le parti?<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei colleghi coinvolti, facendo un po\u2019 lo sborone dice: \u00abI libri di testo non li faccio usare; tanto vale non comprarli. Il loro libro sono io e gli allievi prendono appunti. Se poi vogliono approfondire o non hanno compreso qualcosa, vadano su Wikipedia&#8230;\u00bb. \u00c8 una posizione apparentemente innocua, eppure la trovo intellettualmente presuntuosa e metodologicamente sbagliata. Nessuno pu\u00f2 porsi come esaustivo e totalitario punto di riferimento per qualsivoglia materia. Se gli allievi prendono appunti significa che io devo semplificare quanto basta. Tanto pi\u00f9 il pensiero \u00e8 complesso e in qualche modo prodotto nel momento stesso in cui viene enunciato, tanto meno \u00e8 facile (certo, non impossibile) prendere appunti. Anche io spiego tutto e uso poco il libro, raramente assegno parti \u201cteoriche\u201d, specie in terza e quarta, ma non direi mai una frase del genere. Il libro \u00e8 il loro riferimento, non Wikipedia. La vita degli autori, la maggior parte delle volte, io non la racconto, n\u00e9 faccio l\u2019elenco delle opere o riporto le trame, ecc.: c\u2019\u00e8 il libro, appunto. E uso il libro di testo per i testi da leggere: in questo italiano \u00e8 diverso da storia. E se spiego una interpretazione di Verga diversa da quella che \u00e8 sul libro, dico che sul loro libro ce n\u2019\u00e8 anche un\u2019altra. La mediazione del libro non \u00e8 eludibile, se non a costo di una semplificazione. No, dettare o rallentare perch\u00e9 devono prendere appunti non fa per me. E secondo me \u2012 \u00e8 un parere personale \u2012 non fa bene alla materia che insegno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Registro di classe 23-24 \/ 7 22 marzo La morte in faccia. 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