«La guerra non la vincono i comandanti. La vincono gli insegnanti». Lo dice Vladimir Putin in una delle sue tre o quattro apparizioni – tratte dai telegiornali russi – nel film di David Borenstein e Pavel Talankin Mr. Nobody against Putin, che si è aggiudicato l’Oscar 2026 come miglior documentario: film apparso l’anno precedente e nato dal montaggio dei materiali che Pavel − per tutti Pasha − ha raccolto a partire dal febbraio ‘22 nella propria attività di videomaker di una scuola primaria di Karabash negli Urali, in cui era molto apprezzato da studenti ed ex studenti.

Il film documenta i graduali cambiamenti che le direttive del governo impongono alle scuole della Federazione Russa dopo l’avvio della cosiddetta «operazione speciale», ovvero dell’invasione dell’Ucraina. Si comincia dall’esibizione delle bandiere e dal canto degli inni patriottici. Seguono lezioni di storia sulle minacce esterne, sull’urgenza di denazificare l’Ucraina e sulla necessità di amare la propria patria come la propria madre, rafforzarne la compattezza e individuare e isolare le spie e i traditori. E si arriva alla retorica del sacrificio e dell’eroismo, per non dire dell’avvicinamento dei bambini alle armi (ad opera dei miliziani della Wagner) e delle vere e proprie esercitazioni, con gare di lancio delle granate.

La parte del “cattivo” sembra spettare a un insegnante di storia particolarmente allineato con la propaganda del regime. Ma non è di lui che Pasha si preoccupa, perché gli riconosce l’attenuante della buona fede (anche quando il suo servilismo verrà pubblicamente premiato). Si preoccupa invece assai per i bambini e ragazzini che vengono sottoposti all’indottrinamento. E se ne preoccupa di più a mano a mano che si accorge che esso ha un obiettivo concreto, consistente nella preparazione di future reclute da inviare al macello. Sino a quando la tentazione di arruolarsi si affaccia in qualche ex allievo, o qualcuno – addirittura – è obbligato a partire per il fronte, da cui tenterà invano di disertare, per andare infine incontro alla morte.

Il personaggio di Pasha è reso credibile dall’andamento un po’ goffo e dalle sue perplessità e incertezze, che ritardano ma non impediscono la scelta finale di trasformare il proprio lavoro in un messaggio di resistenza e di denuncia. Che vuol essere anche – come avverte la locandina del film – resistenza e denuncia «contro tutte le guerre» e contro i guerrafondai che in ogni continente preparano, nelle nuove generazioni, la futura carne da cannone.

Una deriva contagiosa – purtroppo – cui non si sottraggono ormai, in misura crescente, l’Italia e l’Europa: come confermano, per quanto riguarda il nostro paese, i fatti e i dati segnalati già nel 2024 dal libro di Antonio Mazzeo La militarizzazione dell’istruzione in Italia, e riproposti lo scorso 17 aprile a Torino nel convegno organizzato presso il Gruppo Abele dall’Osservatorio sulla militarizzazione delle scuole. Evidentemente la tesi di Putin – che la guerra la vincono gli insegnanti – trova sempre più largo e trasversale consenso.