{"id":3686,"date":"2026-01-30T09:00:00","date_gmt":"2026-01-30T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3686"},"modified":"2026-02-01T13:28:54","modified_gmt":"2026-02-01T12:28:54","slug":"gli-operatori-di-pace-figli-dellaltissimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/gli-operatori-di-pace-figli-dellaltissimo\/","title":{"rendered":"Gli operatori di pace figli dell&#8217;Altissimo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Vangelo della 4\u00aa domenica del tempo ord. (Matteo 5,1-12)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo commentato le beatitudini gi\u00e0 due volte: la versione lucana con <a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/beati-i-poveri-perche-non-saranno-piu-poveri\/\">Beati i poveri perch\u00e9 non saranno pi\u00f9 poveri<\/a>, del 14 febbraio 2025, e quella matteana nella <em><a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/commemorazione-dei-defunti-con-la-storia-di-halloween\/\">Commemorazione dei defunti<\/a><\/em> del 31 ottobre 2025. Riassumiamo la sostanza, con qualche novit\u00e0 per Matteo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il fiorire della vita per tutti.<\/strong> Secondo la monumentale opera di Jacques Dupont, il racconto pi\u00f9 originario \u00e8 proprio quello di Luca, relativo alle prime tre beatitudini: beati i poveri, gli afflitti e quelli che hanno fame, che vanno prese insieme e considerate un tutt&#8217;uno molto concreto (non sono spiritualizzate); felici i miserabili, sofferenti e affamati non perch\u00e9 sono tali e tali devono rimanere, bens\u00ec perch\u00e9 tutte le loro miserie (di qualsiasi tipo) \u201cora\u201d stanno per essere ribaltate dal Regno; la felicit\u00e0 consiste nel loro capovolgimento, non nel restare poveracci.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi no alla miseria e no all&#8217;opulenza. <em>Tutti<\/em> gli uomini sul pianeta Terra devono godere della vita e provarne piacere; che nessun uomo debba pentirsi di essere venuto al mondo considerandolo una maledizione, ossia il fiorire della vita per<em> tutti<\/em> in una situazione che oscilla tra la frugalit\u00e0 ed un&#8217;abbondanza contenuta; cio\u00e8 il contrario di ogni sofferenza (e belligeranza) nella speranza per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La \u201cdimenticanza\u201d di Matteo.<\/strong> Il primo evangelista invece le ha spiritualizzate generando (suo malgrado) una certa confusione, perch\u00e9 da negativi dolorosi da superare e da vincere (la miseria) diventano dei positivi, delle virt\u00f9 morali da praticare, come i misericordiosi, puri di cuore e gli operatori di pace. Certo non c&#8217;\u00e8 contraddizione, anzi complementariet\u00e0: ad es. per vincere la fame nel mondo occorrono gli affamati di giustizia (e i poveri <em>nello spirito<\/em>), in modo perfettamente confacente e consono.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Matteo si \u00e8 dimenticato&#8230; di spiritualizzare la seconda (sugli afflitti), per cui la trappola \u00e8 scattata: in un contesto globale di virt\u00f9 positive, anche l&#8217;afflizione-sofferenza \u00e8 diventata un valore, in particolare presso Dio, tanto che gli pu\u00f2 essere offerta in funzione espiatoria e sacrificale per la salvezza dei peccatori, per le anime del purgatorio ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Una trappola gigantesca che ha prodotto danni incalcolabili nella storia cristiana nel cosiddetto \u201cdolorismo\u201d, sino al punto di autocausarsi ferite e dolore fisico col cilicio. Certo non era questa l&#8217;intenzione di Matteo, ma avrebbe dovuto spiritualizzare anche la seconda, del tipo: \u00abbeati quelli che soffrono per amore, o condividono la sofferenza altrui o nella lotta per la giustizia e la pace\u00bb. Il valore non sta nella sofferenza in s\u00e9, ma in quello che l&#8217;ha causata, ossia nel loro impegno che li ha portati a essere perseguitati, imprigionati, torturati e uccisi (come oggi i cristiani in Nigeria). In pratica l&#8217;ultima beatitudine avrebbe dovuto essere inglobata nella seconda.