{"id":3928,"date":"2026-06-05T09:00:00","date_gmt":"2026-06-05T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3928"},"modified":"2026-06-04T18:00:14","modified_gmt":"2026-06-04T16:00:14","slug":"la-cena-non-sacrificale-dellamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/la-cena-non-sacrificale-dellamore\/","title":{"rendered":"La Cena non sacrificale dell&#8217;amore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Commento alle letture: Osea 6,3-6; Matteo 9,9-13; Gv 6,51-58<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In passato la festa del Corpus Domini era celebrata il gioved\u00ec dopo la Trinit\u00e0 (quest&#8217;anno sarebbe il 4 giugno), ma da 50 anni \u00e8 spostata alla domenica seguente, per cui purtroppo \u201csaltano\u201d le letture molto importanti della X domenica ordinaria: Osea 6,3-6; Matteo 9,9-13. Le commentiamo insieme, compreso il vangelo giovanneo del Corpus Domini (Gv 6,51-58), perch\u00e9 sono strettamente collegate. In ogni caso all&#8217;eucarestia abbiamo gi\u00e0 dedicato tre articoli: <em><a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-del-giovedi-santo-giovanni-131-15\/\">Il vangelo del Gioved\u00ec Santo<\/a><\/em>, <em><a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/vangelo-del-corpus-domini-marco-1412-16-22-26\/\">Il vangelo del Corpus Domini<\/a><\/em> e <em><a href=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/solo-il-pane-e-sacramentale\/\">Solo il pane \u00e8 sacramentale<\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abMisericordia io voglio, e non sacrifici\u00bb.<\/strong> Ges\u00f9 si ferma a pranzo nella casa, si suppone quella di Levi (di cui parleremo diffusamente domenica prossima a proposito dell&#8217;istituzione dei 12) coi suoi amici pubblicani, considerati impuri e peccatori dai farisei\/scribi\/sacerdoti. Non \u00e8 detto che lo fossero, ma tali erano ritenuti, disprezzati, biasimati. Ci\u00f2 tuttavia basta per inserire il detto di Q; \u00abNon sono i sani ma i malati che hanno bisogno del medico; non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori\u00bb. Esso costituisce un buon input per la citazione di Osea centrata sul termine &#8220;misericordia&#8221;, in prima battuta agganciato coi peccatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Osea, senza escludere il perdono dei peccati (marginale), \u00e8 pi\u00f9 pregnante. L&#8217;evangelista lo cita nella versione dei LXX, in cui ricorre <em>eleos<\/em>, che in greco certo significa in primis misericordia-compassione. Esso non \u00e8 scorretto ma limitato, col rischio di essere frainteso in una generica piet\u00e0 da elemosina per un disperato o nei confronti di un malato. In ebraico infatti abbiamo <em>hesed<\/em> (o <em>khesed <\/em>a seconda delle traslitterazioni), che \u00e8 parecchio di pi\u00f9. \u00c8 certo l&#8217;atteggiamento compassionevole di soccorso nei confronti dei bisognosi, ma \u00e8 in prima istanza fedelt\u00e0 all&#8217;alleanza (quindi giustizia), conversione del cuore, benevolenza, bont\u00e0, solidariet\u00e0, ossia amore incondizionato; la versione CEI di Osea 6,6 giustamente suona: \u00abvoglio l&#8217;amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio pi\u00f9 degli olocausti\u00bb. Non sono le fatiche, le rinunce, i fioretti, bens\u00ec si tratta dei sacrifici cruenti di animali sgozzati nel Tempio, ossia tutta l&#8217;economia sacrale immolatoria. Se Osea e Ges\u00f9 parlassero oggi, potrebbero dire: voglio il soccorso per i bisognosi (migranti, poveri&#8230;) e non l&#8217;osservanza rigida di regole e riti esteriori \u2212 come le processioni col baldacchino e l&#8217;ostensorio dai raggi dorati per il Corpus Domini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ricaduta nel paganesimo?