Riceviamo e volentieri pubblichiamo un pezzo di Federico Repetto sull’uso dello smartphone da parte di ragazzi e adolescenti.

L’allarme di educatori e genitori, che di recente ha indotto molti governi a vietare l’uso dei social al di sotto dei 16 anni, risale già a qualche anno fa. Già Twenge (Iperconnessi, 2018) e Haidt (Generazione ansiosa, ed. or.2024)documentano un aumento molto rilevante dell’ansia e della depressione dichiarata dagli adolescenti, nonché dei casi di suicidio, di autolesionismo e di ricorso ai servizi psicologici negli Usa, in tutto il mondo anglofono e in vari paesi europei; e fanno partire la svolta dalla diffusione maggioritaria dell’Iphone tra i ragazzi americani verso il 2012.

Per Haidt tra il 2010 e il 2015 si arriva negli Usa a una trasformazione strutturale dell’infanzia e dell’adolescenza, il cui sviluppo psicologico è ormai legato allosmartphone. Ad esso i ragazzi sono connessi 24 h su 24 e 7 gg su 7, facendo uso di piattaforme che massimizzano engagement (interazioni on line), confronto sociale e dipendenza. Le generazioni precedenti, ancora intorno agli anni ’60-’80, si erano formate attraverso il gioco fisico, sociale, libero, con possibilità di fare un’esperienza relativamente autonoma in contatto con l’ambiente. L’infanzia “amministrata” dagli adulti già da tempo è una realtà diffusa, ma solo l’uso dell’Iphone e l’accesso ai media e ai videogiochi on line hanno portato a una drastica trasformazione. Decisiva la nascita di Instagram (2010), specializzato nella diffusione di immagini, e il passaggio dai social “testuali” (com’era Facebook all’inizio) ai social “visivi” (più pericolosi per l’autostima, soprattutto femminile), e l’introduzione di feed o scroll infinito e notifiche continue.

L’aumento rilevante dell’ansia e della depressione dichiarate dagli adolescenti e dei casi di suicidio, di autolesionismo e di ricorso ai servizi psicologici è ben documentato non solo negli Usa, ma in tutto il mondo anglofono e in vari paesi europei. Haidt però non attribuisce ai nuovi cellulari, ai social e ai videogiochi presi da soli questo aumento, ma ritiene che essi abbiano spinto all’isolamento digitale una generazione iperprotetta dai genitori, privata di esperienza autonoma, ecc. Infatti l’abuso dello smartphone è in correlazione con (1) privazione di sonno: gli adolescenti dormono 1-2 ore in meno rispetto al 2010 e lo smartphone ne è la causa principale (uso notturno, notifiche, luce blu sempre accesa); (2) confronto sociale permanente: Instagram e TikTok amplificano il confronto sociale visivo, con effetti più forti sulle ragazze riguardo allo loro immagine corporea, con possibile diminuzione dell’autostima (insoddisfazione per il proprio corpo); (3) il nuovo cellulare rende possibile il cyberbullismo e l’umiliazione pubblica delle persone prese di mira: la persecuzione diventa continua, non più limitata a scuola, ma possibile in qualunque luogo o momento; le ragazze subiscono più bullismo relazionale e reputazionale, e infatti sono più soggette a depressione dei maschi; (4) la dipendenza dasmartphone riduce fortemente il tempo per il gioco libero e l’interazione sociale reale. La diffusione dellosmartphone non è dunque la causa unica del fenomeno, ma la causa scatenante, che ha reso gli adolescenti sensibili alle altre cause.

Quando lo schermo si intromette

Simone Lanza (L’attenzione contesa. Come il tempo-schermo modifica l’infanzia, Armando, 2025) ci spiega come lo schermo, sia esso tv, tablet,smartphone o videogioco, non solo attira l’attenzione con le sue immagini, ma fa da schermo agli sguardi tra le persone. Non solo il bambino già alla nascita è visto e fotografato attraverso lo schermo (per esibirne l’immagine), ma l’attenzione dei genitori verso il bambino è spesso contesa da vari schermi, simultaneamente in funzione, così come quella del bambino verso i genitori. L’esperienza virtuale sugli schermi prende sempre più ore, mentre nei primi anni di vita abbiamo bisogno dell’incontro diretto con le persone e con le cose, e del gioco con i compagni all’aria aperta: nella sedentarietà e nei rapporti mediati dallo smartphone manca la gestualità e il contatto fisico. L’attenzione che fa crescere cognitivamente e affettivamente il bambino piccolo è l’attenzione congiunta, cioè lo scambio intenzionale di sguardi con l’adulto che lo porta a guardare un determinato oggetto o fenomeno.

Studi pediatrici, psicopedagogici e sociologici mettono in luce tutti i diversi rischi (per lo sviluppo fisiologico e sensoriale, il peso, il sonno, il comportamento, la sensibilità affettiva o sessuale, la depressione, l’ansia, la dipendenza, ecc.) correlati con l’abuso di tempo-schermo in generale e in relazione a specifici mezzi tecnici e a specifici contenuti (cartoni, social, videogiochi, pornografia, ecc.). È unanime l’apprensione per lo sviluppo dei più piccoli da parte dei pediatri americani, francesi e italiani.

Certo lo scopo degli algoritmi delle multinazionali digitali è catturare l’attenzione e prolungare la fruizione, a beneficio degli inserzionisti pubblicitari, ma anche al servizio di genitori stressati dal lavoro e dalla velocità della vita quotidiana contemporanea, che hanno la tentazione di rilassarsi sui loro propri schermi, lasciando i figli a quelli che preferiscono.

