La festa dell’Ascensione liturgicamente cadrebbe giovedì 9 maggio, come in Italia fino al 1977, in cui era pure festa civile, ma da allora essa è spostata alla domenica seguente (VII di Pasqua, bruciandone le letture previste). Tuttavia il lezionario prevede che «quando l’Ascensione è celebrata la domenica seguente, nella VI di Pasqua (quella precedente) si possono proclamare la seconda lettura e il vangelo assegnati alla VII domenica». Una decisione doppiamente saggia, perché da una parte permette il recupero nella 1Gv 4,16 della ripetizione dell’identità fra Dio e amore oltre alla tenerissima cosiddetta preghiera sacerdotale di Gesù (Gv 17), e dall’altra, escludendo l’anticipo della prima lettura, fa saltare in ogni caso la sceneggiata dell’elezione di Mattia tramite l’indigeribile sorteggio tele-guidato dal Signore (Atti 1,15-26).
L’Ascensione è narrata diffusamente in tale primo capitolo degli Atti (prima lettura), la cui origine extra e post-lucana abbiamo già evidenziato nel commento alla domenica in Albis, coi suoi 7 apax (parole che ricorrono solo qui nel NT) da noi elencati. Ne escludono l’origine lucana anche due svarioni sintattici nel brano odierno, col brusco passaggio nella medesima frase dal discorso indiretto a quello diretto. Il primo in Atti 1,4 è passabile (rimediato dalla versione italiana piazzando un “disse” nel bel mezzo della parte diretta): «Ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, “quella – [disse] – che avete udito da me”». Ma l’altro di 1,6 è orrido (che la traduzione italiana ha giustamente eliminato ponendo tutto in interrogativa diretta): «gli chiesero se…[uno si aspetta la prosecuzione dell’interrogativa indiretta col condizionale in italiano e l’ottativo in greco, come avrebbe fatto Luca, che è un maestro nell’uso dell’oratio obliqua, invece si passa repentinamente alla diretta con l’indicativo presente]in questo tempo ricostituisci il regno per/di Israele?» (e non il tendenzioso futuro «ricostituirai» della versione Cei per lenire l’imbarazzo, proiettandolo in un avvenire più o meno lontano o assimilandolo alla Parusia-fine del mondo). I discepoli pensano ancora al regno storico di Israele, come tipico di una tradizione giudeo-cristiana che ha inserito l’intero primo capitolo. È successa la stessa cosa: come gli Atti, dopo il proemio, cominciavano con la Pentecoste (cap. 2), così il vangelo originario di Luca, dopo il prologo, cominciava col cap. 3; i racconti dell’infanzia sono stati aggiunti tardivamente sempre da una tradizione giudeo-cristiana: «e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe» (Lc 1,33); ma quando mai è spuntato questo regno di Giacobbe o d’Israele?
I giudeo-cristiani hanno in testa l’escatologico ritorno-discesa del figlio dell’uomo dalle nubi del cielo alla fine dei tempi, e quindi lo applicano all’inverso pure all’ascesa nella conclusione del racconto odierno: «Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1,11). Lo stesso schema in parallelo della discesa-ascesa è usato in Efesini 4,8-9 (seconda lettura): «asceso in alto ha portato con sé prigionieri»: i “prigionieri” potrebbero alludere alle (presunte) forze-potenze cosmiche a mezza via fra la terra e il cielo che vengono rese innocue.
Ovviamente, con l’inserzione dell’Ascensione negli Atti, non potevano lasciare che l’altro scritto lucano non vi accennasse, per cui hanno posto (forse già prima) in coda al vangelo i versetti 24,50-53, in cui l’Ascensione è limitata a un secco e striminzito «si staccò da loro» [«e veniva portato verso il cielo» è un’ulteriore aggiunta che manca in manoscritti autorevoli come il Sinaitico, il codice D, i nostri Vercellese, Veronese e Palatino di Trento…]; l’origine giudeo-cristiana è chiara nella chiusa: «e stavano sempre nel tempio lodando Dio» (sic; dopo i gesti e le parole di Gesù contro il tempio).
