Bajardo, «arroccato sui colli» dietro a Sanremo. Lì il 10 marzo 1945 avvenne la battaglia «ripescata» dalla memoria dopo 30 anni da Italo Calvino (Ricordo di una battaglia, 1974).

In quel luogo della memoria della resistenza un gruppo di giovani universitari e un paio di adulti del gruppo di Rifrazioni hanno trascorso alcuni giorni di luglio (dal 17 al 20). Abitiamo nelle vecchie baite riattate da Arrigo, con vista sulle Alpi e verso il mare.

Vicino a noi la chiesa piena di gatti di San Nicolò senza tetto, perché crollato nel terremoto del 23 febbraio 1887.

Per arrivare a Bajardo, abbiamo attraversato Cosio d’Arroscia, ora quasi un borgo fantasma.

Un tempo era luogo di ritrovo dei situazionisti. Lì, infatti, il 28 luglio 1957 fu fondata da Piero Simondo, nato a Cosio, l’Internazionale situazionista, insieme con un gruppo di artisti e letterati come Guy Debord, Pinot Gallizio e Asger Jorn.

Avevamo scandito un orario e delle cose precise da fare, ma arrivati là, a Bajardo, ci siamo lasciati catturare dalla malia di un paesaggio che incanta. Una notte l’abbiamo passata a guardare il cielo e le stelle. Tutti avevamo bisogno di godere della libertà di non dover fare qualcosa di preciso, di predeterminato.

Dopo il lungo isolamento per covid, ci volevano giorni così.
Pochi punti fissi: condividere le tesi appena discusse da alcuni di noi, passeggiare per il paese, preparare e mangiare insieme cibi semplici, visitare la mostra dei quadri di Roger.

E abbiamo anche pensato alle prospettive future di Rifrazioni, e provato a riflettere su di noi attraverso un collage.

Non sono stati giorni senza frutto, quelli di Bajardo. Il frutto dell’amicizia, della bellezza, della conversazione, della convivialità.
Che cos’è Rifrazioni?
Rifrazioni: per filosofare trale cornici, per riflettere diversamente.Il collettivo Rifrazioni porta la pratica della filosofia fuori dall’università, nel segno della convivialità più concreta: in un aperitivo.Organizza incontri pubblici di pratiche filosofiche, in cui sperimentare il potere del dialogo approfondito, peraffrontarefino alla radice quelle domande che ci premono, pur senza riuscire a rompere la superfice della quotidianità. Come? In un dialogo che diventa forma elementare di politica,praticando il pensiero critico e l’ascolto per oltrepassare la propria prospettiva, allargare i campi di possibilità del concepire un tema o del significare un concetto. Del danzare una danza, dello stare in una domanda. Ci si allena quindi a non cedere al gioco delle fazioni, o a quello del dialogo come scontro, come attacco o difesa fra argomenti, o come produzione, sensato solo in vista di un risultato. Ci si esercita ad ascoltare, a riflettere e a condividere, senza imporre scopi o aspettative esterne. La filosofia è esercizio della vita stessa, preparazione senza termine che aspira a confrontarsi con lo spessore dei testi di altre pensatrici riportando continuamente le opere alla vita, e ripartendo infine dalla propria esperienza, liberi da autorità imposte ed abitudini di pensiero. Decostruire il senso comune, pensare con la propria testa, scoprire e inventare mondi possibili: tutto questo succede durante gli aperitivi.
Che cos’è un aperitivo filosofico?
L’aperitivo filosofico accade quando si condividono modi di pensare e vivere differenti nella convivialità: sgranocchiando e bevendo vino. Quando si depongono certezze e autorità, per affrontare radicalmente le questioni. Quando si distingue il confronto all’interno di una stessa cornice, dal confronto fra cornici differenti, intorno allo stesso tema. Quando “quello che ci portiamo a casa” è una serie di sorprese e meraviglie provenienti dall’ascolto delle alterità, degli altri mondi possibili. L’aperitivo filosofico si apprezza due volte: prima, godendo semplicemente di una buona compagnia e, qualche giorno dopo, riflettendo su ciò che ci ha colpito e sulla bellezza della complessità.
Qualsono gli aperitivi di quest’anno?
Rifrazioni quest’anno torna con gli Aperitivi filosofici a San Salvario. La stagione ruoterà attorno all’asse tematico: “Scarti e scartati: i rifiuti al centro dell’ordine” e si svilupperà in tre appuntamenti:
1. “I migranti non esistono”: gli scarti della nostra società diventano il centro dello sviluppo dei dispositivi di potere attuali.
2. “Lavoro sessuale: tra autodeterminazione, sfruttamento e stigma”: Perché vendere un atto sessuale significa vendere il proprio corpo?
3. “Muoversi tra i rifiuti”: tra ecologia di superficie e ecologia profonda. Riavvicinando natura e umanità, come pensare le nostre azioni e le nostre impronte ecologiche?
Il primo aperitivo filosofico 2024 dei tre previsti sarà
giovedì 29 febbraio 2024 h. 18 – 20
@ Spazio Antro – Largo Saluzzo, 34/E, Torino
Le foto sono di Rebecca Nota, tranne le prime tre e l’ultima.





