Registro di classe 2023-24 / 2ª puntata

6 dicembre

Tre mesi prima. La cosa bella (e brutta) di avere due classi che fanno lo stesso programma in anni consecutivi è che hai tutto il materiale pronto, sai i tempi, le difficoltà… insomma: ti muovi meglio. A dire il vero storia non è proprio la mia materia, ma a volte riesco anche ad appassionarmi, resta sempre il fatto che non mi ricordo le date anche se le ripeto da anni…! Se poi hai la fortuna di avere lo stesso libro della classe precedente, non devi quasi toccare le verifiche, basta una aggiustatina. In seconda mi tocca fare la verifica che avevo già fatto due anni fa: la cerco nell’archivio del pc, porta la data del 2 marzo, era stata elaborata per un’altra seconda, che non era così male, ma ora siamo solo a dicembre e in più in mezzo ho pure fatto un approfondimento sul conflitto arabo-israeliano con tanto di verifica finale! Mi chiedo, a volte, quanto ciò che facciamo a scuola dipenda da noi insegnanti, e quanto dagli allievi che abbiamo davanti. Che merito abbiamo se una classe lavora di più di un’altra? Poco merito. Nessuno mi toglie dalla testa che lavorare con una classe che ha sufficienti e buoni come esiti delle medie è diverso dal lavorare in un’altra con buoni, distinti e magari qualche ottimo. Ma non è solo questo. Dipende anche molto dall’impostazione che gli si dà, e dallo stile collettivo che la classe assume fin dalle prime settimane. Hai un bel volere fare tante cose… quando poi non ti vengono dietro, non capiscono, i voti si abbassano, stanno assenti nelle verifiche ecc. è tutto un annaspare e tanto vale rallentare. È un’alchimia difficile da calcolare, nella quale l’insegnante conta, certamente, ma non in modo esclusivo. Volere non è potere. Forse con questa classe se andiamo avanti così riuscirò anche a finire il libro: non lo ritengo fondamentale, però non è una bella cosa che tra la fine del biennio e l’inizio del triennio si salti da Carlo Magno al Mille!

13 dicembre

Più scuola, meno burocrazia. Quando è diventato chiaro che quest’anno avremmo dovuto attuare l’Orientamento previsto da ministero, con un paio di altri colleghi ci siamo messi a scrivere un documento per opporci. Non se n’è poi fatto nulla, ma forse è servito a noi per rinsaldare la nostra amicizia professionale. Sappiamo bene che contro il progresso non ci si può opporre. Questo era più o meno quello che volevamo dire, in forma di bozza: «Leggendo con attenzione il Progetto Orientamento che è stato proposto e respinto a maggioranza dal nostro Collegio dei docenti non possiamo non notare che le attività previste come attuazione delle Linee guida per l’orientamento del Ministero del 31 dicembre 2022 corrispondono ad attività che già svolgiamo nel nostro Istituto da tempo (per es. Orientamento in uscita, o le attività di accoglienza per le prime, o corsi propedeutici per superamento dei test universitari ecc.). Perché dare nuove etichette e nuovi carichi di formalità a cose che facciamo già? Riconosciamo che le Linee guida propongono principi condivisibili, e che non è necessariamente negativo che l’orientamento abbia un respiro nazionale (anche se le scuole dovrebbero mantenere una loro autonomia). No, quello che ci preoccupa è la burocratizzazione inutile (perché c’è anche una burocrazia utile, come, per fare un es., il Pdp, o Piano didattico personalizzato, per favorire l’inclusione). Nelle Linee guida è infatti previsto che l’insegnante tutor compili per ogni studente l’e-portfolio, “che accompagna ragazzi e famiglie nella riflessione e nell’individuazione dei maggiori punti di forza dello studente all’interno del cammino formativo”. Questo comporta la redazione di un documento su una piattaforma digitale per ogni allievo, il che si traduce in ore di lavoro che si potrebbero impiegare meglio. In questo vediamo il problema: siamo sempre più tenuti a svolgere obblighi formali e burocratici che sottraggono tempo ed energie alla didattica. È probabile peraltro che questi obblighi ancora una volta ricadano anche sul coordinatore di classe, le cui mansioni vanno aumentando ogni anno, col risultato che prima o poi molte classi resteranno prive di coordinatore, poiché molti docenti ormai si rifiutano di accettare l’incarico.

