{"id":3583,"date":"2025-12-19T09:00:00","date_gmt":"2025-12-19T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3583"},"modified":"2025-12-20T15:34:47","modified_gmt":"2025-12-20T14:34:47","slug":"scoperto-il-segreto-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/scoperto-il-segreto-della-vita\/","title":{"rendered":"Scoperto il segreto della vita"},"content":{"rendered":"\n<p>Poco pi\u00f9 di un mese fa (il 6 novembre scorso) \u00e8 deceduto lo statunitense James Watson che, col collega inglese Francis Crick, ha individuato la struttura a doppia elica del Dna, nel famoso articolo su <em>Nature<\/em> del 1953, un raro esempio di concisione (due paginette striminzite) e modestia anti-spettacolare. L&#8217;articoletto si conclude con: \u00ab<em>Non \u00e8 sfuggito agli autori<\/em> che [quanto detto sopra] costituisca una spiegazione del suo meccanismo di duplicazione\u00bb. Nel Dna infatti, costituito dalle 4 basi azotate [Adenina (A), Timina (T), Guanina (G), Citosina (C)], la A ad es. della prima elica \u00e8 sempre agganciata ad una T della seconda (e viceversa; sono <em>complementari<\/em>), e cos\u00ec pure la G con la C; in una ovvia struttura tridimensionale che permette l&#8217;incastro. La A \u00e8 come una chiave che s&#8217;infila solo nella sua complementare serratura T, non nelle altre due.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiara la replicazione: la duplice elica si separa in due filamenti singoli (F1 e F2): se nel primo F1 c&#8217;\u00e8 la A il sistema vi aggancia in automatico una T (riformando una doppia elica), e alla T del F2 appaia una A (cos\u00ec pure per la G e la C); si ottiene cos\u00ec una duplice copia del medesimo Dna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Digitale e algoritmico.<\/strong> Il Dna viene letto (dal Rna messaggero) a triplette o codoni: ad es. la tripletta ACG designa l&#8217;amminoacido treonina [un codone = un amminoacido: ci\u00f2 \u00e8 diventato chiaro a Crick e Watson 4 anni dopo, nel 1957]. Il codice \u00e8 <em>alfa-numerico<\/em>: le 4 basi azotate sono equiparabili a 4 lettere (A, T, G, C) o a 4 cifre (1, 2, 3, 4), o all&#8217;alfabeto-codice Morse [che per\u00f2 ha solo due segnali: punto e linea; basta un binomio (come lo 0 e 1 nei pc) per avere un linguaggio soddisfacente], risultando quindi digitale-algoritmico. Infatti, per quanto ne sappiamo, non v&#8217;\u00e8 alcuna correlazione-corrispondenza di forma, somiglianza (o altro) fra un codone e il suo amminoacido, che appare totalmente arbitraria-convenzionale. Con 4 segni [che si succedono tutti attaccati senza stacchi, nel linguaggio dei genetisti \u201csenza virgola\u201d, ma io le metto per maggior chiarezza] sono possibili <em>ben 64<\/em> (4 al cubo) triplette, ad es. ATG (1, 2, 3), GTA (3, 2, 1), CAG (4, 1, 3) ecc., che designano tre successivi amminoacidi: rispettivamente metionina, valina, glutammina. A fronte del fatto che gli amminoacidi siano solo 20 (o 21), il codice \u00e8 stato quindi ridondante con 64 possibili combinazioni, per cui pi\u00f9 triplette diverse codificano il <em>medesimo<\/em> amminoacido riducendo gli errori: lo sbaglio nella terza base della tripletta \u00e8 innocuo; problemi seri invece nella seconda, mentre lo svarione nella prima pu\u00f2 essere devastante; cfr. l&#8217;appendice tecnica].<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo pure un paio di triplette per segnalare l&#8217;inizio e la fine del gene, nel bel mezzo della lunga serie delle basi nel Dna non codificante per le proteine (sembra non servire a nulla), quindi chiamato anche \u201cspazzatura\u201d, ma non la \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre i geni normali (che si permettono di vivere) sono pressoch\u00e9 uguali in tutti, nelle inchieste giudiziarie serve soprattutto il Dna \u201cspazzatura\u201d, nelle sue lunghe e incredibilmente ripetute sequenze, ma soprattutto diverse in persone geneticamente distanti, tuttavia specifiche di un determinato gruppo-ceppo familiare, non di un soggetto individuale [se il colpevole non \u00e8 il sospettato, potrebbe esserlo suo padre, nonno, fratello&#8230;]. Secondo una delle ultime perizie (4 dicembre 