L’idea che l’equilibrio degli armamenti (che preferisco chiamare equilibrio del terrore, perché oggi una guerra termonucleare porterebbe indietro la storia di migliaia di anni) sia il modo migliore per garantire la pace è accettata dalla maggioranza. Appare ragionevole e confermata dalla storia recente, ma a un vaglio più attento e approfondito mostra tutte le sue debolezze.

Il concetto di equilibrio soddisfa a fondo il nostro bisogno di sicurezza e stabilità, lo vediamo dappertutto: nella natura, nell’economia, negli armamenti ecc. Purtroppo però questa è solo una nostra ricostruzione mentale della realtà; in verità nulla è in equilibrio. Certo non l’universo che è in perpetuo squilibrio. L’ entropia (il disordine) cresce continuamente, è il motore che lo fa evolvere. Crescerà fino a che l’energia non sarà più in grado di produrre lavoro e, a causa del disordine della materia, non sarà più possibile alcuna comunicazione. La teoria economica che studiamo a scuola è basata sul concetto di equilibrio. Da tempo però abbiamo capito che in economia l’equilibrio è un caso particolare molto instabile. La definizione più illuminante del funzionamento di un sistema economico l’ha formulata Schumpeter: «un processo di distruzione creatrice». Altro che equilibrio! L’economia si sviluppa grazie a una serie successiva di squilibri.

Parlando di armamenti il discorso non cambia. Se sono di fronte a un nemico aggressivo ed inaffidabile, un incerto e non verificabile equilibrio negli armamenti non mi può bastare. Devo essere con certezza più forte di lui. La storia ci conferma questo assunto. Fin da quando la guerra si faceva con lance, spade e frecce, le parti in contesa per difendersi hanno continuato ad accrescere i loro armamenti fino all’inevitabile scoppio di una guerra.

Alcuni però pensano che dal secondo dopoguerra del secolo scorso le cose siano cambiate, e proprio a causa del possesso delle armi nucleari. Infatti l’Unione Sovietica, dopo più di quaranta anni di confronto, si è sciolta senza usare il poderoso arsenale nucleare in suo possesso. L’equilibrio del terrore dunque è riuscito a risolvere il problema senza ricorrere alla guerra. Credo però che in quel frangente siamo stati fortunati, perché ci siamo trovati in una situazione favorevole difficilmente ripetibile. L’Urss aveva a disposizione una potenza nucleare spaventosa, ma era molto debole in tutti gli altri campi: economico, tecnologico, sociale ecc. Gorbacev ha tentato di riformare il sistema sovietico, ma intanto un gruppo di potere, comprendendo perfettamente la reale situazione dell’Urss e ritenendola irriformabile ha deciso di arricchirsi sciogliendola ed impadronendosi delle imprese e dei beni pubblici. Questa situazione potrà ripetersi ancora? Ne dubito.

C’è una frase in particolare che si sente ripetere spesso e mi pare premonitrice: «meglio morti che sottomessi». Continuando così, è probabile che una classe dirigente con le spalle al muro, piuttosto che essere spazzata via, pensi che la morte sia preferibile e decida l’olocausto nucleare. Dunque non sono d’accordo con l’idea che la cosa giusta sia riarmarsi. Rifiuto però ugualmente quella di un disarmo unilaterale, che mi pare dia un segnale ambiguo e pericoloso, potrebbe essere interpretato come un segno di paura, debolezza, disponibilità a sottomettersi, favorendo così indirettamente la guerra.

L’unica strada che mi pare percorribile e sicura è il disarmo globale concordato e controllato. Naturalmente questo accordo presuppone che le grandi potenze capiscano che non sono più in grado di governare il mondo da sole (basterebbe vedere senza precomprensioni cosa è successo dopo l’89) e che arrivare a un accordo equo e ragionevole è meglio di un confronto inconcludente e insensato e alla fine converrebbe a tutti. Certo nella realtà in cui viviamo quella prospettata è una decisione politica che appare molto difficile da prendere; penso però che dovremmo abituarci a vederla per quello che è: una scelta senza alternative. D’altra parte più volte l’umanità si è trovata di fronte a scelte difficili ma necessarie, chiamata a decidere tra le vie della ragione e quelle delle lacrime e del sangue. Un tempo però si poteva pensare che solo gli altri, i nemici, avrebbero pagato il prezzo più alto. Ora sappiamo che saremo tutti indifferentemente coinvolti e il prezzo potrebbe essere troppo alto.