Se pensiamo che le 30 ore richieste dal Progetto Orientamento si sommano alle 33 ore di Educazione civica, alle ore di Pcto anche in orario curricolare, e agli Invalsi, constatiamo che il tempo per la didattica viene progressivamente ridotto a fronte di una programmazione disciplinare che richiede di essere sempre più ricca e aggiornata. Osserviamo inoltre che molte delle attività che rientrano nell’Orientamento sono ridondanti, in quanto si sovrappongono a quelle del Pcto o dell’Educazione civica. L’impressione che abbiamo è che sia l’offerta a creare la domanda. Il ministero impone il Progetto Orientamento non perché questo progetto migliorerà la qualità delle nostre attività di orientamento, ma perché il Pnrr ci mette a disposizione molti soldi per realizzarlo. E per prendere dei soldi bisogna documentare sulla “carta” (virtuale) quello che si fa, con relativo aumento della burocratizzazione del lavoro scolastico e senza sostanziale miglioramento, ma anzi con un peggioramento della qualità del lavoro scolastico. Se ci sono i soldi, perché prenderli? Pazienza se la didattica diventa secondaria rispetto alla compilazione dei moduli più disparati.

Infine, un’ultima perplessità. Le Linee guida prevedono che ogni allievo, ogni anno, elabori il cosiddetto “capolavoro”, un progetto e un’esperienza ritenuta particolarmente importante. Questo rischia di introdurre, oltre al già menzionato carico di lavoro inutile, una grave disuguaglianza tra gli allievi. Immaginiamo quegli allievi che frequentano la quarta all’estero, o soggiorni studio o altri progetti a pagamento: è probabile che sceglieranno di presentare tale esperienza come “capolavoro”. Ora, tali esperienze, interessanti sotto il profilo dell’orientamento e pertinenti, non sono alla portata di tutte le tasche, col risultato che ciò creerà una sperequazione tra chi si può permettere tali esperienze e chi no. La scuola prevista dalla Costituzione dovrebbe andare in senso opposto. È di fatto la stessa dinamica che abbiamo già visto nell’ambito del Pcto, tra progetti gratuiti offerti a tutti gli allievi, e progetti a pagamento per chi è disponibile a pagare.

Chiediamo pertanto alla scuola di dare ascolto a chi vuole fare una didattica di qualità a scapito di una burocratizzazione soffocante, stralciando la parte compilativa dell’Orientamento. Non siamo contro l’orientamento, né contro una certa innovazione nella didattica. Orientamento, educazione civica, e le varie altre educazioni dettate dalle varie emergenze educative le svolgiamo, sì, ma svolgendo al meglio le nostre discipline. Ci piacerebbe una scuola dove l’educazione passa dall’interno delle discipline che insegniamo, senza il bisogno di inventare etichette sempre nuove e obblighi burocratici che non fanno altro che aumentare la disaffezione di docenti e allievi verso la scuola, che rimane tra i pochi luoghi intellettuali ed educativi dove ancora si può esercitare un pensiero critico non venale. Chiediamo ai colleghi, se sono d’accordo con questo ragionamento, di condividere questo documento appoggiando la nostra protesta».

PS Non se n’è fatto nulla. E in un Collegio successivo il Piano per l’Orientamento è stato approvato a maggioranza. Io ho votato contro (non contro la persona che l’ha redatto, ovviamente).

16 dicembre

Leopardi e la Hyundai. Quando spiego in classe la teoria del piacere di Leopardi di solito parto dal profumo. Chi vende il profumo non ti vende “solo” un profumo, ti vende la promessa di una felicità infinita (specie se costa alcune decine di euro). Questa promessa, poi, di solito non si avvera, e tu rimani con questo desiderio di felicità infinito (Giacomo direbbe: piacere infinito), che quella boccettina di profumo tanto elogiato, ahimè, non ti ha procurato.

In uno dei suoi «Impliciti della settimana» il linguista Edoardo Lombardi Vallauri analizza lo spot di un’auto ibrida, la Hyundai Kona. Il video mostra una macchina che attraversa luoghi reali e irreali, con prestazioni eccellenti. Ma sono interessanti le scritte: «Quando hai smesso di credere che tutto fosse possibile? L’attesa è finita. Nuova Kona è qui». Lombardi Vallauri commenta da par suo tutte le presupposizioni e le implicature proposizionali dello spot (qui l’articolo).

