{"id":3310,"date":"2025-08-06T08:00:00","date_gmt":"2025-08-06T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3310"},"modified":"2025-09-03T19:49:04","modified_gmt":"2025-09-03T17:49:04","slug":"israele-2-due-categorie-da-discutere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/israele-2-due-categorie-da-discutere\/","title":{"rendered":"Israele \/ 2: due categorie da discutere"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pubblichiamo la seconda  parte dell&#8217;ampia riflessione di William Bonapace sul conflitto israelo-palestinese. La prima puntata \u00e8 stata pubblicata luned\u00ec 4 agosto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo adesso agli altri punti che vorrei trattare. Il primo \u00e8 il rifiuto di dichiarare ci\u00f2 che avviene a Gaza come un genocidio. Prima di sviluppare la questione, vorrei in via preliminare contestare che ci\u00f2 che sta avvenendo a Gaza possa essere definita una guerra. Una guerra infatti viene combattuta da due avversari, ma in questo caso non si pu\u00f2 certamente considerare la mattanza in atto come un confronto armato tra contendenti, ma come un\u2019azione indiscriminata contro un popolo intero, senza discernere tra civili e militari in un quadro di punizione collettiva. Comportamenti che violano le regole e il diritto internazionale umanitario (DIU), definito e regolamentato in precise disposizioni ormai da oltre un secolo e mezzo (1864; 1949; 1977; 2005).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La categoria di genocidio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma veniamo alla questione \u201cgenocidio\u201d. Vorrei qui riportare la definizione giuridica del lemma adottata dall\u2019ONU: \u201catti commessi con l&#8217;intenzione di distruggere,<em> in tutto o in parte<\/em>, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso\u201d (1946), e sottolineare che \u00e8 a partire da questo principio che sono stati condannati dal Tribunale Internazionale dell\u2019Aja nel 2015 e nel 2017 all\u2019ergastolo Milosevic (morto prima della sentenza), Mladic, Karadzic e altri 18 imputati a pene comprese tra i 35 e i 18 anni di carcere. In quel caso i responsabili erano accusati di 8.325 omicidi, compiuti nella cittadina di Srebrenica nel 1995. In realt\u00e0 i morti furono circa 12.000, ma i loro corpi non furono mai trovati. Sono dichiarati dispersi. Nessuno ha mai contestato questa sentenza e meno che mai la definizione di genocidio. Neanche la Serbia, che ha consegnato i criminali al Tribunale. Perch\u00e9 allora non si pu\u00f2 definire genocidio l\u2019azione militare a Gaza, dove i morti al momento superano i 60.000 e si costringe alla fame e alla sete circa 2.000.000 di persone? La cosa \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, lo ripeto, dal momento che Israele \u00e8 un nostro paese alleato. Immaginiamoci se fosse successo il contrario. Gli israeliani avessero ucciso 1200 palestinesi con un\u2019azione militare (cosa successa pi\u00f9 volte) e come risposta i palestinesi avessero raso al suolo una citt\u00e0 israeliana, ucciso oltre 60.000 persone e affamata la popolazione sopravvissuta. Come sarebbe stato definito tale atto? Di cosa sarebbero stati accusati i palestinesi? Come avrebbero definito l\u2019accaduto gli israeliani?<\/p>\n\n\n\n<p>Passiamo quindi al punto successivo: l\u2019azione criminale del 7 ottobre da parte di Hamas (organizzazione negli anni passati sostenuta <em>anche<\/em> dai servizi segreti israeliani contro l\u2019OLP).