Giannino Piana è stato uomo di amicizia, di fraternità semplice e cordiale, rasserenante, incoraggiante, promotore di vita giusta. Come teologo, studioso della morale umana e cristiana, ha sentito Gesù Cristo accompagnatore del cammino umano: per il suo funerale, secondo una sua preferenza nota, è stato scelto il vangelo di Luca 24: Gesù accompagna il cammino dei discepoli delusi, perduta la speranza: «Noi speravamo…». E li risveglia ad un nuovo cammino di fede e di annuncio.

Giannino Piana ha proposto una riflessione etica evangelica e umanistica, lontana da estremi opposti: lontana da quel modello etico “criminogeno” che andava alla caccia dei peccati nella povera vita degli esseri umani, come quei “manuali per confessori”, che parevano una disperata malevola condanna dell’umanità asservita al male, salvo esteriore “salvataggio” da parte della struttura-chiesa. 

E una riflessione lontana anche (mi pare) da un modello “eroico”, come proposta di alte pretese di perfezione volontaristica: questo modello, tra l’altro, accentuava la vita giusta come “sacrificio” della dimensione umana, dai “fioretti” dei bambini, alla colpevolizzazione del piacere, alla interpretazione della morte di Gesù come offerta sacrificale per soddisfare e placare un Dio padrone, offeso dai peccati umani (questo linguaggio sacrificale, non evangelico, è ancora oggi ripetuto nel rito ufficiale dell’eucaristia, ma soltanto nella versione italiana). (Contro tale teologia e spiritualità sacrificale, valgono gli studi di Girard ripresi da Monticelli, Ferretti, Mancini, …). 

Giannino Piana ha cercato invece una seria attiva dinamica di cammino giusto nel difficile dell’esistenza complessa, cammino “accompagnato” (appunto) dalla parola evangelica che orienta in alto raccogliendo gli umani con pietà fraterna nelle loro debolezze e fragilità: Gesù è venuto per i peccatori, per i malati, non per i (presunti) sani. E ciò senza concessioni alle mode e tendenze corrive, ma cercando di interpretare i bisogni e anche le nuove aspirazioni umane autentiche, anche quando si esprimono in tentativi storici incerti, meno buoni, o fallibili. Il teologo Piana non ha dato soluzioni tutte definite sui problemi complessi, ma orientamenti chiari illuminati dal vangelo, che è salvezza e realizzazione di umanità. Ha toccato con questa saggezza tutti i temi personali, sociali, politici, planetari, del nostro tempo. Questa teologia morale, ispirata dal Concilio, Piana l’ha maturata insieme al suo maestro Bernhard Haering.

In questo spirito giusto, Giannino ha vissuto gli ultimi anni di sofferenza fisica con pazienza, ma senza quell’elogio del dolore che fa parte di un malinteso omaggio al Creatore. Desiderava morire piuttosto che ancora molto soffrire, ed ha finalmente avuto questa grazia, accompagnato dall’amore di amici e familiari.

Ha cercato anche, osservando le tendenze culturali dei tempi, di riconoscere sia la ricerca di autenticità e maturità umana, sia i rischi di degrado, massificazione, esteriorità conformistica e disfacimento della relazione umana. Ha condotto questa ricerca con libero e serio esercizio della critica, del confronto, del dialogo con le culture umane, religiose o non religiose, e con l’ascolto della sensibilità umana attenta alla cura e solidarietà coi propri simili.

Quella di Piana è ‒ mi pare ‒ un’etica del cammino, “accompagnato” (appunto) dall’uomo Gesù, nel quale abita la pienezza dello Spirito del Padre, che salva e santifica, anche nel cammino storico, sia ogni singola vita personale, sia la possibile, promessa, sperata evoluzione spirituale dell’umanità.

Tento e propongo una lettura di questo pensiero etico evangelico di Giannino Piana, come “etica della bontà”, nel senso pieno della parola (tra l’altro corrispondente alla sua personalità “buona”, da tutti riconosciuta): non la bontà sempliciotta o passiva, ma una “vita nel Bene”, ricevuto, riconosciuto, ricercato anche nelle situazioni e relazioni difficili; il Bene, che la fede crede possibile nelle nostre azioni perché Dio, Bene vivente e pieno, è con noi, per noi, e desidera ispirare il suo Bene nel nostri sentimenti e azioni. Quindi un’etica non pragmatistica, manualistica, casistica, ma precisamente teologica, cristiana, in collaborazione sincera e fraterna con ogni altra ricerca umana di vita giusta e buona. 

Sarà utile una raccolta e rilettura dei suoi scritti e interventi (oltre i molti solidi volumi da lui pubblicati), riflessioni di occasione e su vicende etico-civili. Essa potrebbe costituire una specie di “cronaca morale” o “storia morale” del nostro popolo e del nostro tempo. 

Riguardo alla chiesa cattolica a cui ha sempre appartenuto, Piana ha tenuto posizioni di ricerca seriamente fondate, senza polemiche né subordinazioni non convinte, senza cercare né clamore né premi né leaderismi. Riguardo allo stato clericale e ai relativi vincoli, mi pare che lo abbia lasciato lealmente, senza formalismi né urti, senza amarezze o polemiche, ma con il sereno collocarsi nel popolo di Dio, con la propria responsabilità di studioso libero e attento, mosso da amore per la vita buona, semplice, giusta.