Dopo Maria di Nazareth, la madre di Gesù, Maria Maddalena è il personaggio biblico femminile più conosciuto e rappresentato in letteratura e nell’arte. D’altra parte è un fatto che, a differenza di altri personaggi femminili, è l’unica a essere nominata in tutti i testi. Un dato evidente che non si poteva non citarla.
Tuttavia non appena si prova a studiarne la figura, si individuano subito una serie di questioni irrisolte: dal nome Magdalena all’attributo di «apostola», dalla sua presenza nei testi apocrifi alla persistenza del suo personaggio come innamorata del Maestro ed ex prostituta convertita. Senza avere la presunzione di risolverle, con Gianluca Carrega abbiamo pensato di offrirne almeno qualche tratto in un podcast a due voci della Pastorale della cultura. Qui la serie in 4 puntate. L’abbiamo fatto per il 22 luglio, giorno riservatole dalla Chiesa che, grazie a papa Francesco, ne ha elevato la memoria a festa, ponendola sullo stesso piano di quelle dedicate agli altri apostoli, in quanto «apostola degli apostoli».
Nel podcast Carrega, biblista, ne presenta i dati canonici e apocrifi, io che mi occupo di riscritture, ovvero della recezione del dato biblico nel mondo della cultura, ho offerto qualche spunto tratto dai tanti racconti, quadri e film che l’hanno adottata come protagonista. Lascio all’ascolto questi approfondimenti, mentre in questa sede scelgo di occuparmi della creazione del suo personaggio nella storia.
Se infatti i Padri della Chiesa (Ippolito, Gregorio di Nissa, Cirillo d’Alessandria, Agostino, Gregorio Magno) avevano proposto il parallelismo Eva-Maddalena, sostenendo la contrapposizione di queste due figure femminili (come la prima donna è stata ministra di morte, la seconda è ministra di salvezza), lo stesso Gregorio Magno è purtroppo all’origine di un grande equivoco che ha segnato indelebilmente la figura della santa. Mentre in Oriente l’immagine è consolidata come mirofora e testimone della resurrezione, in Occidente si inizia a ridimensionare il suo ruolo di apostola imponendole l’attributo di peccatrice pentita. Gregorio Magno infatti non ha dubbi a identificare le diverse donne che nelle versioni evangeliche ungono Gesù nella figura della Maddalena. I Vangeli però le presentano in modo molto meno univoco: in Marco si tratterebbe di una donna anonima (Mc 14,3-9), mentre è identificata in Maria di Betania in Matteo e Giovanni (Mt 26,6-13 e Gv 12,1-8). Gregorio accosta inoltre le lacrime della peccatrice di Luca 7,36-50 a quelle versate da Maddalena al sepolcro (Gv 20,11). E purtroppo questa rilettura farà scuola, perché tanti autori latini seguiranno Gregorio per svariati secoli.
Di Maddalena invece non si riportano mai unzioni del Gesù storico, mentre è citata nel racconto sotto la croce in Matteo e in Giovanni (secondo Marco guarda da lontano assieme alle altre) e al sepolcro in Marco, Matteo e in Giovanni, con la differenza che nei primi due casi si tratta di un gruppetto di donne, mentre in Giovanni è lei sola (strategia tipica di questo Vangelo l’isolare le figure per farne dei «tipi»). Maddalena è inoltre citata tra le donne presenti al seguito di Gesù, ma in Luca e in Marco sarebbe caratterizzata dal fatto di essere stata liberata da sette demoni (Lc 8,2 – riferito in Mc 16,9 solo al momento dell’andata al sepolcro).
Mettere insieme tutte queste figure e farla diventare una, ovvero la sola Maddalena che è insieme la prostituta, la donna che era posseduta da sette demoni, colei che sta sotto la croce assieme alla madre di Gesù e trattiene il Cristo nel giardino della resurrezione, significa fare di Maria Maddalena una “donna apocrifa”, ovvero “nascosta” da una tradizione che l’appiattisce sull’immagine della prostituta pentita. Non che l’immagine non sia bella, ma le altre figure sono diverse e possiedono un tratto specifico.
Troviamo un’attestazione di questa fusione in quasi tutte le rappresentazioni artistiche, che fissano un’immagine di Maddalena con i capelli lunghi e sciolti (tipico della prostituta, ma anacronistico se la si ritrae dopo la conversione) e un vasetto (simbolo della donna dell’unzione e dell’andata al sepolcro con lo scopo di ungere il corpo). Quando possibile la donna è ritratta anche a seno parzialmente o totalmente scoperto. E come ben sappiamo gli artisti hanno colto tutte le occasioni possibili per compiacere lo sguardo maschile.
Cito a questo proposito un artista italiano del Cinquecento, allievo di Leonardo Da Vinci, Giovan Pietro Rizzoli detto Giampietrino, attivo a Milano tra il 1508 e il 1549, che della Maddalena dipinge diverse varianti, un segno per noi del successo riscosso presso i contemporanei (una delle versioni è conservata nella Pinacoteca di Brera). Capelli, mani e seni della donna sono tratteggiati in modo tale da esaltarne la voluttà – la nudità risulta coperta e insieme esaltata dai lunghissimi capelli. Immancabile in primo piano il vasetto di alabastro per l’unguento. Suggella l’interpretazione apocrifa il titolo delle opere Maddalena penitente, che perfeziona la fusione della donna anonima di Lc 7 e Maria Maddalena nella figura nuda e chiomata, fissata su tela e quindi nell’immaginario collettivo.