2025) il Dna sotto (o sopra?) le unghie della povera Chiara Poggi sembra compatibile con la <em>linea genetica maschile<\/em> della famiglia di Sempio. Ma non mi pronuncio sul caso di Garlasco, poich\u00e9 complesso e \u201cpasticciato\u201d sin dall&#8217;inizio. Mi preme invece ricordare che la cosiddetta (polizia) <em>Scientifica<\/em> \u00e8 stata inventata in Italia un secolo fa da Salvatore Ottolenghi (1881-1934), il piemontese re dei criminologi che fece scuola nel mondo intero. Fu lui a risolvere il caso del famoso smemorato di Collegno, e soprattutto furono alcuni investigatori, <em>da lui formati<\/em>, a scoprire gli assassini di Giacomo Matteotti; lo stesso Ottolenghi, pur subendo fortissime pressioni politiche perch\u00e9 li sconfessasse, tenne duro a difesa della verit\u00e0, rischiando molto perch\u00e9 era pure ebreo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La tecnofobia.<\/strong> Parecchi cultori delle scienze dello spirito disprezzano gli algoritmi e la relativa tecnica: tecnofobici lo sono stati anche illustri filosofi, da Platone (che nel <em>Fedro<\/em> aveva criticato la pericolosa <em>techne<\/em> della scrittura in quanto avrebbe indebolito la memoria umana) ad Heidegger. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 si \u00e8 pi\u00f9 propensi a scaricare sugli strumenti, e non sulle scelte socio-politiche e culturali che vi stanno dietro, la responsabilit\u00e0 della nostra complicata crisi. Ma non \u00e8 pi\u00f9 possibile pensare la natura umana come slegata dalla tecnica, cercando di arretrare a uno stato di purezza edenica incontaminata dalla tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dell&#8217;evoluzione la nostra specie si \u00e8 avvalsa di utensili e strumenti sempre pi\u00f9 raffinati, dalla pietra focaia alla scrittura, alle protesi sino allo smartphone, tablet ecc. [che fra l&#8217;altro ci svincolano da un luogo specifico come un tempo la biblioteca&nbsp; o la sala tv, essendo disponibili sempre e dovunque sui nostri apparati digitali].<\/p>\n\n\n\n<p>Si asserisce <em>con ragione<\/em> che la mente umana, con le sue funzioni del pensiero e del linguaggio, non sia algoritmica, ma lo \u00e8 il suo supporto bio-chimico: lesioni alla corteccia pre-frontale offuscano il pensiero, e le disfunzioni nell&#8217;area di Broca compromettono il linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendiamo la tesi acuta di Hans Jonas, gi\u00e0 espressa qui nel blog il 23 maggio 2025 dal titolo <em><a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/la-mente-e-riducibile-al-cervello\/\">La mente \u00e8 riducibile al cervello?<\/a> <\/em>: \u00abLa vita distingue la propria identit\u00e0 da quella della sua temporanea materia [che varia incessantemente in quanto sostituiamo tutte le nostre cellule, tessuti ed enzimi: la mia mano e il mio cuore di oggi non sono materialmente quelli di un paio di\u00a0 mesi fa]. L\u2019elemento materiale si risolve in un substrato sempre cangiante. La vita \u00e8 distacco, elevazione, uscita, tramite l\u2019emancipazione della forma per mezzo del metabolismo, dall\u2019identit\u00e0 immediata con la materia, di cui permane tuttavia bisognosa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Se gi\u00e0 la vita (anche animale) \u00e8 un primo stacco, con la mente-intelligenza abbiamo un secondo pi\u00f9 incisivo distacco dal <em>necessario<\/em> supporto metabolico. Certo la coscienza e il nostro ego non consistono di molecole di proteine; si parla spesso a tale proposito di sopravvenienza-emergenza: le funzioni superiori intelligenti sopravvengono, emergono da quelle sottostanti della chimica organica del carbonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio semplice: non si pu\u00f2 sostenere che una singola molecola d&#8217;acqua sia liquida, ma da un insieme di tali molecole emerge la sua liquidit\u00e0, che \u00e8 una condizione indispensabile del <em>nostro<\/em> tipo di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una sensibilit\u00e0 al silicio?