La chiamata confusa dei discepoli: Mt 4,12-25 (3ª dom. ord.)
Nella seconda parte del vangelo odierno è raccontata la chiamata dei primi 4 discepoli, che è uno schema agiografico ed enfatico, poiché lasciano tutto istantaneamente per seguire Gesù (i figli del tuono addirittura il loro padre di brutto).
Siamo nell’ambito di un genere letterario tipico: anche Budda chiama i suoi discepoli lungo un corso d’acqua, ed essi lo seguono immediatamente. Ma Gesù non ha scelto a caso 4 pescatori che lo hanno seguito subito mollando tutto, bensì, come abbiamo detto domenica scorsa, li ha conosciuti nella cerchia del Battista (Gv 1,37ss).
Una cronaca disordinata. Il problema non è questo, bensì che in Luca [cfr. «La chiamata di tre discepoli…» in 5,1-11] i chiamati siano solo tre: Andrea non c’è. Ad es. nelle nostre Bibbie il sottotitolo al c. 5 di Luca spesso suona: «La chiamata dei primi quattro discepoli» (per corrispondenza inerziale con gli altri vangeli), ma in Luca 5 i chiamati sono solo tre senza Andrea (nome greco, a-giudaico).
C’è parecchia confusione: in Gv 1,40-50 i primi 4 chiamati sono sì Andrea e Pietro, ma seguiti da Filippo e Natanaele; clamorosamente non ci sono i figli di Zebedeo, che incredibilmente il quarto vangelo non nomina mai! I due nomi «Giacomo» e «Giovanni» clamorosamente non ricorrono mai in esso.
Un’altra importante diversità è che solo in Luca il contesto sia quello di una pesca grandiosa (diciamo pure semi-miracolosa): è l’unica, poiché in tutti gli altri vangeli non v’è alcuna pesca miracolosa, né per la chiamata né altrove [solo quella post-pasquale di Gv 21, il capitolo aggiunto: cfr l’appendice finale].
O forse meglio Luca, in cui non c’è l’imbarazzante camminata sulle acque, l’ha probabilmente trasformata in una più digeribile pesca semi-miracolosa, piazzandola nella chiamata per rendere più plausibile lo stupore dei discepoli e la loro sequela immediata lasciando tutto.
Betsaida nella Galilea dei pagani. In Gv 1,44 leggiamo: «Filippo era di Betsaida, la città di Andrea e Pietro». Ma nei sinottici Pietro è invece di Cafarnao, il centro “logistico” della missione di Gesù.
Nel vangelo odierno (Mt 4,13) si nomina Cafarnao, nel territorio di Zabulon e Neftali (tribù d’Israele), con citazione della profezia di Isaia (prima lettura: Is 8,23b–9,3): «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea dei pagani» [e non delle genti come nelle traduzioni consuete di Is 8,23b; ripreso dal vangelo odierno in Mt 4,15: sia nei LXX che in Matteo c’è ethnôn, appunto «pagani»].
Per la verità è Betsaida (per i palestinesi) al di là del Giordano, non Cafarnao che semmai è al di qua del Giordano [per la visuale dalla Siria e i territori ampiamente visitati da Gesù, cfr. l’appendice storico-geografica].
L’importante è che Betsaida e dintorni [terra di Zabulon e Neftali, sulla sponda nord-orientale del lago di Tiberiade, ai confini con la Decapoli (Mt 4,25), una confederazione di 10 città istituita da Pompeo nel 64 a. C., quindi un territorio greco-romano] siano ai confini, anzi quasi fuori dalla Terra d’Israele, in una zona semi-pagana, mezza straniera.
Ora Andrea (nome greco come Filippo) era di quelle parti; non è un caso che entrambi facciano da… interpreti a Gesù nel suo incontro con un gruppo di greci (Gv 12,20-22).
Andrea quindi sembra mezzo greco-pagano; ma è quasi impensabile che il galileo palestinese Giovanni, il padre di Simon-Pietro secondo Gv 21,15-17, abbia dato a un suo figlio un nome greco [dubito quindi che Andrea sia suo figlio e fratello di Pietro], perché il nome allora era importante, e non come da noi oggi “accidentale”, italiano o straniero che sia [era tipico solo delle grandi famiglie altolocate, regali (non quelle di pescatori) dare ai propri figli maschi nomi greci, come la famiglia di Erode il grande (vedi l’appendice)].
Due apostoli “stranieri” integrati. Per quanto concerne la guarigione della suocera di Pietro, mentre Marco 1,29 dice che Gesù entrò «nella casa di Simone e Andrea», il nostro Matteo 8,14 invece scrive «nella casa del [solo] Pietro» e così pure Luca 4,38 «nella casa del [solo] Simone».