Giusto qualche spunto invece sul dato dei «sette demoni»:
In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano [diakoneo] con i loro beni. (Lc 8,1-3)
Maddalena viene caratterizzata da Marco e da Luca per essere stata posseduta da sette demoni. Se il numero sette indica la totalità, i demoni nella cultura ebraica erano entità da cui provenivano sofferenze, malattie psichiche o fisiche. Non esiste tuttavia un racconto di guarigione da parte di Gesù che la riguardi.
In un sermone del 1427 Bernardino da Siena dà di questi demoni una connotazione moralistica, non nota al testo biblico, dicendo che la donna «aveva offeso in sette cose il Creatore: primo nella ricerca dei piaceri; secondo, nel lussurioso baciare e parlare della sua bocca; terzo, nella vanità dell’acconciatura della chioma; quarto, nel lascivo guardare degli occhi; quinto, nel superbo camminare e gestire di tutto intero il suo corpo; sesto, nell’inverecondo esercizio della lussuria […]; settimo, nel proponimento e nel tentativo di peccare. Ed ebbe una triplice causa induttiva a queste cose, che moltissimo spinge a peccare: la prima, cioè la bellezza del corpo; la seconda, l’abbondanza dei beni temporali; la terza, la rilassatezza del controllo e della libertà. Infatti era bella, era anche ricca e viveva senza essere soggetta a nessuno. E questo è pericoloso per le donne più di tutte le cose anzidette».
Secondo Adriana Valerio queste parole rispecchiano «sia l’immaginario creato dalla tradizione teologica attorno alla figura della peccatrice Maddalena sia la convinzione maschile che la donna non dovesse essere libera nelle sue scelte, ma sottomessa e, certamente, non padrona del proprio corpo, oggetto e soggetto di lussuria e tentazioni» (Maria Maddalena, Mulino, p. 7). Quanto al riferimento dei molti beni è incerto sia da attribuire alla Maddalena e pare più probabile da riferire alle altre donne che seguivano Gesù.
Sul dettaglio dei «sette demoni» si sofferma una poesia di Marie Howe, poetessa americana contemporanea che a Maddalena dedica una raccolta di testi, Magdalene (2017 – qui in una mia traduzione), in cui sono ritratti i diversi volti della santa fissati dalla Scrittura e dalla tradizione. Ormai fuori dalla sottolineatura moralistica, i demoni assumono vari significati, sempre nuovi ma ogni volta legati alle esperienze anche molto quotidiane della vita di tutti, in cui è facile riconoscersi.
I sette demoni sono quindi riletti da Howe, come varianti della tentazione capace di distogliere dalle cose che contano:
Il primo − ero molto impegnata.
Il secondo – ero diversa da te: qualunque cosa capitasse a te non poteva capitare a me, non allo stesso modo.
Il terzo – ero preoccupata.
Il quarto – invidia, camuffata a compassione. […]
Nella strofa successiva si ricomincia daccapo, come se non avesse colto nel segno; e i demoni diventano gradualmente ansie e patologie del male di vivere:
Ok il primo era che ero molto occupata.
Il secondo che potevo fare la scelta sbagliata,
perché avevo deciso di prendere l’aereo quel giorno,
quel volo, prima di mezzogiorno, così da arrivare presto
e io che non avrei dovuto volerlo.
Il terzo era che era che se fossi passata davanti a un certo punto della strada
la casa sarebbe esplosa.
Il quarto era che ero fatta di budella e di sangue, con un sottile strato di pelle
di pelle leggermente gettato sopra il tutto.
Il quinto era che i morti sembravano più vivi dei vivi. […]
A ogni riproposta si individuano nuovi demoni – questa volta siamo dentro le grandi questioni del vivere: l’amore e la morte.
Il terzo era che nessuno mi conosceva, sebbene dicessero di conoscermi.
E se quelle persone pensavano a me così poco come io pensavo a loro, allora cos’era l’amore?
Il quarto era che non appartenevo a nessuno. Non avrei consentito a me stessa di appartenere
A qualcuno.
Il quinto era che sapevo che nessuno di noi avrebbe mai potuto sapere ciò che non conosceva.
Il sesto era che proiettavo negli altri i miei sentimenti.
Il settimo era che il modo in cui mia madre mi guardava mentre stava morendo,
il suono che faceva: la sua bocca era tirata verso destra e aperta a coppa
in modo da prendere quanta più aria possibile… il gorgoglio, così forte
che dovevamo parlare a voce più alta per sentirci a vicenda.
E io non posso smettere di sentirlo
Anni dopo – facendo la spesa, attraversando la strada –
No, non il suono – era la fame del suo corpo
Infine palese – che nostra madre aveva celato per tutta la vita.
Per mesi ho sognato le nocche e le radici,
le lastre del marciapiede spinte in alto come denti storti da ciò che cresceva sotto.
Il sotto. Questo era il primo demone. È sempre stato con me.
E che non pensavo che tu − se te l’avessi detto − avresti capito tutto questo –
Buon ascolto!
Foto: https://pinacotecabrera.org/collezione-online/opere/maddalena-penitente/







Le cronache contemporanee, a qualunque latitudine e longitudine ed in qualunque strato sociale e culturale, ci dicono che siamo sempre lì, al sermone di Bernardino da Siena