{"id":2949,"date":"2025-02-12T08:00:24","date_gmt":"2025-02-12T07:00:24","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=2949"},"modified":"2025-03-22T08:48:54","modified_gmt":"2025-03-22T07:48:54","slug":"svegliarsi-in-inverno-di-sylvia-plath","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/svegliarsi-in-inverno-di-sylvia-plath\/","title":{"rendered":"&#8220;Svegliarsi in inverno&#8221; di Sylvia Plath"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il cielo \u00e8 di stagno, ne sento il gusto in bocca: stagno vero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019alba d\u2019inverno ha il colore del metallo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>gli alberi s\u2019irrigidiscono al loro posto come nervi bruciati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Stanotte non ho fatto che sognare distruzioni, annientamenti:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>una catena di montaggio di gole tagliate, e tu ed io<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>che ci allontanavamo adagio nella Chevrolet grigia, bevendo il verde<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>veleno dei prati ammutoliti, le piccole lapidi di assicelle,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>senza rumore, su ruote di gomma, verso la stazione balneare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Che echi dai balconi! E il sole come illuminava<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>i teschi, le ossa sfibbiate di fronte al panorama.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Spazio! Spazio! Le lenzuola venivano ormai meno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le gambe del lettino si scioglievano in terribili posture, e le infermiere \u2013<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ogni infermiera incerottava la sua anima a una ferita e spariva.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Gli ospiti mortali non erano rimasti soddisfatti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>delle stanze, dei sorrisi, dei bellissimi ficus,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>o del mare, che acquetava il loro senso spellato come Mamma Morfina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Sylvia Plath, <em>Svegliarsi in inverno <\/em>(1960)<em>, <\/em>Mondadori, I meridiani, 2002, p. 435)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la letteratura presenta una variet\u00e0 di punti di vista raramente attingibili nella vita reale, il lettore accorto percepisce ogni volta di pi\u00f9 quanto tale guadagno sia indispensabile al suo stare al mondo. L\u2019alterit\u00e0 \u00e8 sovente fonte di conflitto e causa di male al di l\u00e0 di ogni logica e razionalit\u00e0, come ogni giorno siamo costretti a scoprire ascoltando le notizie dal mondo. E siccome l\u2019altro diventa spesso un nemico, tanto pi\u00f9 quando si trova in cattive acque \u2212 proprio come dice il <em>mostro <\/em>pi\u00f9 raffinato della storia del romanzo: \u00abgli uomini odiano i disgraziati\u00bb (<em>Frankenstein <\/em>di Mary Shelley) \u2212, allora l\u2019esercizio di entrare nella mente altrui che la letteratura ci offre, diventa un dovere morale e politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le numerose alterit\u00e0 con le quali fatichiamo o persino rifiutiamo di entrare in contatto, possiamo indubbiamente annoverare quelle delle persone affette da disturbi psichiatrici. E che la salute mentale sia correlata a tanti dei fatti di cronaca, che non ci vengono necessariamente raccontati in questi termini, ho iniziato a capirlo ascoltando una serie di podcast sul tema, tra cui segnalo una puntata di <em>Orazio<\/em> costruita a partire dall\u2019attacco ai mercatini di Magdeburgo di dicembre (<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/podcasts\/orazio\/ep-6-conoscere-lignoto\/\">https:\/\/www.ilpost.it\/podcasts\/orazio\/ep-6-conoscere-lignoto\/<\/a>) e il pluripremiato podcast <em>Oltre<\/em>, sul fenomeno degli incel: https:\/\/www.raiplaysound.it\/programmi\/oltre-uninchiestasulluniversoincelitaliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A prescindere dalla gravit\u00e0 e specificit\u00e0 del disturbo, avvicinarsi a una psiche perturbata non \u00e8 un\u2019esperienza per tutti: richiede competenze, ma anche una disposizione empatica difficile da assumere di fronte a comportamenti incomprensibili, problematici, inquietanti. Le poesie di Sylvia Plath offrono questa possibilit\u00e0, facendo penetrare il suo lettore precisamente in tali recessi della mente. La sua parola assume l\u2019angoscia