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non significa che la spiritualizzazione sia un&#8217;invenzione di Matteo, estranea a Ges\u00f9; ma non qui, bens\u00ec in altri discorsi, situazioni e contesti. I cosiddetti \u201cmacarismi\u201d [detti col termine \u201cbeato\u201d (<em>makarios<\/em> in greco)] erano un breve genere letterario molto usato, pi\u00f9 volte pure da Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo privilegia il numero 7: sette sono le parabole del c. 13, sette le maledizioni agli scribi e farisei di Mt 23,13-33. Per questo ha elevato da 4 (quelle di Luca) a 7 le beatitudini originarie. Ma nel nostro testo sono nove, perch\u00e9 due sono state aggiunte successivamente: l&#8217;ultima (Mt 5,11 col \u201cvoi\u201d diretto ai discepoli in situazioni persecutorie), che \u00e8 un raddoppio della penultima sui perseguitati in generale per causa della giustizia; e soprattutto quella dei miti, che in genere si trova dopo quella degli afflitti, ma in parecchi manoscritti prima di essa, come nella Vulgata: non sapevano bene dove piazzarla (inversione dei vv. 4-5).<\/p>\n\n\n\n<p>Chi l&#8217;ha fatto si \u00e8 forse reso conto del suddetto \u201cinghippo\u201d della seconda sugli afflitti, e con quella dei miti-mansueti ha avvolto l&#8217;afflizione sublimandola in sensibilit\u00e0 per il dolore umano, trasfigurandola in bont\u00e0, benevolenza (da unire a quella sui misericordiosi), soavit\u00e0 e delicatezza di cuore [Galati 5,22s; come Ges\u00f9 mite e umile di cuore in Mt 11,29-30, che leggeremo nella 14\u00aa domenica ordinaria].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vedere Dio.<\/strong> Si tratta non solo e non tanto di umilt\u00e0, bens\u00ec di purezza [beati i puri di cuore] del cuore, del centro affettivo-mentale della persona, equivalente al nostro \u201cmoderno\u201d concetto di coscienza, che nell&#8217;antichit\u00e0 (non solo nel NT) non compare in un termine specifico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ges\u00f9 ha contestato e demolito tutta la fisica purit\u00e0 giudaica, rituale e non; si tratta di pulire il cuore [esemplificato nel lavare l&#8217;interno del bicchiere in Mt 23,26] e non esternamente delle stoviglie [per la <em>svista<\/em> nella traduzione dalla Q aramaica a quella greca, vedi tutto lo <em>spiegone<\/em> nell&#8217;appendice tecnica].<\/p>\n\n\n\n<p>In Luca 11,41 leggiamo infatti di \u201cfare l&#8217;elemosina\u201d [da intendersi oggi come condivisione dei beni, non dare una moneta a un senzatetto] che in questo contesto di bicchieri e piatti \u00e8 fuori luogo; tuttavia il \u201cdate in elemosina\u201d non \u00e8 poi cos\u00ec slegato (la <em>svista<\/em> \u00e8 minima), poich\u00e9 l&#8217;atto dell&#8217;elemosina era considerato un atto di purificazione interiore. E per Ges\u00f9 pi\u00f9 si \u00e8 puri nel cuore, pi\u00f9 si vede Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pace rigenerante.<\/strong> Non possiamo non chiudere col sottolineare soprattutto in questo periodo i \u00abbeati gli operatori di pace, perch\u00e9 saranno (chiamati) figli di Dio\u00bb; dato che il verbo semitico \u201cchiamare\u201d \u00e8 spesso equivalente al nostro verbo <em>essere<\/em> tout court (come gi\u00e0 detto in passato), si <em>\u00e8 figli di Dio<\/em> soprattutto e in primo luogo nell&#8217;operare la pace (prescindendo dalla fede), mentre non lo sono gli operatori di guerra, anche se battezzati (come Trump, Vance, Putin, Kirill&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>Certo tale qualifica va intesa normalmente in senso adottivo, molto meno pregnante del titolo \u201cil Figlio\u201d nel quarto vangelo riferito a Ges\u00f9; Natanaele in Gv 1,49 dice a Ges\u00f9: \u00abTu sei il figlio di Dio, il re d&#8217;Israele\u00bb: perch\u00e9 (simbolicamente) anche il re era ritenuto figlio adottivo di Dio. Ma solo fino a un certo punto, perch\u00e9 sempre in Gv 1,12s leggiamo: \u00abha dato il potere di diventare figli di Dio, a quanti credono nel suo nome, <em>i quali<\/em> (cio\u00e8 i cristiani) non da sangue n\u00e9 da volere di carne&#8230;[\u201cn\u00e9 da volere d&#8217;uomo\u201d, assente nel codice vaticano: cfr appendice tecnica], ma da Dio sono stati generati\u00bb. In vari manoscritti [ad es. il Veronese] per\u00f2 esiste anche la dizione al singolare: \u00aba quelli che credono nel nome suo, <em>il quale <\/em>non da sangue&#8230; ma da Dio <em>\u00e8 stato generato<\/em>\u00bb (cio\u00e8 Ges\u00f9). Le comunit\u00e0 giovannee lo leggevano in entrambi i modi, al singolare e plurale; ci\u00f2 significa che, per quanto concerne la figliolanza divina, la differenza tra noi e il Cristo \u00e8 meno di quanto si pensi&#8230; In ogni caso gli operatori di pace sono figli dell&#8217;Altissimo!