{"id":3422,"date":"2025-12-12T09:00:00","date_gmt":"2025-12-12T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3422"},"modified":"2025-12-11T21:22:01","modified_gmt":"2025-12-11T20:22:01","slug":"bibbia-queer-un-commentario-a-cura-di-mona-west-e-robert-e-shore-goss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/bibbia-queer-un-commentario-a-cura-di-mona-west-e-robert-e-shore-goss\/","title":{"rendered":"\u00abBibbia queer. Un commentario\u00bb, a cura di Mona West e Robert E. Shore-Goss"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Questa recensione eccede la lunghezza di una &#8220;normale&#8221; recensione, ma la delicatezza e complessit\u00e0 del tema merita una maggiore articolazione. Chiediamo ai lettori un po&#8217; di pazienza in pi\u00f9!<\/em> (a. r.)<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre la chiesa cattolica vive ancora con imbarazzo l\u2019esistenza delle persone non binarie (<em>Il corpo gioia di Dio <\/em>di Teresa Forcades, Gabrielli, 2020) e fatica persino a riconoscere il ruolo pubblico delle donne nella societ\u00e0 contemporanea (<em>Senza impedimenti. Le donne e il ministero ordinato<\/em>, AAVV, Queriniana, 2024), pur con tutte le loro difficolt\u00e0 le chiese protestanti hanno accolto, offrendo spazio e legittimit\u00e0 a teologie plurali come quelle presenti nell\u2019ampio lavoro corale che \u00e8 la <em>Bibbia queer<\/em>. Un disallineamento gi\u00e0 percepibile nelle facolt\u00e0 teologiche cattoliche, che raramente offrono corsi di teologia di genere, presenti da decenni in tutte le facolt\u00e0 umanistiche. Che cosa implichi il disinteresse o la svalutazione di questo ambito della riflessione mi pare possa essere indicato nella perdita di plausibilit\u00e0 di alcune affermazioni fondanti la nostra umanit\u00e0 e riassumibili in alcune celebri formule quali \u00abnulla di ci\u00f2 che \u00e8 umano pu\u00f2 esserci estraneo in quanto esseri umani\u00bb (Terenzio) o \u00abpu\u00f2 essere estraneo a Cristo che si \u00e8 fatto uomo\u00bb (T. Radcliffe).<\/p>\n\n\n\n<p>La presentazione dell\u2019edizione italiana della <em>Bibbia queer, <\/em>a cura di Selene Zorzi e di Martin M. Lintner, parte dalla semplice constatazione, suffragata da numerosi studi in campo sociologico, storico e letterario, che gli stereotipi e i ruoli culturalmente codificati hanno un inevitabile impatto sulle nostre vite, una consapevolezza che ha portato negli ultimi anni il mondo delle discipline STEM a porvi rimedio, superando i preconcetti che impediscono le medesime opportunit\u00e0 professionali a uomini e donne. Che la riflessione entri anche nella teologia \u00e8 dunque il minimo, visto che il suo intento \u00e8 quello di rivolgersi alle persone concrete del proprio tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assunto di partenza \u00e8 che un\u2019esegesi contemporanea, corretta dal punto di vista del genere, non pu\u00f2 non tenere conto del fatto che gli autori biblici erano persone del proprio tempo, persuase dell\u2019esistenza del solo maschile e femminile, e di conseguenza ignare del \u00abcomplesso sviluppo dell\u2019identit\u00e0 sessuale e di genere di una persona e la possibile esistenza di diverse identit\u00e0 sessuali e di genere\u00bb (p. XII). E se, a dispetto del suo contesto originario, tanti autori oggi si sentono motivati a una lettura <em>queer <\/em>della Bibbia, \u00e8 perch\u00e9 vi hanno percepito \u00abun messaggio liberante nei confronti di ogni struttura oppressiva\u00bb (p. XIII), che pu\u00f2 pertanto garantire effetti liberanti a tutte le categorie marginalizzate e oppresse dal sistema patriarcale e sessista, o dai suoi residui pi\u00f9 o meno riconosciuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Dio che <em>ha rovesciato i potenti dai troni <\/em>(Lc 1,52) \u00e8 cos\u00ec il Dio che esclusi e perseguitati si sentono accanto, quel volto di Dio che in Ges\u00f9 sedeva a tavola con gli emarginati del proprio tempo, invitandoli alla relazione filiale. Marginalit\u00e0 e stranezza, ovvero <em>queerness <\/em>sono le prospettive dalle quali si rilegge il testo biblico, in cui Dio stesso \u00e8 <em>queer<\/em>, \u00abtrascendenza foriera di trasformazione, una fonte immanente e di scompaginazione rivoluzionaria, per far emergere ci\u00f2 che contraddice lo <em>status quo<\/em> e quindi anche le norme che regolano il potere, le relazioni e dunque anche la sessualit\u00e0\u00bb(p. XIII). E per non contribuire alla nebulosit\u00e0 terminologica, si spiega che cosa si debba intendere con <em>queer<\/em>, dall\u2019inglese \u00abstrano, bizzarro\u00bb, includendo quanto non \u00e8 allineato a un modello precostituito in termini di identit\u00e0 personale: \u00ab<em>Queer <\/em>si riferisce all\u2019<em>alterit\u00e0 <\/em>che, attraversando una identit\u00e0, ne decostruisce la definizione pubblica e sociale, rendendola in qualche aspetto non allineata\u00bb (p. XIII).<\/p>\n\n\n\n<p>Tutt\u2019altro che piegabile al modello della famiglia patriarcale e tradizionale, il Dio <em>queer<\/em> scardina le categorie precostituite, presentandosi sempre come Altro, straniero, ospite inopportuno, rovesciando le umane attese \u2013 proprio come le persone <em>queer<\/em>. Senza dimenticare che, seppure lo chiamiamo usando un pronome maschile, Dio non ha sesso e la stessa Trinit\u00e0 scompagina qualunque configurazione che vorrebbe associare la divinit\u00e0 a caratteri maschili o femminili. \u00ab[\u2026] che nella rappresentazione divina pensata dagli uomini di Chiesa ci sia un maschio bianco anziano dice senz\u2019altro molte pi\u00f9 cose di loro che di Dio\u00bb, sosteneva provocatoriamente Michela Murgia in <em>God save the queer. Catechismo femminista <\/em>(Einaudi, 2022, p. 37), salvo ricordare come aver imposto \u00abil maschile al Dio dei cieli (con il conseguente statuto di divinit\u00e0 ai maschi in Terra)\u00bb abbia contribuito a creare una certa visione nei credenti, sacralizzando \u00abun errore spirituale di portata monumentale\u00bb (p. 34). E se queste parole dovessero suonare urticanti, non sar\u00e0 inutile ricordare che Murgia era credente e che per tutta la sua vita ha cercato una strada per rendere compatibile la fede cattolica con la propria identit\u00e0 femminista e <em>queer,<\/em> come utilmente commenta Marinella Perroni in postfazione: \u00abMurgia non si rivolge ai non credenti, n\u00e9 \u00e8 un\u2019atea devota che fa sfoggio delle sue reminiscenze dottrinarie per richiamare i credenti a causa delle loro presunte incongruenze. Murgia \u00e8 una credente che interpella i credenti. Ma, come direbbe il cardinal Carlo Maria Martini, \u00e8 una credente che pensa. O forse ancora meglio \u00e8 una credente a cui fin da bambina la fede ha dato da pensare. Non solo. La stagione dell\u2019impegno in Azione cattolica le ha insegnato che chi vive la propria fede in modo responsabile non smette mai di sentirsi responsabile della fede degli altri, soprattutto dei pi\u00f9 piccoli\u00bb (p. 128).