Tutte le voci un poco savie, non dico sagge, si levano gravemente preoccupate per il futuro prossimo dell’umanità, vedendo il sorgere sempre più minaccioso di una guerra mondiale tra le superpotenze (sia legittimate, sia di fatto), sempre più armate e sfrenate nel violare la vita umana indifesa, sulla terra.
Che fare? tremare? maledire gli stragisti? opporre guerra alla guerra? Quest’ultima scelta sembra l’unica concreta, ma è parte costitutiva della minaccia crescente. Guerra alla guerra raddoppia la guerra. La cultura della pace ha proposte: interiori, spirituali, culturali, storiche, razionali, strategiche, interculturali, cosmopolitiche. Chi le cerca le trova. E’ ciò che tutti i giorni ripresentiamo, insieme a chi non fissa solo l’orrore della situazione, ma la critica creativamente, per amore della vita.
La paura paralizza, o fa scappare via, non sai dove (che è la stessa cosa). Ma l’umanità ha risorse: genera male come genera bene. Ricordiamo le risorse. Siamo capaci anche di umanizzarci, di realizzare fatti di umanità autentica, positiva, creativa. Ci sono forze di salvezza, in tutte le tradizioni umane. La vita ha forze anti-morte. Io posso cadere, ma la vita che mi ha animato mi raccoglie, anima ancora altri, fa vivere l’insieme. La Pasqua cristiana è uno dei modi (il più incoraggiante nella nostra tradizione) di dire e raccogliere e spedire avanti la risorsa umana. La quale, proprio nel massimo rischio e male, ricorda e ritrova se stessa. La rassegnazione, il pessimismo, sono la resa e l’abbandono, anche vile, dell’aspirazione umana, che ha qualcosa di infinito, di indistruttibile, pur attraverso la distruzione. Profeti e poeti, e intelligenti amanti della vita, e visionari della bellezza, sono le voci che possono difenderci l’anima dal flusso velenoso degli imperi di morte, oggi.






