Il vangelo dell’Epifania, giustamente narra solo il racconto dei Magi fermandosi al v. 2,12: ossia la prima parte più antica e tranquilla, senza la prosecuzione travagliata e “sanguinosa” (2,13-23: sezione posteriore) in cui è centrale la grave minaccia e la conseguente protezione-salvezza del bambino. Dopo aver liquidato in Mt 2,1 la nascita (clamorosamente non narrata) con un secco genitivo assoluto «Nato Gesù a Betlemme di Giudea…», si prosegue con la leggenda dei Magi, stranieri che dall’Oriente arrivano nella casa, non nella stalla: si presume che la famiglia risieda a Betlemme in pianta stabile da tempo, e non come in Luca in cui vi si trovano in seguito al viaggio per il censimento.
Nella casa i Magi vedono il bambino [per tutto il capitolo non lo si chiama più Gesù] con la madre, ma non il padre: Giuseppe è assente! Forse in questa prima e più antica sezione si presume che fosse già morto. In modo decisamente contrastante da 2,13 in poi Giuseppe invece assurge a protagonista (la prova di un’altra mano), quale destinatario delle apparizioni angeliche e conduttore dei viaggi. Ciò significa che originariamente la vicenda fiabesca dei Magi non aveva a che fare con Erode e l’epilogo sanguinoso (strage degli innocenti), bensì scorreva gioiosa; i Magi con grandissima gioia si rallegrano nel (ri)veder la stella (2,10). Il centro culminante del brano è l’adorazione del bambino (innominato) con l’offerta dei doni.I Magi [non si dice che siano tre, e nemmeno dei Re] di per sé non hanno alcun bisogno di fermarsi a Gerusalemme a chiedere informazioni, poiché la stella li guida sino a «sopra il luogo dove si trovava il bambino» (2,9). Ma poi è stato necessario introdurre la sosta a Gerusalemme per due motivi: 1) Inserire la figura di Erode per preparare il seguito: non è un caso che Erode voglia informazioni precise-accurate sul bambino nella sua dislocazione (2,8). Non solo ma «si fa dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella» in 2,7; sottinteso: la prima apparizione della stella ai Magi coincide con la data di nascita di Gesù. Erode vuol sapere con precisione la sua età: supponiamo un anno e mezzo. Ciò sarà fondamentale per poi decidere, per essere sicuro di eliminare Gesù, al di sotto di quale età far uccidere gli innocenti, appunto sotto i due anni, «corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi» (2,16).
2) Il secondo motivo è la citazione della profezia su Betlemme (2,6), molto approssimativa: il primo distico si rifà a Michea 5,1, ma il secondo parla di un capo che pascerà il popolo d’Israele, mentre in Michea si parla di un dominatore in Israele. Il capo che pascerà corrisponde a 2 Sam 5,2. In conclusione la profezia è un mix del testo di Michea con quello di 2 Samuele: esistevano delle raccolte sommarie, dei compendi riassuntivi delle citazioni sul Messia davidico?Per quanto concerne la notizia della nascita di un Re, c’è un parallelo significativo: Svetonio (Vita Caesarum II, Augustus 94/3) narra di un oracolo che aveva preannunciato la nascita di un Re (Augusto) in un determinato anno; il Senato romano, impaurito, aveva dato ordine che tutti i neonati di quell’annata non venissero più “allevati”: sottinteso lasciati morire, non necessariamente uccisi direttamente. Naturalmente il decreto non fu eseguito…
Ovviamente i vangeli non potevano ricorrere ai responsi oracolari o agli aruspici pagani; probabilmente hanno fatto ricorso vagamente a dei magi, quale misto fra maghi-indovini-astrologi-interpreti dei sogni-sapienti. Si presume che forse è attraverso l’interpretazione di un sogno, oppure da astrologi, che hanno arguito la correlazione fra la cometa celeste ed una nascita regale.È ovvio che la fuga in Egitto e la strage degli Innocenti non hanno alcun valore storico, essendo midrash per la realizzazione delle Scritture col Leit-motiv: «Ciò avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta…», relativamente alla chiamata dall’Egitto e a Rachele che piange i suoi figli (Mt 2,15.18). Un apocrifo ad es., rinunciando alla fuga in Egitto, tenta di coordinare le due tradizioni (Luca e Matteo) facendo della mangiatoia lucana il nascondiglio di Gesù per sfuggire agli sgherri di Erode. Le due tradizioni si possono unire (forse meglio) pensando presso la culla di Gesù i più umili del paese (pastori) assieme ai più saggi degli stranieri (Magi).
In altri vangeli apocrifi poi Erode dà pure la caccia al Battista, obbligando Zaccaria a riferire il nascondiglio in cui si era rifugiata col piccolo la madre Elisabetta; al suo rifiuto, lo fa uccidere. Figuriamoci se Erode il Grande, per il semplice fatto che sarebbe nato un ipotetico Re-Messia (che comunque gli avrebbe dato fastidio 20/30 anni dopo) “spara” nel mucchio con una strage inimicandosi la popolazione. Non capisco come una persona intelligente quale il card. Ravasi abbia sostenuto parecchio tempo fa in un articolo sul domenicale del Sole 24 Ore che si sarebbe trattato di poche vittime, sotto la decina. Patetiche sono pure le località egiziane che rivendicano il passaggio e la sosta della santa famiglia nel loro territorio, pur non essendoci in Matteo nessunissimo dettaglio su tale faticoso e rischioso viaggio.
Una (pallida) eco di un evento collegato con la nascita di Gesù può essere la stella nova; il Gesù del ministero pubblico potrebbe essere più “maturo” della visione tradizionale basata sull’indicazione generica di Lc 3,23 «Aveva circa 30 anni». Infatti nella feroce polemica di Gv 8,57 gli rifilano: «Non hai ancora 50 anni…» che, collegato con la durata della costruzione del tempio (46 anni in Gv 2,19-21), conferisce a Gesù un’età di 45-46 anni. Orbene ci può essere la memoria del passaggio della cometa di Halley nel 12 a. C., o quella, come registrato dagli annali cinesi, dell’apparizione di un oggetto molto brillante, probabilmente un’esplosione di supernova, che rimase visibile per circa 70 giorni nella prima decade avanti Cristo, tra le costellazioni dell’Aquila e del Capricorno, osservabile dalla Mesopotamia alla Giudea. Mi piace la fantasia che Gesù possa essere nato il 12 (con la Halley) o il 10 a. C. (con la Supernova).