<\/p>\n\n\n\n<p>Non aver accettato la complessit\u00e0 del divino per incasellarlo a immagine di un gruppo dominante, sostengono i curatori di <em>Bibbia queer<\/em>, ne avrebbe ridotto le potenzialit\u00e0 che oggi queste letture plurali vogliono rimettere in primo piano: \u00abUsando il <em>queer <\/em>come metodo esegetico, ci si ritrover\u00e0 a sottolineare qualcosa che \u00e8 gi\u00e0 presente nelle pieghe del testo sacro ma al quale siamo stati resi ciechi per la consuetudine a un solo tipo di interpretazione: riscoprire un Dio che nella sua alterit\u00e0 rimane un mistero, che non entra in schemi umani, ma che li trascende e li mette in discussione [\u2026] significa rompere schemi consueti e assumere uno sguardo obliquo (<em>queer<\/em>) sul mondo o spingendoci a trovarlo\u00bb (p. XV). Infine si ribadisce il fatto che l\u2019immagine di Dio ha un\u2019inevitabile ricaduta sul modo in cui viviamo, costruiamo le nostre relazioni e concepiamo la giustizia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019edizione italiana arriva quando nei paesi di lingua inglese il commentario \u00e8 gi\u00e0 alla sua seconda edizione, un segno della difficolt\u00e0 con cui in Italia ci si accosta al discorso sulla <em>queerness<\/em>. Poco approfondito e ancor meno compreso, questo termine che suona insolito al primo approccio allontanando i meno propensi all\u2019incontro con il perturbante che pure li abita, vuole in realt\u00e0 aprirci gli occhi sul fatto che in gioco vi \u00e8 una visione che riguarda la societ\u00e0 tutta in quanto, singolarmente intesi, nessuno di noi \u00e8 \u00abconforme\u00bb (a modelli precostituiti, attese sociali e sin familiari). Se da cristiani, seguaci di quel Cristo che non ha scelto i suoi discepoli secondo criteri di conformit\u00e0, saremmo chiamati ad avvicinare e comprendere queste marginalit\u00e0, ci troviamo invece a considerare coraggiosi quei tentativi di studio realizzati, ad esempio, da <em>Concilium <\/em>o da <em>Credereoggi<\/em>, che al tema hanno dedicato interessanti approfondimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>A sostegno del fatto che la <em>queerness <\/em>sia pi\u00f9 ampia del discorso sul genere, il Commentario in oggetto include letture bibliche che hanno adottato la teologia della liberazione, interessate a quelle marginalit\u00e0 che ospitano le numerose povert\u00e0 e ingiustizie del nostro mondo. Senza dimenticare che le marginalit\u00e0 possono anche sommarsi (\u00e8 il fenomeno dell\u2019intersezionalit\u00e0), quando sulla stessa persona ricadono pi\u00f9 vulnerabilit\u00e0 (sessuali, sociali, etniche, religiose\u2026), come \u00e8 il caso delle donne nere a cui i <em>womanist studies <\/em>danno voce, contribuendo alla \u00abcoscienza del carattere non neutro della bianchezza della pelle\u00bb oltre a criticare il \u00abconcetto astratto di donna, che nella sua assenza di specificazioni presuppone la sostanziale omogeneit\u00e0 nelle esperienze e nei soggetti di genere femminile\u00bb (Patrizia Ottone, \u00abIl punto di vista womanist su Agar\u00bb in AAVV <em>Figlie di Agar, <\/em>Effat\u00e0, 2015). Una doppia discriminazione che dice il dolore di quei corpi razzializzati da societ\u00e0 che escludono persone per il colore della loro pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>I corpi <em>queerizzati <\/em>sono quindi tutti quei corpi abusati e oltraggiati di donne, poveri, migranti, disabili, affamati (da guerre e cambiamenti climatici), che le nostre societ\u00e0 escludono o di cui non sanno farsi carico. \u00c8 a partire da queste marginalit\u00e0 che la reverenda e teologa brasiliana Ana Ester P\u00e0dua Freire propone una teologia <em>fracasada <\/em>(fallita) in quanto \u00abanti-narrazione alla teologia del successo che opera nella cristianit\u00e0 come meta del viaggio richiesto dal capitalismo\u00bb (p. 622). Trovare Ges\u00f9 tra i piccoli, gli emarginati, gli esclusi e i <em>fracasados<\/em>, \u00e8 nel Vangelo di Marco la normalit\u00e0, per questo la sua lettura aiuta a pensare al desiderio \u00abdi smantellare i costrutti che regolano la vita attraverso immagini di Dio che creano paradigmi irraggiungibili di successo\u00bb (p. 636).