Umberto Allegretti (morto il 13 giugno a Firenze, nato 12 marzo 1934), nella linea di pensiero e di spirito di La Pira e Balducci. Contribuì anche alla Scuola di Pace a Torino, promossa da Teresella Parvopassu, negli anni ’90. Lo teniamo nella cultura della pace costituzionale. Professore emerito di Diritto Pubblico all’Università di Firenze, Allegretti ha dedicato gran parte della sua riflessione scientifica e civile a comprendere come i principi della Costituzione italiana potessero tradursi in una prassi politica orientata alla giustizia sociale, alla democrazia partecipativa e, appunto, al ripudio della guerra.

La pace come principio supremo

Nello studio del diritto costituzionale, Allegretti ha sempre sostenuto che il principio della pace – espresso magnificamente nell’articolo 11 della Costituzione italiana («L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali») – non sia una mera dichiarazione d’intenti o una norma programmatica facilmente aggirabile dalle contingenze geopolitiche. Al contrario, per Allegretti la pace ha lo status di principio supremo dell’ordinamento. In quanto tale, esso non può essere sovvertito né da leggi ordinarie, né da trattati internazionali o decisioni di organismi sovranazionali, e non è suscettibile nemmeno di revisione costituzionale.

La critica al “realismo giuridico” e alle guerre giustificate

In molti suoi scritti (in particolare nei saggi successivi ai conflitti degli anni ’90 e del post-2001, come la guerra in Afghanistan), Allegretti ha criticato duramente la tendenza di una parte della cultura giuridica e politica a trovare “scappatoie” argomentative per legittimare l’uso della forza armata (attraverso concetti come la guerra umanitaria). Egli metteva in guardia contro il rischio che il diritto si piegasse ai “poteri reali” e alla prassi bellica.

Il legame indissolubile tra pace, diritti umani e democrazia

Per Allegretti la pace non è semplicemente l’assenza di guerra (la cosiddetta “pace negativa”), ma un processo attivo che richiede la costruzione di una società giusta. Una vera cultura della pace per lui si edifica attuando i diritti sociali e la democrazia partecipativa. Le diseguaglianze economiche e l’oppressione generata da una globalizzazione incontrollata sono, nella sua visione, le vere radici dei conflitti.

L’eredità intellettuale di Umberto Allegretti resta un punto di riferimento fondamentale per chiunque creda che il diritto debba essere uno strumento per disarmare la forza.

(rielaborazione da https://lists.peacelink.it/pace/2026/06/msg00000.html)