{"id":3988,"date":"2026-07-03T09:00:00","date_gmt":"2026-07-03T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/?p=3988"},"modified":"2026-07-02T12:27:44","modified_gmt":"2026-07-02T10:27:44","slug":"il-grido-di-giubilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilfoglio.info\/new\/il-grido-di-giubilo\/","title":{"rendered":"Il grido di giubilo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Vangelo della 14\u00aa domenica: Matteo 11,25-30<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ges\u00f9 si rallegra perch\u00e9 il Padre ha tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai <em>piccoli<\/em>: non tanto i bambini ma i ragazzi in tenera et\u00e0 che, se poveri, erano ancora pi\u00f9 indifesi. I sapienti e gli intelligenti del vangelo odierno non sono i saggi, dotti in generale e in senso positivo, bens\u00ec (come diceva Dario Oitana) i &#8220;sapientoni&#8221; (farisei, scribi, dottori della legge) delle citt\u00e0 nominate in precedenza: Cafarnao, Corazin, Betsaida contro cui Ges\u00f9 ha scagliato le sue invettive nel brano immediatamente precedente, perch\u00e9 avevano rifiutato il suo messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi \u00e8 il Figlio?<\/strong> Segue il v. 27 che nella versione italiana scorre molto lineare nel suo parallelismo: \u00abNessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio\u00bb. \u00c8 stato tanto decantato in passato perch\u00e9 sembra alludere alla grande intimit\u00e0 fra le due persone della Trinit\u00e0: pare un pezzo del quarto vangelo precipitato di brutto in quello di Matteo. In realt\u00e0 il passo \u00e8 contorto [in greco ad es. con \u00abn\u00e9 il Padre (compl. oggetto) qualcuno (soggetto) conosce\u00bb], imbarazzante e anomalo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che nessuno conosca il Padre se non coloro ai quali il Figlio lo voglia rivelare \u00e8 tendenzioso perch\u00e9 insinua che il vero Dio possa essere solo quello proclamato dal cristianesimo (quasi un anticipo del <em>Extra ecclesiam nulla salus<\/em>: non c&#8217;\u00e8 salvezza al di fuori della Chiesa). Ma soprattutto cosa vuol dire che nessuno conosca il Figlio? Se \u00e8 Ges\u00f9, egli \u00e8 conosciuto dai discepoli e dalla gente che lo segue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 illuminante come lo cita Taziano leggendolo (assieme a un manoscritto di Parigi): \u00abnessuno conosce (sa) chi \u00e8 il figlio\u00bb! Questa \u00e8 la versione pi\u00f9 antica ed originaria del brano: non solo il figlio non \u00e8 conosciuto, ma non si sa nemmeno <em>ancora<\/em> chi sia! Anche il Battista \u00e8 incerto, perch\u00e9 dalla prigione manda due messaggeri a chiedere a Ges\u00f9: \u00abSei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro\u00bb (Matteo 11,2s)?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordiamo che nell&#8217;AT \u00abfiglio di Dio\u00bb, in senso lato e metaforico-simbolico, era il popolo d&#8217;Israele, o il Re, o il Messia venturo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;inizio non era chiaro chi fosse il figlio (Cristo-Messia), probabilmente nemmeno per Ges\u00f9 stesso. Nel commento di domenica scorsa abbiamo sottolineato come Ges\u00f9 diventi gradualmente consapevole di essere lui il figlio dell&#8217;uomo, che in un primo momento riteneva fosse un altro. Allo stesso modo pu\u00f2 aver preso coscienza progressiva (come diceva Karl Rahner) del suo essere figlio: lo ha tematizzato, tradotto in concetti sempre pi\u00f9 chiari, facendo esperienza della realt\u00e0 nell&#8217;ambito della sua grande missione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo diario dell&#8217;agosto 1994 Pier Cesare Bori ritiene di non poter pi\u00f9 ritenere che solo Ges\u00f9 sia il <em>logos<\/em>, ma gli sembra pi\u00f9 giusto pensare a una presenza diffusa dello spirito di sapienza e profezia attraverso la storia, senza escludere per\u00f2 il pensiero e la comunione con Ges\u00f9 come maestro ed esempio pi\u00f9 vicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Progressivi livelli di coscienza.