{"id":3723,"date":"2026-02-23T09:00:00","date_gmt":"2026-02-23T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3723"},"modified":"2026-02-21T16:38:09","modified_gmt":"2026-02-21T15:38:09","slug":"per-una-dimostrazione-affettiva-della-realta-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/per-una-dimostrazione-affettiva-della-realta-di-dio\/","title":{"rendered":"Per una \u201cdimostrazione affettiva\u201d della realt\u00e0 di Dio"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel tempo, il cristianesimo ha dato pi\u00f9 spazio, sul tema della conoscenza di Dio, alla questione cognitiva\/dottrinale che alla esperienza\/particolare, guardata spesso con sospetto. Ma la formazione del dogma cristiano, fin dalle origini, ha sviluppato la \u00abdimostrazione affettiva\u00bb della realt\u00e0 assoluta di Dio. Il Concilio di Nicea ha compreso il mistero di Dio col tema della \u00abeterna generazione\u00bb. L\u2019amore di donazione, che \u00e8 la natura di Dio, non ritorna semplicemente a s\u00e9. Oggi \u00e8 in questione l\u2019esercizio del potere da parte di Dio tra gli uomini. Esso \u00e8 nella mediazione del Figlio crocifisso. Da questa mediazione il Figlio non arretra, e cos\u00ec riempie di speranza ogni epoca. Cos\u00ec Carlo Passoni introduce il libro di Pierangelo Sequeri: <em>Addio a Dio? Sul Dio vivente<\/em> (Centro Ambrosiano, pp. 100, \u20ac 10). Da una prima parte di questo libro riassumiamo alcune riflessioni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019idea di parte, un\u2019eccezione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro tempo Dio non \u00e8 pi\u00f9 un assoluto universale, ma un\u2019opinione individuale. La fede in Dio non \u00e8 pi\u00f9 regola, ma eccezione. Non solo sono secolarizzate le istituzioni sociali, ma il giudizio su Dio \u00e8 sospeso, tra gli stessi credenti. Dio era il fondamento di una societ\u00e0 umanistica, come quella europea. Oggi vediamo giustamente che la fede \u00e8 dono e libert\u00e0, ma c\u2019\u00e8 anche la \u201cmorte di Dio\u201d (Nietzsche) che toglie ogni vincolo e apre sull\u2019incognito. La teologia della fede cerca di smarcarsi da quella societ\u00e0 medievale e borghese e ritrovare le radici bibliche della fede. Il cristianesimo ha cercato un contatto col mondo della cultura secolarizzata, tecno-economica, ma il linguaggio verso il popolo non elabora la dottrina, e le pratiche sono rimaste immutate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Concilio ha chiesto un cambio di passo. Il \u00abcambio d\u2019epoca\u00bb (diceva papa Francesco) impone un \u00abcambio di paradigma\u00bb, una \u00abrivoluzione culturale\u00bb. Intanto per\u00f2 \u00abla cultura della fede \u00e8 ancora fuori asse rispetto alla cultura dell\u2019attuale epoca\u00bb, afferma Sequeri.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo fatto lo percepiamo su due livelli: quello delle <em>forme<\/em> (la conoscenza) e quello delle <em>forze <\/em>(affetti, sentimenti, attrazioni, la fede come relazione esistenziale, coinvolgente, che trascende il concetto). Stiamo cercando di accentuare l\u2019importanza dell\u2019evento vissuto sopra quella della dottrina, prevalente nei secoli della modernit\u00e0. Il concetto \u00e8 universale, l\u2019esperienza \u00e8 particolare. La teologia moderna aveva il <em>significato<\/em> \u201cDio\u201d come universale, e concepiva l\u2019<em>esperienza <\/em>di Dio come evento eccezionale, non universale, ma selettiva, profetica o mistica. Teologia e magistero hanno mantenuto diffidenza verso le posizioni che sentono Dio come esperienza vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esperienza liquida: n\u00e9 verit\u00e0 n\u00e9 realt\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel post-moderno, l\u2019esperienza non indica pi\u00f9 un contatto con la realt\u00e0. Un soggetto, pi\u00f9 che rimandare a uno stato di cose, vive un\u2019eccitazione di se stesso: l\u2019esperienza coincide con la coscienza: \u00abNon ci sono fatti, solo interpretazioni\u00bb (Nietzsche).