Sul quotidiano cattolico «Avvenire» del 13 febbraio 2026 compare l’intervista all’esorcista padre François Marie Dermine, il quale sostiene con una sicumera senza alcun dubbio che il demonio esista quale essere personale soprannaturale, sino al punto di prendere fisicamente possesso delle persone. Satana e il demonio sono di per sé figure distinte nell’AT; ma il fatto che se ne parli anche nei vangeli, ciò non vuol dire semplicisticamente che essi esistano in modo iperrealista, poiché siamo in un quadro mitico in cui è avvolto anche il NT: che compaiano nella Bibbia demoni (e angeli) non significa la loro esistenza concreta.
Gli assalti di lucifero
Secondo Dermine in ordine decrescente abbiamo la possessione (1) vera e propria in cui «perdiamo il controllo di noi stessi, del nostro corpo e della nostra mente»; poi le vessazioni (2) in cui il demonio «cerca di sconvolgere la. nostra vita e di compromettere tutto quello che cerchiamo di costruire (fa andare male il nostro lavoro, le nostre relazioni…)». Quindi ci sono «le ossessioni (3) dei pensieri negativi che ci martellano la mente e rischiano di distoglierci da Dio». Di queste prime tre non siamo responsabili, mentre lo siamo, se vi cediamo, delle più normali ma «diffuse, nonché più pericolose e sottili tentazioni (4) che cercano di allontanarci dalla volontà di Dio mettendo in pericolo la nostra salvezza». «Il demonio è un essere più intelligente di noi e più potente fisicamente, quindi in grado di farci reagire in modo negativo e farci fare delle cose che normalmente non saremmo in grado di fare o non vorremmo fare… durante un esorcismo tutto può succedere».
In fondo sempre alla p. 9 del quotidiano della CEI, interamente dedicata all’intervista, c’è il trafiletto su una certa Ania, la cui lotta combattuta contro il demonio è durata ben sei anni, con esorcismi a cadenza settimanale! Non è un caso che abbia abitato tre anni a Medjugorje e abbia fondato l’associazione “Cuori puri” per accompagnare giovani e coppie che scelgono di custodire la castità prematrimoniale: è evidente il cattolicesimo reazionario di questa donna polacca.
Un altro trafiletto di costa segnala la 20ª edizione del corso tenutosi a Roma dall’11 al 15 maggio 2025 sull’esorcismo, definito un sacramentale sulla base del catechismo e del magistero cattolico, in un ambito pluridisciplinare che spazia dalla teologia alla psicologia-psichiatria, alla medicina neurologica: questa è la disciplina più congrua poiché scientificamente la sindrome demoniaca rientra nei fenomeni dovuti a gravi disfunzioni mentali patologiche: sdoppiamento della personalità, psicosi, schizofrenia.
Personalità multipla
Nel romanzo L’esorcista (da cui è tratto il primo − abbastanza serio − film della saga] padre Karras in quanto psichiatra assisterà all’esorcismo operato tuttavia dal più esperto padre Merrin, un missionario che in Africa per cacciare un demonio ci aveva quasi rimesso la vita. Karras dice appunto all’esorcista di aver individuato almeno tre personalità; al che padre Merrin (interpretato dall’indimenticabile Max von Sydow) risponde seccamente: è una sola! Il romanzo-film suggerisce pure la possibile con-causa dello sdoppiamento della ragazzina: il padre, divorziato, si dimentica addirittura di telefonare alla figlia Regan per il suo compleanno, e pure la madre è spesso assente in quanto attrice cinematografica.
Siamo nel mondo mitico, in cui anche oggi nelle subculture del terzo mondo si crede nell’esistenza degli spiriti coi loro “evocatori”: sciamani, stregoni, negromanti… Invece il demonio è (solo) il simbolo antico delle forze del male morale, non di quello naturale (epidemie, eventi catastrofici ecc.). E gli angeli all’inverso sono l’emblema delle forze del bene, meglio della mediazione fra Dio e gli uomini. Il termine “angelo” significa infatti messaggero, che comunica cose importanti per la salvezza; i discepoli del Battista (aγγeloi nel greco di Luca 7,24) sono stati ovviamente tradotti con “inviati”, mentre Gabriele nell’annunciazione è considerato un arcangelo …con le ali (paradossalmente anche Gabriele potrebbe essere ritenuto un profeta-uomo, inviato da Dio come Natan al re Davide in 2 Sam 12,1ss). Nella mitologia i demoni sono angeli decaduti! Il loro capo era chiamato Lucifero, cioè portatore di luce, nel ricordo del suo stato angelico prima della ribellione.
