Evidenziamo le severe parole di Giacomo nella 2ª lettura (5,4), pensando in particolare al caporalato, ma non solo: «Il salario da voi defraudato ai lavoratori, che hanno mietuto le vostre terre, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore».
Il vangelo di domenica scorsa terminava col detto sui bambini; esso tuttavia continuava originariamente sullo scandalo dei piccoli in 9,42 del Marco I [Mc 9,38-40, l’inizio del vangelo odierno su quel fanatico di Giovanni, è un’inserzione posteriore che spezza la continuità logica del brano, per cui lo tratteremo alla fine].
«Scandalizzare» (scandalizô) non è una parola greca, che infatti non compare in nessun scrittore classico prima dell’era cristiana [scandalo-scandalizzare non esistono nemmeno in latino: per esprimere il concetto bisogna dire “cattivo esempio” e simili]. Lo usano infatti solo i LXX (nella traduzione dell’AT) e il NT; si tratta di una traslitterazione di un termine ebraico ambivalente, poiché significa 1) principalmente essere di ostacolo alla fede e al bene, insidiare per far cadere nel male-peccato. Ma significa pure 2) “molestare”; credo che qui abbia questo secondo senso: «Chi scandalizza uno di questi piccoli [“che credono (in me)” è un’aggiunta del Marco III che molto probabilmente l’ha inteso nel primo senso], è meglio per lui che gli si metta una macina da asino [o da mulino in Lc 17,2] al collo e venga gettato nel mare». È difficile non pensare allo scandalo della pedofilia, anche e soprattutto nella chiesa, che ovviamente include anche il primo senso di essere di grande ostacolo alla fede, sia per i credenti che per i simpatizzanti della chiesa cattolica.
La prosecuzione (Mc 9,43-48) sul cavarsi l’occhio e tagliarsi gli arti è altrettanto dura ed esagerata nella minaccia “terroristica” dell’Inferno (Geenna). Nel lezionario e nella versione Cei sono giustamente omessi i vv. 44 e 46, sia perché mancano in parecchi manoscritti e sia perché sono una ripetizione (anticipata) del v. 48, ossia la terribile conclusione del libro di Isaia 66,24: «dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». Viene ripetuta quindi ben tre volte la minaccia infernale, una vera ossessione durata nei secoli: sino a circa 60 anni fa negli Esercizi Spirituali non poteva mancare la predica “terroristica” sul fuoco eterno.
Il brano è assente in Luca, ma questa volta non possiamo affermare che non l’abbia letto (nel suo unico Marco II), perché potrebbe semplicemente averlo scartato perché né lui né i suoi lettori greci conoscono il linguaggio giudiziario e più in generale la concezione giudaica (per loro estranea e irrilevante): in essa la mano, il piede e l’occhio sono gli organi principali in cui risiedono l’impulso peccaminoso e la concupiscenza. Per il furto (ripetuto) era prevista la pena dell’amputazione della mano: in pratica si tratta di evitare il peccato (…anticipando la pena) entrando guerci, zoppi e monchi nella vita [senza “eterna”] o nel regno di Dio, piuttosto che essere gettati integri nel fuoco inestinguibile.
Sullo spunto di questo terribile brano prendiamo in considerazione alcuni scandali più “nostrani”, ad es. gli intrallazzi economico-finanziari del Vaticano. Se si è arrivati alle condanne, come quella del card. Becciu, significa un marcio notevole: uno scandalo che è veramente un inciampo alla fede, favorendo un allontanamento dall’appartenenza ecclesiale. Com’è possibile che in una istituzione religioso-morale (senza fini di lucro) ci siano simili prelati carrieristi, servi di mammona? A loro ben si addicono le parole di Giacomo (5,2s) nella 2ª lettura: «Le vostre ricchezze sono marce … il vostro oro e argento sono consumati dalla ruggine, che si alzerà ad accusarvi divorando le vostre carni».