<\/strong> Sfogliando l&#8217;album del passato abbiamo costruito cattedrali e santuari assorbendo dal paganesimo termini come basilica e curia, che nella Roma antica erano tribunali o luoghi di riunione (vicino ai mercati). Sono pagani i termini culto, rito, <em>pietas<\/em>, che indicano appunto la piet\u00e0 reverenziale dovuta a Dio che si esprimeva soprattutto nel culto, l&#8217;essenza della religione per l&#8217;uomo greco-romano. I cristiani delle origini disprezzavano i templi (come fosse per seppellirci i morti), i posti d&#8217;onore e la porpora (<em>sic<\/em>), ridendo dei santi sacrifici. Essi hanno evitato il termine sacrale di \u201cara\u201d (e pure quello di &#8220;sacerdote&#8221;), scegliendo quello allora laico di &#8220;altare&#8221;. Ma poi siamo ricaduti nel paganesimo, sino al punto di paragonare l&#8217;autorit\u00e0 della Sibilla con quella dei profeti. Si \u00e8 via via assimilato il concetto di sacerdozio con la sacralizzazione del presbiterato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La nuova Alleanza senza sangue.<\/strong> Il Luca originario non sa nulla del sangue perch\u00e9 egli possiede solo il manoscritto del Marco II in cui esso non compare ancora. Per Luca abbiamo la testimonianza inconfutabile dei manoscritti (cfr. l&#8217;appendice tecnica).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Mc 14,23-25 invece utilizziamo il raziocinio perch\u00e9 il sangue \u00e8 stato inserito in modo maldestro dal Marco III in 14,24: originariamente infatti dopo il \u00abNe bevvero tutti\u00bb (23) seguiva con logica cristallina il detto escatologico (25) sul non berlo pi\u00f9. Non si regge che Ges\u00f9 dica \u00abquesto \u00e8 il mio sangue\u00bb dopo che il vino non \u00e8 pi\u00f9 sul tavolo ma gi\u00e0&#8230; nell&#8217;esofago dei discepoli. Mi \u00e8 stato rinfacciato che questa \u00e8 un&#8217;osservazione un po&#8217; troppo razionale-occidentale; ma cosi non \u00e8, perch\u00e9 Matteo 26,27s (che conosce il Marco III, il testo in nostro possesso da cui trascrive) ha visto l&#8217;inghippo <em>aggiustandolo<\/em> col discorso diretto: \u00abBevetene tutti, questo \u00e8 il mio sangue&#8230;\u00bb, col vino sensatamente <em>ancora<\/em> presente nel calice sulla tavola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 successo lo stesso rimaneggiamento nel vangelo odierno di Gv 6,51-58.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il redattore ecclesiale (R2, autore della 2\u00aa edizione del vangelo intorno al 140 d. C.; di cui abbiamo gi\u00e0 parlato varie volte) non ha ritenuto opportuno (giustamente) fare aggiunte nell&#8217;ultima cena in cui non c&#8217;\u00e8 il racconto dell&#8217;istituzione [se \u00e8 stata cos\u00ec importante perch\u00e9 il quarto vangelo la ignora?]), ma ha preferito ampliare il discorso sul pane di vita con una rilettura da banchetto misterico per appropriarsi delle potenti energie della divinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino a Gv 6,51b (\u00abse uno mangia di questo pane vivr\u00e0 in eterno\u00bb) \u00e8 opera del primo grande evangelista (1\u00aa edizione intorno al 100\/110, in cui mangiare il pane di vita significa \u00abcredere in Ges\u00f9\u00bb: la fede e non ancora il sacramento (c&#8217;\u00e8 una dialettica tra fede e sacramenti nel quarto vangelo), uno stare-essere con lui (\u00abchi viene a me non avr\u00e0 pi\u00f9 fame\u00bb), alimentarsi, nutrirsi di lui, del suo messaggio e persona., ecc., ma <em>non ancora<\/em> l&#8217;eucarestia!