Dopo l’«Operazione Speciale» (спецопера́ция, spetsoperátsiya) di invasione russa dell’Ucraina, dopo la «Missione Giustizia 2025» (正义使命—2025) dell’intero arsenale cinese a meno di trenta miglia dalla costa di Taiwan e all’interno delle sue acque territoriali con utilizzo di vere munizioni e missili, non poteva mancare l’operazione americana di Law Enforcement (così si legge nel comunicato della Casa Bianca, con un termine che traduce il nostro «Operazione di Polizia») in Venezuela con la cattura di Maduro. Chi parla di guerra? Questi sono affari interni! Quei paesi e quella gente sono roba loro, cosa c’entra il diritto internazionale? Chi è più forte prende quello che vuole.
Il «New York Times» del 6 gennaio 2026 commenta: «Non sappiamo ancora come andrà a finire. Ma l’audace raid notturno del presidente Trump in Venezuela ha lanciato un messaggio: se sei abbastanza forte, puoi attaccare un paese, rovesciarne il leader e forse ottenere l’accesso alle risorse che desideri. I leader di Cina e Russia, che da tempo condividono una visione che divide il mondo in sfere di influenza dominate dalle grandi potenze, trarranno le proprie conclusioni».
«Chi si loda si imbroda», ammoniva mia madre, buonanima. Ma non mi è capitato sovente, nella mia carriera di previsionista, di azzeccarne, una con tanta precisione, come quella del mio articolo La nuova tettonica delle placche del 17/3/2025. Ricordate? «…in pochi anni, dall’inizio del nuovo millennio, il mondo ci ha drasticamente riportato alla realtà: la tettonica delle placche! Il mondo multipolare di oggi e di domani è diviso in continenti, aree geo-politiche separate, in ciascuna delle quali potenze dominanti si affrettano a prendere il controllo di popoli e territori reputati loro appartenere. Siamo tornati indietro di due secoli? Qualcuno non solo lo crede, ma lo rivendica: Russia, Usa, Cina». Ecco fatto, ci siamo!
Difendere la socialdemocrazia europea
Questo è lo scenario per i decenni a venire, inutile nascondersi dietro un dito. Uno scenario in cui l’Europa, ostinatamente socialdemocratica, è il nemico ideologico di tutto il resto del mondo. Il quale si divide sostanzialmente in due grandi categorie: i popoli che scelgono di mettersi nelle mani di un tyrannos (Cinesi, Russi, Statunitensi, Argentini, Turchi, Egiziani, Centrafricani, Indiani, ecc.) e quelli che si identificano nell’integralismo religioso (Israeliani, Iraniani, Afghani, Siriani, ecc.). Per tutti la socialdemocrazia europea è fumo negli occhi. Credevamo di esportare la democrazia … rischiamo di essere spazzati via.
Allora che fare? Dobbiamo abbandonare categorie mentali che non sono più adeguate al tempo presente e futuro, che sono diventate anacronistiche.
L’universalità dei nostri valori non esiste! Sono i nostri, sono la base della nostra civiltà e della nostra cultura, ma sono solo i nostri. Dobbiamo prepararci a difenderli in casa nostra. Dobbiamo arrestare la valanga di propaganda che tutto il resto del mondo rovescia nei nostri smartphone, dimostrandoci che la democrazia è debole e lenta se messa a confronto con i Putin, i Xi-Jinping, i Trump, i Modi, i Milei, gli Erdogan, ecc. È una forma di calunnia che vuole farci credere che potremmo averli anche noi: si chiamino Orban, Le Pen, Salvini, Weidel, Abascal, ecc. Possiamo difenderci con leggi come il regolamento europeo Digital Service Act, ma ancor più efficacemente con la nostra critica quotidiana a quello che leggiamo, diffondiamo, ascoltiamo; con il coraggio di contraddire le scemenze e le semplificazioni, in famiglia, a scuola, nel lavoro, al bar.
«Alleanza» è ormai un concetto desueto. Non esistono alleanze con i nuovi imperi: Russia, Cina, USA conoscono solo vassalli (come Lukašenko, Kim Jong Un, Milei, ecc.), non alleati. L’Europa dovrà abituarsi a fare − e disfare − semplici accordi: puntuali, circoscritti, funzionali, opportunisti, di durata limitata. Si possono fare affari anche con chi ci è ideologicamente ostile, cioè tutto il resto del mondo.
Dobbiamo riconoscere che la guerra ci è stata dichiarata ed è in corso, anche se ancora una guerra non convenzionale. Quella della disinformazione l’ho già menzionata. I nostri ospedali non sono bombardati come a Gaza, ma gli attacchi ai sistemi informatici dei nostri ospedali hanno già causato vittime. La posta, le ferrovie, le banche, i servizi su cui si basa la nostra convivenza sono regolarmente attaccati, non con le bombe, ma con i cyber virus. Quegli attacchi sono di hacker che non chiedono riscatti in moneta sonante, perché sono già ben pagati per i danni che producono. 40% del Fondo Europeo per la Difesa (dotato di 7,3 md di euro in 6 anni) è destinato allo sviluppo di sistemi di difesa contro questo tipo di cyber-guerra in atto. Spero che basti.
Dobbiamo girare la pagina del passato, accettare certi cambiamenti, per difendere la nostra socialdemocrazia e ridisegnarne il futuro, nel feroce contesto mondiale che si apre davanti a noi.