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa liquidit\u00e0 ci sgancia dalla verit\u00e0 come dal reale. Non ci viene la percezione che qualcosa si imponga a noi; questo frutto tende a evaporare. Una certa ragione, laica e critica, indica la \u201crealt\u00e0 umana\u201d come nostra invenzione, che non ci guida verso la realt\u00e0, e svuota l\u2019affermazione di Dio e un\u2019idea universale del bene: ognuno ha la sua visione ed esperienza. I miti, la religione, l\u2019interiorit\u00e0, sarebbero non verit\u00e0 e realt\u00e0, ma consolazioni utili contro l\u2019angoscia del vuoto. \u00c8 una resa che appare come emancipazione, come se il nichilismo ci liberasse da ogni imposizione. Ma tutto quello che abbiamo creduto e onorato, come ha potuto essere la forza che, pur con sacrificio, ci ha guidati alla giustizia e all\u2019amore? Quando sentiamo la grande ingiustizia che un bambino soffra maltrattamenti, ci\u00f2 non \u00e8 solo un\u2019esperienza, ma riguarda il senso o non senso delle azioni umane. Perch\u00e9 sentiamo giusta o ingiusta un\u2019azione? I bambini capiscono, senza argomenti, la differenza tra il farsi male cadendo, e l\u2019intenzione cattiva di una spinta.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019affezione umana alla vita, fin dall\u2019accendersi della coscienza, si struttura sia logicamente (le cause), sia eticamente (l\u2019ingiustizia, da censurare). Solo cos\u00ec siamo umani, anche quando non possiamo togliere l\u2019ingiustizia. Questo pungolo ci fa umani. \u00c8 in relazione alla giustizia e al senso di tutto, che noi giudichiamo ogni cosa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il grande vuoto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Kant ha ragione: il fatto che ci sia una moralit\u00e0 della coscienza che giudica tutto, \u00e8 un enigma inspiegabile. Ma noi abbiamo consegnato la \u201clegge morale dentro di noi\u201d (come dice Kant) solo a noi stessi, e cos\u00ec il pensiero \u201cDio\u201d \u00e8 diventato un\u2019idea <em>cognitiva<\/em>, senza pi\u00f9 <em>affezionarci<\/em> a questo enigma. Il mistero di Dio (presidio del nostro intuire un <em>dover-essere<\/em>), non ci affeziona: nella teologia moderna, un grande vuoto della vitalit\u00e0 del pensiero \u201cDio\u201d impoverisce la fede, la mistica \u00e8 sospettata di trasgredire la disciplina della fede; la liturgia \u00e8 imbrigliata nel ripetere le procedure; la devozione \u00e8 infantilizzata nel folklore della piet\u00e0 popolare. La sapienza <em>affettiva<\/em> della fede ha perso il suo rapporto con l\u2019esperienza <em>teofanica<\/em>. \u201cTeofania\u201d significa apparizione, manifestazione sensibile della divinit\u00e0, anche attraverso nature create: \u00e8 \u00abl\u2019unico modo \u2013 dice Sequeri \u2013 in cui Dio si \u201crivela\u201d nel mistero della sua bellezza drammatica e del suo emozionante incantamento\u00bb. Cercando una strada che ci consenta di non cadere in questo \u201cvuoto affettivo\u201d, vediamo due piste di ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima vede una fede con tutte le sue <em>forme<\/em>, ma senza pi\u00f9 nessuna<em> forza<\/em>. Insomma, una normalit\u00e0 della vita sociale: siamo tutti cristiani senza volerlo n\u00e9 saperlo. Il rischio \u00e8 che il cristianesimo non sia pi\u00f9 una religione <em>del cuore<\/em>, ma solo della <em>cura<\/em>, delle <em>abitudini<\/em>, un modo di vivere nel \u201cvuoto di Dio\u201d. Questa religione sarebbe uguale anche se Dio non ci fosse. Per\u00f2, intorno al Mille, si pu\u00f2 essere peccatori e blasfemi, ma non si immagina che Dio non esista. Come Giobbe, si pu\u00f2 sentire <em>nel cuore<\/em> l\u2019audacia di chiedere a Dio la<em> teofania<\/em>, che si manifesti a noi, si faccia sentire. Cio\u00e8, le <em>forme<\/em> sono vuote, ma si pu\u00f2 avere l\u2019audacia di chiedere a Dio la <em>forza<\/em> di presentarsi. Quanti credenti oggi hanno questa audacia? Non si pu\u00f2 fare a meno delle forme religiose, ma l\u2019esperienza carnale del \u00abDio vivente\u00bb (la teofania) fa la differenza rispetto alla religione delle forme, ed \u00e8 capace di convivere anche con la \u00abmorte di Dio\u00bb, che non si lascia sostituire. Questa passione oggi ci manca.<\/p>\n\n\n\n<p>Una seconda pista \u00e8 la profezia di un cristianesimo che sopravvive. La troviamo in Anselmo d\u2019Aosta, nel <em>Proslogion<\/em>, un saggio sull\u2019accesso della ragione umana all\u2019esistenza di Dio, certezza che sopravvive anche se manca di teofania. L\u2019argomento razionale di Anselmo, che porta alla certezza della realt\u00e0 di Dio \u00e8 scandito dalla preghiera e dall\u2019invocazione della sua grazia a sostegno dell\u2019impresa. Con Anselmo, il concetto di \u201cDio\u201d si forma indicando il principio che include ogni perfezione della realt\u00e0, ogni cosa perfetta. Questo principio \u00e8 esistente: in quanto radice di tutte le perfezioni esistenti non pu\u00f2 essere irreale: deve esistere.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019argomento di Anselmo zoppica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa dimostrazione logica si chiude a met\u00e0 dell\u2019opuscolo di Anselmo. Qui Sequeri confida il suo scandalo. Tutti i commentatori analizzano la validit\u00e0 dell\u2019\u00abargomento ontologico\u00bb, come prova razionale di Dio, ma l\u2019argomento zoppica: Anselmo stesso giudica il suo procedimento insufficiente ad accedere con la ragione alla realt\u00e0 \u00abDio\u00bb. Egli si chiede: l\u2019Ente Sommo pensato dalla intuizione <em>mentale<\/em>, se fosse reale, sarebbe davvero <em>Dio come dovrebbe essere<\/em>? Quindi Anselmo usa una \u00abontologia affettiva\u00bb, che filosofia e teologia avevano perso di vista. Il suo argomento avrebbe potuto essere una svolta nel pensiero, che potrebbe avvenire adesso, nel tempo della \u00abmorte di Dio\u00bb (una morte affettiva).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo mette in dubbio il risultato di Anselmo: il pensiero dell\u2019Essere pi\u00f9 grande e pi\u00f9 perfetto (\u00abquello di cui non \u00e8 pensabile uno \u201cmaggiore\u201d\u00bb), se non include la sua esistenza \u00e8 contraddittorio. Infatti, come mai la mia sensibilit\u00e0 non avverte affatto la sua effettiva esistenza? \u00abCome mai non ti sento?