Per quanto riguarda gli elenchi standard dei (presunti 12; lo vedremo per Matteo 10,1ss nella 11ª domenica ord.), mentre in Mt 10 e Luca 6,13ss abbiamo la successione classica: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni…, in Marco 3,16ss e soprattutto in Atti 1,13 leggiamo: Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea; quest’ultimo solo al quarto posto (dopo Giovanni e Giacomo) staccato e slegato da Pietro, senza alcun legame familiare esplicito fra i due (mentre in Mc 3 si precisa la fratellanza dei figli del tuono).
Conclusione: Andrea era di Betsaida e Pietro di Cafarnao: quindi quasi sicuramente non erano fratelli. Ma allora perché renderli tali?
L’hanno fatto probabilmente per giudaizzare del tutto Andrea, in quanto era disdicevole che un mezzo pagano-straniero facesse parte dei presunti 12 in riferimento alle 12 tribù genuinamente israelitiche.
Era opportuno un Andrea ebreo purosangue (come Pietro), a maggior ragione se egli è stato il battezzatore di Gesù (cfr. il vangelo di domenica scorsa); infatti ai loro occhi era sconveniente che un (futuro) apostolo, e comunque un discepolo semistraniero rischiasse di apparire in quel momento superiore al Cristo, mentre invece era quasi normale per il precursore Giovanni (se è stato lui a battezzare Gesù), in quanto battezzatore per definizione e antonomasia tanto da diventare il suo soprannome «Battista» (era in fondo il suo mestiere..).
Non è una novità: anche all’inizio in Gv 11,1 Lazzaro è solo un abitante dello stesso paese di Marta e Maria, vicino di casa, amico di famiglia ma non il fratello; come pure l’imparentamento fantasioso delle due madri (Maria ed Elisabetta).
Allora perché non farlo anche per Filippo? Non ce n’era bisogno, poiché Filippo (diversamente da Andrea) era comunque un nome usuale in Palestina, come il tetrarca dell’Iturea Filippo (I) [Lc 3,1; il fratello di Erode Antipa, ma anche di un altro fratello, sempre figlio di Erode il grande, che si chiamava anch’egli Erode Filippo (II), tanto per complicarci la vita].
Appendice storico-geografica
Rimanendo nell’ambito della famiglia di Erode il grande (anch’esso un nome greco), egli diede ai suoi figli nomi greci: Archelao, Erode Antipa, Filippo (I) ed Erode Filippo (II): fu quest’ultimo il (primo) marito di Erodiade, e non Filippo (I; come scrivono gli evangelisti, ma in questo guazzabuglio di nomi è facile confondersi).
Da tale matrimonio nacque Salomè che andò sposa a Filippo (I); essendo morto relativamente presto, Erodiade e la figlia Salomè si “accasarono” presso Erode Antipa ma solo nel 36 dopo Cristo; quindi ben dopo la morte del Battista, che non poteva perciò accusare il tetrarca della Galilea di un adulterio non ancora avvenuto (è stato tutto retrodatato)!
In Gv 21, il capitolo unanimemente ritenuto aggiunto, abbiamo invece una post-datazione (altrettanto fastidiosa): è la memoria di una pesca storica sovrabbondante post-datata a dopo la Pasqua in un’apparizione. L’autore rimedia anche all’assenza nel vangelo dei figli del tuono in 21,2; tuttavia, mentre di Tommaso detto Didimo dice appunto nome e soprannome, e di Natanaele pure la provenienza da Cana, li liquida “infastidito” con «quelli di Zebedeo», senza dire «figli» e senza chiamarli col loro nome.
Il vangelo di Matteo vede la Palestina dalla Siria in cui è stato scritto (4,24: «la sua fama si diffuse per tutta la Siria»), per cui Cafarnao è ai loro occhi al di là del Giordano. Sarebbe come dire che Torino è al di là (e non al di qua) delle Alpi: significa che si sta scrivendo dalla Francia o dalla Svizzera.
Si tratta di un territorio abbastanza vasto visitato da Gesù: Betsaida, Decapoli, Tiro e Sidone (attuale Libano), sino al massiccio dell’Hermon, la vetta più alta della regione, che coi suoi 2800 metri conserva la neve per buona parte dell’anno (il più probabile monte della trasfigurazione innevata, che non è il Tabor di soli 800 metri). Le sue pendici meridionali toccano le attuali alture del Golan, l’antica Iturea governata da Filippo (I), che vi fece costruire la città di Cesarea di Filippo, in onore di Tiberio e… di se stesso (da non confondersi con Cesarea Marittima, sede abituale del procuratore romano Pilato).




