Da un po’ di tempo penso che la guerra come metodo per risolvere le controversie tra popoli sia ormai superata ed è solo la nostra coazione a ripetere sempre gli stessi errori che la rende ancora attuale.
All’inizio i piccoli clan familiari di Homo sapiens si scontravano per difendere o acquisire più promettenti territori di caccia. Con la nascita dei grandi imperi gli scontri sono diventati più sanguinosi con armi sempre più micidiali. Lo sviluppo della tecnica e la crescita delle popolazioni ha aumentato l’orrore che è diventato sempre più grande e oggi le guerre sono mondiali e si combattono con eserciti di milioni di soldati e decine di milioni di morti per lo più civili, con armi sempre più terribili fino a quelle nucleari. Credo che siamo quindi giunti a un punto cruciale: o aboliamo la guerra trovando sistemi più civili per risolvere le controversie tra i popoli, o lei abolirà noi.
Abbiamo ormai analisi serie e illuminanti che dimostrano come scoppiano le guerre, come non risolvono i problemi e perciò si riproducono automaticamente. Spesso all’inizio di una guerra abbiamo un aggressore e un aggredito, e questo giustificherebbe la lotta di resistenza dell’aggredito e il coinvolgimento di altri popoli in suo soccorso. Questa però è una visione superficiale molto semplificata. La storiografia ha dimostrato che lo scoppio di una guerra è il risultato di un lungo processo di tensioni che si accumulano per problemi gravi non affrontati per tempo. Insomma la guerra ha la stessa funzione di un terremoto: due continenti si scontrano, l’energia continua ad accumularsi finché si scarica con un terremoto tanto più violento quanto più alta era l’energia accumulata. Dopo lo scarico il processo ricomincia fino al prossimo terremoto. La guerra fa la stessa cosa. Occorre intervenire prima che scoppi, dopo è molto difficile arrestarla perché procede con una sua logica perversa di allargamento continuo del conflitto.
Come nasce una guerra
Un’analisi, senza le precomprensioni che dividono il mondo in buoni e cattivi, della lunga e distruttiva guerra civile europea del secolo scorso e della sua conclusione è molto istruttiva a questo proposito. Guardando una carta politica del mondo all’inizio del Novecento si ha immediatamente la percezione dell’esistenza di un grande squilibrio. Il centro Europa è saldamente occupato dagli Imperi austriaco e tedesco e dal nord Italia, con una popolazione molto numerosa. Insieme esprimono un livello culturale, scientifico, tecnico e una potenza produttiva molto elevate. Ma se si guarda alla distribuzione delle colonie ci si accorge che Germania ed Italia, arrivate tardi all’unificazione, si sono dovute accontentare degli scarti degli altri paesi europei. Persino paesi di scarso peso e poco popolati come Olanda, Portogallo o Belgio hanno colonie più grandi e ricche di loro. Perciò lo sviluppo ulteriore del cuore dell’Europa è gravemente compromesso, devono accontentarsi di restare all’ombra di Inghilterra, Francia e Russia.
Questa situazione per gli Imperi Centrali era assolutamente inaccettabile: senza adeguate compensazioni la guerra era inevitabile. Infatti alla fine l’Impero austriaco cogliendo il pretesto dell’uccisione dell’erede al trono, rompe gli indugi e invade la Serbia. Mossa sconsiderata, ma questo è solo l’ultimo grave errore che chiude una lunga catena di errori, idee sbagliate e fraintendimenti. La Serbia aggredita viene immediatamente affiancata da Inghilterra e Francia. L’impero tedesco accorre in aiuto dell’Austria considerando l’intervento di Inghilterra e Francia che possiedono immensi imperi coloniali sui cinque continenti, la prova della loro volontà di mantenere gli Imperi Centrali sottomessi. Inghilterra e Francia si sentono minacciate: certo i loro imperi sono grandi, ma sono abitati da neri o gialli, certamente popoli inferiori, mentre i serbi sono bianchi ed europei, l’occupazione del loro paese da parte degli Imperi Centrali molto aggressivi e con potenza crescente mette tutti in pericolo. Così ciascuno ha dei buoni motivi per combattere e l’orrore si può aprire.
Ma il capolavoro di stupidità si verifica durante la conferenza di pace che chiude la prima parte della guerra. A un certo punto l’economista inglese J.M. Keynes che vi partecipava l’abbandona indignato denunciando chiaramente cosa provocherà: le condizioni capestro imposte a Germania e Austria, non più imperi, provocherà il crollo della giovane democrazia tedesca e la presa del potere col favore popolare di Hitler e del suo partito nazionalsocialista.
Anche la conclusione della guerra è molto istruttiva: tutta l’Europa esce sconfitta, perdendo l’egemonia mondiale che aveva prima della guerra, metà occupata dall’Urss e l’altra sotto l’egemonia americana, i veri vincitori della guerra (quelli che non l’avevano iniziata ed erano intervenuti di mala voglia). E alla fine di una guerra combattuta principalmente per le colonie, i paesi europei le perderanno quasi tutte.
Dobbiamo smettere di guardare il mondo con gli occhi del passato, nella guerra da tempo non c’è più né onore né gloria, ma solo sangue e merda: è ora per il bene dell’umanità e delle sue civiltà di relegarla tra i ricordi di un tempo più primitivo e più brutale, come abbiamo fatto per i sacrifici umani per propiziarci il favore del dio della guerra, e usare per comporre le controversie internazionali, immediatamente quando si presentano, metodi più civili, ragionevoli ed efficaci.
Fonte della cartina: https://it.wikipedia.org/wiki/Alleati_della_prima_guerra_mondiale#/media/File:Map_Europe_alliances_1914-it.svg