<\/p>\n\n\n\n<p>Che i fenomeni a cui oggi diamo un nome non siano nati con noi, lo fa notare il reverendo Sean D. Burke, che ricorda come \u00abintersezionale\u00bb sia il personaggio incontrato da Filippo in Atti 8,27 descritto come \u00abuomo, etiope, eunuco\u00bb, dunque straniero e maschio impotente. Peraltro essere un eunuco di corte implicava che il loro corpo poteva essere violato con percosse o torture. Eppure dopo l\u2019annuncio del Vangelo, l\u2019uomo pone a Filippo la domanda cruciale: \u00ab<em>Che cosa impedisce che io sia battezzato?<\/em>\u00bb (8,36), sfidandolo \u00aba rifiutare il kyriarcato e i privilegi che conferisce agli uomini e a costruire invece una comunit\u00e0 pi\u00f9 inclusiva\u00bb (p. 718). Il concetto di \u00abkyriarchia\u00bb, che Burke assume da Elisabeth Sch\u00fcssler Fiorenza, fa riferimento a quella pratica di dominio del signore e padrone di schiavi, ma anche del marito, e delle \u00e9lite di uomini liberi e istruiti che costruiscono relazioni di dominio sui diritti di propriet\u00e0 che ritenevano di avere su donne e uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Se poi, come detto, gli autori biblici possedevano una visione meno complessa della sessualit\u00e0 e del genere, conoscevano per\u00f2 istituti familiari che consideravano perfettamente legittimi, quali la poligamia, la maternit\u00e0 surrogata, l\u2019incesto e il matrimonio tra parenti stretti. Ricorro ancora a Murgia, mentre contempla l\u2019icona di Rubl\u00ebv, per aprire una porta utile ma raramente lasciata intravedere: \u00abNon arriver\u00f2 mai a capire come la contezza di avere a che fare con un Dio che \u00e8 tre volte amore in relazione non gerarchica, non abbia rovesciato sin dalle fondamenta i legami tra 3 cristian3. Perch\u00e9 non ha scardinato la struttura della famiglia patriarcale piramidale, opposta al cerchio, nel quale l\u2019amore e il potere sono mescolati in modo tanto viscerale che la maggior parte delle persone continua da secoli a scambiare l\u2019uno per l\u2019altro? Intuite le miserabili conseguenze di un amore che si ferma al numero due, perch\u00e9 chi pratica la fede nella Trinit\u00e0 non ha aperto come una noce il concetto di coppia, ma lo ha anzi sacralizzato attraverso un sacramento, quello matrimoniale, inventato di sana pianta fuori tempo massimo? [\u2026] Quanto piccole e sterili diventano le diatribe sul fatto che Dio sia maschio e femmina, o padre o madre, davanti a un amore plurale e moltiplicativo, che non ha bisogno di ruoli n\u00e9 di generi per fare spazio intorno a s\u00e9?\u00bb (p. 84).<\/p>\n\n\n\n<p>A uno a uno, i libri biblici vengono quindi riletti da numerosi studiosi e studiose di tradizione protestante in gran parte di lingua inglese, appartenenti al mondo americano (statunitense e latino), al Regno Unito, all\u2019Australia, oltre a due studiosi di tradizione ebraica, entrambi statunitensi. Senza pretese di esaustivit\u00e0, provo a raccogliere alcuni commenti da questa corposa pubblicazione, a partire dalla parola \u00abesodo\u00bb e dal modello che ha rappresentato ispirando movimenti di liberazione di schiavi africani, movimenti anticolonialisti, di rifugiati e di sopravvissuti alla shoah. L\u2019esodo ha offerto la base alla teologia della liberazione, in quanto \u00abprova vivente di un Dio che si prende cura dei poveri e degli oppressi\u00bb (p. 53). Esodo peraltro contiene una versione di uno dei comandamenti pi\u00f9 importanti della Torah: \u00ab<em>Non molesterai il forestiero n\u00e9 lo opprimerai, perch\u00e9 