10 giugno
Un lungo silenzio. Durante il collegio dei docenti la dirigente avvia da remoto una votazione controversa sulle prove di recupero di settembre (o agosto?): non è chiaro perché si debba votare per la tipologia ma non per le date di svolgimento, alcuni docenti chiedono per questo di non votare. Ma per alcuni lunghi minuti tutto tace: in video o in voce per una decina di minuti la dirigente non compare e solo dopo parecchi minuti compare il vicepreside (che forse è andato in bagno). Un collega a un certo punto vince il silenzio e l’imbarazzo, e lamenta che nessuno sta conducendo il Collegio. All’improvviso la dirigente interviene e, dopo aver urlato «Sono malata! Sono malata!», nell’imbarazzo di tutti chiede al vicepreside di gestire lui il Collegio perché si sente male e, avendo una crisi, deve urgentemente uscire a comprare una medicina. Lamenta l’inefficienza del vicepreside – con cui evidedentemente è ai ferri corti – che non riesce o non vuole continuare il Collegio, facendo votare e viene così meno ai suoi compiti: «Ma allora per cosa ti paghiamo a fare!!». Il vicepreside rientra facendo finta di non aver sentito, e si scusa per l’assenza momentanea. Alla fine la dirigente comunica gli esiti della votazione e dichiara che le date verranno stabilite nel Collegio di giugno, quindi lascia la riunione che di qui in avanti viene presieduta dal vicepreside. Un pezzo di teatro dell’assurdo. Beckett avrebbe solo da imparare.
13 giugno
Educazione (in)civile. In una classe l’allievo arriva allo scrutinio finale con un solo voto di educazione civica (le altre valutazioni le aveva elegantemente… glissate): quattro (4). Allo scrutinio il Consiglio di classe gli assegna nove (9). Credo che questo gesto più di mille parole possa servire per insegnare al discente la giusta postura nei confronti della polis: fottittene, e ti ringrazieranno. Ora il nostro allievo è davvero pronto a vivere da civis in questo nostro amato paese. Educazione civica non è una materia, non ha un programma, non ha un docente. È uno degli ultimi voti del tabellone che viene trattato come religione e condotta… Il voto alto è un diritto. Passare dal 4 al 9 un obbligo. Serve per alzare la media.
19 giugno
Un po’ più di 3 euro. Ho mandato come di dovere la mia relazioncina sulla Commissione elettorale che indegnamente presiedo. Ho compilato anche il time sheet con il dettaglio di quanto fatto a ottobre: il lavoro dura da quando comincia la scuola alla fine di ottobre, quando si insedia il Consiglio di istituto e si fanno i primi Consigli di classe rinnovati nei rappresentanti. Senza le elezioni, infatti, la scuola non può partire regolarmente. Ho voluto farmi del male calcolando le ore lavorate da me (e dai due colleghi: un numero di ore analogo), poi ho diviso la somma delle ore per il compenso assegnato: la cifra risultante è pari a circa 5 euro / ora lorde (ovviamente!). Insomma 3 euro e mezzo, che verranno liquidati a ottobre prossimo. La paga è forfettaria e non in rapporto alle ore lavorate: ergo la beffa suppletiva, oltre al danno, consiste nel far compilare questo shit di time sheet (e poi davvero bisogna dirlo in inglese? in italiano non ci sono parole per dirlo?).
21 giugno
Svacco. Una amica mi racconta che girando per fare assistenza durante le prove scritte si è affacciata su un’aula dove tutti parlavano con tutti, la docente (interna con un’altra interna) diceva apertamente a tutti di approfittarne per copiare il copiabile, un allievo (forse disabile) si rivolgeva alla docente col “tu”, l’aria era di svacco totale. La giustificazione addotta è che il livello di quella materia in quella classe era sotto zero…Ma visto questo, la mia amica se ne è andata facendo finta di non vedere e non sentire, se no quella classe doveva rifare l’esame. Come darle torto? O doveva fare la giansenista? Ma mi chiedeva se secondo me quella docente è… decente. Le ho risposto che dubito che fuori della scuola trovino un ambiente lavorativo che li accolga come quella professoressa li accoglie: come una mamma. È questo il modo di educare gli allievi?
23 giugno
Cultura da cioccolatino. Un collega di filosofia le ha sgamate: alcune colleghe avevano citato Eraclito in una loro relazione. Peccato che quella frase il filosofo non l’abbia mai scritta. Il controllo non è difficile, dato che per fortuna di Eraclito ci restano solo frammenti! Ma questa mania è diffusa: trovo spesso su documenti di scuola citazioni di filosofi, pensatori ecc. messi lì non si sa bene perché. La cosa curiosa è che spesso non hanno neanche una diretta pertinenza col testo che segue (o precede). Ma fa fine e non impegna. Questo uso “cioccolatesco” della cultura è avvilente. Ma soprattutto è quanto di meno educativo conosca: la scuola dovrebbe insegnare a non sprecare parole e nomi difficili per vanto, ma per diventare padroni delle parole, senza vantarsi. Preferisco i cafoncelli di periferia che cercano in rete le citazioni da mettere sotto le foto delle loro imprese su istagram a chi cita ad minchiam i classici.