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 facilmente comprensibile come dal \u00abcibarsi di Ges\u00f9\u00bb solo in senso spirituale si sia passati a quello realistico-alimentare, come espresso perentoriamente nella Sequenza odierna: \u00absi trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino. Mangi carne, bevi sangue, ma rimane Cristo intero in ciascuna specie\u00bb (<em>sic<\/em>), e nell&#8217;<em>Adoro te devote<\/em> (vedi l&#8217;appendice).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gv 6 \u00e8 chiaramente frutto di pi\u00f9 mani, riscontrabili nel fatto che in tutto il capitolo VI i passaggi da una riva all&#8217;altra del lago sono confusamente caotici al massimo. R2 ha inserito \u00abchi mangia la mia carne e beve il mio sangue\u00bb, che non possono essere parole di Ges\u00f9 allora poich\u00e9 sarebbero apparse come antropofagia cannibalistica. A Pompei \u00e8 stato ritrovato un graffito (risalente a prima del 79 d. C.) in cui i cristiani sono descritti con diffidenza perch\u00e9 quasi associati al cannibalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;eucarestia nella storia.<\/strong> Nelle prime eucarestie immediatamente successive c&#8217;\u00e8 solo pane: in Emmaus (Luca 24,30) Ges\u00f9 spezza solo il pane senza accenni al vino, e cos\u00ec pure nella <em>fractio panis<\/em> degli Atti. La cena (vera e propria) eucaristica della comunit\u00e0 riunita in assemblea liturgica (questa \u00e8 l&#8217;<em>ecclesia<\/em>) \u00e8 stata fagocitata dalla sacralit\u00e0 templare: fra l&#8217;altro in passato si sconsigliava di fare troppo spesso la comunione!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine <em>ecclesia<\/em> passa a significare l&#8217;edificio materiale dedicato al culto, mettendolo in rapporto a una sfera sovra-mondana. Questo habitat sacro che \u00e8 sulla terra corrisponde quindi alla realt\u00e0 celeste, e per questo la si chiama \u00abtempio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione il sangue corporeo \u00e8 un&#8217;invenzione-creazione di Paolo. Se \u00e8 pervenuta a Pompei negli anni 70, \u00e8 arrivata prima a Roma negli anni 60 (forse portata da Paolo stesso) e inserita maldestramente dal super-redattore finale Marco III. Poi si \u00e8 diffusa ed \u00e8 stata pomposamente sottolineata da R2 nella rilettura finale (51c-58) del discorso sul pane di vita trasformato in carne-sangue ben un secolo dopo l&#8217;ultima cena. Storicamente il memoriale eucaristico \u00e8 stato fagocitato dalla presenza reale sotto le due specie, di cui una ininterrotta nel Santissimo Sacramento dei tabernacoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Appendice tecnica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cosiddetto \u201ctesto corto\u201d e originario di Luca saltava dal 22,19a \u00abQuesto \u00e8 il mio corpo\u00bb (<em>stop<\/em>) al 21 sul traditore, <em>senza<\/em> il 19b (\u00abdato per voi: fate questo in memoria di me\u00bb) e soprattutto <em>senza<\/em> il 20 (\u00abQuesto calice \u00e8 la nuova alleanza nel mio sangue [versato per voi]\u00bb). Essi mancano in antichi e autorevoli manoscritti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u201ctesto lungo\u201d attuale di Luca \u00e8 il frutto di un copia-incolla dalla 1Corinti 11,23ss. Cos\u00ec non v&#8217;\u00e8 alcun sangue, bens\u00ec solo una pura promessa escatologica sul vino (\u00abnon ne berr\u00f2 pi\u00f9 finch\u00e9 non lo beva nuovo con voi nel Regno\u00bb come in Matteo 26,29], gi\u00e0 rilevata da Albert Schweitzer senza ancora uno scenario sacramental-rituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se Luca 19b-20 \u00e8 una post-lucana fotocopia da Paolo, invece 22,18 ne rivela la mano inconfondibile con un doppio <em>apo<\/em> (di\/da) ravvicinato. [Non berr\u00f2 pi\u00f9] <em>apo tou nun<\/em>, da questo momento, <em>apo tou gen\u00eamatos<\/em>, del\/dal frutto [della vite].