La velocità riguarda anche la fruizione dei video da parte dei bambini. Ad es. per catturare l’attenzione, molti cartoni animati aumentano a tal punto la velocità delle loro scene esilaranti, che poi ai bambini non è possibile riferirle in nessun modo: non sono più storie narrabili, ma azioni frenetiche. Per questo è importante il più possibile evitare questo tipo di cartoni e sapere che tipo di contenuti vedono i figli, e quando è possibile vederli con loro e commentarli.

Altre letture per orientarsi

L’ultimo libro di Lanza, Un attimo e arrivo! Gestire gli schermi per crescere una generazione attenta (Sonda, 2026), è chiarissimo e pieno di esempi e casi empirici, rivolto a genitori e insegnanti. Secondo l’autore c’è a volte un collegamento tra disturbi della capacità di relazione, del linguaggio, della lettura e dell’apprendimento e l’abuso degli schermi, spesso attribuiti ad altre cause, o classificati semplicemente come Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) o Dsl (Disturbi specifici del linguaggio). Si vedano anche i rischi documentati dell’uso di smartphone nel sito della Società Pediatrica Italiana (la SPI raccomanda di non dare gli smartphone a bambini al disotto dei tredici anni!)

Purtroppo la convergenza tra il degrado della scuola pubblica e la prevalenza dell’intrattenimento nei media privati pagati dalla pubblicità ha portato a un abbassamento della qualità degli strumenti critici e dell’informazione in mano ai cittadini. Gli adolescenti fragili in formazione rischiano di trovarsi soli esposti alle voci autodistruttive che portano le ragazze alla competizione illimitata per l’aspetto fisico (cfr. L. Dalla Ragione e R. Vanzetta, Social Fame, Pensiero Scientifico Editore, 2023) e i ragazzi alla misoginia e al patriarcalismo (cfr. L. Bianchi, https://complotti.substack.com/, 14-01 e 7-06 2026).

La prevenzione contro l’abuso degli schermi necessita di un’organizzazione comunitaria, in cui famiglie, scuola e istituzioni collaborino su base territoriale. Le iniziative restrittive e regolative di singoli genitori possono purtroppo infrangersi contro il lassismo dell’ambiente. Le statistiche dicono, certo, che i genitori individualmente preoccupati sono la maggioranza. Ma non hanno molte probabilità di successo senza accordi con altri genitori, senza una conferma istituzionale e senza organizzazione. Per la limitazione dell’uso i genitori più coscienti e attivi possono però proporre a istituzioni e autorità territoriali di aderire ai “patti digitali” (vedi sotto), che sono ormai stati stipulati in diverse città italiane.

Infine, La generazione fantastica (Rizzoli 2026) dello stesso J. Haidt e di C. Price, è rivolto ai ragazzi e li incita a ribellarsi al conformismo dello smartphone e uscire dall’isolamento e dalla vita “amministrata” per vivere avventure comunitarie nel mondo reale, sociale e naturale. È riccamente illustrato e contiene racconti a fumetti.

Le vie da percorrere

Ecco le buone pratiche raccomandate da Lanza: niente schermi prima dei 3 anni, tempo di tv limitato, durante i pasti familiari niente schermi (per nessuno), accesso ai social non prima dei 14 anni (seguendo le norme vigenti, senza falsare l’età), niente cellulare a letto, ecc. (cfr. L’attenzione contesa, pp. 215-17). In positivo, si tratta di organizzare delle domeniche senza schermi di famiglia o di gruppo (cfr. cap. 12 di Un attimo e arrivo!). Per l’organizzazione dei “patti digitali”: in generale: https://pattidigitali.it/; più specificamente:https://www.unimib.it/news/patti-digitali-milano-bicocca-offre-supporto-alle-famiglie-gestire-lingresso-nel-mondo-online-dei;  per il contatto genitori-figli: www.custodidigitali.it.

Ricordiamo la petizione promossa nel 2024 dal pedagogista Daniele Novara e dallo psicoterapeuta Alberto Pellai, rivolta al Parlamento italiano, perché non sia consentito il possesso dellosmartphone prima dei 14 anni e l’accesso ai socialprima dei 16. La petizione ha raccolto ben presto 100.000 firme, e già nel corso di quell’anno le parlamentari Madia e Mennuni hanno presentato un disegno di legge.

Sull’attuabilità tecnica e sul senso educativo di queste limitazioni naturalmente il discorso è aperto e non è il caso di lasciare l’iniziativa ai conservatori. Ma il punto fondamentale è che bisogna rompere l’inerzia e l’isolamento sociale dei genitori, costruendo una nuova solidarietà educativa degli adulti e un nuovo patto tra adulti e minori. È necessaria una forte reazione collettiva organizzata sul territorio.

Uno strumento importante della reazione contro l’abuso di schermi può essere una campagna sui social fatta dagli stessi adolescenti. Ci sono adolescenti e giovani coscienti degli aspetti negativi della loro esperienza sui social. Sarebbe possibile quindi lanciare proprio sui social una campagna informativa (dal basso) da parte degli adolescenti, che sia parallela ai patti digitali, i quali vengono “dall’alto”. Certo, i patti digitali sono indispensabili perché coinvolgono i genitori, oggi poco coscienti o impotenti. Inoltre una copertura “dall’alto” autorevole (e non autoritaria) è fondamentale per i soggetti in crescita − in questo senso è necessario che anche i poteri pubblici diano un segnale attraverso l’obbligo per le piattaforme social di sorvegliare i loro contenuti, andando al di là delle proibizioni generiche. Il garante della privacy e le associazioni delle società civile dovrebbero promuovere class action contro le piattaforme per tutelare i minori, mostrando così la determinazione del mondo adulto contro gli abusi degli oligopoli privati.

Federico Repetto

Nella foto di copertina, una vignetta apparsa sulla stampa australiana nel dicembre scorso appena dopo l’approvazione della legge che vieta agli under 16 l’accesso ai social.