Riceviamo e volentieri pubblichiamo, invitando altri lettori a scriverci su: https://ilfoglio.info/new/scrivi-alla-redazione/

Cari redattori del foglio,

siamo due donne. Abbiamo figli e nipoti (una di noi due) e davvero migliaia di uomini e donne che sono stati nostri studenti. Abbiamo vissuto le comunità di base e il cristianesimo “critico” sia nel quartiere di via Artom sia in val di Susa.

Non riusciamo a capire quale passaggio ci siamo perse. Un passaggio che è una trasformazione epocale. Abbiamo sempre pensato che la 194 sia un mezzo irrinunciabile per arginare la tragedia, che i consultori siano un diritto fondamentale delle famiglie e delle persone, che la Chiesa sia pericolosamente indietro sul tema della contraccezione e della ricerca che se ne occupa.

Il punto non è la Costituzione francese. Il punto è che non ci siamo accorte di quando e di perché l’aborto abbia cominciato nella coscienza civica e in quella delle donne a essere percepito come diritto. Diritto della donna. Donna sola.

Non se ne sono accorti neanche i cattolici nelle comunità. Qua in valle siamo troppo preoccupati di trasformare le reti di parrocchie in vicarie e di formare una competente intellighenzia di laici (non laica) che stia al posto dei preti per trovare il tempo di occuparci insieme di temi che riguardano il nostro essere donne uomini e cristiani. Abbiamo peraltro ritualmente celebrato la giornata per la vita. Senza palloncini quest’anno. Dopo matura discussione abbiamo deciso che inquinano. Solo primule.

Una parrocchiana (una tosta, una che ha fatto scelte coraggiose e minoritarie quando nella sua famiglia s’è presentata una vita inaspettata) ha promosso in paese il referendum “Cuore che batte”. Anni fa avremmo passato serate a discuterne, a litigare. Non se n’è accorto assolutamente nessuno.

Neanche papa Francesco ha parlato di questa trasformazione delle coscienze. Se ne avesse parlato il Papa, sarebbe stato politicamente scorretto nei confronti della Repubblica francese. Si sarebbero affrettati a correggere, come quando Francesco parla di bandiere bianche e di benedizioni sui generis che non è il caso di dilungare.

Così noi vi scriviamo per chiedervi di aprire il dibattito. Noi siamo state sempre aperte e progressiste. Adesso, ponendoci domande, ci vediamo sfilare accanto i fantasmi degli Orban, dei Trump, delle Meloni. No, noi no. Non vogliamo quello.

E non vogliamo neanche che la partita sia lasciata a quei cattolici che hanno la Verità e che per questo non sono soliti chiedersi i perché.

Grazie.

Marina Bert e Susanna Conti