Oggi io soffro per Israele. Sono un cristiano – e vorrei esserlo davvero – perciò sono anche ebreo, figlio dell’ebraismo biblico, che è un cammino profetico di avvicinamento a maggiore luce. Sono figlio di fede, non di sangue e popolo, ma di quella fede. Seguo Gesù ebreo, come maestro e Messia, come donatore dello Spirito suo e del Padre. Tra i tanti dèi che i popoli umani hanno immaginato, e anche usato e abusato, ho ricevuto da Gesù, come ogni cristiano, la conoscenza interiore, spirituale, del Dio Vivente che dà vita, che si è rivelato ad Abramo: Dio degli ebrei, dei cristiani, degli islamici, e di persone spirituali di nessuna religione. Questa è una conoscenza di Dio sempre da meglio ascoltare, da purificare dalle varie immagini distorte o false, o insufficienti, o orgogliose, usate per dominare.
Gesù ha criticato la religione in cui è nato: ha criticato la fede nella legge dura e formale, il vanto di un popolo prescelto sopra gli altri, ha affermato l’umanità assunta in lui dal Padre, il suo amore per tutti i popoli, e per questo è stato condannato dalla sua religione. Questo non deve essere motivo di condanna e odio tra cristiani ed ebrei, come purtroppo è stata spesso, fino all’immane genocidio della Shoah, non subito condannato dai cristiani.
Dopo la Shoah, il popolo ebraico, oltre la qualificata presenza nella cultura mondiale con la diaspora, ha trovato un focolare in una terra considerata falsamente “terra senza popolo”, con una Occupazione dura della Palestina, arrivata alla violenza, alla Nakba, fino alla guerra attuale, di genocidio. Israele afferma un diritto biblico “divino” su quella terra e usa a favore proprio la storia biblica, esaltata come volontà di Dio con l’epopea delle guerre agli altri popoli. Arriva fino ad esaltare un carattere esclusivamente etnico ebraico, dello stato di Israele. Arriva ad arrogarsi violazioni e disprezzo del diritto internazionale, che obbliga e tutela ugualmente tutti i popoli, senza privilegi né esclusioni.
In molti oggi vediamo un penoso fallimento morale di Israele, che ci addolora, perché offende la tradizione civile e morale ebraica. I trattamenti feroci e sprezzanti usati dal ministro Itamar Ben-Gvir contro i manifestanti della Flotilla Sumud, per i diritti umani e politici dei palestinesi − trattamenti abituali della politica israeliana contro i palestinesi − hanno colpito e ferito il mondo e la civiltà dei diritti umani, che condannano quei trattamenti.
L’uso manipolato di Dio, e l’offesa dei diritti umani, sono un nodo di due tragici errori del governo attuale di Israele. Noi speriamo e chiediamo, in amicizia e fiducia, che la civiltà ebraica di Israele prevalga su questa tragedia vergognosa.






