{"id":3599,"date":"2026-01-07T09:00:00","date_gmt":"2026-01-07T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3599"},"modified":"2026-01-09T18:39:57","modified_gmt":"2026-01-09T17:39:57","slug":"per-fare-la-pace-bisogna-pensare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/per-fare-la-pace-bisogna-pensare\/","title":{"rendered":"Per fare la pace bisogna pensare"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo momento il mondo \u00e8 minacciato, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 minacciata. Pensare \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, pi\u00f9 ancora che reggere la pressione immediata delle violenze e delle parole. Il dolore, l\u2019offesa, la minaccia, impegnano direttamente il pensiero. Non basta denunciare gli interessi finanziari privati che spingono gli Stati alle armi, se non avviene \u00abil risveglio delle coscienze e il pensiero critico\u00bb (Papa Leone, messaggio per la Giornata della Pace, 1 gennaio 2026).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi dispiace per chi \u00e8 sicuro, ma con le armi non si difende la pace, ma si incentiva la guerra. La difesa armata conferma l&#8217;attacco armato. \u00c8 questo il punto su cui va fatta la rivoluzione mentale antropologica. I saggi lo stanno dicendo, i concorrenti e dipendenti dal potere (che \u00e8 il rovescio della vera politica) non sanno capire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendo qui alcune riflessioni di filosofia della pace, cio\u00e8 di difesa della vita, proposte dal filosofo Roberto Mancini (Universit\u00e0 di Macerata) nel libro di Mancini e Salvarani, <em>Oltre la guerra. Le vie della pace tra teologia e filosofia<\/em> (Effat\u00e0 2023), nel capitolo <em>Oltre il mito della guerra giusta<\/em> (pp. 91-96). La filosofia della pace non \u00e8 un\u2019idealizzazione, ma \u00e8 vedere meglio, vedere pi\u00f9 veramente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci chiediamo: mentre i potenti \u00abservitori della morte\u00bb sono \u00abdevoti alla guerra\u00bb, \u00e8 ancora possibile una guarigione del mondo umano, che sta facendo male a se stesso? Sembra che la parola pace evochi solo una tregua, e significhi una chimera, irrealizzabile nella storia, un\u2019idea astratta, da chiedere soltanto a Dio. La guerra si dichiara sempre \u00abgiusta\u00bb, come legittima difesa da un\u2019offesa, ma \u00e8 sempre distruzione e infelicit\u00e0, non \u00e8 vera difesa: lo vediamo platealmente, ma non riusciamo a capirlo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Resistenza e la Costituzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si cita la Resistenza al nazifascismo come esempio di guerra giusta. Ma sorse quattro anni dopo l\u2019inizio della guerra, cercando una via per uscirne. Fu una difesa popolare, che us\u00f2 anche le armi, ma fu anzitutto un risveglio della coscienza nazionale (afferma Ercole Ongaro), un\u2019azione etica, culturale, politica, educativa: pensiamo, per esempio, al \u201cmaternage\u201d documentato da Anna Bravo, e alle tante azioni clandestine e coraggiose di protezione degli ebrei perseguitati. Come dimostrano le lettere dei partigiani condannati a morte, la Resistenza fu soprattutto un ideale collaborativo di giustizia e pace, di fondazione della democrazia, di universalismo umano. Non fu una \u201cguerra giusta\u201d. Chi oggi vuole giustificare la guerra non pu\u00f2 allegare la Resistenza come un modello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu un\u2019iniziativa civile, di volontari. \u00c8 vero che l\u2019uso delle armi incrudelisce gli uomini, come vidi io stesso da bambino in un episodio di ingiustificabile uccisione di tre soldati tedeschi disarmati, a guerra finita (ne ho scritto molte volte), ma non fu questa la caratteristica della Resistenza: non era un esercito, non c\u2019era l\u2019obbligo delle armi (come argoment\u00f2 pi\u00f9 volte Lidia Menapace, partigiana). Allora non si conoscevano abbastanza teoria e prassi della lotta nonviolenta gandhiana, ma molte azioni della Resistenza praticarono di fatto la forza nonviolenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E la vittoria militare su Hitler fu vittoria sulla guerra e la barbarie, o nuovo alimento ad esse, con nuovi strumenti materiali e mentali? (cfr. <em>La nuova barbarie: tendenze naziste oggi<\/em> in Giuliano Pontara, <em>L\u2019antibarbarie<\/em>, Ediz. Gruppo Abele 2019, pp. 26-63 e 313-325).