Dal 22 luglio sospendiamo la pubblicazione di nuovi articoli. Offriremo tuttavia tre volte alla settimana ai lettori una selezione di articoli già pubblicati sul mensile cartaceo nell’ultimo anno o poco più di pubblicazione (giugno 2023). Nei tre lunedì che precedono l’inizio della scuola, dal 19 agosto, riprenderemo il Registro di scuola che era stato interrotto a ottobre e il 30 agosto riprenderemo il commento al vangelo della domenica. Da lunedì 9 settembre tuttavia riprenderemo la regolare pubblicazione degli articoli. Buone vacanze!
O. – Bravo, bel discorso davvero! Vibrante, appassionato, sincero. Pare di vederlo: il futuro, il sol dell’avvenire, l’ideale. Il mondo non come è, ma come dovrebbe essere.
P. – Come potrebbe essere, se davvero ci credessimo e ci impegnassimo a costruirlo insieme! Con le immense risorse della nostra intelligenza e con quelle materiali: che invece sperperiamo, le une e le altre, nei progetti di un’economia consumistica, predatoria o di guerra, che accrescono la miseria di molti e l’insoddisfazione vorace di tutti.
O. – Difficile darti torto, caro amico. Ma ora ragiona. La sovranità appartiene al popolo, o no? E se il popolo non è come vorremmo che fosse, serve a poco che ce lo immaginiamo diverso. Dobbiamo farcene una ragione.
P. – Se così fosse, non cambierebbe mai nulla. Invece oggi consideriamo insensate molte realtà che in passato apparivano normali: la schiavitù, ad esempio. La mentalità si trasforma col progresso della cultura e con l’istruzione.
O. – D’accordo, non intendo certo negare il peso dell’educazione. Si tratta di percorsi che vanno incoraggiati e sostenuti, ma che producono risultati sui tempi lunghi.
P. – A volte, quando emerge una forte volontà collettiva, il cambiamento si realizza anche in tempi relativamente rapidi. E in ogni caso è col trionfo delle nuove idee che la storia umana acquista un senso e realizza le sue svolte decisive.
O. ‒ Capisco, ma torniamo al concreto. Piaccia o no, chi scende in politica non può non tastare il polso del suo elettorato. Perché in democrazia tutto dipende dal consenso: è sui voti che si misurano i rapporti di forza e si vede se tu conti qualcosa. E se contano qualcosa le tue idee.
P. – Tastare il polso, dici? Chiamiamola col suo nome: è la politica dei sondaggi. Il leader li scruta quotidianamente e calcola ogni sua mossa di conseguenza. Nessunissima lungimiranza, anzi il trionfo della miopia. Tutto si gioca sull’incasso immediato, come nelle speculazioni della Borsa.
O. – Convengo con te che non si debba esagerare. Ma la velocità – l’accelerazione dei tempi – è sempre di più la sigla della modernità. E un politico che proponesse una ‘lunga marcia’ sarebbe ormai impensabile. I suoi compagni di partito sono i primi a farlo fuori se per due anni calano i consensi, come si fa con l’amministratore delegato di un’azienda che perde quota.
P. – Il guaio è che invece nella politica come nella vita di ognuno certe scelte esigono che si guardi lontano. Oggi più che mai siamo di fronte a problemi epocali come il cambiamento climatico. Impossibile affrontarli guardando al breve periodo.
O. – Si vede bene che sei poco avvezzo alla politica. La quale non è tutto bianco o tutto nero, ma presenta infinite sfumature. In sostanza, è mediazione. E questa mediazione è buona cosa, perché implica il lavoro con gli altri e l’ascolto, in una trattativa incessante e in un confronto instancabile, tenendo conto dei numeri.
P. – Sai bene, però, che i cosiddetti rapporti di forza non dipendono solo dalle urne o dai sondaggi. Spesso contano maggiormente i vincoli internazionali e i potentati economici o mediatici. Quanto ha pesato il fatto che gli italiani la pensino in un certo modo sulla guerra?
O. – Non lo nego, ma non posso che prenderne atto. Proprio per questo la politica è un terreno complesso, ove agiscono e intervengono innumerevoli fattori. E proprio per questo non consente scorciatoie. Non esiste il ‘detto-fatto’. Si costruisce per gradi, mattone su mattone, con frequenti correzioni di rotta, nella continua ricerca del punto di equilibrio tra le condizioni date e l’obiettivo.
P. – Proprio qui sta il punto. La centralità dell’obiettivo. Nessuna strada è giusta se non sai dove andare. E oggi la politica fallisce, o lascia indifferenti, perché manca di un orizzonte. E manca di un orizzonte perché manca di radici profonde. Si sono demonizzate le ideologie e si sono dimenticati i grandi maestri. Le sorgenti cui attingere. Erasmo, Kant, Tolstoj…
O. – Le ideologie hanno versato fiumi di sangue. E anche le migliori utopie hanno generato tragedie (l’uomo nuovo di Pol Pot!). Grazie al cielo ce ne siamo liberati. Per quanto – onestamente lo riconosco – anche della fredda ragione abbiamo visto i limiti. E i crimini.
P. – Come molti, sembri ignorare la lezione e la tradizione della nonviolenza. In ogni caso, l’etica e le fondamenta di una società nuova non si trovano solo nelle pagine dei filosofi. Dal motto rivoluzionario dell’89 (libertà, eguaglianza, fraternità) arrivano sino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla nostra Costituzione repubblicana.
O. – Qui vedo un possibile terreno d’incontro. Perché quei documenti, come tanti altri, non costituiscono più il prodotto solitario di un pensiero, ma il frutto di un’opera collettiva. Enunciazioni e princìpi condivisi, consacrati dall’approvazione di assemblee elettive o governi (ovvero delle rappresentanze popolari) e tali da offrire non solo sagge indicazioni ma indirizzi vincolanti. Pietre miliari lungo il cammino delle società umane.
P. – E al tempo stesso, orizzonti verso cui continuare a marciare. Perché sappiamo bene che restano tuttora inattuati. Provengono dal nostro passato, ma sono il nostro avvenire. E ad altri si sta lavorando: si parla di una Costituente per la Terra, che vada oltre la dimensione sovranazionale. Verso l’uomo planetario di Balducci.
O. – Mentre tu corri alla meta, io m’interrogo sui passi da compiere. I tempi e i modi della politica non sono quelli della profezia, che è preziosa e feconda, ma può essere individuale e bruciare le tappe, e le basta l’audacia di andare controcorrente e proclamare il giusto. La politica, invece, esige tattica e strategia. E implica la ricerca del potere.
P. – Ma qui, carissimo, sono io a metterti in guardia. Il potere, pur cercato con le migliori intenzioni, è uno strumento che facilmente si trasforma in un idolo. Ti illudi di servirtene e ne diventi servo. Guàrdati dalla sua seduzione se vuoi essere libero. Senza cessare di vedere il bene e portare speranza.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 500 del foglio (maggio-giugno 2023)