Data tale striminzita chiusura post-lucana, come vangelo della festa dell’Ascensione è stato scelto quello di Marco, che però è la finale aggiunta poiché quella originaria è andata perduta. Anche qui l’Ascensione si risolve in una sola frase: «Il Signore Gesù fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). L’espressione «Il Signore Gesù», molto usata da Paolo, è però completamente assente nei vangeli originari [è un’aggiunta in Luca 24,3 che infatti manca nel codice D e in più versioni latine tra cui i “nostri” Vercellese e Veronese; e pure qui si trova nella finale aggiunta di Marco]. Addirittura, mentre parecchi interlocutori (non solo i discepoli) si rivolgono a Gesù nei vangeli col titolo di «Signore», gli evangelisti incredibilmente non lo fanno mai quando scrivono in terza persona da autori narranti; ci sono solo due eccezioni, che però sono glosse tardive in Gv 6,23 e 11,2: «Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore…». Tale unzione è però narrata solo nel capitolo 12 seguente (sic); risulta quindi… relativistica, secondo l’aforisma di Einstein: «La distinzione assoluta (non relativa) tra passato e futuro è un’illusione, anche se ostinata» (cfr più avanti la nostra proposta finale).
Un altro problema è che in Marco e Matteo le apparizioni sono annunciate in Galilea, e lì sul monte avviene appunto in Mt 28,16-20 l’unica apparizione, con la missione universale e il congedo quasi immediato di Gesù (concezione più antica che ignora sia l’Ascensione che i 40 giorni). Dopo che l’angelo ha solennemente proclamato alle donne che lo vedranno «solo là in Galilea»(Mt 28,7 e Mc 16,7), Gesù in modo contraddittorio viene subito incontro alle pie donne in Mt 28,9-10. Il 28,10 è il massimo dell’involuzione: un versetto che contraddice se stesso!! Cos’è questa pre-apparizione pietista o femminista? Un’anteprima? Un trailer?
Invece in Luca e Giovanni le apparizioni sono a Gerusalemme (concezione posteriore) e per un certo periodo (i 40 giorni sono solo in Atti 1,3); Gesù non sale “sparato” al Padre, ma si trova in una specie di orbita di parcheggio [come le nostre sonde, che non partono sparate per la Luna o Marte, ma vanno sempre prima in orbita di parcheggio, per poi sganciarsi nel momento giusto per una precisa traiettoria verso la loro destinazione cosmica], in cui sembra prender possesso della sfera celeste più vicina alla terra, eliminando o imprigionando (come detto sopra) la sua influenza sugli umani presente in tutto il mondo antico, come oggi negli oroscopi…
L’Ascensione è preceduta dai discepoli che scacceranno i demoni e prenderanno in mano i serpenti, risultando immuni dai veleni (Mc 16,17s); occorre spiegare che nel giudaismo i serpenti erano considerati la genia-schiatta-stirpe di Satana. Gesù vede compiersi nel potere donato ai suoi discepoli sui demoni [in particolare nel camminare sui serpenti e scorpioni (Lc 10,19)] una componente fondamentale della speranza messianica: la vittoria sugli spiriti malvagi (degli uomini, non degli animali) e su qualsiasi altra forza intermedia fra la terra e il cielo.
L’Ascensione chiude le manifestazioni di Gesù. Dato che non ci saranno più apparizioni (e nei secoli neppure quelle della Madonna), viene inaugurata la missione al mondo con l’annuncio del vangelo a ogni creatura (Mc 16,15). Segue la solita “sciagurata” aggiunta clericale: «chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato»; ossia la fede ecclesial-sacramentale quale conditio sine qua non per la salvezza.
Ma l’interpretazione dell’Ascensione da me preferita è quella “relativistica” (che rimandiamo in quanto non ancora matura nella mia testa), perché la relatività è una profonda rivisitazione filosofica dei concetti di spazio e tempo. Per ora diciamo solo che l’Ascensione non è un evento spaziale, bensì temporale; non essendo allora possibile la concezione di Einstein, hanno “ripiegato” su immagini spaziali verso l’alto e il cielo.







L’omelia che ho ascoltato ieri mi ha fatto pensare. In Atti 1, Gesù dice agli apostoli di attendere la promessa del Padre, il battesimo nello Spirito santo. Gli chiedono: “E’ ora che ricostituisci il Regno di Israele?”. Risponde: “Non potete sapere i tempi del Padre, ma avrete la forza dello Spirito santo e mi sarete testimoni fino agli estremi della terra”. Poi fu sottratto al loro sguardo. I tempi di Dio sono altri dai nostri. Il Regno è venuto ma il mondo non è ancora cambiato. Forse sono ancora da evangelizzare tante parti di noi, fino agli estremi. “Guardo il mondo e non lo vedo cambiato” diceva quel rabbino a Congar che gli parlava del messia Gesù venuto. Siamo nel già e non ancora.