Ambrogio nell’Exultet pasquale
Lucifero non va confuso con la Venere mattutina chiamata anch’essa Lucifero in quanto preannuncia il sorgere luminoso del sole [questo Lucifero II lo tratteremo nel prossimo articolo astronomico su Venere].
La nomina anche S. Ambrogio nell’Exultet della notte di Pasqua paragonandola al cero pasquale che rimane sempre acceso sino a Pentecoste (e allora forse oltre). Come il cero inestinguibile, essa nescit occasum, «non conosce tramonto» (diversamente da quella serale che invece tramonta), in quanto rimane tutto il giorno davanti al Sole, anche se non più visibile a causa della luce accecante della nostra stella. Sempre nell’Exultet pasquale Ambrogio va al settimo cielo col Felix culpa, «Oh felice colpa (quella di Adamo ed Eva) perché ci ha meritato un così grande redentore»! Per gli esorcisti il Cristo è sì il redentore che ha sconfitto il demonio nella battaglia decisiva del Golgota, sino a scendere negli inferi (come nel Credo corto romano che una volta si imparava da bambini), ma la guerra continua per tutta la storia: la capitolazione definitiva del diavolo avverrà solo alla fine (escatologica).
Oggi si assiste nel Nord Europa a un revival degli angeli custodi; allora come mai nelle possessioni gli angeli decaduti (i demoni) sono più forti degli angeli custodi che dovrebbero assicurarci la protezione e la provvidenza divina?
Ambrogio, oltre all’Exultet ha dato alla liturgia latina il mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti: «Dio che hai creato (fondato la dignità del) la natura umana in modo mirabile (mirabiliter), e in modo ancor più mirabile (mirabilius è comparativo) l’hai redenta» (ripristinata; cfr. l’appendice liturgica). Allora come mai le “potenze infernali” (che secondo Matteo 16,18 non possono prevalere sulla chiesa) sono in grado ledere tale dignità fustigando delle creature umane, a maggior ragione se battezzate, figlie di Dio e tempio dello Spirito Santo?
Periferie invertite
Dov’è finita e in cosa consiste la signoria di Cristo e la presunta onnipotenza divina? È vero che nel libro di Giobbe 1,6ss Satana sale nella corte celeste (sic) per chiedere a Dio di torturare Giobbe onde mettere alla prova la sua fede; e Dio glielo concede: siamo nel cosiddetto dualismo mitigato, in cui c’è sì l’eterna lotta fra i due grandi principi, tra Dio (il bene) e il demonio (il male), ma Dio è più forte, superiore al diavolo che gli sottostà. È assurdo pensare oggi che Dio consenta a Satana, nella sua lotta contro il bene, di poter seviziare le creature (come le batoste su Giobbe) con vessazioni ossessive e possessioni sadiche.
Ci salveranno le periferie definite dai francofoni “invertite”, poiché da esse provengono in gran parte i numerosi battesimi di giovani adulti in Francia e Belgio? Secondo due professori di storia contemporanea della Sorbona (citati sempre da «Avvenire» il 27 febbraio a p. 17) «quando si arriva alla terza generazione di distacco dalla fede, si è liberi di riscoprire un’eredità… con una capacità di ritradurre il messaggio cristiano nelle forme contemporanee, in una ventata di giovinezza». Saranno loro a ri-evangelizzarci… senza diavolerie?
Messali e anafore
Una precisazione. Il mirabiliter condidisti veniva pronunciato nel vecchio messale di Pio V all’offertorio quando il celebrante versa gocce d’acqua nel vino del calice; ma sciaguratamente eliminato nel nuovo messale di Paolo VI in favore dell’unione della natura umana (acqua) e divina (vino) in Cristo. Ambrogio ha incrementato con creatività i riti latini, mentre noi invece nelle liturgie ingessate ripetiamo delle preghiere standardizzate e formule stereotipate.
Oggi non è possibile “inventare improvvisando” le anafore (ossia i canoni della Messa, che vanno dal Sanctus al Pater noster), sia perché è proibito, sia perché comunque nessun parroco sarebbe in grado di implementare la grande preghiera eucaristica con significative variazioni incarnate nell’attuale contesto socio-ecclesiale. Si potrebbero tuttavia ripescare, con qualche ritocco coraggioso, le numerose anafore del passato tra cui quella di Addai-Mari, riconosciuta come valida dalla chiesa cattolica (solo) nel 2001, perché in essa manca il racconto dell’istituzione (non c’è “questo è il mio corpo”); ma la congregazione per la dottrina della fede ha dichiarato che esso è implicito seppur non espresso letteralmente. Paolo VI ha invece imposto che le parole della “consacrazione”, pensando surrettiziamente a una transustanziazione, siano esattamente le stesse (come una formula magica) in tutti e quattro i canoni disponibili.