<\/p>\n\n\n\n<p>Dire che tutto \u00e8 cominciato a partire da questo ignobile eccidio \u00e8 una falsit\u00e0 storica e politica. Il 7 ottobre si colloca in una vicenda storica che dura da molti decenni e che ha visto massacri spaventosi nei confronti di palestinesi da parte o in collaborazione con l\u2019esercito israeliano e non solo (<em>Settembre Nero<\/em> in Giordania da parte dell\u2019esercito di Damasco, nel 1970 con circa 4.000 morti, Sabra e Shatila in Libano nel 1982, il cui numero impressionante delle vittime non \u00e8 stato mai definito \u2212 solo per fare qualche esempio), occupazione delle terre e l\u2019espulsione di palestinesi, repressioni durissime delle proteste con centinaia e centinaia di morti, bombardamenti indiscriminati su Gaza negli anni passati, la costruzione di muri e l\u2019arresto e la condanna a migliaia di anni di carcere di resistenti palestinesi (tra questi 320 bambini dall\u2019et\u00e0 compresa tra gli 8 e i 12 anni). Insomma ricondurre tutto alla fatidica data del 7 ottobre \u00e8 davvero scorretto. Ovviamente non si tratta di difendere Hamas. Sono dei pericolosi e fanatici criminali, ma sono anche l\u2019orribile risultato di 80 anni di non soluzione del problema. L\u2019effetto di una societ\u00e0 sfaldata e senza alcuna speranza. Prodotto della disperazione e dell\u2019odio. Ed \u00e8 da questo che dobbiamo partire, dall\u2019orrendo fallimento di questa lunga storia che attraversa queste terre. In caso contrario si perpetua all\u2019infinito una cultura di sangue e distruzione e dalle macerie di Gaza non pu\u00f2 che emergere un sentimento di vendetta e cos\u00ec fino a quando uno dei due popoli verr\u00e0 definitivamente liquidato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La categoria di terrorismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei per\u00f2 aggiungere un\u2019altra considerazione che ci aiuta a definire e chiarire i termini della situazione e nominare i fatti e i protagonisti. Il lemma che viene adoperato come categoria esplicativa in s\u00e9 stessa considerata autoevidente, <em>passepartout<\/em> per giustificare ogni azione militare, \u00e8 quello di <em>terrorista<\/em>. Non vi \u00e8 dubbio che l\u2019azione di Hamas \u00e8 stata un terrificante atto che pu\u00f2 giustamente collocarsi in questa definizione, ma il problema non si esaurisce qui. Secondo l\u2019uso comune il terrorista \u00e8 un soggetto non statuale che opera violenza contro civili inermi. Quindi terrorista \u00e8 l\u2019azione dell\u201911 settembre a New York e via dicendo. Se invece massacri vengono compiuti da soggetti statuali, come, per capirci, da eserciti regolari, le cose cambiano e i termini utilizzati sono altri, tranne nel caso degli Stati che consideriamo nostri nemici \u2013 gli Stati canaglia \u2212 e quindi non vere entit\u00e0 statuali che in tal modo possono \u201c<em>legittimamente<\/em>\u201d essere distrutte. Se si esclude quindi quest\u2019ultimo caso, che viene agito con modalit\u00e0 e forme cinicamente strumentali, tutto viene legittimato e giustificato. Dobbiamo invece affermare con determinazione che gli Stati possono essere terroristici<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, non solo i soggetti non statuali. Eppure un missile che uccide 100 persone in una sola volta non produce lo stesso effetto morale e giuridico di un individuo che con una bomba ne uccide 10. Anzi, il militare che ha dato l\u2019ordine, o il politico che ha autorizzato l\u2019azione, non viene definito come un criminale, mentre l\u2019individuo di un gruppo informale che commette un massacro viene descritto come un mostro, come il <em>male assoluto<\/em>, quasi un\u2019entit\u00e0 ontologica, da annientare. Ad esso poi si contrappone manicheisticamente il <em>Bene<\/em>, di cui noi siamo i depositari. Causa ed effetto di una sorta di <em>statolatria<\/em> che non \u00e8 mai venuta meno e di cui si deve sempre diffidare. Eppure come giudicare i bombardamenti inglesi ininterrotti per giorni e notti intere su Dresda nell\u2019aprile 1945, citt\u00e0 senza contraerea e piena solo di profughi a pochi giorni dalla capitolazione finale della Germania? Come leggere l\u2019azione americana e inglese sulla citt\u00e0 di Falluja nel 2004 compiuta con armi di distruzione massiva sia convenzionali che chimiche che ha letteralmente raso al suolo tutto il territorio urbano con un numero impressionante di morti? L\u201911 settembre poteva giustificare quest\u2019azione? Forse solo con riferimento alle rappresaglie naziste e fasciste contro i civili durante la lotta partigiana si usa la categoria del terrorismo. Ma non sempre e non senza fatica, in fondo questi militari facevano parte di eserciti regolari e indossavano delle divise e non facevano altro che ubbidire a degli ordini. Proprio come Eichmann (sic!).