Nel vangelo originario (1ª edizione, che chiamiamo Marco I), dopo l’ingresso in Cafarnao Gesù va subito a casa di Simon-Pietro a guarirgli la suocera (saltando dagli attuali 1,21 a 1,29). Inoltre in esso vige il cosiddetto segreto messianico o del figlio di Dio: ossia, stante il fatto che Gesù dice spesso di tacere, di non divulgare le sue guarigioni-prodigi, tale segreto sarà svelato (in pubblico) solo nella Passione.
Ma l’autore romano-latino della seconda edizione (che chiamiamo Marco II) ha voluto anzitutto, perché ossessionato dal mondo demoniaco, inserire subito un esorcismo (1,21b-29a). Esso è presente anche in Luca 4,31-37, mentre Matteo preferisce parlare in generale, senza un incontro specifico, del fatto che Gesù curi ogni sorta di malattie e infermità nel popolo: «La sua fama si sparse per tutta la Siria, e condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici, ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano» (Matteo 4,24s).
Marco II apre e chiude col doppio avverbio «subito» (1,21 e 1,29 chiaramente della stessa mano): il vangelo di oggi è una sua creazione. Con tutta quella fama (sottolineata pure in Mc 1,28 con un terzo «sùbito»), il suddetto segreto messianico deve essere apparso al romano Marco II come un segreto di Pulcinella, data anche l’attività taumaturgica di Gesù che “imperversa” per tutta la prima parte del vangelo. In effetti questa è una strana incongruenza di Marco: il segreto contrasta coi suoi innumerevoli prodigi; ma proprio questa incompatibilità è la prova che più mani ci hanno lavorato con idee diverse. Comunque sia, Marco II ha deciso di violare tale segreto da subito, ma col particolare interessante che solamente gli indemoniati lo fanno: sono solo gli spiriti impuri-immondi (demoni) che riconoscono e sono consapevoli dell’identità più precisa di Gesù: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». In tutto il primo evangelista (Marco I) non v’è alcuna traccia che almeno i demoni abbiano riconosciuto Gesù come Messia. È invece un teorema teologico del Marco II, uno schematismo dogmatico che è sorto solo nella comunità cristiana.
La stessa cosa si ripete con l’indemoniato geraseno (Marco 5,1-20), in cui la testimonianza-violazione (del segreto) è ancor più nitida: «Che vuoi da me, Gesù, figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio (sic), non tormentarmi!» (5,7). Dato che questo brano non sarà letto nello scorrimento del vangelo marciano di questo anno B liturgico (l’hanno saltato forse per decenza), ci soffermiamo un attimo anche su di esso, poiché molto simile a quello di oggi. In origine l’evento avviene in un luogo impervio e disabitato in collina-montagna (5,5.11). Poiché per avvalorare un fatto era necessaria la testimonianza di almeno due uomini, in origine i mandriani, forse in transumanza, sono (solo) i testimoni dell’esorcismo; ma Marco II ha voluto esagerare col trasferimento degli spiriti nei porci (col permesso di Gesù!) facendo perire nel lago circa 2.000 poveri maiali! (Mi dissocio totalmente).
Dice il suo nome: «Mi chiamo “legione”, perché siamo in molti»; legione è un chiaro latinismo, come parecchi altri sparsi nel vangelo (su cui ritorneremo), che provano come il vangelo di Marco fosse scritto e destinato ai Romani. «Si osservi la cura speciale messa nel raccogliere i miracoli del Redentore, e nell’accennare al loro grande numero (Mc 6,56). Essa si accorda molto bene con lo scopo e la destinazione suddetta. È nota infatti l’importanza grande che i pagani annettevano al miracolo come manifestazione della divinità; e tra tutti i pagani, i Romani – come si può vedere da Tito Livio, da Tacito, da Plinio – godevano su tal punto il primato» (G. Bonaccorsi, I Tre primi Vangeli e la Critica letteraria (ossia la Questione Sinottica), Monza, Ed. Artigianelli, 1904, p. 105).
Dal mitico al razionale
Ma come avrà fatto Gesù a guarire? Una domanda in genere rimossa, ma è un’impresa che bisogna tentare, anche se il passaggio dal mitico al razionale è irto di insidie. La definizione di “miracolo-prodigio” dipende dalle conoscenze di una determinata epoca: una persona di allora giudicherebbe “miracolose” le nostre telecomunicazioni. Certo, pur con ampliamenti ed esagerazioni, l’attività terapeutica di Gesù sembra storicamente attendibile, ovviamente liberata dalla caratteristica “miticamente” istantanea delle guarigioni evangeliche… senza convalescenze, quindi col dovuto tempo di progressivo recupero delle funzioni.
Pescando nelle nostre conoscenze attuali, lo spunto mi è venuto dai canarini, nei quali secondo la scoperta di Fernando Nottebohm si produce neurogenesi (cioè la formazione di nuovi neuroni e sinapsi nell’architettura cerebrale) nell’età adulta, mentre ciò non avviene mai (per quanto ne sappiamo) in tutti gli altri vertebrati, noi compresi. La classe degli uccelli, nonostante il loro minuto cervellino, è una delle specie più intelligenti dopo la nostra; piccole reti neurali possono veicolare importanti funzioni vitali. Ma ciò avviene solo nei canarini maschi per sviluppare, nel desiderio estetico, melodie aggiornate a ogni stagione riproduttiva: le femmine vogliono… musiche sempre nuove o variate.
Analogamente Gesù potrebbe aver stimolato neurogenesi, o comunque modifiche decisive dei circuiti cerebrali nei malati, che in seguito all’entusiasmante incontro estetico-estatico con lui (l’adrenalina interagisce con l’amigdala innescando vie neuronali), sono poi guariti: malattie mentali (allora definite possessioni demoniache), sordi, muti e ciechi se la patologia non era organica [meno consueta una lesione ad entrambi gli occhi] ma dovuta a una rete bloccata del sistema nervoso (è il cervello che “vede”), o rigenerazione nel midollo spinale nel caso dei paralitici.
Per ora è solo un’ipotesi “pazza”, ma matto fu ritenuto anche chi per primo sostenne che il Sud-America un tempo era unito all’Africa, che la Terra ha 4,5 miliardi di anni, o che, aumentando vertiginosamente la velocità, il tempo rallenta e gli spazi (distanze) si restringono: tutte cose che sarebbero apparse pazzoidi o miracolose ai contemporanei di Gesù sino agli uomini di due secoli fa.






