Pietro e Andrea coabitavano con la suocera di Simone a Cafarnao. Gv 1,44 dice invece che i due fratelli erano di Betsaida (!?). Fra l’altro nel luogo presunto di Cafarnao sono state invece scoperte dall’archeologia altre rovine, quelle di Teüchum (o Tenchum). La verità è che, circa i nomi e l’ubicazione dei paesi dell’epoca di Gesù, regna grande confusione e incertezza massima: ad es. non sappiamo dov’era Cana, e non abbiamo la più pallida idea di dove si trovasse Naim (o Nain, Luca 7,11-17).

Proseguendo, è il Marco II (autore romano della 2ª edizione del vangelo) che introduce appena può il mondo demoniaco con le sue aggiunte (in corsivo; in tondo quelle del suo predecessore Marco I, il quale è più interessato ai malati in generale che agli indemoniati): «gli portavano tutti i malati e gli indemoniati» (Mc 1,32); «Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni, ma non permetteva loro di parlare perché lo conoscevano» (Mc 1,34); così pure nella conclusione di 1,39 aggiunge: «e scacciando i demoni».

Ha introdotto anche «dopo il tramonto del Sole» [giudicando non sufficiente il precedente «venuta la sera»], per chiarire che il Sabato era finito (i giorni allora terminavano al tramonto, non a mezzanotte come da noi): quindi nessuna violazione del riposo sabbatico nel fatto chesitrasportino molti malati di sera-notte alla porta della città; la violazione sembra invece sottintesa nello sfebbramento diurno (e tanto per cambiare “istantaneo”, in parecchi manoscritti con un quarto “sùbito” dopo i tre di domenica scorsa) della suocera di Pietro.

Ma così, dopo il tramonto, Gesù “lavora” fino ad ora tarda; poi dorme poco: mi sembra questo il collegamento con la prima lettura di Giobbe 7,1-7: «E notti d’affanno mi sono state assegnate… la notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi nel letto». Forse anche Gesù agitato… si rivoltava nel letto; per questo si alza e va a pregare in piena notte quando era ancora buio in una zona deserta (cosa fra l’altro molto pericolosa). E il giorno seguente cammina (con ansia e rapidità, avvalorate dai numerosi “sùbito”) per tutta la Galilea incontrando tanta gente dentro e fuori dalle sinagoghe. Questo servirà per capire il vangelo di domenica prossima (l’incontro col lebbroso): abbiamo un Gesù stanco, affannato, teso, insonne e affaticato oltre misura, che… non ne poteva più.

In origine solo Pietro cerca Gesù ritiratosi di notte a pregare e lo trova (coi due verbi al singolare come negli autorevoli codici Vaticano e Sinaitico); ma il Marco II ha aggiunto «e quelli che erano con lui», con l’ovvia trasformazione dei verbi al plurale come nella maggioranza dei manoscritti posteriori («si misero sulle sue tracce, lo trovarono e gli dissero»). Ossia anche gli altri discepoli (e pure la gente: le folle in Luca 4,42) cercano e trovano Gesù! È il primo caso (di parecchi altri) in cui traspare una tendenza anti-petrina, in cui il Marco II ne riduce la singolarità appaiandolo agli altri; spesso ignora Pietro e a volte lo cancella infastidito; insomma lo “snobba” con una certa contrarietà (antipatia). Ma il Marco II non ha fatto solo delle aggiunte (quelle che abbiamo visto in questo e nei precedenti commenti), bensì ha pure tagliato dei pezzi importanti, da lui considerati disdicevoli, sconvenienti: il «Dio mio perché mi hai abbandonato» sulla croce, i sogni di gloria dei figli di Zebedeo (Mc 10,35-41), e il “Vade retro, Satana” (Mc 8,32s): quindi non si può parlare di odiosa avversione nei confronti di Pietro, altrimenti l’avrebbe lasciato per fargli fare una pessima figura. Il fatto increscioso è che Luca possiede solo il manoscritto del Marco II (seconda edizione), per cui non vede i suddetti passi che infatti nel suo vangelo sono assenti; non li ha tagliati lui, non li ha proprio letti nello scritto in suo possesso.

Grazie a Dio il Marco III (o R, super-redattore finale, autore della terza e definitiva edizione, quella in nostro possesso) è un campione di salvataggi: ha ripristinato in maniera encomiabile tutti i tagli fatti dal suo predecessore, oltre a mantenere in modo imparziale tutte le sue numerose aggiunte. Matteo infatti possiede il manoscritto finale di Marco (come il nostro) e quindi ci sono tutti i brani suddetti da lui fedelmente trascritti. Così si spiega perché ci siano parecchi passi presenti solo in Marco e Matteo ma non in Luca; perché Luca possiede solo la seconda edizione di Marco, mentre Matteo la terza e ultima.

Più in generale il Marco III cerca di fondere, come meglio può, i racconti a volte diversi dei suoi due predecessori, nonostante ciò possa determinare dei contrasti, se non vere e proprie contraddizioni, come vedremo nel vangelo di domenica prossima a proposito dell’incontro col lebbroso. Qui prepariamo il terreno con l’esempio più facile della moltiplicazione dei pani, anche perché nello svolgimento dell’anno B sarà letto in estate il lungo racconto del cap. 6 del quarto vangelo, non quello di Marco. Il redattore finale Marco III si trova in grave difficoltà, poiché nel Marco I c’è (solo) la moltiplicazione dei pani per i 4000, mentre nel Marco II c’è (solo) quella dei 5000. È un problema fonderle, poiché i dati “tecnici” sono troppo diversi: nei 5000 abbiamo cinque pani e due pesci con 12 ceste raccolte alla fine. Nei 4000 abbiamo sette pani e pochi pesciolini (non si dice il numero) con sette sporte raccolte. Allora salomonicamente le ha mantenute entrambe, piazzando quella dei 5000 nel cap. 6 (30-44), e quella dei 4000 nel cap. 8 (1-10). Matteo le vede ambedue e le trascrive fedelmente; Luca invece ne legge una sola nel suo Marco II, quella dei 5000 coi classici cinque pani e due pesci come in Giovanni.

Si possono guarire i malati (oggi col sapere medico), ma è assolutamente impossibile sfamare migliaia di persone con pochi pani. Comunque la moltiplicazione “miracolosa” è una sola: il duplex è il risultato dell’aggiustamento del redattore finale che recupera più materiale possibile.