esistenziale, nel desiderio di esprimerla e insieme controllarla. Leggerla ci fa percepire qualcosa del suo male di vivere, chiedendoci di sostare nel suo sguardo allucinato e scorgere le immagini di un mondo trasfigurato che \u00e8 tanto suo quanto nostro. E mentre ci apriamo alla sua immaginazione, pare di sentirci a nostra volta su quella fragile soglia, come se bastasse poco meno di un alito di vento per cadere dall\u2019altra parte, nella follia appunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sylvia Plath ha una vita breve: si uccide a trent\u2019anni nel febbraio del 1963, dopo averci gi\u00e0 provato dieci anni prima. A quel tempo il suo genere di sofferenza veniva \u00abcurata\u00bb con l\u2019elettroshock, che non solo risultava inefficace a risolvere alcunch\u00e9, ma lasciava nel paziente un senso di vuoto e di perdita che andava ad aggravare la situazione di partenza. Sono tanti i film che raccontano i manicomi e le terapie adottate; uno su tutti l\u2019indimenticabile <em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo <\/em>(Milos Forman, 1975), ma mi piace anche ricordare il personaggio di Giorgia, interpretata da Jasmine Trinca ne <em>La meglio giovent\u00f9 <\/em>(Marco Tullio Giordana, 2003), grazie al quale uno dei protagonisti diventa psichiatra, seguendo il metodo Basaglia, che a quel genere di ricoveri per malati mentali metter\u00e0 fine nel 1978 con una legge che porta il suo nome (anche qui suggerisco un interessante podcast: <em>Basaglia-e-i-suoi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Sylvia l\u2019esperienza dell\u2019elettroshock ha un effetto devastante, rendendola ancora pi\u00f9 vulnerabile e spingendola appunto al primo tentativo di suicidio, quando si costruisce una celletta fatta di una catasta di legna nella cantina di casa, per poi inghiottire una gran quantit\u00e0 di pillole di sonnifero. Per tre giorni nessuno riesce a trovarla, finch\u00e9 non si ode un gemito \u2013 Sylvia infatti \u00e8 rimasta miracolosamente in vita grazie al vomito con cui il suo corpo ha espulso le troppe pillole. Da quei tre giorni, in cui si \u00e8 sepolta in cantina, ne esce come salvata, rinata, risorta (<em>Lady Lazarus <\/em>dir\u00e0 di s\u00e9 in un testo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Plath ha sub\u00ecto la perdita precoce del padre, docente di biologia, che, persuaso di avere una malattia incurabile, non si sottopone a diagnosi o terapie di sorta, salvo morire semplicemente di un diabete trascurato. La madre ha tenuto i figli lontani dal proprio lutto, impedendo loro di vedere il padre morto e persino di assistere al funerale. Negli anni a venire caricher\u00e0 la figlia di attese, che la ragazza non mancher\u00e0 di soddisfare: Sylvia si rivela una studente modello, una perfezionista, nonch\u00e9 dotata di una grande fantasia, sebbene allucinata e sinistra (nei suoi versi uccide il padre con un palo nel cuore, come fosse un vampiro, e vede la madre come una medusa, strappandosi dai suoi tentacoli). Dall\u2019America decide di trasferirsi in Inghilterra, tagliando i ponti con le proprie radici e facendo di s\u00e9 un\u2019outsider. Qui incontra il poeta che diventer\u00e0 suo marito e con cui vive alcuni anni di felicit\u00e0 prima di subirne l\u2019abbandono. Nel frattempo ha avuto due figli, che sono ancora molto piccoli quando prepara loro la colazione prima di darsi la morte, mettendo la testa nel forno di casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poeta precoce, Sylvia ha registrato in versi le sue sensazioni, paure, visioni. Cos\u00ec \u2013 ho pensato \u2212 invece di ipotizzare interpretazioni possibili per decodificare un linguaggio che deve restare perturbante proprio a testimonianza del dolore vissuto, forse per questa volta si potrebbe sperimentare una via diversa, provando piuttosto ad entrarci come fosse nostro, senza giudizio e con la necessaria cautela con cui \u00e8 bene accedere a un\u2019esperienza privata altrui. Entrando nei versi di <em>Svegliarsi in inverno<\/em>, percepiamo quindi il gusto di stagno che ci fa sentire in bocca l\u2019atmosfera suscitata da un cielo invernale plumbeo e cinereo, che apre la nostra immaginazione a figure di morte e violenza (<em>una catena di montaggio di gole tagliate<\/em>). \u00c8 un incubo, che neppure un viaggio in auto verso il mare interrompe con paesaggi diversi \u2013 e ancora una volta la sensazione passa dal cavo orale visto che i protagonisti della prima strofa (<em>tu ed io<\/em>)bevono <em>il verde \/ veleno dei prati ammutoliti<\/em>. E l\u2019incubo continua anche quando il cielo ha cambiato