{"id":3681,"date":"2026-02-02T09:00:00","date_gmt":"2026-02-02T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3681"},"modified":"2026-01-29T22:26:01","modified_gmt":"2026-01-29T21:26:01","slug":"clandestina-a-berlino-durante-lorrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/clandestina-a-berlino-durante-lorrore\/","title":{"rendered":"Clandestina a Berlino durante l&#8217;orrore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si calcola che dal 1942 al 1945 fossero nascosti a Berlino, vivendo in clandestinit\u00e0, tra i 10 e i 15.000 ebrei. Marie Jalowicz Simon fu una di loro. Non ne parl\u00f2 per tutta la vita ma, nel 1997, all\u2019et\u00e0 di 75 anni accett\u00f2, su insistenza del figlio Hermann, di registrare molte cassette di ricordi che, rielaborate, hanno dato vita nel 2013 a un libro \u00absensazionale\u00bb (cos\u00ec definito dal critico di \u00abDie Zeit\u00bb, Goetz Aly): <em>Clandestina, una giovane donna sopravvissuta a Berlino 1940-1945<\/em> (Einaudi 2015).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 22 giugno 1942 Marie, allora ventenne, sfugge per caso ad una retata della Gestapo e decide di vivere nella \u201cillegalit\u00e0\u201d. Lascia il lavoro forzato alla Siemens e si strappa la stella gialla dagli abiti. \u00abIllegalit\u00e0? Illegali erano i nazisti, non io. Illegale era infatti il pi\u00f9 grande sterminio organizzato della storia dell\u2019umanit\u00e0. (Io invece) avevo un diritto, quello alla sopravvivenza\u00bb (p. 314). Resta orgogliosamente tedesca, una \u201cebrea tedesca\u201d. E pochi mesi dopo il suo ritorno alla libert\u00e0, nel gennaio 1946, a chi le propone di migrare in quello che diventer\u00e0 lo Stato d\u2019Israele, risponde con fermezza: \u00abSono gi\u00e0 emigrata. Dalla Germania di Hitler alla Germania di Goethe e di Johann Sebastian Bach dove mi sento perfettamente a mio agio\u00bb. Ed elenca con lucidit\u00e0 le ragioni che l\u2019hanno convinta a rimanere in Germania: \u00abQui sono nata e cresciuta, qui ho le mie radici, sono stanca di combattere e qui posso vivere una vita senza gravare su nessuno\u00bb. Dopotutto \u00abi tedeschi hanno ucciso milioni di ebrei, ma erano tedeschi anche coloro che, mettendo a repentaglio la propria vita, hanno fatto grandi sacrifici per aiutarmi\u00bb (pp. 315-16). Confutando, tra l\u2019altro, il consueto argomento secondo cui l\u2019orgoglio non permetterebbe di vivere nel Paese delle camere a gas. Resta dunque in questa \u201cmaledetta Germania\u201d, a Berlino, anzi a Pankow, il distretto dove ha sede, per un certo periodo, il governo della Rdt, di osservanza sovietica. Si trasferisce, un\u2019unica volta, in un appartamento pi\u00f9 grande, in Wolfshagener Strasse, 59, dove \u2013 osserva il figlio \u2013 \u00abi miei genitori vissero i decenni a venire e dove passammo la nostra infanzia, mia sorella Bettina ed io\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 4 aprile 1946 Marie compie 24 anni e si iscrive all\u2019Universit\u00e0. Nel modulo di registrazione presso la Comunit\u00e0 Ebraica, alla voce \u201coccupazione\u201d, scrive: \u00abprima del 1933 studentessa liceale, attualmente studentessa universitaria\u00bb. Il nazismo come parentesi tragica nella sua vita e in quella del Paese\u2026 Concluder\u00e0 gli studi con laurea e dottorato, e nel 1956 diventer\u00e0 ricercatrice in Storia della filosofia antica. Inizia cos\u00ec una carriera che la porter\u00e0 all\u2019ordinariato nel 1973.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque Marie entra in clandestinit\u00e0 nell\u2019estate del 1942, pochi mesi dopo essere rimasta sola per la morte del padre, di professione avvocato. La sua famiglia apparteneva alla buona borghesia, perfettamente integrata nella societ\u00e0 tedesca, da generazioni. Il cognome polacco non deve trarre in inganno. Era stato \u201ccomprato\u201d da un suo antenato di origine russa, approdato a Berlino per sfuggire ai pogrom. Accadeva anche questo, allora. Insomma Marie apparteneva a quella classe sociale che guardava con un certo distacco, se non disprezzo, i recenti immigrati della diaspora ebraica, provenienti dall\u2019Est europeo, piuttosto poveri e ignoranti e perci\u00f2 costretti ai lavori pi\u00f9 umili. Di questa stratificazione sociale tra ebrei ci d\u00e0 un quadro fedele e impietoso Ir\u00e8ne N\u00e9mirovsky nel suo ultimo romanzo, pubblicato nel 1940, <em>I cani e i lupi<\/em>, ambientato a Kiev.