<\/strong> Il primo livello di coscienza di Ges\u00f9 \u00e8 quello di essere affidatario: \u00abtutto mi \u00e8 stato dato, consegnato dal padre\u00bb (senza il \u201cmio\u201d assente nel Sinaitico), affidato per un grande incarico. Dio pu\u00f2 assegnare una missione profetica, come quelle dell&#8217;AT, a un uomo senza che questi sia considerato per forza suo figlio. Il verbo \u00abconsegnare\u00bb (<em>paradid\u00f4mi<\/em>) \u00e8 pure il verbo della consegna da parte di Giuda nel tradimento: qui \u00e8 l&#8217;esatto opposto in una radicale affidabilit\u00e0. Ges\u00f9 \u00e8 inizialmente consapevole del grande compito-missione assegnatogli da Dio (non significa ancora essere suo figlio) di annunciare il vangelo del Regno e tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall&#8217;<em>affido<\/em> si passa poi all&#8217;adozione (che sono molto vicini): da affidatario diviene figlio adottivo, nel battesimo di Luca 3,22 in alcuni manoscritti (D, Vercellese, Veronese): \u00abFiglio mio sei tu, io oggi ti ho generato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ges\u00f9 prende sempre pi\u00f9 coscienza della sua figliolanza, sino alla sua costituzione definitiva nella resurrezione, con la formula di fede citata da Paolo in Romani 1,3-4 basata sul parallelismo antitetico: \u00abnato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito figlio di Dio secondo lo Spirito a partire dalla sua resurrezione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le cose nascoste. <\/strong>In questa prospettiva abbiamo sottolineato certo l&#8217;umanit\u00e0 di Ges\u00f9: l&#8217;evoluzione della sua coscienza, del sua mente e del suo sapere; passiamo ora a considerare le sue fatiche e fragilit\u00e0 umane, e certe sue uscite ruvide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito, tra le cose nascoste, coperte o trasfigurate, \u00e8 significativa la non-guarigione del lebbroso in Mc 1,40-44: nella versione originaria Ges\u00f9, \u00abarrabbiatosi (1,41 nel codice D)&#8230; lo cacci\u00f2 via subito\u00bb (1,43) senza guarirlo. L&#8217;ultima versione CEI ha ripristinato la \u201ccacciata\u201d, mentre le traduzioni precedenti l&#8217;avevano addolcito con \u00ablo rimand\u00f2\u00bb, pensando al rinvio al sacerdote per la verifica della guarigione (1,44). Ma non funziona perch\u00e9 in Palestina i sacerdoti sono solo nel tempio di Gerusalemme: non \u00e8 pensabile che un povero lebbroso appena guarito si faccia pi\u00f9 di tre giorni di cammino per raggiungere la citt\u00e0 santa: a Roma invece (dove scrive il redattore che l&#8217;ha trasformato in guarigione) un sacerdote &#8230; si trova sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire bene bisogna considerare tutto il contesto: la serata prima Ges\u00f9 \u201clavora\u201d sino a tarda ora con tutta la citt\u00e0 riunita alla porta (1,32, obbligatoriamente <em>dopo il tramonto<\/em> del sole che segna la fine del riposo sabbatico). Poi si alza di notte per andare a pregare in un luogo deserto (1,35; dorme poco), e il giorno seguente percorre tutta la Galilea (1,39), per cui arriva all&#8217;incontro col lebbroso sfinito dando in escandescenze. Non ne poteva pi\u00f9! Non era arrabbiato col povero lebbroso, ma per la situazione fisico-mentale al limite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cosa \u00e8 stata ritenuta (ovviamente) troppo disdicevole, per cui l&#8217;\u00abarrabbiatosi\u00bb \u00e8 stato modificato in \u00abmosso a compassione\u00bb (1,41) con la conseguente guarigione. [Si capisce cos\u00ec l&#8217;importanza del metodo storico-critico e dei manoscritti diversi: se non avessimo la &#8220;rabbia&#8221; del codice D, saremmo in grave difficolt\u00e0. I pensieri pi\u00f9 importanti sono i metodi, come diceva Nietzsche (citato dal Card. Martini)].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La tenerezza di Ges\u00f9.