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra Costituzione (art. 11) \u00e8 celebrata come pacifista, per\u00f2 il testo non ripudia la guerra come tale, ma solo come \u00abstrumento di risoluzione delle controversie internazionali\u00bb. Infatti, nell\u2019art. 52, prevede come \u00absacro dovere\u00bb del cittadino la difesa della Patria: dal seguito si intende \u00abcon le armi\u00bb, cio\u00e8 ammette una guerra \u00abgiusta\u00bb, e anzi \u00absacra\u00bb (aggettivo che compare solo in questo punto della Costituzione). E l\u2019art. 78 dice che \u00able Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari\u00bb. Altro che ripudiare! Certo, la Costituzione compie un passo nella cultura di pace, ma non si libera dalla capacit\u00e0 di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei decenni successivi, con l\u2019adesione alla Nato, con azioni militari fuori dalla Patria, l\u2019Italia ha eluso gli artt. 11 e 52, senza discuterne la modifica. La mentalit\u00e0 di guerra \u00e8 permanente nella cultura politica: nel 1999, il primo comunista Presidente del Consiglio, afferm\u00f2: \u00abPer dimostrare di saper governare bisogna dimostrare anche di saper fare la guerra\u00bb. Governo implica guerra, all\u2019occasione. E aerei italiani bombardarono Belgrado.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Filosofia della guerra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La filosofia della nonviolenza \u00e8 una filosofia politica pratica, con esperienze storiche efficaci, ancora estranee alla cultura politica italiana. Mancini la definisce una filosofia di pace ancora \u201caliena, apolide\u201d, spesso anche nei contesti cattolici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mentalit\u00e0 corrente afferma passivamente l\u2019inevitabilit\u00e0 della guerra (vista, in certi casi, come obbligo di giustizia) insieme all\u2019impossibilit\u00e0 della pace effettiva, perch\u00e9 tutta l\u2019umanit\u00e0 ne sarebbe incapace. Si tratta di un tenace e diffuso pregiudizio ideologico, con radici profonde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mentalit\u00e0 corrente non ha dubbi: non \u00e8 possibile liberarci dalla guerra! Fa appello alla \u00abnatura umana\u00bb: essa comporterebbe una inclinazione naturale alla aggressione e distruttivit\u00e0. Si toglie ogni dubbio sulla naturalezza della guerra, fino a dichiararla giusta (e persino santa), quando, dal nostro punto di vista, una reazione bellica appare necessaria, unica possibilit\u00e0 di difesa e di affermazione. La guerra appare indiscutibile (e come tale accettata da molti) quando la situazione \u00e8 valutata dal punto di vista di chi \u00e8 al potere, e quindi porta argomenti istituzionali, irrinunciabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 ci\u00f2 che accade oggi di fronte all\u2019aggressione \u2013 certamente ingiusta \u2013 della Russia all\u2019Ucraina. Per la mentalit\u00e0 convenzionale il discorso finisce qui: lo Stato aggredito ha diritto di rispondere con le armi. Guerra produce guerra: non c\u2019\u00e8 altro! \u00c8 giusto, perci\u00f2, aiutare con le armi il Paese aggredito! Si vede la questione soltanto come pratica e organizzativa. E subito si moltiplicano armi, sangue, distruzione, e si aprono pericoli pi\u00f9 vasti. Forse questa \u00e8 \u201cpolitica\u201d, arte umana di vivere insieme nella diversit\u00e0? \u00c8 impossibile una politica pacifica, pur nelle differenze tese? La malvagit\u00e0 naturale umana porta a conflitti che solo la forza pu\u00f2 decidere, col premiare non la ragione e il diritto, ma la distruttivit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Istituzione suprema della societ\u00e0 in guerra diventa la produzione di armi, intoccabile, a costo di ogni riduzione vitale e a vantaggio del profitto