Vicino al lago, quattro case più in là, abita un amico, malato. E’ un maestro, ora maestro nella debolezza grande: cadono le braccia, ferme le gambe. Viva e lucida, però, la conversazione, pur debole la voce. A questo punto della vita, tutto ritorna, la presenza degli amici del tempo fondativo; le domande e le chiamate dietro a cui hai vissuto, i desideri che ancora persegui. Un amico di allora e di oggi, viene dal lago al tuo letto. Ha l’imbarazzo di chi, verticale, avvicina l’orizzontale. Io sono un po’ più forte, tu così debole. Perché la vita ha queste disparità? Perché i tempi sono dati diversamente? Perché tu hai da dare, e non puoi?
“Visitare gli ammalati” è giusto precetto: perché lui non sia solo con chi lo cura, e la sua casa fragile sia ancora casa di ospiti, aperta. Ed è giusto precetto anche per te, per sapere e vedere che sei debitore, che hai forze non tue, prestate a te, da spendere bene. Stai attento alla tua salute: sì, per non guastarla, ma soprattutto per non insuperbirti, come se fosse tua, e non prestata, perché tu possa ancora lavorare il campo, un po’. Tutta la vita è umile cammino, e se si vanta, diventa ridicola, fa ridere i polli. E stai attento a non umiliare il debole. Pensa che forse è lui che, salutarmente, umilia te, le tue sicurezze, le tue pretese. È debole, ma attivo, tutt’altro che passivo. Passiamo in rassegna gli eventi che ci avvolgono tutti, le forze positive, i segni di degrado umano, le offese alla vita, alla pace, alla giustizia, e le speranze mai tradite, riaccese dalle offese.
Le ferite del mondo sembrano convenute qui, sul corpo dell’amico malato. Ma qui c’è anche il farmaco per il mondo: la coscienza viva, sveglia. Da qui, come dal letto di un parto materno, generativo, partono onde di umanità, che il fracasso dei forti non sente e non sa. Il malato prega, col semplice soffrire inserito nel più grande insieme, non perduto nel vuoto, ma dato e accolto nella grande vita intera. Parlano anche del morire, i due amici, il verticale e l’orizzontale. Al di là delle parole, sanno che è un passo della vita. Un passo, perché la vita, anche prostrata, è vita data, è dare vita a chi ti incontra. E ora vivi, oggi e domani.






