{"id":3615,"date":"2026-01-09T09:00:00","date_gmt":"2026-01-09T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3615"},"modified":"2026-01-09T18:38:55","modified_gmt":"2026-01-09T17:38:55","slug":"cose-di-cui-non-andare-fieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/cose-di-cui-non-andare-fieri\/","title":{"rendered":"Cose di cui non andare fieri"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Registro di scuola \/ 6<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>8 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Casini<\/strong>. Ho detto una parolina all&#8217;orecchio a Samuele, un mio allievo di terza mentre stava facendo il tema e lui ha abboccato: \u00abS\u00ec, prof, in questo periodo ho tanti casini\u00bb. Gli rispondo: \u00abNe parleremo, allora\u00bb. Pensa e ripensa\u2026 l&#8217;ora dopo avevo l\u2019ora buca, lo faccio uscire mentre entra il collega di scienze. In men che non si dica Samuele mi racconta con naturalezza \u2212 direi: con pudore ma senza vergogna \u2212 i suoi <em>casini<\/em>. Ma quindi\u2026 bastava dargli un pizzicotto e lui era pronto a vuotare il sacco? \u00c8 giusto farlo? So che un insegnante non \u00e8 uno psicologo. Ma se vedo un allievo che naufraga, che mostra un malessere che si riverbera inevitabilmente sull\u2019apprendimento, resto a guardare? Stupiscono i ragazzi, a volte. Perch\u00e9 in effetti s\u00ec, Samuele, in modo delicato e profondo, mi ha raccontato tutto quel che ha vissuto e sta vivendo: psicologa, riflessioni personali anche a volte difficili da afferrare, rapporti coi genitori, scoperta di una malattia ecc. Servir\u00e0, non servir\u00e0? Approfitto del mio ruolo? Questa chiacchierata migliorer\u00e0\u2026 i suoi voti finali \u2013 tanto per essere brutali? No, non credo. Ma non siamo macchine per produrre voti. Questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che continuo a pensare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>10 maggio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ricevimento<\/strong>. Mi era gi\u00e0 successo all\u2019inizio dell\u2019anno: un genitore chiede di parlarmi alla fine del Consiglio di classe perch\u00e9 di mattina non pu\u00f2 venire; lo ricevo e lui mi contesta il voto di geografia su una cartina di storia perch\u00e9 \u00e8 troppo \u201cstretto\u201d, visto che dovevano individuare la collocazione di 13 luoghi e io ho tolto un punto per ogni luogo collocato erroneamente. Gli faccio notare che quella cartina era il rifacimento di una cartina che avevo gi\u00e0 dato insieme ad altre domande, in una verifica precedente: ecco il perch\u00e9 di un parametro cos\u00ec \u201cstretto\u201d. Ma lui sostiene che quella sia <em>la prima volta<\/em> che ho dato la cartina. Ribadisco che so quello che faccio: e che \u00e8 <em>la seconda volta<\/em>. Non c\u2019\u00e8 verso: dopo un tira e molla senza senso, lo invito a uscire perch\u00e9 non avevo intenzione di farmi dire da lui quello che ho fatto o non fatto. Me ne sono andato con la sensazione, sgradevole, di aver parlato due lingue diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece alla fine dell\u2019anno ricevo i genitori di un allievo di prima, un po\u2019 tonto: uno di quei ragazzi che quando gli fai una domanda di qualsiasi tipo ti guardano per un paio di secondi smarriti, qualsiasi cosa gli chiedi, come se arrivassero da un altro mondo. Non \u00e8 un ragazzo cattivo, anzi: ha proprio la faccia da buono. E tale \u00e8. Mi porto al colloquio tutte le prove scritte che ho, per poter parlare coi genitori con esempi concreti. Intuisco cosa mi vogliono chiedere: come mai il figlio va male in tutte e due le mie materie, e non riesce a tirarsi su. Dopo un primo scambio, passo a far vedere una per una le prove per poter specificare meglio da dove deriva la valutazione negativa. La