Mi è capitato di sentire Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, ospite su Radio 1 alla trasmissione «Radio anch’io» (9 gennaio 2024). Il tema in discussione era il saluto romano e quanto accaduto ad Acca Larentia. Ero pronto a tutto, ma devo ammettere che non ricordo nulla di particolarmente grave: in effetti mi aspettavo di peggio. Probabilmente il profilo istituzionale assunto con la carica di vicepresidente della Camera dei deputati ha dato i suoi frutti. Ma qui non voglio soffermarmi sui contenuti, non solo perché stavano già parlando quando mi sono sintonizzato e mi sono perso le battute iniziali, ma soprattutto perché mi sono distratto per una parola.
Allo scopo di difendere Fratelli d’Italia dalle accuse di nostalgie fasciste, per due volte in pochi minuti Rampelli ha sostenuto che già dai tempi dell’Msi loro aderiscono ai «precetti» della democrazia e della Costituzione. «Precetti»??
Ho percepito una dissonanza e mi sono perso nei miei pensieri. Al suo posto avrei usato l’espressione “principi”, non solo perché fa parte del lessico costituzionale, ma perché indica un elemento in grado di animare una visione del mondo, una politica, indica dei valori fondamentali che non possono essere messi in discussione proprio perché basilari e intimamente vissuti. Si può essere autenticamente democratici aderendo a un precetto, ovvero a un’ingiunzione, a un dovere, a qualcosa che viene dall’esterno?