Dopo aver letto l’analisi di Lombardi Vallauri, mi è venuta l’ispirazione e con la Hyundai il discorso ha funzionato meglio che col profumo! Ho fatto vedere in classe due volte di seguito lo spot. Poi abbiamo ragionato: che cosa dice il messaggio? Che noi destinatari dello spot abbiamo «smesso di credere che tutto fosse possibile». Chiaramente, prima credevamo che tutto fosse possibile, ora non più. Prima eravamo in attesa di qualcosa. Di cosa? Di «tutto». Ognuno potrà colmare questa espressione «vaga» (parola leopardiana!) con ciò che più risponde ai suoi gusti: ad esempio, un’auto ibrida con molta autonomia, dal prezzo vantaggioso, spaziosa… In ultima analisi eravamo in attesa della… felicità, aggiungo io. Allora la Kona non è (solo) un nuovo modello, ma pone fine alla nostra (presunta e presupposta) attesa, e ci restituisce la fiducia che «tutto è possibile». (C’è una parola più leopardiana di «attesa»?). Grazie, Giacomino, sei sempre lì che ci aspetti al varco per mettere sotto esame il nostro desiderio di essere felici. Lo critichi, e allo stesso tempo lo reclami.

17 dicembre

Uomini (e donne). Una collega in sala prof è contenta di essersi fatta fotografare con un noto grecista ultraottantenne all’ennesimo Festival del classico. (Parentesi: possibile che debbano essere invitate sempre le stesse persone agli stessi Festival? Non c’è uno studioso interessante con meno di 75 anni?). Le faccio notare che si dice che questo studioso abbia “sfruttato” le donne per interessi personali (pubblicando libri o parti di libro scritti da loro o derivanti da ricerche di queste “collaboratrici”). Non è l’unico grande nome di classicista di cui nell’ambiente si dica così… Lei risponde un po’ scherzosamente che per *** farebbe follie. Osservo divertito questo fenomeno: ci sono uomini, specie intellettuali, che “trattano male” e donne, ma sono molto apprezzati da molte donne, che non vedono in questo nulla di male, per il grande charme che promana dai medesimi. In pratica, in questi casi mi tocca trasformarmi in antifemminista a causa del mio femminismo.

2 gennaio

Se l’AI non capisce. Ho fatto un esperimento con chat Gpt interessante anche per altri (dato che molti, tutti, i nostri allievi lo usano sistematicamente). Dovevo riassumere il primo racconto di Altri libertini di Tondelli, un racconto scritto in un modo poco canonico, in discorso diretto libero o indiretto libero, con molti personaggi, gran uso di turpiloquio tipico di drogati in fase di astinenza. Gliel’ho proposto in larghe sequenze dotate di senso, mi ha dato un riassunto utilizzabile. Ma in almeno due punti chat Gpt non ha capito che cosa ha letto (un punto in particolare era di difficile interpretazione non avendo cognizioni del mondo dei drogati e dell’anatomia umana: ma sarò reticente perché Tondelli qui fa uso esplicito del turpiloquio: non a caso il libro fu denunciato!). Confesso che ho dovuto leggerlo due volte anche io. Ne ricavo un paio di insegnamenti: 1) chat Gpt è uno strumento che può avere molti usi. se ne può dire il peggio, ma poi di fatto lo si può usare senza farsi usare, per es. per fornire testi semilavorati su cui poi lavorare; 2) ci sono dei limiti dell’interpretazione, a causa della polisemia o della scarsità di referenti. In Tondelli spesso se non stai più che attento non capisci chi parla, di cosa ecc. Ma chat Gpt è già molto bravo, perché capisce la maggior parte della trama in quell’apparente caos. Certo, l’interprete umano per ora non è sostituibile, ma chissà se sarà così sempre. E poi neanche gli umani capiscono sempre l’ironia… Il commentatore di una mia foto su Facebook in cui definivo un pranzo di Natale di oltre una dozzina di portate come «sobrio ed essenziale», ha preso alla lettera e non ha capito l’ironia. Se non capisce l’umano colto (il tizio in questione gestisce una rubrica di lingua…), magari un domani capirà chat Gpt!