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altri autori si trova certo, soprattutto in frasi lunghe e articolate, due volte l&#8217;<em>apo<\/em>, ma debitamente distanziati. Luca invece ama lo stretto accostamento come in 9.5: \u00abuscendo dalla (<em>apo<\/em>) loro citt\u00e0 scuotete la polvere dai (<em>apo<\/em>) vostri piedi\u00bb; e in modo ancor pi\u00f9 ravvicinato in 16,21: \u00abIl povero Lazzaro bramoso di sfamarsi con (da, <em>apo<\/em>) quel che cadeva dalla (<em>apo<\/em>) tavola\u00bb. In greco quasi si sfiorano: <em>apo t\u00f4n piptont\u00f4n apo t\u00eas trapez\u00eas<\/em>, Nel nostro caso l&#8217;accostamento \u00e8 massimo, con un doppio <em>apo tou<\/em> separato solo da <em>nun<\/em>: \u00e8 quasi la firma di Luca. Ges\u00f9 afferma perentoriamente che non berr\u00e0 pi\u00f9 (questo anche negli altri due sinottici), ma solo qui in Luca 22,16 che non manger\u00e0 pi\u00f9 la pasqua (in cui era fondamentale l&#8217;agnello, peraltro stranamente assente nell&#8217;ultima cena); c&#8217;\u00e8 un distacco (in questo senso distanziante <em>apo<\/em> \u00e8 sopravvissuto come prefisso in parecchie parole italiane, quali apo-geo, apo-calittica), una separazione dal vino e da qualsiasi suo significato sacrifical-pasquale da agnello immolato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ges\u00f9 ri-manger\u00e0 e ri-berr\u00e0 con noi solo nel regno dei cieli. Si \u00e8 cercato di ovviare a questo vuoto increscioso con la massiccia categoria della presenza, come rilevato da padre Salvatore Marsili OSB, il fondatore nel 1961 del Pontificio Istituto Anselmiano per la Liturgia, nella quale primariamente si rende grazie a Dio Padre pregando e agendo, e non principalmente rendendo presente qualcuno o qualcosa [\u00e8 quantomeno anomalo rivolgersi al celeste Altissimo dopo la consacrazione, se suo Figlio \u00e8 ben pi\u00f9 vicino sull&#8217;altare in \u00abcorpo, sangue, anima e divinit\u00e0\u00bb (come proclamava il catechismo di Pio X).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla suddetta sequenza del <em>Lauda Sion salvatorem<\/em>, per comprendere le concezioni del passato \u00e8 significativo anche l&#8217;<em>Adoro te devote<\/em>, che si cantava nella melodia gregoriana sino al concilio Vaticano II, ma nella predicazione odierna non \u00e8 cambiato quasi nulla. Era attribuito all&#8217;Aquinate perch\u00e9 formalmente ineccepibile, con una metrica ben costruita: ad es. <em>ogni verso<\/em> termina con una parola sdrucciola; e nella prima parte dell&#8217;inno tutti finiscono in consonante, mentre nella seconda met\u00e0 sempre in vocale [come la strofa col pellicano, ricordato anche da Dante (Par. XXV, 112), che nella leggenda si ferisce col becco per nutrire i piccoli col suo sangue e&nbsp; brandelli del proprio corpo]. Ne riportiamo un estratto nella classica rima baciata che manteniamo in italiano:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"628\" height=\"242\" src=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/image-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3930\" style=\"width:823px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/image-1.png 628w, https:\/\/ilfoglio.info\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/image-1-480x185.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 628px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Commento alle letture: Osea 6,3-6; Matteo 9,9-13; Gv 6,51-58 In passato la festa del Corpus Domini era celebrata il gioved\u00ec dopo la Trinit\u00e0 (quest&#8217;anno sarebbe il 4 giugno), ma da 50 anni \u00e8 spostata alla domenica seguente, per cui purtroppo \u201csaltano\u201d le letture molto importanti della X domenica ordinaria: Osea 6,3-6; Matteo 9,9-13. 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