prima prova era sul lessico del cinema: mi dicono che il figlio ha studiato insieme ad altri compagni che hanno tutti preso la sufficienza (lui \u00e8 stato forse l\u2019unico gravemente insufficiente), e anzi che lui aveva radunato a casa sua e in qualche modo istruito un gruppetto dei suoi compagni. Non ho nessuna ragione per credere che mi dicano bugie, ma \u00e8 un dato di fatto che le risposte erano sbagliate o molto parziali e che la valutazione non poteva che essere quella. C\u00e0pita a volte che nei colloqui chei genitori tirino in ballo lo studio a casa, l\u2019impegno ecc., ma \u00e8 evidente che nessuno di noi pu\u00f2 valutare qualcosa che non vede ma gli viene riferito \u2013 poniamo in buona fede. La seconda prova (valutata 4) \u00e8 un tema di tipo espositivo su Sparta, che avevo dato da studiare insieme ad altri argomenti da cui avrei pescato. Fare un tema significa non solo scrivere cose giuste e sensate, ma scriverle bene: perch\u00e9 appunto \u00e8 un tema e non una verifica di storia! La valutazione avviene dunque anche sulla <em>forma<\/em>: lo avevo chiarito in classe. Leggo ai genitori: \u00ab<em>Nati<\/em> (sic!) nel 1220 a. C. nella Laconia dopo la caduta dell\u2019impero miceneo, Sparta era una delle citt\u00e0 pi\u00f9 potenti del Peloponneso. Si dice che nacque per scelta di Eracle, figlio di Zeus, ed <em>erano destinati<\/em> (sic!) ad essere i pi\u00f9 forti\u00bb. Mi pare evidente la mancata concordanza tra il soggetto, singolare (Sparta) e quanto vi concorda (\u00abnati\u00bb ed \u00aberano destinati\u00bb). Tecnicamente si potrebbe parlare di anacoluto, ma al di l\u00e0 delle etichette il punto era che il senso della frase non reggeva. Il padre vedendo la sottolineatura dell\u2019errore comincia ad alzare la voce, sostenendo che quello non \u00e8 un errore grave, e non merita quella valutazione (ovviamente il voto non dipende da questo unico errore). Provo a rispiegare la differenza tra verifica e tema. Si impunta: secondo lui l\u2019errore \u00e8 veniale. Esasperato, faccio una mossa sbagliata: gli chiedo che competenze abbia per valutare cosa \u00e8 errore e cosa no. So che non si deve umiliare l\u2019interlocutore, ma mi \u00e8 venuto spontaneo. La tensione cresce velocemente. La moglie invita il marito a desistere e allontanarsi un attimo. Niente da fare. Insiste. A quel punto faccio quel che non si deve fare: lo mando a quel paese. Lui si altera ulteriormente e minaccia di andare dal preside. Lo invito a farlo senz\u2019altro e dico che non mi sento in dovere di continuare il colloquio. Un collega, presente nella sala ricevimento, mi lancia uno sguardo di intesa. Esco col forte senso di aver sbagliato. Attendo che il preside mi chiami, anche se vedo il genitore fumare fuori del cancello. Una cosa mi \u00e8 chiara: nulla di quanto \u00e8 successo deve influire sul rapporto con l\u2019allievo, che anzi cercher\u00f2 di trattare, come spero di aver sempre fatto, con la massima correttezza. La mattinata va via liscia. Nessun richiamo. Passano una decina di giorni e la madre fa richiesta agli atti per avere copia di tutti gli scritti in mio possesso. Lo faccio con sollecitudine. Mi ringrazia. Lo spiacevolissimo episodio finisce cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso pretendere di aver ragione, perch\u00e9 insultare non \u00e8 da persona civile. Devo confessare che non sono un insegnante modello. Faccio cose di cui mi pento. Parlo ovviamente per la mia esperienza, parziale e soggettiva, ma ho l\u2019impressione che il modo in cui molti genitori \u201cdifendono\u201d i figli stia diventando un nodo difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>10 giugno<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Io, postino<\/strong>. 