<\/strong> Con un Ges\u00f9 che ha conosciuto la fatica, \u00e8 quanto mai logica la conclusione del vangelo odierno sugli affaticati e stanchi a cui Ges\u00f9 offre ristoro, poich\u00e9 il suo giogo \u00e8 soave e il peso leggero (Mt 11,28-30). Il discorso in assoluto pi\u00f9 tenero di Ges\u00f9 si trova in Gv 14-17 (parecchio lungo). Nei sinottici \u00e8 raro, poich\u00e9 abbiamo un Ges\u00f9 spesso abbastanza rude, burbero: quella di oggi \u00e8 un&#8217;eccezione, in cui spira tutta un&#8217;altra aria rispetto alle filippiche contro i peccati e i peccatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;altra delle cose nascoste, o sconosciute, riguarda appunto il racconto del paralitico in Mc 2,1-12 (Mt 9,2-7), che scorreva lineare con la guarigione secca (senza il perdono dei peccati): \u00abalzati e cammina\u00bb, saltando dall&#8217;attuale v. 4 al v. 9b.11 (senza il 10). Un redattore successivo ha anticipato all&#8217;inizio (raddoppiandolo; duplicare i verbi di \u201cdire\u201d era il metodo pi\u00f9 facile per inserire un&#8217;aggiunta) il \u00abdisse al paralitico\u00bb del v. 11 per introdurre il perdono dei peccati; l&#8217;aggiunta \u00e8 chiara perch\u00e9, quando si ricongiunge al racconto originario appunto nel v. 11, pasticcia: \u00abio ti <em>dico<\/em> \u2212 <em>disse<\/em> al paralitico\u00bb (per fortuna erano maldestri nelle suture, per cui le riconosciamo). Le vecchie versioni per eliminare la cacofonia traducevano con \u00abIo ti <em>ordino<\/em>\u00bb (tendenzioso fra l&#8217;altro) \u2013 disse al paralitico&#8230; Per\u00f2 l&#8217;ultima versione CEI ha ripristinato correttamente il \u00abdico a te\u00bb (<em>leg\u00f4<\/em>); in realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 il \u00abdisse\u00bb ma il presente storico \u00abdice\u00bb (<em>legei<\/em>), che Marco usa molto spesso con tale verbo; solo il grande Luca 5,24 usa l&#8217;aoristo <em>eipen<\/em> limitando la sgraziata assonanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ha tuttavia inserita nel posto sbagliato in modo infelice, perch\u00e9 insinua la relazione peccato-malattia; e poi che peccati poteva mai avere un povero paralitico! Questo non significa che le parole di Ges\u00f9 sul perdono siano inventate, ma non qui in questa occasione, bens\u00ec in tutt&#8217;altro contesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma perch\u00e9 l&#8217;ha fatto? Il redattore romano si \u00e8 accorto che nel vangelo non comparivano mai n\u00e9 il sostantivo \u00abpeccato\u00bb n\u00e9 il verbo \u00abpeccare\u00bb (a fronte delle 200 volte circa nel NT: 150+50). Anzi <em>peggio<\/em> c&#8217;era solo all&#8217;inizio nel battesimo per il perdono dei peccati di Giovanni (Mc 1,5). Ma come? Il Battista perdona i peccati e Ges\u00f9 niente? Apriti, o cielo!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ha quindi aggiunto qui correndo il grosso rischio della causalit\u00e0 peccato-malattia, ma non era questa la sua intenzione. Voleva inserire almeno una volta il peccato (<em>amartia<\/em>), anzi una volta e mezzo, perch\u00e9 pi\u00f9 avanti vi ha pure immesso l&#8217;analogo <em>amart\u00eama<\/em> (colpa) nel celebre passo sulla bestemmia contro lo Spirito santo (Mc 3,28s ripreso da Mt 12,31s), unica eccezione al fatto che tutte le colpe&nbsp; saranno perdonate. Anche qui ci aiuta il metodo storico-critico attribuendo il passo al redattore romano che pensa all&#8217;<em>afesis<\/em> battesimale (degli adulti) che spazzava via tutto il pregresso: colpe, pene, senza bisogno di indulgenze e purgatori. \u00c8 pericoloso attribuirlo a Ges\u00f9 (che non pensava certo al battesimo): se tutti i peccati saranno perdonati, l&#8217;inferno \u00e8 praticamente&#8230; vuoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vangelo della 14\u00aa domenica: Matteo 11,25-30 Ges\u00f9 si rallegra perch\u00e9 il Padre ha tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli: non tanto i bambini ma i ragazzi in tenera et\u00e0 che, se poveri, erano ancora pi\u00f9 indifesi. 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