\u00bb, chiede Anselmo. La perfezione di Dio dovrebbe includere la sua pervasivit\u00e0, la sua presenza in ogni regione dell\u2019essere. Di qui il dubbio: l\u2019esistenza dell\u2019essere perfettissimo non pu\u00f2 soltanto essere <em>pensata<\/em>, deve essere <em>sentita<\/em> dalla facolt\u00e0 dell\u2019essere umano di percepire affettivamente anche l\u2019essere spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sequeri trova molto \u201cmoderna\u201d questa esigenza di Anselmo, che la sensibilit\u00e0 affettiva del soggetto umano corrisponda all\u2019argomento ontologico dell\u2019esistenza di Dio. Anselmo non fa soltanto filosofia \u201cgreca\u201d, ma pone come discriminante per la validit\u00e0 teo-logica della rivelazione cristiana, il fatto che l\u2019esistenza dell\u2019Assoluto sia non solo vista teoricamente, ma <em>sentita<\/em> affettivamente, non solo <em>all\u2019esterno<\/em>, ma <em>all\u2019interno<\/em> dell\u2019ente finito. Un contatto pensabile ma non affettivo non sarebbe esperienza di Dio, capace di abitare non solo se stesso, ma \u201cogni cosa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Godere della felicit\u00e0 altrui<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dove percepiamo senza veli la perfezione di Dio? Nella condizione dei beati, in quanto essi vivono in modo intimo, totale e libero, la gioia della felicit\u00e0 altrui, come fa Dio. Si \u00e8 \u201ccome Dio\u201d, e dunque si sente, si vive, e non solo si \u201cpensa\u201d Dio, quando si ama come ama Dio, dando felicemente bene in cambio di male (cfr Luca 6), anche se si sfiora e non si raggiunge questa perfezione. La creatura partecipa a questa felicit\u00e0 di Dio nell\u2019emozione di godere della felicit\u00e0 altrui. \u00c8 difficile. Come posso pensare che la mia felicit\u00e0 sia godere della felicit\u00e0 altrui? Ma questa \u00e8 la rivelazione evangelica: \u00abDio \u00e8 amore\u00bb significa che la sua espressione pi\u00f9 alta \u00e8 il dono del Figlio per il mondo. Questo movimento dell\u2019<em>agape<\/em> non cancella ma assicura la piena realizzazione dell\u2019io. Il Figlio esce dalla sua gloria per amore dell\u2019uomo, ma non la perde: anzi, la rende degna di adorazione assoluta. Muore con i pi\u00f9 disprezzati degli uomini, sulla croce, e vive nella gloria del Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201csegreto\u201d di Dio \u00e8 la perfetta coincidenza della felicit\u00e0 propria con quella altrui: questa \u00e8 la sua ragion d\u2019essere e il mistero della sua rivelazione. Ogni volta che riesco \u2013 pur imperfettamente \u2013 a provare pura gioia della felicit\u00e0 altrui, allora sperimento \u2013 affettivamente, sensibilmente \u2013 la perfezione dell\u2019essere di Dio. Lo \u201csento\u201d e non lo \u201cpenso\u201d soltanto. Il mistero dell\u2019incarnazione \u00e8 che Dio si consegna totalmente, per primo, all\u2019amore del \u201cprossimo\u201d (anche se \u00e8 il pi\u00f9 lontano) e in ci\u00f2 realizza la sua perfezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dogma cristiano ha sviluppato questa \u201cdimostrazione affettiva\u201d della realt\u00e0 di Dio? Ha posto le premesse, ma tocca a noi svolgerne le implicazioni. La fede oggi \u00e8 sfidata dallo \u201csvuotamento affettivo\u201d di Dio. Non \u00e8 certamente un rimedio il fanatismo passionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel tempo, il cristianesimo ha dato pi\u00f9 spazio, sul tema della conoscenza di Dio, alla questione cognitiva\/dottrinale che alla esperienza\/particolare, guardata spesso con sospetto. Ma la formazione del dogma cristiano, fin dalle origini, ha sviluppato la \u00abdimostrazione affettiva\u00bb della realt\u00e0 assoluta di Dio. 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