<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 quindi un aspetto problematico che ha a che fare con la questione del terrorismo e con la figura retorica del terrorista di cui abbiamo accennato e che negli ultimi anni ha preso una piega molto pericolosa. Quella secondo la quale con certi individui non si pu\u00f2 combattere una guerra con tutte le regole previste dalle norme internazionali. Il conflitto in questi casi \u00e8 contro potenze maligne e criminali con cui l\u2019unica possibilit\u00e0 di rapporto non pu\u00f2 essere altra che la loro definitiva eliminazione fisica. Le guerre si trasformano quindi in operazioni di sradicamento del nemico che dev\u2019essere annientato e il territorio bonificato. Il conflitto diventa quindi assoluto, senza regole e senza piet\u00e0. E poich\u00e9 questi individui si nascondono tra i civili, tutto diventa legittimo e anche i non combattenti si trasformano in nemici da neutralizzare. La guerra in tal modo diventa uno sterminio dove diplomazia, trattative e quant\u2019altro perdono del tutto di significato. Non ci sono prigionieri o garanzie (si pensi solo ad <em>Abu Ghraib<\/em> o a <em>Guantanamo<\/em>). Questo \u00e8 avvenuto in Afganistan, in Iraq, in Cecenia e ora a Gaza, ed \u00e8 ci\u00f2 che regolarmente viene teorizzato dagli stati maggiori quando parlano di guerre asimmetriche. Uscire da questo quadro concettuale e di agire bellico \u00e8 estremamente urgente e necessario, pi\u00f9 che mai con lo sviluppo di armi quali i droni e l\u2019intelligenza artificiale, come abbiamo visto anche sul terreno in Libano e nella Striscia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di queste considerazioni se l\u2019azione del 7 ottobre \u00e8 a tutti gli effetti un atto criminale e terroristico, l\u2019intervento israeliano a Gaza lo \u00e8 a sua volta, con un\u2019aggravante che \u00e8 durato e dura per un periodo infinitamente pi\u00f9 lungo e le cui finalit\u00e0 non erano e non sono solo di terrorizzare la popolazione, ma hanno a che fare con la riscrittura del medio oriente in un quadro temporale di cui non si vede la fine e in cui il ruolo e la presenza del popolo palestinese resta preoccupantemente incerto.<\/p>\n\n\n\n<p>La vera questione che credo si debba porre oltre a dibattere se l\u2019intervento israeliano sia o meno un genocidio (io penso di s\u00ec) o solo (si fa per dire) un crimine di guerra (come se questa definizione potesse ridimensionare la gravit\u00e0 delle azioni dell\u2019esercito israeliano, <em>sic<\/em>!), sia domandarsi perch\u00e9 il mondo cos\u00ec detto civile non sia riuscito a dire una parola definitiva su quello che stava e sta avvenendo. Si sente solo balbettare qualche parolina che invita cautamente alla moderazione, sempre per\u00f2 con voce ferma nel giustificare legittimo l\u2019intervento armato dell\u2019esercito ebraico. Mai una parola di pace, mai un\u2019azione per affrontare il dramma dei profughi o proporre qualche soluzione per una fuoriuscita dalla logica del massacro. Ecco, questo \u00e8 il vero punto rispetto al quale si trova sempre qualche giustificazione per restare in silenzio. I governi europei e spesso, purtroppo, anche molte comunit\u00e0 ebraiche, si preoccupano solo del fatto che, secondo loro, gridare troppo forte contro l\u2019intervento israeliano possa riattivare antisionismo, mentre \u00e8 proprio il silenzio che lo rafforza. Nello stesso momento le stesse autorit\u00e0 europee e oltreatlantico continuano a