Il 16 di questo aprile don Carlo Carlevaris compie cento anni, vissuti qui in terra fino al 2 luglio 2018, il resto in paradiso dove immagino non siano necessari calendari. È giusto ed è bello ricordarlo nella Chiesa di Torino. La memoria è gratitudine e impegno, per noi tutti.
La prima cosa che si ricorda di Carlevaris o è che diede inizio all’esperienza dei preti operai a Torino, diffusa in tutta Italia. Era stato cappellano Fiat, fino al licenziamento (come don Toni Revelli), nel 1962, perché giudicato non funzionale alla politica dell’azienda. Lavorò in fabbrica come operaio, anche impegnato nel sindacato, per
venti anni, dal ’67 all’86.
Un altro grande merito di don Carlo che va ricordato è l’aver avviato quel cammino di riflessione e consultazione di base nella chiesa torinese, in cerca della migliore testimonianza evangelica nei mutamenti della società. Il cardinale Pellegrino ne raccolse i frutti e li propose, nella propria elaborazione e responsabilità, nella sua grande lettera pastorale Camminare insieme (8 dicembre 1971), diffusa ben oltre Torino, dedicata all’evangelizzazione, con la scelta preferenziale per i poveri e per il mondo del lavoro. La pastorale indicava un programma impegnativo su tre valori di fondo: povertà, libertà, fraternità. Questa attività ecclesiale allora non si chiamava «sinodale», ma lo fu di fatto: un’iniziativa di corresponsabilità nel mandato di Gesù a tutti i battezzati, di portare il fermento e il servizio evangelico nella società del proprio tempo.
Ricordo personalmente momenti, con presenze molto numerose, di consultazione di base, presente Pellegrino, che ascoltava e raccoglieva osservazioni e proposte su una bozza, alcune delle quali si ritrovano nel testo finale della Camminare insieme. Si veda il volume, a cura di Diego Novelli, Genesi di una lettera pastorale. Camminare insieme, del cardinale Pellegrino, Gruppo Editoriale Piemontese, 1972.
Carlevaris fu responsabile nazionale della Gioventù Operaia Cattolica, e diede anche avvio al Centro Studi Bruno Longo, che promuove attività culturali sulla condizione operaia e giovanile, sulle problematiche sociali, etiche e religiose del lavoro, sui rapporti tra mondo del lavoro, sindacato, associazionismo e Chiesa. Don Carlo era contrario alla costruzione della grande chiesa del Santo Volto, perché a Torino vedeva situazioni di povertà a cui quel denaro poteva essere meglio destinato. Vari amici ricordano soprattutto, con viva e grata memoria di vita spirituale, l’appuntamento del giovedì sera, a casa di don Carlo, per l’eucarestia partecipata da tutti, largamente accogliente.