21 anni fa avevo scritto questa lettera ai miei allievi alla fine dell&#8217;anno (quanto sono cambiato da allora? non so dire&#8230;). L&#8217;ho tirata fuori dalla pancia del computer perch\u00e9 continua a farmi pensare. La dedico alle mie allieve e ai miei allievi di quinta di quest&#8217;anno, ma anche ai miei non allievi della scuola, e anche a tutti i ragazzi. George Steiner qui dice cose molto giuste&#8230; La riporto tale e quale. NB Le parole sono quasi tutte di Steiner.<\/p>\n\n\n\n<p>Cari allievi, oggi la mia ultima lezione con voi \u00e8 stata particolarmente affannata, avevamo tante cose da fare&#8230; E cos\u00ec mi son dimenticato di fare un piccolo discorsetto (discorso, discorso&#8230;!) che mi ero preparato prendendo a prestito le parole di un critico inglese, George Steiner, che avevo letto qualche anno fa in un articolo sulla \u00abStampa\u00bb che ho ritagliato. Steiner diceva pi\u00f9 o meno cos\u00ec\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Che consiglio posso dare a voi giovani? Anzitutto non buoni consigli, \u00e8 troppo facile, se mai cattivi consigli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo: non negoziate le vostre passioni, vivetele. S\u00ec, proprio cos\u00ec. Certo lui parla probabilmente di passioni intellettuali, ma allarghiamo pure il campo. Non fate compromessi: se capite che vi piace una cosa, cercate di coltivarla. Nessuno potr\u00e0 togliervela. Anche studiare per una settimana un frammento di un poeta latino pu\u00f2 donare un momento di felicit\u00e0 incomparabile. Avere una vocazione \u00e8 una felicit\u00e0 pericolosa, ma senza fine: \u00e8 la pi\u00f9 grande fortuna che si possa avere al mondo. Tutti abbiamo una sete di assoluto, dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo: siate coscienti della fragilit\u00e0 politica e sociale di questa passione. Dovete sapere che Steiner \u00e8 di origini ebraiche, e quando dice questo ha in mente quello che \u00e8 successo in Germania, la sua Germania, da cui ha dovuto emigrare in Inghilterra. E si chiede: perch\u00e9 il massimo della barbarie del secolo passato \u00e8 potuto attecchire proprio nel paese che aveva espresso la filosofia di Kant, o la musica di Beethoven? La shoah, insomma, non \u00e8 capitata nel deserto, ma in uno dei popoli pi\u00f9 colti del mondo. Cosa vuol dire questo? Che evidentemente la cultura, la letteratura, non necessariamente rendono l&#8217;uomo pi\u00f9 umano. La poesia non salva la vita, non sempre. Il gioco \u00e8 ancora sempre tutto da giocare, tra umanit\u00e0 e disumanit\u00e0. Ogni professore orgoglioso di poter insegnare ci\u00f2 che ama dovrebbe sempre fare un esame di coscienza e chiedersi: oggi, ho difeso il valore dell&#8217;uomo? Potevo fare di pi\u00f9? E quando torna a casa dopo aver ascoltato il grido dell&#8217;uomo che viene da Shakespeare, dice Steiner, \u2013 noi potremmo dire da Montale o da Manzoni, perch\u00e9 anche l\u00ec c&#8217;\u00e8 un grido \u2013 deve verificare se \u00e8 ancora in grado di sentire il grido che viene dalla strada, dalla vita. Perch\u00e9 se non lo sente pi\u00f9, \u00e8 meglio che smetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo, e pi\u00f9 leggero: imparare a memoria, s\u00ec, <em>by heart<\/em> o <em>par coeur<\/em>, come si dice. Notte e giorno, con il cuore e non solo con il cervello. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 essere ricchi. Perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 togliere ci\u00f2 che conoscete a memoria. Nessuno. E Steiner ricorda una giovane professoressa che in Russia era stata imprigionata per un nonnulla. Senza luce, senza carta. Per tre anni. Ma conosceva bene i 40.000 versi del Don Giovanni di Byron e se lo tradusse a memoria. E quando usc\u00ec, cieca, dett\u00f2 la sua traduzione, che divenne un capolavoro. Nessun totalitarismo pu\u00f2 distruggere la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>E conclude dicendo che esercitiamo (questo plurale mi imbarazza: come posso mettermi al livello di uno come Steiner? ma quel che dice lo condivido in pieno) una professione meravigliosa, pericolosa, molto difficile oggi, ma che contiene una lezione di felicit\u00e0 e di umilt\u00e0. E cita uno scrittore russo, Puskin, che ha detto: \u00abIo ho scritto la Lettera. Voi, professori, critici, editori ecc., siete i postini\u00bb. La differenza \u2013 inutile negarlo \u2013 \u00e8 enorme. Ma anche io, nel mio piccolo, mi sento come il postino di Puskin: che felicit\u00e0 poter mettere le lettere nella buca giusta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Un abbraccio a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>3 luglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tentazione<\/strong>. Mettendo in ordine le carte dopo la fine della scuola, un classico, trovo un pizzino, con queste righe: \u00abStante la situazione di forte difficolt\u00e0 generata dalla particolare composizione della classe, il sottoscritto chiede di non essere riassegnato alla classe XX per l\u2019a.s. 23\/24\u00bb. No, non ricordavo precisamente ma so che in terza con la classe che \u00e8 appena passata alla maturit\u00e0 avevo avuto questa tentazione, peraltro poi non messa in atto. Era stato un anno difficile. In particolare ricordo un tema svolto insieme, sulla lavagna. Ricordo che i pensieri che ognuno riusciva a formulare non superavano le due righe. Era stato penoso. Loro si giustificavano dicendo che l\u2019insegnante del biennio non aveva mai assegnato veri e propri temi, ma la giustificazione a me sembrava abbastanza inconsistente, perch\u00e9 conoscendola, so che aveva fatto fare dei lavori propedeutici. Quello che avevo percepito \u00e8 che il rapporto fiduciario con la classe si era rotto, a un certo punto, e che perci\u00f2 era facile dare tutte le colpa all\u2019insegnante, anche da parte di chi era magari un po\u2019 meglio degli altri. Mi sembrava di dover costruire quasi da zero, anzitutto il rapporto con la mia materia, l\u2019italiano. E a fine anno mi sentivo stanco e insoddisfatto: se in un anno non c\u2019ero riuscito, come avrei potuto farcela?<\/p>\n\n\n\n<p>E invece\u2026 Proprio questa classe \u00e8 appena uscita dalla maturit\u00e0 come la migliore classe che abbia mai avuto nel mio insegnamento. E pensare che la classe che a me nella memoria pare la pi\u00f9 bella deve aver avuto un paio di 100, forse senza lode, questa ne ha avuti ben tre di 100, di cui uno con lode. Un successo che non avrei potuto immaginare negli anni precedenti, anche se l\u2019ultimo anno \u00e8 stato un po\u2019 diverso\u2026 Si tratta di una classe assai con meno di 15 allievi, molto polarizzata: la parte alta, molto ristretta, una piccola parte mediana e poi una parte bassa al limite della sufficienza, e forse anche sotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non credo che i  voti dell\u2019esame siano \u201cfalsati\u201d. Le tre allieve che hanno preso 100 lo meritano, soprattutto se confrontate con la parte restante della classe. Ho avuto pi\u00f9 di una classe migliore di questa, nell\u2019insieme, ma il voto finale \u00e8 determinato da molti fattori, anche contingenti. La morale della favola dimostra che forse non bisogna mai disperare e darsi per vinti, ma continuare a lavorare. Spero che questa voglia non mi manchi mai. Per ora, almeno, \u00e8 ancora l\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Registro di scuola \/ 6 8 maggio Casini. Ho detto una parolina all&#8217;orecchio a Samuele, un mio allievo di terza mentre stava facendo il tema e lui ha abboccato: \u00abS\u00ec, prof, in questo periodo ho tanti casini\u00bb. Gli rispondo: \u00abNe parleremo, allora\u00bb. 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