Pensa a una delicata morbidezza. Pensa a una nuvola,

non per quello che è, vapore e aria, ma per come

l’immaginazione la domina, la nomina, la trattiene

in bilico sull’orlo della mente. Pensa a un passerotto,

non ancora capace di buttarsi nel volo ma che confida

nella spinta e nello slancio di chi l’ha generato. Osserva

le sfumature di pastello, l’opale dei soli al tramonto,

e come gli alberi si oscurano in ogni trama

e ombra di verde. Pensa al primo timido amore

che non osa dire quello che pensa di vedere ma aspetta

in un librarsi felice, non ancora nel fondo del desiderio.

Pensa alla gioia concreta di un bimbo sulla spiaggia

non ancora diviso dal luogo da dove guada o come

si incolla alle conchiglie o le scaglia di nuovo in una

pozza della roccia.

Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni,

ritratti che calmano il volto congestionato di un uomo

o una donna che si contempla in uno specchio. E infine,

pensa ai primi invitanti accordi di una musica,

il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni,

e poi sii grato per come la mente può danzare

in mezzo e attorno e sotto le parole e rallegrati

e sappi che questo non è un caso.

Elizabeth Jennings

Pensa! è il costante imperativo che guida il lettore a immaginare, osservare, visualizzare le situazioni suggerite – dalle più lontane (nuvole) alle più vicine (le parole, forse di questa stessa poesia). Lo sguardo è chiamato a puntare in alto (a una nuvola, un passerotto, i colori del cielo), quindi in basso (il verde degli alberi, il primo amore, la gioia di un bambino) e infine al mondo dell’arte che favorisce il pensare immaginare gioire (i primi accordi di una musica, la danza della mente attorno alle parole).

Ma non si tratta solo di visualizzare, sebbene la mente pensi anche tramite immagini. Che cosa «vediamo» infatti leggendo (o pensando a) una delicata morbidezza? o quando tratteniamo la figura di una nuvola in bilico sull’orlo della mente? Sono esercizi del pensiero speculativo, di una mente spensierata o di un animo giocoso?

E c’entra qualcosa con l’ammasso di particelle di umidità l’idea di «nuvola» che ci viene chiesto di dominare con l’immaginazione? E quali volti visualizziamo leggendo di ritratti capaci di calmare il volto congestionato di un uomo?

Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni,

ritratti che calmano il volto congestionato di un uomo

o una donna che si contempla in uno specchio. E infine,

pensa ai primi invitanti accordi di una musica,

il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni

Forse la poesia ci chiede di pensare alla nuvola, al passerotto, al sole, al tramonto, al primo amore e alla gioia di un bambino per rivederli trasfigurati nelle diverse espressioni artistiche suggerite − in un quadro, nei primi accordi di una musica, nelle parole di un testo poetico. L’arte non ti fa vedere le cose semplicemente «per quello che sono»: può aiutarti a nominarle con le parole adatte, a trattenerle nella mente, a fermare l’istante in cui il passerotto che ancora non sa volare sta per buttarsi nel vuoto, a non perderti nessuna sfumatura del cielo e della terra, a non distrarti mai. Perché anche le gioie più piccole sono delle promesse (il primo timido amore, un bambino sulla spiaggia), tra il già e il non ancora (non osa dire, non ancora diviso). E sono promesse anche i primi invitanti accordi di una musica.

poi sii grato per come la mente può danzare

in mezzo e attorno e sotto le parole e rallegrati

e sappi che questo non è un caso

Arriva quindi dall’arte l’ultima promessa: se esegui l’esercizio alla lettera la tua mente potrà danzare. E se così sarà, sii grato, rallegrati / e sappi che questo non è un caso. È l’arte a saper coniugare speculazione e spensieratezza: questi, i piccoli miracoli di una poesia.