voi siete stati forestieri in terra d\u2019Egitto<\/em>\u00bb (22,20), un comandamento molto attuale nel nostro secolo, specie negli Stati Unti ove tuttavia mostra come \u00abi meno propensi ad ascoltare questo appello profetico siano quelli che si definiscono pi\u00f9 religiosi: i cristiani conservatori attivi nella \u201cnuova destra cristiana\u201d\u00bb (p. 57). E utilmente evidenzia come la seconda parte del comandamento sia intesa a ricordarci la nostra precariet\u00e0, perch\u00e9 fatichiamo a vedere la correlazione tra le oppressioni, specie quando non siamo dalla parte di coloro che subiscono la persecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La Bibbia conosce e racconta la sofferenza in tempo di guerra, di cui i nostri tempi sono purtroppo sempre gravidi, per questo la femminista caraibica Carmen Margarita Sanchez De Leon ci chiede di annullare la distanza che frapponiamo tra noi e le immagini presenti nel libro dei Numeri, perch\u00e9 in quelle contraddizioni c\u2019\u00e8 qualcosa su cui sostare. Propone pertanto un\u2019attualizzazione del viaggio in fuga dalla schiavit\u00f9 d\u2019Egitto: \u00abNel 2018 l\u2019emisfero americano \u00e8 stato testimone di un fenomeno senza precedenti: centinaia e persino migliaia di persone che vivevano in condizioni inaccettabili di violenza e povert\u00e0 nei loro paesi d\u2019origine si sono organizzate per venire insieme in quella che, dal loro punto di vista, era la terra dove scorrono latte e miele. Quasi tutti provenivano da Guatemala, Honduras ed El Salvador. Lo scopo di viaggiare insieme era quello di godere di una maggiore protezione dai pericoli del viaggio e di difendersi attraverso la solidariet\u00e0 tra vulnerabili\u00bb (p. 108).<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene gli esempi biblici di figure <em>queer <\/em>siano di gran lunga maggiori di quanto sospettassi, mi pare quantomeno curioso l\u2019aver individuato in Gezabele un esempio biblico della \u00abmascolinit\u00e0 femminile\u00bb, mettendo in atto una regalit\u00e0 sia maschile sia femminile, che trasgredisce i confini biblici di genere. Una tale \u00abliquidit\u00e0\u00bb, che oggi sarebbe facilmente comprensibile alle persone lgbtq+, e pur non intrinsecamente negativa nella Bibbia ebraica, ha tuttavia contribuito alla reputazione della regina come malvagia e anti-yahwista. A differenza di Debora e Raab, \u00ab\u00e8 rappresentata come se si spingesse troppo in l\u00e0 nella direzione della mascolinit\u00e0. \u00c8 addirittura \u201ccostantemente in contrasto con il marito, il re Acab, ed \u00e8 descritta come un\u2019interprete della mascolinit\u00e0 pi\u00f9 capace di lui\u201d. La sua eccessiva esibizione di caratteristiche culturalmente definite \u201cmaschili\u201d \u201c\u00e8 parte di ci\u00f2 che rende Gezabele una figura cos\u00ec riprovevole per gli autori di 1-2 Re\u201d\u00bb (p. 284). Parimenti decostruttiva \u00e8 la rilettura delle due <em>sex-workers <\/em>che chiedono giustizia a re Salomone, un testo che si tende a interpretare come esempio di sapienza del figlio di Davide, ma che \u00abpotrebbe essere interpretata invece come un\u2019illustrazione della violenza del sistema giudiziario penale contro le lavoratrici del sesso\u00bb (p. 285). Una visione che se pure potrebbe avere la sua ragion d\u2019essere nei tempi biblici, ha sicuramente molto da dire sugli odierni condizionamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse non avevamo neppure mai pensato che il libro di Ester fosse stato scritto allo scopo di \u00abfar ridere chi legge\u00bb; ove per ironia bisogna intendere soprattutto l\u2019uso delle esagerazioni con cui sono rappresentati feste, digiuni