<\/strong> Dati i miliardi di miliardi di pianeti, \u00e8 possibile che si sia sviluppata in un universo di 13 miliardi di anni-luce un tipo di vita diverso dal nostro, basato sui \u201cmetalli\u201d [con questo termine si intendono tutti gli elementi chimici della scala-tavola di Mendeleev superiori al carbonio per numero di protoni (l&#8217;atomo di carbonio ne ha 6), diciamo dai 10 protomi in su, ad es. sul silicio (14 protoni nel nucleo atomico)].<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne l&#8217;intelligenza artificiale, al di sotto dei programmi informatici (software), non so bene da cosa sia costituito l&#8217;hardware nell&#8217;IA: presumo da circuiti e microchips digitali di \u201csilicati\u201d o metalli affini.<\/p>\n\n\n\n<p>Una IA di stampo \u201cvegetativo\u201d? Certo l&#8217;IA [i cui algoritmi stanno diventando indispensabili ai radiologi per le immagini degli esami diagnostici (TAC, RM, PET..)] ricorda, segnala (decide) e comunica; ma questo (secondo studi recenti) lo fanno anche le piante: tuttavia non \u00e8 giustificato considerarle dotate di intenzionalit\u00e0 e personalit\u00e0 individuale. Provano dolore quando la grandine si abbatte sulle foglie, o gioia all&#8217;arrivo di un insetto impollinatore? Non possiamo (oggi) trarre conclusioni, e nemmeno per l&#8217;IA. <\/p>\n\n\n\n<p>Esistono insormontabili divergenze tra gli scienziati-filosofi se la mente sia riducibile al cervello oppure no. Ma tutti sono d&#8217;accordo che per avere una mente ci vuole un cervello evoluto come substrato, con un&#8217;eventuale fioritura vitale&#8230; al silicio.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il fatto che la natura ha \u201cinventato\u201d il digitale (super-miniaturizzato coi 6 miliardi di basi in ogni cellula) <em>milioni di anni<\/em> prima di noi, in una convenzionale modalit\u00e0 \u201cartificiale\u201d con un \u201carbitrario\u201d codice alfabetico, sino al punto che nel Dna-Rna \u00e8 codificata l&#8217;istruzione algoritmica (quasi discorsiva): \u00abFai <em>questo<\/em> a <em>quello<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Appendice tecnica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che la delezione di una base (o un suo raddoppio ingiustificato) <em>sfalsa<\/em> drammaticamente le triplette seguenti; nel nostro esempio fatto sopra, con l&#8217;eventuale assenza della A iniziale [A]TG GTA CAG, leggendo a partire dalla T l&#8217;Rna trascrive TGG (l&#8217;errato triptofano) e poi TAC (la tirosina anzich\u00e9 la valina), entrambi sbagliati (pi\u00f9 quelli che seguono a cascata), compromettendo inesorabilmente la proteina sintetizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo sottolineato la ridondanza del codice: ad es. il codone pi\u00f9 consueto per l&#8217;arginina \u00e8 AGG, ma anche CGG (con la variante della C, pericolosa all&#8217;inizio) \u00e8 una seconda tripletta alternativa che codifica anch&#8217;essa correttamente l&#8217;arginina scongiurando guai seri.<\/p>\n\n\n\n<p>Disgraziatamente la compensazione non avviene sempre, in particolare per parecchie malattie come le anemie; in esse il corretto acido glutammico GAG \u00e8 purtroppo sostituito dalla glicina (GGG, grave errore nella seconda base), o ancor peggio dalla lisina (AAG, erroraccio micidiale in prima posizione), la quale fra l&#8217;altro spezza drammaticamente in due la catena polipeptidica (nel settore 4) dell&#8217;emoglobina.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;anemia falciforme era diffusa soprattutto in Sud-Italia, proveniente dall&#8217;Africa, con la sua devastazione dei globuli rossi deformati a mezzaluna (a falce), che la selezione naturale ha in parte conservato perch\u00e9 proteggeva dalla malaria gli individui portatori del gene responsabile allo stato eterozigote. La falciforme \u00e8 dovuta ad un paio di \u201clettere sbagliate\u201d in un&#8217;enciclopedia (il Dna) di centinaia di volumi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di un mese fa (il 6 novembre scorso) \u00e8 deceduto lo statunitense James Watson che, col collega inglese Francis Crick, ha individuato la struttura a doppia elica del Dna, nel famoso articolo su Nature del 1953, un raro esempio di concisione (due paginette striminzite) e modestia anti-spettacolare. 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