Questo non è un resoconto del corso, nella Cittadella di Assisi (24-27 agosto), Alla scuola di don Milani, ma una raccolta di spunti suggeriti dai relatori e dalle discussioni. Il centenario di don Milani è stato infatti l’occasione per toccare vari temi attuali, che si possono raccogliere anche sotto l’ampio tema “Vangelo e Costituzione”.
Il termine Stato è il participio passato del verbo essere. Giusto o ingiusto, di un tipo o di un altro, lo stato è una sistemazione, in istituzioni e regole, di una società umana. E’ un punto d’arrivo storico: non meno di così, non indietro da qui. Se manca lo stato, una società di saggi si autoregola, ma non sempre siamo tutti abbastanza saggi… L’organismo sociale umano organizzato è necessario, ma non è immobile: dentro il “sistema stato” qualcosa guarda avanti, o anche indietro. La storia di un popolo, come il cammino di una persona, ha bisogno di pause, appoggi, fermate, ed ha altrettanto bisogno di guardare avanti, di non confondere la sosta con l’arrivo, la stabilità con la morte. Dentro lo stato, se non reprime la vita, vivono e si muovono le idee, le aspirazioni, i bisogni, anche le tensioni e i conflitti (vitali, arricchenti) fra i diversi programmi di gestione e di progresso. Uno stato sufficientemente giusto, assicura sia le regole di convivenza e amministrazione, la parte statica, sia i movimenti di modifiche e avanzamento, la parte dinamica. Sarà saggezza di un popolo vivere i diversi aspetti senza dilaniarsi, oppure sarà insipienza scontrarsi fracassando il pavimento e il tetto della casa comune. Possiamo ricordarci di queste elementari forme e dinamiche di vita plurale-comune, cioè di politica, ma dobbiamo anche esaminare criticamente come, in quale modo, con quali riferimenti ideali, una società politica si stabilisce e progredisce.
In una occasione come questa di Assisi, oggi, il riferimento stabile, di fondamento civile, è la Costituzione; il riferimento dinamico, tra altri possibili e presenti, è il Vangelo, sentito come tale in questo convegno di cristiani, alla scuola di don Milani. È stabile la Costituzione del 1948, oggi, in Italia? Temiamo di no. Un sottofondo molle, franoso, cavernoso, anche fangoso, è nascosto nel suolo umano italiano, sotto il terreno altamente civile della Costituzione. Senza bisogno di citare Gobetti o Umberto Eco, c’è un peccato originale italiano, il fascismo in molte forme.
L’Italia ha ben altre qualità, ma ha pure questo vizio atavico, per cause storiche individuabili. Dopo averlo pagato amaramente nella guerra fascista, l’animo civile migliore si è svegliato dal vizio nella Resistenza e nella Costituzione. È capace la coscienza popolare, nel mutare delle stagioni e dei venti, di essere fedele a quel risveglio umanamente fecondo? Oggi si esita ad esserne sicuri, siamo preoccupati. Metodi e concezioni dei rapporti personali e sociali, sembra che troppo spesso dimentichino, o ignorino, quella violenza politica, quel virus essenziale del fascismo, di cui l’Italia ha sofferto nella lunga pandemia 1915-1945, tra le due guerre criminali. E quando non è violenza attiva, è quella violenza statica che concepisce il potere come un possesso da strapparsi di mano a vicenda, che premia il più forte e il più abile, che non è distribuito a tutti, che rompe l’uguaglianza di diritti e partecipazione, che serve a chi ce l’ha. Votare per personaggi che chiedono “pieni poteri”, invece che per chiari programmi basati su idee e valori, pur differenti, è la prima perdita del voto democratico del cittadino, che porta all’astensionismo dimissionario, vile, utile ai prepotenti. Ma forse c’è anche un astensionismo attendista, finora deluso dalle proposte.
Il Vangelo può curare e vaccinare gli italiani dal virus fascista? Noi crediamo di sì, pur nella presente crisi della Chiesa. La Chiesa, in quanto istituzione, struttura, è un deposito di forme e relazioni umane assolutamente bisognose di profonda revisione evangelica, eppure è anche difettosa portatrice – difettosa, ma portatrice – del Vangelo attraverso i diversi tempi. La crisi della Chiesa non è solo l’esser fatta di peccatori credenti, e di credenti increduli (casta meretrix), ma è il fatto di presentarsi con vesti, forme, personale, costituzione, sacri classismi, linguaggi, che non comunicano Vangelo alla gran parte della società attuale, pur nel prezioso risveglio del Concilio e di chi (mica tutti!) lo continua. E ciò anche a causa dei mali della società italiana: la corruzione civile, l’individualismo, il disimpegno politico, la vita come gara e non collaborazione, l’ammirazione servile per chi emerge superando e abbandonando gli altri, in una parola a causa del virus berlusconiano (con cui la Chiesa italiana ha trescato, fino al funerale celebrativo), nonostante le energiche scosse dal papa evangelico Francesco.
Dunque, un fermento vitalizzante della Costituzione vissuta, può essere il Vangelo in sé, che viene portato anche da venti che non passano solo tra le colonne del Tempio. Un soffio di questo vento è l’andare incontro ai migranti in pericolo sul mare, l’accoglierli tra noi, simbolo attuale di ogni altra azione di fraternità, nome concreto della pace. Il Vangelo non è ripetere un catechismo, ma soccorrere ogni umano nella disgrazia e nel bisogno, perché se credi nella dignità umana, anche se non credi in Dio, scoprirai che Dio crede in te. Lo dice il Vangelo, cap. 25 di Matteo. E allora sarà pace, non solo quella negativa del “non faccio male a nessuno”, ma quella della fraternità, data e ricevuta, che fa fiorire libera la vita. E il delinquente sarà impedito di nuocere, ma riguadagnato alla fraternità di cui lui stesso ha disperatamente bisogno, nella sua stolta aggressività.
E ricordiamo una grande fortuna italiana: dopo Roma antica, di cui ammiriamo le macerie, l’Italia non è mai stata impero (tolta la breve crudele buffonata delle colonie). Noi italiani emigranti, occupati ma non occupanti, siamo capaci di capire che tutto il mondo è paese, che l’umanità è una sola. Nonostante quel virus fascista, noi possiamo capire che oggi è villaggio il mondo intero. Sentiamo che una piattaforma civile come la nostra Costituzione è modello di civiltà per una costituzione dell’umanità intera, nei differenti volti delle sue culture e spiriti. Perciò oggi il compito civile, politico, etico, e anche evangelico, o comunque spirituale, illuminato, è lavorare nei movimenti attivi di fondazione della pace, della resistenza alla violenza con la forza umana che non riproduce la violenza, per una “Costituente Terra”: un accordo planetario per sentirci degni di vivere, e procedere nella umanizzazione. Secondo il Vangelo, Dio si è sentito degno di farsi umano, e ci ha fatti degni della pace buona, della vita.

Enrico Peyretti