e violenza atte a smascherare le convenzioni di potere alla corte persiana. E che la festa di Purim oggi sia vista da molti ebrei come \u00abl\u2019Halloween gay ebraico\u00bb, per il travestitismo e il gioco tra i generi che il libro biblico racconta, ne \u00e8 probabilmente la logica conseguenza. Cos\u00ec se il <em>queer <\/em>intende stravolgere i preconcetti, che stravolgimento sia! Di conseguenza Giobbe non \u00e8 pi\u00f9 paziente, bens\u00ec un arguto interlocutore nel dibattito sulla sofferenza l\u00ec messo in scena. La sofferenza e la marginalit\u00e0 dell\u2019<em>outsider<\/em> (in quanto non israelita), lo avvicina quindi a molte persone lgbtq+ che si identificano nel racconto e tanto pi\u00f9 nel finale, ove il suo protagonista lancia un\u2019\u00abaudace sfida al conformismo e alle convenzioni [\u2026] un approccio all\u2019esistenza umana e al divino che favorisce la vita\u00bb (p. 344). Quanto ai Salmi poi la relazione con il divino non pu\u00f2 che avvicinare tutt3, visto che gi\u00e0 \u00abGli scrittori biblici maschi potevano rivolgersi a Dio come sovrano distante, padre intimo, amante o giudice\u00bb (p. 373).<\/p>\n\n\n\n<p>Consapevole di aver potuto offrire solo qualche breve assaggio di quest\u2019opera corposa e dai contributi troppo eterogenei per poter essere racchiusi in una qualunque sintesi, ritengo che il termine <em>queer <\/em>sia l\u2019unico seriamente in grado di darvi unit\u00e0. Un\u2019acquisizione che possiamo assumere come significativa, seppur dai tratti vagamente destabilizzanti e talvolta persino inquietanti. Un\u2019opera da tenere in libreria e da consultare quando fossimo interessati a comprendere come altri da noi, con storie probabilmente non assimilabili alle nostre comuni esperienze, possano trovare conforto dalle sofferenze per riconquistare la terra promessa in attesa del ritorno del messia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per approfondire, consiglio un video di presentazione (<a href=\"https:\/\/youtu.be\/3gK04HGAuX8?si=-r5RCzBDk77xdc1Z\">https:\/\/youtu.be\/3gK04HGAuX8?si=-r5RCzBDk77xdc1Z<\/a>) e uno stralcio da <em>Colloqui non pi\u00f9 possibili con Michela Murgia <\/em>di Marinella Perroni (Piemme, 2024):<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abla partecipazione di tanti giovani e le richieste di altre presentazioni mi hanno rafforzato nella convinzione che quanto viene ormai inesorabilmente considerato fuori dal radar, come l\u2019interesse per la Bibbia, oppure \u201cdi nicchia\u201d, come la riflessione sulla <em>Queerness<\/em>, agisce in realt\u00e0 da vettore che si muove in profondit\u00e0, attiva dinamiche, stabilisce linee di forza. La <em>Bibbia Queer <\/em>non \u00e8 un libro, tantomeno un libro di lettura. \u00c9 un\u2019operazione culturale che, grazie a un attento commento a ciascuno scritto biblico in prospettiva <em>queer<\/em>, libera il testo sacro da gabbie interpretative moralistiche che l\u2019hanno snaturato perch\u00e9, per farne un manuale di controllo della sessualit\u00e0, l\u2019hanno svuotato della sua forza vitale e del suo fascino narrativo. In fondo, privata della <em>Queerness <\/em>dei suoi personaggi e delle sue elaborazione teologiche, delle sue storie cos\u00ec radicalmente umane e delle sue visioni di Dio cos\u00ec altrettanto radicalmente trascendenti, la Bibbia ha perso la sua nervatura antropologica e la sua carica teologica\u00bb (p. 81).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa recensione eccede la lunghezza di una &#8220;normale&#8221; recensione, ma la delicatezza e complessit\u00e0 del tema merita una maggiore articolazione. 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