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Appendice tecnica<\/strong> (per chi \u00e8 interessato, essendo complessa)<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Q aramaica c&#8217;era <em>dakkau<\/em>, cio\u00e8 \u201cpulire\u201d; ma il traduttore ha letto <em>zakkau<\/em> e quindi ha scritto nella Q greca \u201cdare in elemosina\u201d; sono praticamente identici nella grafia, anche perch\u00e9 la prima lettera diversa (attaccata alla parola precedente) pu\u00f2 essere confusa in manoscritti sfumati.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo si \u00e8 accorto dell&#8217;inghippo consultando la Q aramaica, per cui ha tradotto in 23,26 correttamente con \u201cFariseo cieco, <em>pulisci<\/em> l&#8217;interno (<em>to entos<\/em>) del bicchiere (cio\u00e8 il cuore).<\/p>\n\n\n\n<p>Luca invece \u201cdisperato\u201d [che ha a disposizione solo la Q greca e comunque non conosce l&#8217;aramaico] non poteva trascrivere \u00abdonate in elemosina l&#8217;interno, <em>ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 dentro<\/em>\u00bb [come hanno fatto in maniera infausta le versioni italiane (anche CEI), o tendenziosamente la vulgata con <em>quod superest<\/em> \u201cci\u00f2 che sopravanza\u201d]; ma con sagacia (data l&#8217;assonanza) in 11,41 ha modificato <em>to entos<\/em> in <em>ta enonta<\/em>, vale a dire ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8, i beni-averi disponibili, quant&#8217;\u00e8 possibile secondo i propri mezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo scritto sopra che in Gv 1,13 manca \u201cn\u00e9 da volere d&#8217;uomo\u201d nel manoscritto Vaticano (come segnalato dalle edizioni critiche) ma, consultandolo direttamente on-line, ci\u00f2 non \u00e8 esatto perch\u00e9 il codice dice: \u00abn\u00e9 da volere di carne n\u00e9 da \u201ci\u201d\u00bb [<em>ouk ek i<\/em>, uno strano iota isolato]. Se non \u00e8 un pasticcio del copista, possiamo interpretarlo \u201cacrobaticamente\u201d come il pronome riflessivo di terza persona (in latino <em>sibi<\/em>, <em>ipsi<\/em>) e quindi \u00abn\u00e9 da se (stessi) sono stati generati\u00bb o parafrasando \u201cn\u00e9 da se stessi si sono ri-generati, ma per opera di Dio diventando figli adottivi nel battesimo\u201d. Tenendo presente il \u00abFiglio mio sei tu, io <em>oggi<\/em> ti ho generato\u00bb [di Luca 3,22 in antichi manoscritti (D e versioni latine) durante il battesimo di Ges\u00f9], se applicato alla suddetta lettura al singolare di Gv 1,13, diventa: \u00abil quale (Ges\u00f9)&#8230; non da volere di carne n\u00e9 da se stesso si \u00e8 ri-generato\u00bb, ma \u00e8 stato adottato dal Padre come figlio a partire dal battesimo, per trovare la sua definitiva consacrazione nella resurrezione&nbsp; (Rom 1,4: \u00abcostituito figlio di Dio a partire dalla resurrezione\u00bb).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vangelo della 4\u00aa domenica del tempo ord. (Matteo 5,1-12) Abbiamo commentato le beatitudini gi\u00e0 due volte: la versione lucana con Beati i poveri perch\u00e9 non saranno pi\u00f9 poveri, del 14 febbraio 2025, e quella matteana nella Commemorazione dei defunti del 31 ottobre 2025. Riassumiamo la sostanza, con qualche novit\u00e0 per Matteo. 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(Matteo 5,1-12) Abbiamo commentato le beatitudini gi\u00e0 due volte: la versione lucana con Beati i poveri perch\u00e9 non saranno pi\u00f9 poveri, del 14 febbraio 2025, e quella matteana nella Commemorazione dei defunti del 31 ottobre 2025. Riassumiamo la sostanza, con qualche novit\u00e0 per Matteo. 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