capitalistico. L\u2019autorit\u00e0 politica diviene indiscutibile: la critica, l\u2019obiezione di coscienza e la diserzione sono sabotaggio e tradimento, puniti anche gravemente. La societ\u00e0 civile, fra paura e aggressivit\u00e0, si cementifica, e le relazioni, la cultura, l\u2019arte, sono compresse e ridotte a strumenti della guerra: vale solo ci\u00f2 che serve alla guerra, vietato dubitare. Non cultura, ma censura. La societ\u00e0 degli esseri umani diviene (tende a divenire) una massa di numeri, di pezzi in \u201cuniforme\u201d, da opporre e sovrapporre al nemico (anch\u2019esso fatto di esseri umani mascherati nelle armi), da colpire, ferire, distruggere. Dov\u2019\u00e8 un maggiore fallimento umano? Che cosa ci disumanizza pi\u00f9 della guerra, nell\u2019intimo nostro, e nella relazione con gli altri, chiunque siano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chiedere di pi\u00f9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure (torniamo a leggere Mancini), nel pensiero convenzionale ci sono frammenti di verit\u00e0. \u00c8 giusto che l\u2019aggredito possa difendersi. \u00c8 un diritto e anche un dovere verso i consociati. Ma se continuiamo la riflessione realistica, dobbiamo guardare e chiedere di pi\u00f9: le guerre derivano davvero dalla natura umana? Che cosa prepara le aggressioni, e relative guerre \u201cgiuste\u201d di difesa? Abbiamo alternative al degenerare dei conflitti in guerre? I conflitti sono differenze difficili, ma anche arricchenti: non sono necessariamente guerre. E, nel caso, la guerra \u00e8 l\u2019unica risposta alla guerra? La difesa da un\u2019aggressione tra stati perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec differente dalla difesa nelle aggressioni personali? Perch\u00e9 io, se uccido, sono giudicato come criminale, e lo Stato si attrezza abbondantemente e con impegno e spese per uccidere nella guerra pi\u00f9 persone umane dell\u2019avversario? Lo Stato ha il \u00abmonopolio della violenza\u00bb: in che senso, e fino a che punto? La vita umana vale diversamente se \u00e8 di qua o di l\u00e0 dal fiume-confine (Pascal, <em>Pensieri<\/em>, 293)? La \u201csovranit\u00e0\u201d dello Stato, che non riconosce legge superiore, \u00e8 soltanto la giusta autonomia di un popolo che si autogoverna, o \u00e8 in realt\u00e0 \u00abbelligena\u00bb, generatrice di guerra (come denunciava Antonio Papisca, 1936-2017). I confini tra stati sono tracce sul terreno che tutelano vite, costumi, culture, propriet\u00e0, autonomie di ogni popolo, come le nostre porte di casa, oppure sono usate come separazioni e opposizioni, in un mondo tuttavia sempre pi\u00f9 unito per fenomeni ambientali, comunicativi, relazionali, in una sorte unica indivisibile dell\u2019intera umanit\u00e0? Eventuali contese territoriali devono essere sempre esclusive, o non si possono istituire amministrazioni condivise fra pi\u00f9 stati, lingue, culture, come avviene pacificamente in alcuni rari casi? Costa di pi\u00f9 convivere o con-uccidersi? Le contese umane devono essere infelici stoltezze o piuttosto occasioni di scambi umani che possono arricchire le relazioni? Vediamo che, nei conflitti, se ambo le parti cedono qualcosa della loro piena pretesa, guadagnano pi\u00f9 benessere comune che con la vittoria violenta? L\u2019uomo si va umanizzando o regredisce? L\u2019umanit\u00e0 conosce se stessa e le sue possibilit\u00e0, oltre le conquiste di spazi e di oggetti e tecniche? Siamo pi\u00f9 felici (e intelligenti) lottando tra noi per sopraffarci, o vivendo insieme nelle differenze?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo il dovere di pensare su queste e tante altre simili domande, se vogliamo semplicemente vivere. Ma vogliamo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo momento il mondo \u00e8 minacciato, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 minacciata. Pensare \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, pi\u00f9 ancora che reggere la pressione immediata delle violenze e delle parole. Il dolore, l\u2019offesa, la minaccia, impegnano direttamente il pensiero. 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