A chi voglia raccogliere memorie vive e ancora feconde, della nostra vita civile ed ecclesiale, il lavoro di Alberto Chiara assicura l’essenziale della lunga vita e opera del vescovo Luigi Bettazzi, ad un anno dalla sua morte, avvenuta all’età di quasi cento anni. Il libro segue la vita di Bettazzi dalle vive radici familiari, agli ampi studi, al servizio nella chiesa bolognese e nella Fuci (dove io lo conobbi), al Concilio, a cui partecipò ancora giovane con un incisivo ruolo anticipatore, all’impegno per la giustizia sociale, e specialmente per la pace, con Tonino Bello e Pax Christi, fino all’interposizione disarmata a Sarajevo assediata, nel dicembre 1992, poi nel dialogo franco e stimolante coi leader politici italiani, specialmente con Berlinguer, e all’impegno, fino all’offerta personale in ostaggio (vietatagli dal Vaticano politico), per tentare di salvare Aldo Moro. Da Bettazzi stesso abbiamo sentito più volte i dettagli di questa sua esperienza, impressionante per il cinismo politico ecclesiastico, mentre Paolo VI soffriva fino a morirne poco dopo. Nel libro di Chiara se ne dà conto preciso in tutto il capitolo 8. L’ultimo grido di pace, di Bettazzi, per superare la nuova guerra in Europa, il 7 maggio 2023, due mesi prima di morire (pp. 174-176), è ancora nei nostri occhi e orecchie, reperibile in youtube.

Il libro di Chiara ci rimanda anche a qualche altro scritto di Bettazzi. Ogni anno egli scriveva un libro «per ordine del medico, per tenersi sveglio», diceva con autoironia, in linea con la sua lunga serie di barzellette. Nel 2021 in Sognare eresie. Fede, amore e libertà (Dehoniane), propone il senso vero di “eresia”: «scegliere di formulare le verità tradizionali in modo più agevolmente comprensibile oggi». La tradizione è dinamica, perché l’umanità è multiforme e in continuo sviluppo. Clericalismo ed emarginazione della donna sono mali, e «forse si potrà pensare a nuove forme ministeriali». La Chiesa primitiva battezzò i non circoncisi, su cui era sceso lo Spirito santo prima del battesimo (Atti 10). L’eucaristia è preghiera di tutti, non solo del prete, e Gesù è già presente nel riunirsi in assemblea. Paolo parla (1Cor 11,20) di una cena del Signore non presieduta da un presbitero. Dio non soffoca, ma aiuta la nostra libertà, sostenuta dallo Spirito Santo.

Sul tema triste dell’aborto, Bettazzi ricorda che, per il magistero della Chiesa, l’ovulo fecondato è un essere umano allo stato potenziale. Ma circa il 40% degli ovuli fecondati viene disperso prima dell’insediamento nell’utero. È possibile che la natura condanni quasi metà dei progetti-uomo a fallire? C’è differenza tra contraccezione e aborto quanto all’inizio di una vita umana. Ma Dio non ci comanda solo ciò che detta la ragione: ci apre all’amore generoso. Su di ciò Bettazzi ha scritto anche l’articolo Posterius, su Rocca, 15 agosto 2022.

Osservo che i preti e vescovi più evangelici, nel nostro tempo, sono sempre meno “sacerdotali”, perché il sacerdozio è di tutti i battezzati, e sempre più “presbiteri”, guide esperte e illuminate della koinonìa (comunione) dei cristiani.

Nel pieno della pandemia, aprile 2020, le chiese erano chiuse. Qualcuno pensò di fare “eucaristie domestiche”. Erano vere eucaristie? Io scrissi una lettera ai giornali per dire: una soluzione c’è, nell’emergenza eccezionale. Ricordando che, prima dell’invenzione del clero, «tutti i credenti … nelle case spezzavano il pane» ecc. (v. Atti 2), chiedevo che si riconoscesse ad una comunità familiare la possibilità, volendo, di compiere il «fate questo in memoria di me», come Gesù ci ha chiesto di fare, nella viva memoria di lui. Che sia definito come sacramento o no, non è decisivo: è certamente memoria reale di Gesù risorto, presente con il suo Spirito, come ci ha promesso. Non sarebbe stato un rifiuto dei ministeri riconosciuti, ma una prassi di emergenza, tutt’altro che priva di significato buono e santo. Chiedevo: si avrà il coraggio di andare alla sostanza della fede e della presenza, più che alle forme rituali e alle dottrine?

Mandai la lettera anche a Bettazzi. Fu pubblicata solo da «Repubblica», edizione di Torino, il 29 aprile 2020. Nello stesso giorno, don Luigi mi scrisse questa mail: «Carissimo, bene per la lettera. Dovremmo dirlo anche in Amazzonia. Dico sempre che queste eucaristie, impossibilitate ad avere il ministro normale, sono eucaristie di desiderio, equivalenti come il battesimo di desiderio per chi non può avere il battesimo d’acqua. Grazie e auguri, +Luigi Bettazzi».

Alberto Chiara, Luigi Bettazzi. Un vescovo alla sinistra di Dio, prefazione di Andrea Riccardi, San Paolo 2024, pp. 189, euro 18,00.