volto grazie alla presenza del sole, che qui riesce solo a gettare luce su nuovi segni di devastazione (<em>illuminava \/<\/em> <em>i teschi, le ossa sfibbiate di fronte al panorama<\/em>). La stazione balneare si trasfigura allora in un ospedale psichiatrico, dove i letti perdono la consistenza materica (<em>Le gambe del lettino si scioglievano in terribili posture<\/em>), che al loro posto guadagna invece l\u2019anima delle infermiere che con questa curano le altrui ferite (<em>ogni infermiera incerottava la sua anima a una ferita e spariva<\/em>). Eppure nonostante l\u2019atmosfera accogliente, gli ospiti di quell\u2019onirico ostello non trovano requie e persino il mare diventa sedativo, ottenendo l\u2019unico effetto di stordirli nel non senso (<em>acquetava il loro senso spellato come Mamma Morfina<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi due anni di vita, le poesie di Plath virano sempre pi\u00f9 spesso sui turbamenti che la attanagliano. Li leggiamo allora con il medesimo intento sopra dichiarato, di entrare cio\u00e8 in quelle sensazioni gi\u00e0 sapendo di non poter capire: <em>Scivolo \/ nuda come Cleopatra nella mia sterile camicia di ospedale, \/ effervescente di sedativi e piena di insolita allegria, \/ su un carrello fino a un\u2019anticamera dove un uomo gentile \/ mi chiude le dita a pugno. Mi fa sentire che qualcosa di prezioso \/ sta colando dalle valvole. Conta fino a due \/ e il buio mi cancella come gesso su una lavagna\u2026 \/ Non so pi\u00f9 nulla <\/em>(<em>Lifting<\/em>, 15 febbraio 1961).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sylvia muore l\u201911 febbraio 1963. Leggiamo dunque alcuni testi che gradualmente si avvicinano al momento cruciale. L\u2019alterit\u00e0 con cui abbiamo introdotto questa riflessione, diventa per Sylvia l\u2019altra se stessa, con cui deve apprendere a fare i conti e che gradualmente sta prendendo il sopravvento: <em>Non ne uscir\u00f2 mai! \/ Ci sono due me, ora: \/ questa nuova persona, bianchissima, e la vecchia e gialla, \/ e la bianca \u00e8 certamente superiore. \/ Non ha bisogno di cibo, \u00e8 un\u2019autentica santa. \/ All\u2019inizio la odiavo, non aveva personalit\u00e0: \/ era l\u00ec, a letto insieme a me, come una morta \/ e mi metteva paura, perch\u00e9 era fatta tale e quale me <\/em>(<em>Nel gesso<\/em>, 18 marzo 1961).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora pi\u00f9 duri, forse, sono i versi in cui racconta il suo primo tentativo di suicidio: <em>Quest\u2019anno, del resto, non voglio un gran regalo. \/ In fondo sono viva solo per caso. \/\/ Mi sarei uccisa volentieri quella volta in qualunque modo. Ora ci sono questi veli, che tremolano cangianti come tende [\u2026] \/\/ Se solo sapessi come i veli uccidevano i miei giorni. \/ Per te sono soltanto trasparenze, limpida aria [\u2026] \/\/ Basta che tu tolga il velo, il velo, il velo. \/ Se fosse la morte, \/\/ ne ammirerei la profonda gravit\u00e0, gli occhi senza tempo. Saprei che fai sul serio. \/\/ Ci sarebbe una nobilt\u00e0 allora, sarebbe s\u00ec un giorno natale. \/ E il coltello non taglierebbe a pezzi, ma entrerebbe \/\/ puro e netto come il grido di un neonato \/ e dal mio fianco scivolerebbe fuori l\u2019universo <\/em>(<em>Un regalo di compleanno, <\/em>30 settembre 1962).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultima poesia che scrive qualche giorno prima di darsi la morte \u00e8 come un annuncio di quello che sar\u00e0: <em>La donna ora \u00e8 perfetta. \/ Il suo corpo \/\/ morto ha il sorriso della compiutezza, \/ l\u2019illusione di una necessit\u00e0 greca \/\/ fluisce nei volumi della sua toga, \/ i suoi piedi \/\/ nudi sembrano dire: \/ Siamo arrivati fin qui, \u00e8 finita<\/em> (<em>Limite<\/em>, 5 febbraio 1963)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una puntata di <em>Morgana <\/em>del 16 febbraio 2024 (https:\/\/storielibere.fm\/morganaep-50-sylvia-plath\/) \u00e8 dedicata a Sylvia Plath, all\u2019interno della serie sulle madri, quelle che non sono come ci si aspetterebbe che fossero, quelle che forse non avrebbero mai dovuto diventarlo o che lo sono state loro malgrado. Senza giustificazione, senza giudizio, senza scandalizzare. Quando non possiamo capire, possiamo almeno metterci in ginocchio davanti a quel dolore e, in silenzio, ascoltare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cielo \u00e8 di stagno, ne sento il gusto in bocca: stagno vero. L\u2019alba d\u2019inverno ha il colore del metallo, gli alberi s\u2019irrigidiscono al loro posto come nervi bruciati. 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