Ma un altro scandalo è Medjugorje, soprattutto dopo la “Regina della pace”, la nota del dicastero per la dottrina della fede diffusa e presentata in conferenza-stampa il 19 settembre, che cerca di salvare disperatamente il salvabile, nonostante la dubbia moralità di un paio di veggenti (riconosciuta dalla nota vaticana), perché non si richiede la perfezione nel destinatario (sic). Elementi scandalosi sono:
1) Il grande indotto economico-finanziario di 3 milioni di pellegrini all’anno, anche con alberghi di lusso appositamente costruiti: il mercato, come nel tempio di Gerusalemme che ha fatto inviperire Gesù. Nell’adorare il Padre in spirito e verità non è il luogo (più o meno sacro) che decide, e men che meno le grandi adunate: «Quando preghi, entra nella tua camera e chiudi la porta» (Mt 6,6). Ma quel che conta, per chi difende Medjugorje, sono i presunti grandi frutti positivi con numeri… “milionari”: dal gennaio 1985 a giugno 2024 hanno concelebrato 1.060.799 sacerdoti e sono state distribuite 47.413.740 comunioni.
2) La Madonna-postino (come l’ha chiamata il Papa) che recapita a valanga messaggi ripetitivi, spesso catastrofici, e sempre di un’assoluta banalità, tra cui alcuni problematici riconosciuti come tali dallo stesso Vaticano, ma minimizzati nella presunta validità del loro insieme globale.
3) Scandalosa è soprattutto la spiritualità deviata, tutt’altro che un “aiuto alla fede” come invece sostiene il Vaticano per giustificare il nulla-osta al culto pubblico in tale località, pur non pronunciandosi sulla “soprannaturalità” di tali eventi. È una proposta ed esperienza religiosa regressiva, rivolta all’indietro, un inciampo a una fede adulta e matura, che fa perno sui tipici caratteri reazionari del passato: l’appello esasperato alla conversione, penitenza, all’obsoleta confessione, alla preghiera standard del (solo) Rosario, la devozione esaltata alla sempre-vergine Maria che, prescindendo da Gesù, ha avuto 4 figli maschi e delle figlie femmine (Mc 6,3), oltre ad essere un personaggio del tutto marginale nei vangeli (i racconti dell’infanzia sono leggendari, come la sua presenza sotto la croce).
All’inizio del vangelo odierno in Mc 9,38-40 Giovanni riferisce l’incontro con un esorcista estraneo che si serviva del nome di Gesù per scacciare demoni, e in modo assai intollerante glielo proibisce perché non era “dei nostri”; esattamente come Giosuè nella prima lettura (Numeri 11,25-29) che vuole impedire a due uomini “marginali” di profetare, per riservare la profezia (solo) a Mosè. Gesù (come Mosè) in maniera molto tollerante ribatte di lasciarglielo fare perché «chi non è contro di noi è per noi». In Mt 12,30 una dura tradizione matteana (non sono parole di Gesù) suona esattamente contraria: «Chi non è con me è contro di me». Ossia l’esclusiva della chiesa su tutto l’apparato religioso-rituale, e la rivendicazione del proprio ruolo centrale e autoritario nella morale e nella bioetica; una chiusura auto-referenziale che rivendica a sé e solo a sé il pronunciamento sulla validità o meno di certi eventi, come le possessioni diaboliche e le apparizioni mariane. Fra l’altro il demonio non esiste e nemmeno le sue presunte apparizioni-manifestazioni negli indemoniati, come pure non si danno [e non si sono mai date né a Lourdes né a Fatima] apparizioni “soprannaturali private”. Ancor oggi ci sono esorcisti abilitati che si sono preparati studiando e frequentando corsi (sic). Ci sono teologi, mariologi, biblisti, giornalisti, sociologi, medici, neurologi, psichiatri: sono alcune delle principali competenze dei 19 docenti coinvolti nel corso di alta formazione sulle Mariofanie (e fenomeni mistici collegati), promosso dalla Pontificia Academia Mariana Internationalis (Pami). Un approccio multidisciplinare… sul nulla; o meglio sono necessari solo neurologi e psichiatri per analizzare tali patologie: (escludendo la frode) sono allucinazioni singole o collettive, o fenomeni similari.
Ma la critica non basta, poiché Medjugorje ci interpella: nostro compito è proporre nuove forme di spiritualità (anche popolare) più adeguate ai nostri tempi e altre vie per parlare ai giovani (il futuro).
Fra i tanti salvataggi benemeriti del Marco III c’è in 9,41 il ripristino del significativo bicchier d’acqua (“fresca” in Mt 10,42), che il Marco II aveva tagliato; infatti non c’è in Luca che possiede solo il suo manoscritto. È un meccanismo quasi “matematico” [che vedremo meglio fra tre domeniche coi sogni di gloria dei figli di Zebedeo in Mc 10,35-45]: assenza in Luca = taglio del Marco II = ripristino del Marco III che Matteo ha fatto in tempo a vedere ma non Luca.






