Teresella Parvopassu, morta il 7 agosto 2025, è stata ricordata, il 30 marzo di quest’anno, nel Centro Studi Sereno Regis, da molti amici e a miche, impegnati in vari settori ecclesiali e civili, a lei grati per tante iniziative da lei promosse. Anzitutto è stato presentato il libro di Ernesto Balducci, curato da Luigi Giario, a cui ha collaborato anche Teresella, Cercare la pace con ragione e con passione (Ed. Castelvecchi 2025). A 34 anni dalla morte per incidente stradale, a soli 70 anni di età, Balducci è ancora grande maestro e profeta di pace, con una visione planetaria del problema, che riguarda tutta la “comunione creaturale”. Il suo umanesimo sostenuto dalla fede, parlava di “uomo inedito”, “uomo planetario”. Portava il vangelo della pace promessa, e “fondata-da-costruire” lungo la storia, e da difendere dalle potenze violente. Vedeva in lungo anticipo il tramonto e il fallimento della potenza offensiva, follia oggi evidente e disastrosa, dolorosa. Il fecondo binomio che sintetizza l’opera di Balducci − “ragione con passione” – dice il suo impegno intellettuale-razionale, insieme alla intensa passione affettiva. Passione significa sia sofferenza sia amore, significa dedizione e razionalità, intelligenza e creatività. Il contributo di Teresella a questo libro sottolinea, tra l’altro, l’intensità del pensiero di Balducci: «Dicevi: la vera speranza non nega i giorni d’ombra, l’oscurità e la notte, non nega nemmeno i momenti di disperazione. La mia speranza ha gli occhi in basso, fissi su ciò che avviene nella Storia, nel cuore del mondo, dove il mondo è sofferente e non ha altro tesoro che la speranza» (p. 103).

Teresella è morta in pochi minuti il 7 agosto, dopo un lungo periodo penoso per complicazioni, ma sempre lucida nelle memorie e nella forte sensibilità alle amicizie. Ha promosso a Torino valide iniziative per la pace, per l’ecumenismo, nell’impegno di solidarietà e giustizia tra i popoli. L’hanno accompagnata alla grande pace non solo cristiani di varie chiese, ma anche amici di varie religioni, o di nessuna religione, uniti in una rete di amicizia attiva, costruttiva di pace. La bandiera che coprì la sua bara, come una affettuosa coperta domestica, portava scritto in italiano, in ebraico, in arabo: pace, shalom, salaam. Abbiamo visto tutti il significato attuale di questa invocazione e speranza, che Teresella ci ha chiamato ad elevare con lei, in questo tempo di dolore di quei popoli, eredi di secoli e secoli di speranza e di vocazione, oggi assetati di pace, come tanti altri. Più ancora che di giudizi veritieri, è il momento di invocazione, in tutte le lingue, in quelle lingue che lo Spirito santo parla quando vuole risuonare tra noi.

Teresella ha lavorato molto, con poco apparire. Per scherzo le dicevo che è stata quasi una “madre fondatrice”, di una specie di fraternità religiosa laica ed ecumenica, a Torino, certamente insieme a molte altre persone, delle diverse chiese, delle diverse coscienze sensibili alla fraternità. Ricordo un bel corso di studi per la pace, organicamente impostato, promosso soprattutto da lei, negli anni ’90, con docenti di valore nazionale. Ho conservato parte del materiale di quella esperienza nel mio archivio (faldone 70), depositato recentemente presso l’associazione Nocentini, nel Polo 900.

L’amicizia fraterna con Paolo Ricca, con Emmanuele Paschetto, e altri pastori e fratelli e sorelle evangelici, e con alcune comunità cristiane torinesi, portò Teresella fra i primi a promuovere a Torino l’ospitalità eucaristica reciproca, come segno prezioso di riconciliazione tra le chiese. Ricordo alcune celebrazioni domestiche della Santa Cena, in casa sua, specialmente durante la malattia. Sentiva «l’anelito alla mensa comune», come disse papa Francesco in visita al Tempio Valdese di Torino, nel 2015.

Con Teresella e vari altri andammo all’Arena di Verona, nell’autunno 1991, dove Turoldo, Balducci, Arturo Paoli, Rigoberta Menchù, Alex Zanotelli e altri profeti lanciavano appelli e indicavano vie di pace, maturati nel tempo, preziosi ancora oggi, e specialmente oggi. Sui maestri Balducci e Turoldo, dopo la loro morte nel ’92, Teresella promosse nel 2002 un importante convegno nell’aula magna dell’Università di Torino (i testi e contributi validi e vari sono raccolti nel volume La terra non sarà distrutta. L’uomo inedito la salverà, Gribaudi 2002). C’è una sintesi che facemmo insieme, dopo il convegno in Università: quindici punti di orientamento, con lo stesso nome di un libro di Balducci: Ragione con passione.

1. Non rassegnarsi, lottare

2. Non disperare, sperare

3. Non odiare, amare

4. Non reprimere la collera, esprimerla in forme costruttive di impegno e servizio

5. Non calcolare, rischiare

6. Non servire i potenti, ma i deboli

7. Non cedere, credere

8. Non ripetere, pensare

9. Non tacere, parlare

10. Non restare soli, pregare

11. Non intristire, godere l’amicizia

12. Non raziocinare, senza passione d’amore

13. Ricordare che amare è dare, non prendere, ed è prima di trovare

14. Lasciar parlare in noi anche poesia e profezia

15. Non chiudere confini, aprire gli spazi dello spirito, che sono gli spazi dell’“uomo inedito”, che è dentro di noi, e spazi del Dio nascosto nel suo cuore.

Teresella partecipò alle iniziative ecumeniche europee su “pace, giustizia, salvaguardia del creato” di Basilea e Graz, consistenti anche in attività locali. È stata attiva anche nel dialogo con le religioni non cristiane, con amici buddhisti, ebrei, musulmani, bahai, costruendo incontri ed esperienze, come, per esempio, il dialogo cristiano-islamico, la lettura biblica insieme, o l'”ora di silenzio”, che si teneva presso il Centro Studi Sereno Regis. In queste ed altre esperienze, si è sempre  impegnata a costruire e animare, senza figurare in primo piano. Ricordo Teresella solida nell’apparente fragilità, costante, tenace, e, nello stesso tempo, mite, gentile, delicata. Ricordiamo i suoi bigliettini, immagini e citazioni, e le cartoline-ricordi che ancora ogni tanto saltano fuori dai libri dove dormono attenti.

Nei vari impegni di pace Teresella ha aiutato, sollecitato e orientato molti di noi, che ora le siamo grati. Nella malattia abbiamo cercato in tanti di accompagnarla e speriamo di averla un po’ consolata nella crescente debolezza, fino in fondo.

Dicevamo, in uno degli ultimi colloqui con Teresella, che la Vita-che-dà-vita è più grande di noi. “Vita-che-dà-vita” può essere un nome vero di Dio: questo nome è ambiguo, è usato in molti significati, anche padronali, persino oppressivi e violenti, non amabili. Gesù di Nazareth ci ha insegnato a chiamarlo Padre nostro, di tutti. Sapeva bene Teresella che quando ci riconsegniamo alla Grande Vita non cadiamo nel vuoto, ma siamo assunti nella più grande e forte comunione di vita, oltre questa forma transitoria. Da una vita buona come la sua, senza esaltazioni che non gradirebbe, impariamo ad essere grati e a proseguire, ognuno con le sue possibilità, nel servizio alla vita giusta di tutti, alla sapienza della pace per tutti i popoli, nell’unica e varia famiglia umana.