finanziare e inviare armi a Israele contribuendo in vario modo alla delegittimazione delle Nazioni Unite, ridotte a semplice spettatore marginale. Come se non bastasse hanno permesso agli USA di decidere da soli forme e modalit\u00e0 con cui distribuire gli aiuti umanitari (e abbiamo visto come!) coordinati da organismi privati dipendenti da Washington. Un quadro desolante fatto di vilt\u00e0, di ipocrisia e complicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abIl tempo di essere neutrali \u00e8 finito\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe importante riflettere sulla deriva della politica in Israele (non solo della destra estrema), sulla visione che ha del suo collocamento nell\u2019area, dei suoi rapporti con gli USA e sulle sue prospettive di politica internazionale. Oltre e al di l\u00e0 dello stesso sionismo, che in s\u00e9 stesso non \u00e8 necessariamente bellicistico o razzista. Lo pu\u00f2 essere, ma non lo \u00e8 necessariamente. Ma in fondo non sta l\u00ec la questione. Dobbiamo finalmente pensare a Israele come un qualunque paese e un qualunque Stato del mondo, che ragiona secondo i suoi interessi geopolitici in un momento storico dominato dal caos e dalla ridefinizione degli equilibri mondiali, e quindi osservare e giudicare il ruolo che Tel Aviv riveste e che intende giocare, adesso, in questo momento storico e in quei territori. Quale spazio vuole occupare, con chi e con quale visione politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Con riferimento a queste ultime considerazioni, vorrei concludere affermando che questa guerra e quella contro l\u2019Iran assieme a quella in atto in Ucraina richiedono di ripensare anche altre categorie interpretative, mettendo in evidenza i limiti di quelle utilizzate in termini politici e morali (come quella coraggiosa visione di Papa Francesco sulla terza \u201cguerra mondiale a pezzi\u201d, o a quelle&nbsp; espresse dagli stati maggiori sulla lotta contro il terrorismo o, ancor peggio, contro i nuovi Hitler e le forze del male) e non guardare sempre e solo al passato (lasciamolo fare ai vari nazionalismi e integralismi), ma riflettere sulle strategie globali delle grandi e delle piccole potenze in cui gli equilibri internazionali sono saltati ormai da oltre trent\u2019anni degenerando progressivamente e in cui nuove soggettivit\u00e0 statuali ed economiche rivendicano spazi e ruoli. Ragionare di come uscire da questa situazione d\u2019impasse e pensare a come ridefinire percorsi di pace e cooperazione evitando di scivolare in una escalation pericolosissima, restituendo un ruolo di primo piano alla politica e alla diplomazia. In particolar modo agli organismi internazionali oggi delegittimati e sconfessati. Un\u2019impresa titanica, purtroppo, ma se continuiamo a sperare che siano i Leviatani (e in particolare gli USA, la Russia e la Cina) i soli a operare in questi contesti possiamo solo prepararci al peggio. Debbono essere le soggettivit\u00e0 della societ\u00e0 civile ad agire. Gli Stati lasciati a s\u00e9 stessi continueranno a ragionare in termini di potenza, d\u2019interesse e di convenienza. Solo la forza che parta dal basso, che abbia a cuore le vite degli uomini e dei popoli pu\u00f2 spingere verso un\u2019altra strada\u2026 se non \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi. Come ha scritto Anna Foa su <em>La Stampa<\/em> qualche giorno fa \u00abil tempo di essere neutrali \u00e8 finito\u00bb. Diamoci da fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>William Bonapace<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo la seconda parte dell&#8217;ampia riflessione di William Bonapace sul conflitto israelo-palestinese. La prima puntata \u00e8 stata pubblicata luned\u00ec 4 agosto. Veniamo adesso agli altri punti che vorrei trattare. Il primo \u00e8 il rifiuto di dichiarare ci\u00f2 che avviene a Gaza come un genocidio. 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