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marie ha bisogno di documenti falsi, rifugi sicuri e sempre nuovi, qualche amico fidato e qualche soldo. Molto sangue freddo per dominare la paura e inevitabili compromessi con i propri principi e con la propria coscienza, resi necessari dalle circostanze estreme in cui \u00e8 costretta a vivere. Chi l\u2019aiuta lo fa perch\u00e9 non sa che \u00e8 ebrea (finisce in casa di alcuni fanatici nazisti), o per ideali politici (diversi amici comunisti), o semplicemente per solidariet\u00e0 umana. L\u2019inizio \u00e8 drammatico: Marie \u00e8 indirizzata dal suo medico a una \u201cmediatrice\u201d che la \u201cvende\u201d a uno strano figuro, piccolo imprenditore dalla salute malferma e dalle convinzioni naziste, che la pu\u00f2 ospitare per qualche tempo. Fioriva anche questo \u201ccommercio\u201d allora, a Berlino. Nel settembre del 1942, dopo aver assunto l\u2019identit\u00e0 di Johanna Koch, amica di famiglia, e con falso passaporto, attraversata l\u2019Austria e la Jugoslavia, raggiunge Sofia con l\u2019intenzione di riparare in Turchia Ma la fuga non riesce e l\u2019ambasciata tedesca in Bulgaria le rilascia un documento che le consente solo di rientrare in Germania, via Vienna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornata a Berlino, siamo a met\u00e0 novembre 1942: \u00abfeci ancora quattro passi in direzione di Alexanderplatz. Era il quartiere dove ero cresciuta, dove avevo sempre avuto molti parenti e amici. Ma adesso non sapevo dove passare la notte\u2026 sapevo che non mi rimaneva altro da fare che restare sveglia tutta la notte, vagando senza meta per la citt\u00e0 (pp. 131-32). Dopo l\u2019avventura bulgara finita male, riteneva un miracolo che la Gestapo non fosse arrivata alla sua amica Koch, che le aveva prestato le generalit\u00e0. Per l\u2019inverno !943-44 trova ospitalit\u00e0 dall\u2019anziana signora Blase, presso la quale, diremmo oggi, svolge funzioni di badante, con un rapporto che giova ad entrambe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una radio straniera apprende dell\u2019attentato ad Hitler il 20 luglio 1944. \u00abA questi ufficiali Hitler non piaceva perch\u00e9 era rozzo e plebeo. Non erano veri antifascisti, ma militari conservatori\u00bb (Pag. 256). La Germania \u2013 sostiene Marie \u2013 va sconfitta fino in fondo, gli alleati devono arrivare a Berlino e issare le loro bandiere sulla citt\u00e0. Nell\u2019autunno del 1944 \u00e8 istituita la milizia popolare (<em>Volksturm<\/em>) in appoggio alla Wehrmacht e molti inneggiano ancora alla vittoria vicina. Seguir\u00e0 invece un inverno di terribili bombardamenti. Anche la casa dove si rifugia Marie \u00e8 colpita, e lei scampa per miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finalmente la fine della guerra. Arrivano i russi, poi americani e inglesi. Marie ha il problema di trovare casa e lavoro. La prima la ottiene con grande sollecitudine, efficienza (e qualche sotterfugio) da un ufficio che procurava un tetto a chi l\u2019avesse perduto per distruzioni belliche. Era il suo caso: l\u2019edificio di Prenzlauer Strasse, 19a era stato raso al suolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il lavoro si reca presso l\u2019Amministrazione comunale che cerca traduttori. \u00abMi ricevette un sottotenente britannico, che poi si rivel\u00f2 essere un ebreo tedesco, emigrato all\u2019ultimo momento\u00bb (pp. 294-95). L\u2019ufficiale sta facendo colazione con caff\u00e8 (vero) e pane bianchissimo spalmato di burro. A Maria, abituata, se andava bene, a cicoria e pane nero di dubbia fattura, par di svenire per \u00abacquolina da astinenza\u00bb. La conversazione si svolge in francese, poi in inglese. Non granch\u00e9 apprezzata. \u00abE poi \u2013 sbotta il militare \u2013 sapr\u00e0 scrivere a macchina, con due dita\u00bb. (Sar\u00e0 comunque assunta per un breve periodo come dattilografa e interprete). \u00abCon un ghigno perfido rovesci\u00f2 il contenuto di un posacenere stracolmo sui resti di quella colazione deliziosa\u00bb e ordin\u00f2 ad un assistente di portare via il tutto perch\u00e9 ne aveva abbastanza. \u00abAvrei voluto gridare e riempire di schiaffi quel pallone gonfiato. Chi si comporta cos\u00ec \u2013 pensai &#8211; dovrebbe finire davanti a un tribunale internazionale del popolo ebreo ed essere condannato a una dura pena\u00bb (p. 296). Erano arrivati i vincitori con tutta la loro arroganza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si calcola che dal 1942 al 1945 fossero nascosti a Berlino, vivendo in clandestinit\u00e0, tra i 10 e i 15.000 ebrei. Marie Jalowicz Simon fu una di loro. 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